Donnas (Aosta)

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Donnas

Aosta • Valle d’Aosta • Italia • bassa valle di terrazze, topie e nebbiolo di montagna • Valle d’Aosta Donnas DOC

Poster illustrato di Donnas, terrazzamenti e topie in Valle d’Aosta
Donnas: terrazze, topie e nebbiolo di montagna. Poster: L’Enonauta.

Donnas occupa l’estremità orientale della Valle d’Aosta, pochi chilometri dopo il confine con il Piemonte, nel punto in cui la Dora Baltea entra nella regione attraversando un paesaggio stretto fra versanti rocciosi e piccoli allargamenti alluvionali. È qui che il Nebbiolo, localmente legato al biotipo Picotendro, trova uno dei suoi territori alpini storici: vigne terrazzate risalgono la montagna sopra Donnas e Pont-Saint-Martin e continuano, con maggiore frammentazione, verso Perloz e Bard.

Il Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste Donnas DOC deve essere ottenuto per almeno l’85% da Nebbiolo. La zona di produzione comprende i territori collinari di Donnas, Pont-Saint-Martin, Perloz e Bard, ma la sua delimitazione è molto precisa: sulla destra orografica della Dora è ammesso soltanto il cono di deiezione del torrente Valbona, nel comune di Donnas; sulla sinistra comprende invece i versanti posti a monte della strada statale 26 fino a 700 metri di quota.

La porta orientale della Valle d’Aosta

Donnas si trova nella parte più bassa della valle principale, a circa 320 metri di altitudine. Verso sud-est il territorio entra quasi immediatamente in rapporto con Pont-Saint-Martin e con il confine piemontese; procedendo verso nord-ovest la valle si restringe invece nella gola dominata dal promontorio di Bard.

Questa posizione distingue Donnas dalle zone viticole della media valle. Le quote sono inferiori, la vicinanza alla pianura piemontese attenua alcuni caratteri del clima alpino e la vegetazione comprende specie termofile che diventano molto più rare procedendo verso Aosta.

La vite occupa soprattutto il versante sulla sinistra orografica della Dora Baltea, esposto prevalentemente verso sud. Qui le superfici coltivabili sono state ricavate fra pareti rocciose, grandi blocchi, piccoli valloni e nuclei abitati attraverso una successione di terrazze.

Fra Pont-Saint-Martin e Bard

Il territorio del Donnas si sviluppa lungo un corridoio molto breve ma geograficamente complesso. A est Pont-Saint-Martin segna l’ingresso nella Valle d’Aosta e introduce direttamente alle colline piemontesi di Carema; a ovest la rocca di Bard chiude quasi completamente il fondovalle.

Donnas occupa lo spazio intermedio e costituisce il principale centro agricolo della zona. Perloz entra nella denominazione attraverso i suoi versanti meridionali, mentre Bard rappresenta il limite occidentale prima del passaggio all’area dell’Arnad-Montjovet.

La distanza complessiva è ridotta, ma il paesaggio cambia continuamente: dalla piana di Donnas–Pont-Saint-Martin si passa alle coste terrazzate e infine alla stretta rocciosa di Bard.

La piana di Donnas–Pont-Saint-Martin

Fra Donnas e Pont-Saint-Martin la Dora Baltea attraversa un piccolo allargamento del fondovalle, posto fra circa 300 e 350 metri di quota. La piana misura pochi chilometri ed è separata dal bacino di Verrès dalla stretta di Hône–Bard.

I depositi quaternari raggiungono qui spessori considerevoli. Alluvioni della Dora, antichi materiali glaciali e sedimenti trasportati dai torrenti laterali hanno progressivamente riempito il fondovalle.

Due grandi conoidi interrompono la superficie pianeggiante: quello del torrente Lys, sul quale si sviluppa Pont-Saint-Martin, e quello legato al sistema torrentizio di Donnas. Il disciplinare include specificamente, sulla destra della Dora, il cono di deiezione del torrente Valbona.

La stretta di Bard

A monte di Donnas la valle si restringe bruscamente presso Bard. La Dora è costretta fra grandi dossi rocciosi modellati dall’antico ghiacciaio balteo e il promontorio sul quale sorge il Forte.

Le rocce levigate, le forme montonate, i massi erratici e le marmitte glaciali rendono particolarmente leggibile l’azione esercitata dal ghiacciaio sulla valle. Le superfici coltivabili diventano scarse e il vigneto deve utilizzare piccoli terrazzi e pendii sospesi sopra il fondovalle.

