Milo (Catania – Sicilia)

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Milo

Catania • Sicilia • Italia