La strettoia ha avuto anche un’enorme importanza strategica: controllava una delle principali vie di accesso alle Alpi occidentali e ha determinato nei secoli la funzione militare di Bard.

Una geologia metamorfica

La bassa valle orientale appartiene geologicamente al sistema della Zona Sesia-Lanzo, una delle grandi unità metamorfiche delle Alpi occidentali. Nei territori di Donnas e Pont-Saint-Martin affiorano soprattutto rocce appartenenti al complesso dei micascisti eclogitici, insieme a gneiss e altri litotipi metamorfici.

Il substrato roccioso emerge frequentemente nei settori più ripidi e lungo le incisioni torrentizie. In altri punti è ricoperto da depositi glaciali, detriti di falda e materiali prodotti dalla disgregazione dei versanti.

Il paesaggio viticolo deve quindi essere letto come il risultato dell’interazione fra roccia metamorfica, coperture quaternarie e sistemazioni agricole, non come un unico “suolo di Donnas”.

Micascisti e gneiss

I micascisti presenti nella zona derivano da rocce trasformate in profondità durante la formazione delle Alpi. La pressione e le successive deformazioni hanno prodotto strutture fortemente foliate e una notevole varietà mineralogica.

Nella fascia più ampia compresa fra Bard, Donnas e Pont-Saint-Martin affiorano anche gneiss minuti e altre rocce metamorfiche appartenenti allo stesso complesso austroalpino.

Questi materiali costituiscono il substrato dei versanti, ma i vigneti raramente crescono direttamente sulla sola roccia alterata. Detriti, sabbie, limi e materiali spostati durante la costruzione dei terrazzamenti formano il terreno effettivamente esplorato dalle radici.

Ghiaccio, frane e detriti

Le glaciazioni hanno profondamente modificato la struttura precedente. Il grande ghiacciaio della Dora Baltea ha levigato gli affioramenti, trasportato massi e lasciato depositi morenici lungo la valle.

Dopo il ritiro del ghiaccio, i versanti sono stati interessati da crolli e movimenti gravitativi. Blocchi anche di grandi dimensioni si trovano quindi mescolati a materiali più fini e compaiono direttamente all’interno o ai margini delle superfici agricole.

La viticoltura ha utilizzato questo materiale disponibile per costruire muri, terrazze, scalinate e sostegni. Geologia naturale e paesaggio agrario risultano così difficilmente separabili.

Terrazzamenti

Le terrazze costituiscono l’elemento più evidente del paesaggio viticolo di Donnas. Nei versanti più ripidi trasformano la montagna in una successione di strette fasce orizzontali sostenute da muri in pietra.

La loro funzione è principalmente agricola: trattengono il terreno, riducono l’erosione, permettono di percorrere il pendio e creano lo spazio necessario per le viti. Nei settori più ripidi le differenze di quota fra una terrazza e quella successiva possono essere considerevoli.

La manutenzione è continua. Cedimenti, piogge intense e crescita della vegetazione richiedono il ripristino dei muri e delle vie di accesso, rendendo il costo di gestione molto superiore a quello di un vigneto pianeggiante.

Le pergole

La pergola valdostana è la forma di allevamento storicamente più riconoscibile della bassa valle. A differenza delle pergole basse di Morgex, quelle di Donnas e dell’area orientale sono generalmente alte e tradizionalmente costruite con robuste travi di castagno.

La struttura segue le irregolarità del terreno e permette alla vegetazione di creare una copertura sopra le terrazze. Nei vecchi impianti i sostegni possono comprendere anche pilastri e colonne in pietra, integrati direttamente nei muri e nelle sistemazioni del pendio.

La pergola non rappresenta oggi l’unico sistema di allevamento. Nuovi impianti a spalliera convivono con le strutture tradizionali, ma il paesaggio storico di Donnas rimane fortemente associato al reticolo orizzontale delle pergole.

Pietra e castagno

Le strutture viticole tradizionali utilizzavano materiali disponibili localmente. La pietra formava muri, pilastri e scalinate; il bosco forniva pali e travi, soprattutto di castagno.

La documentazione medievale relativa alla bassa Valle d’Aosta testimonia un rapporto stretto fra vigna e bosco. In alcuni contratti una parte del terreno doveva essere messa a vite, mentre una seconda superficie veniva mantenuta boscata proprio per fornire il legname necessario ai sostegni.

La pergola nasce quindi all’interno di un sistema agricolo nel quale vigneto e bosco erano complementari, non contrapposti.

L’adret

Il nucleo principale della denominazione occupa il versante sulla sinistra orografica della Dora Baltea, l’adret. L’esposizione meridionale garantisce una quantità elevata di luce e un più rapido scioglimento della neve durante l’inverno.

La stessa logica geografica fu utilizzata dai Romani per tracciare la Via delle Gallie: il percorso da Pont-Saint-Martin a Bard seguiva proprio questo versante, mantenendosi sopra il fondovalle e sfruttando le condizioni più asciutte e soleggiate.

Vigneti, strada romana e insediamenti rurali condividono quindi la medesima scelta topografica, pur appartenendo a epoche e funzioni differenti.

Un clima di transizione

Donnas si trova in una posizione di transizione fra la pianura piemontese e l’interno della Valle d’Aosta. Le quote relativamente basse e l’apertura verso sud-est rendono il clima generalmente più mite rispetto alla media e alta valle.

Accanto alla vite sono presenti specie termofile e, nei luoghi più riparati, anche olivi e piante normalmente associate a condizioni climatiche meno alpine.

Procedendo verso Bard e poi verso Arnad, il corridoio vallivo si fa più interno e il clima assume progressivamente caratteri più tipicamente valdostani. Anche all’interno della piccola zona Donnas cambiano quindi esposizione, ventilazione e durata dell’insolazione.

Il Nebbiolo

Il Nebbiolo costituisce almeno l’85% del Donnas. Il restante 15% può provenire da altre varietà rosse autorizzate alla coltivazione in Valle d’Aosta.

Storicamente negli assemblaggi locali comparivano soprattutto Freisa e Neyret, ma il disciplinare attuale non impone più queste due varietà specifiche come complementari.

La presenza del Nebbiolo collega Donnas al Piemonte settentrionale, ma la denominazione conserva una propria delimitazione e una lunga storia indipendente.

Picotendro

In Valle d’Aosta il Nebbiolo della bassa valle viene tradizionalmente indicato come Picotendro, o attraverso varianti locali dello stesso nome. Le ricerche ampelografiche lo riconducono al Nebbiolo e lo trattano come popolazione o biotipo locale della varietà.

Il nome è profondamente radicato nella cultura viticola di Donnas e dell’Arnad-Montjovet e viene utilizzato anche nella comunicazione dei produttori.

Picotendro non deve dunque essere presentato come un vitigno geneticamente distinto dal Nebbiolo: rappresenta piuttosto la declinazione locale di una varietà diffusa lungo un ampio arco del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Una varietà tardiva

Il Nebbiolo è una varietà dal ciclo vegetativo relativamente lungo e dalla maturazione tardiva. Nella bassa Valle d’Aosta la vendemmia può protrarsi fino a ottobre avanzato, a seconda di quota, esposizione e andamento stagionale.

La coltivazione in un ambiente alpino richiede quindi esposizioni capaci di assicurare una stagione sufficientemente lunga. L’adret di Donnas e Pont-Saint-Martin rappresenta una delle aree nelle quali questa condizione viene raggiunta con maggiore continuità.

Questo dato non autorizza comunque una traduzione automatica in termini sensoriali: maturazione, composizione dell’uvaggio e vinificazione rimangono altrettanto determinanti.

Donnas DOC

Il Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste Donnas DOC deve provenire da vigneti composti per almeno l’85% da Nebbiolo. La resa massima è fissata a 8 tonnellate di uva per ettaro, una delle più contenute previste dal disciplinare regionale.

Il vino deve essere sottoposto ad almeno 24 mesi di affinamento a decorrere dal 1° dicembre dell’anno della vendemmia, dei quali almeno 10 mesi in botti di legno.

Questa disciplina distingue Donnas dalle altre menzioni rosse valdostane, per molte delle quali i tempi minimi di affinamento sono sensibilmente più brevi.

Donnas Superiore

È prevista anche la menzione Donnas Superiore o Supérieur. Le uve provengono dalla stessa zona e la base ampelografica rimane fondata sul Nebbiolo per almeno l’85%.

Il Superiore richiede una maturità naturale delle uve più elevata e un periodo minimo di affinamento di 30 mesi, dei quali almeno 12 in botti di legno.

La menzione non corrisponde a una sottozona o a una determinata fascia altimetrica. È una categoria produttiva applicabile ai vigneti idonei dell’intera delimitazione.

Quattro comuni, una delimitazione asimmetrica

La zona Donnas comprende formalmente Donnas, Pont-Saint-Martin, Perloz e Bard, ma non interessa allo stesso modo entrambe le sponde della valle.

Sulla sinistra della Dora la superficie ammessa è relativamente estesa e comprende i territori collinari sopra la strada statale 26 fino a 700 metri. Sulla destra, invece, il disciplinare individua soltanto il cono di deiezione del Valbona nel comune di Donnas.

Questa asimmetria corrisponde alla struttura del paesaggio: il grande sistema storico dei vigneti si sviluppa sull’adret, mentre la sponda opposta offre spazi molto più limitati.

Donnas

Il comune di Donnas costituisce il cuore della produzione. Il centro abitato sorge sul margine della piana, mentre i vigneti risalgono immediatamente sul versante alle sue spalle.

La collina è suddivisa in una quantità elevata di piccole proprietà e terrazze. Vecchie pergole, nuovi impianti, muri a secco, rocce affioranti e piccoli edifici agricoli costruiscono un mosaico molto più complesso di quanto possa suggerire l’immagine di un unico vigneto di montagna.

La Strada dei vigneti collega oggi Donnas a Pont-Saint-Martin attraverso parte di questo paesaggio e segue un sistema di percorsi agricoli utilizzati per raggiungere le singole parcelle.

Pont-Saint-Martin

Pont-Saint-Martin costituisce il limite orientale valdostano della zona e il punto di passaggio verso Carema. Il paese si sviluppa sul grande conoide del Lys, dominato dal ponte romano che attraversa il torrente.

Le vigne si concentrano soprattutto sulle colline poste a nord e nord-ovest del centro abitato, in continuità con quelle di Donnas e Perloz.

Il confine regionale introduce una separazione normativa, ma non interrompe la presenza del Nebbiolo: oltre Pont-Saint-Martin iniziano infatti i terrazzamenti piemontesi di Carema.

Perloz

Perloz si trova all’ingresso della valle del Lys, sopra Pont-Saint-Martin. La zona Donnas interessa le superfici collinari più basse e favorevolmente esposte, mentre il territorio comunale risale rapidamente verso quote incompatibili con la viticoltura della denominazione.

Il vigneto assume qui un carattere ancora più frammentato e si alterna a boschi, castagneti e piccoli villaggi.

La presenza di Perloz nella denominazione ricorda che il Donnas non è esclusivamente il vino del comune omonimo, anche se è a Donnas che si concentra la maggior parte della produzione e della storia cooperativa.

Bard

Bard costituisce il margine occidentale della zona Donnas. Le superfici vitate sono ridotte dalla morfologia particolarmente aspra della strettoia e dalla presenza dei grandi dossi rocciosi modellati dal ghiacciaio.

Il borgo si sviluppa lungo l’antica direttrice della valle, sotto la fortificazione che controlla il passaggio. Roccia, strada, fiume e vigneto occupano qui uno spazio estremamente compresso.

Oltre Bard inizia la zona dell’Arnad-Montjovet, ancora fondata sul Nebbiolo ma regolata da una differente menzione geografica e da una diversa percentuale minima della varietà.

Donnas e Arnad-Montjovet

Donnas e Arnad-Montjovet formano i due principali territori valdostani del Nebbiolo. Sono geograficamente contigui e condividono numerosi elementi: pendenze, terrazzamenti, pergole, frammentazione delle proprietà e presenza del Picotendro.

Le discipline sono però differenti. Donnas richiede almeno l’85% di Nebbiolo e un lungo periodo di affinamento; Arnad-Montjovet richiede almeno il 70% e comprende un territorio molto più esteso lungo la Dora Baltea.

Il passaggio fra le due zone non rappresenta dunque una gerarchia qualitativa, ma una distinzione storica e geografica.

Donnas e Carema

Verso sud-est la continuità più immediata è con Carema, in Piemonte. Il confine fra Pont-Saint-Martin e Carema separa amministrativamente due paesaggi viticoli che condividono Nebbiolo, terrazzamenti e sistemi di allevamento adattati a forti pendenze.

Anche le strutture dei vigneti mostrano analogie, con pergole sostenute da manufatti in pietra e legno. Carema ha però una propria denominazione, una propria delimitazione e una storia normativa autonoma.

Donnas può quindi essere letto come parte del grande corridoio alpino del Nebbiolo che continua verso il Canavese e l’Alto Piemonte, senza confondere questi territori in una sola zona produttiva.

La Via delle Gallie

La collina vitata è attraversata da una delle testimonianze archeologiche più importanti della Valle d’Aosta: la Via delle Gallie, costruita dai Romani per collegare Eporedia, l’attuale Ivrea, ad Augusta Praetoria e ai valichi alpini.

A Donnas la strada fu letteralmente scavata nella montagna. Un tratto lungo circa 221 metri è tagliato direttamente nella roccia, con pareti che raggiungono localmente dodici metri.

Sono ancora visibili i solchi dei carri, un arco ricavato nella parete e il miliario che indicava la distanza di trentasei miglia da Augusta Praetoria.

Strada romana e vigneti

Il rapporto fra strada romana e viticoltura è anche geografico. La Via delle Gallie seguiva l’adret e rimaneva a una quota superiore al fiume, riducendo il rischio di inondazioni e sfruttando il versante sul quale la neve si scioglieva più rapidamente.

Le vigne hanno occupato in epoche successive le stesse esposizioni favorevoli. Oggi la strada attraversa direttamente il paesaggio terrazzato, collegando archeologia, insediamenti e agricoltura.

La continuità spaziale non deve essere trasformata in una prova di continuità varietale: non sappiamo quali vitigni fossero coltivati in epoca romana. Permette però di leggere la lunga utilizzazione dello stesso versante.

Il Medioevo

Le vigne della bassa Valle d’Aosta compaiono nella documentazione medievale legata anche al feudo di Bard. La coltivazione della vite aveva un peso sufficiente da entrare nei rapporti economici fra proprietari e affittuari.

Alcuni contratti prevedevano che una parte dei terreni boscati venisse trasformata in vigneto entro un periodo prestabilito, mantenendo contemporaneamente un’altra porzione a bosco per ottenere pali e travi necessari alla coltivazione.

Questa documentazione mostra come la costruzione del paesaggio terrazzato sia il risultato di una trasformazione prolungata nel tempo e non di una specializzazione recente.

Il primo vino DOC della Valle d’Aosta

Donnas occupa una posizione particolare anche nella storia normativa regionale. Con il riconoscimento ottenuto nel 1971 fu il primo vino valdostano ad acquisire la Denominazione di Origine Controllata.

La denominazione originaria precedeva quindi la DOC unitaria Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste, istituita nel 1985 e destinata a riunire sotto un’unica cornice le diverse zone e tipologie regionali.

Donnas è oggi una delle menzioni geografiche della DOC regionale, ma conserva una disciplina particolarmente specifica e tempi di affinamento più lunghi rispetto alle altre sottozone rosse.

La cooperativa

Nello stesso periodo del riconoscimento della DOC nacque la Caves Coopératives de Donnas. Nel 1971 un gruppo di viticoltori decise di riunire le proprie produzioni per affrontare collettivamente vinificazione e commercializzazione.

La scelta era particolarmente adatta alla struttura fondiaria locale: moltissimi appezzamenti possiedono dimensioni minime e la coltivazione è distribuita fra un grande numero di proprietari.

La cooperazione ha avuto un ruolo determinante nel mantenimento dei vigneti durante una fase nella quale i costi del lavoro manuale e l’abbandono dell’agricoltura di montagna avrebbero potuto ridurre ulteriormente la superficie vitata.

Piccole proprietà

La parcellizzazione costituisce ancora oggi uno dei caratteri più evidenti. Uno stesso versante può essere diviso fra numerosi proprietari e mostrare vigneti di età, allevamento e gestione differenti.

Questa struttura rende difficile qualsiasi razionalizzazione completa. Strade, scalinate e muri devono raggiungere appezzamenti molto piccoli e spesso non consentono l’ingresso di macchine convenzionali.

La cosiddetta “viticoltura eroica” non deriva quindi soltanto dalla pendenza: è il risultato contemporaneo di morfologia, frammentazione fondiaria e quantità di lavoro necessaria per ogni superficie coltivata.

Dal vigneto misto alla specializzazione

I vecchi vigneti non erano necessariamente composti soltanto da Nebbiolo. Freisa, Neyret e altre varietà potevano essere presenti accanto al Picotendro e contribuire agli uvaggi locali.

La progressiva specializzazione ha aumentato il peso del Nebbiolo e gli impianti moderni tendono a una maggiore uniformità varietale. Il disciplinare mantiene tuttavia uno spazio del 15% per altre varietà rosse autorizzate.

La storia ampelografica del Donnas va quindi letta come una progressiva concentrazione sul Nebbiolo all’interno di una viticoltura precedentemente più composita.

Una vendemmia tardiva nel calendario valdostano

Il Nebbiolo è fra le ultime uve rosse a essere raccolte in Valle d’Aosta. Le vendemmie della bassa valle possono protrarsi nella seconda metà di ottobre, quando molte varietà più precoci della regione sono già state vinificate.

La lunga permanenza delle uve sulla pianta rende particolarmente importante l’andamento dell’autunno. Insolazione, precipitazioni e ventilazione delle settimane finali possono modificare sensibilmente le condizioni della raccolta.

L’esposizione favorevole dei terrazzamenti di Donnas consente di portare il ciclo vegetativo verso la sua conclusione nonostante il contesto alpino.

Un Nebbiolo di montagna senza scorciatoie

La definizione “Nebbiolo di montagna” è utile per collocare Donnas geograficamente, ma diventa meno precisa quando viene trasformata in una formula stilistica.

Il territorio offre dati concreti: quote comprese fra il fondovalle e 700 metri, versanti molto ripidi, substrati metamorfici, terrazze, esposizioni meridionali e clima di transizione fra Piemonte e valle alpina. Questi elementi descrivono le condizioni di coltivazione.

Il carattere del singolo vino dipende però anche da annata, età delle viti, percentuale di varietà complementari, estrazione, contenitori e durata dell’affinamento. Geografia e stile non sono due termini automaticamente intercambiabili.

Una zona piccola ma articolata

Donnas viene spesso presentato attraverso l’immagine unitaria delle pergole terrazzate. È un’immagine corretta ma incompleta. I vigneti di Pont-Saint-Martin non coincidono con quelli prossimi alla stretta di Bard; le quote cambiano, così come inclinazione, profondità del terreno e distanza dal fondovalle.

La denominazione stessa comprende una piccola superficie sulla destra della Dora, diversa per morfologia dal grande versante dell’adret.

Il nome riunisce quindi una serie di vigneti accomunati da un territorio storico e dal ruolo dominante del Nebbiolo, senza trasformarli in un ambiente perfettamente uniforme.

La prima tappa valdostana del Nebbiolo

Entrando in Valle d’Aosta dal Piemonte, Donnas rappresenta il primo grande riferimento viticolo. Il Nebbiolo prosegue da Carema oltre il confine regionale, attraversa Pont-Saint-Martin e Donnas e continua successivamente nell’Arnad-Montjovet.

Più a monte il suo peso diminuisce progressivamente e la media valle diventa soprattutto il territorio del Petit Rouge e di altre varietà valdostane.

Donnas occupa così una posizione di frontiera in senso geografico ma non marginale: rappresenta il punto nel quale una delle grandi varietà del Piemonte entra nel sistema alpino valdostano e assume una propria storia locale.

Una montagna costruita per la vite

Il tratto più evidente del paesaggio rimane la quantità di lavoro necessaria per trasformare un versante roccioso in spazio agricolo. Terrazzamenti, muri, colonne, pergole e sentieri formano una vera infrastruttura distribuita sulla montagna.

La sua conservazione dipende dalla continuità della coltivazione. Quando una vigna viene abbandonata non scompaiono soltanto i filari: muri e strutture perdono progressivamente manutenzione e la vegetazione tende a riconquistare le superfici.

Donnas può quindi essere letto come un paesaggio agricolo nel senso più concreto del termine: non uno scenario naturale occupato dalla vite, ma una montagna continuamente ricostruita per renderne possibile la coltivazione.

Donnas nella geografia del vino valdostano

Fra le menzioni territoriali della Valle d’Aosta, Donnas possiede un profilo particolarmente riconoscibile. È la più orientale, quella posta alle quote mediamente più basse e una delle due costruite principalmente sul Nebbiolo.

Il suo territorio comprende quattro comuni ma rimane fortemente concentrato sul versante fra Pont-Saint-Martin, Donnas e Bard. La pergola, i terrazzamenti e il Picotendro ne costituiscono i principali elementi di continuità.

La sua particolarità emerge soprattutto dal rapporto fra le diverse scale: il grande corridoio alpino del Nebbiolo che arriva dal Piemonte, la piccola delimitazione della DOC, i singoli comuni e infine la trama minuta delle terrazze. È in questa sovrapposizione che Donnas assume il proprio posto nel paesaggio viticolo valdostano, senza bisogno di trasformare roccia, quota e pendenza in una formula precostituita del vino.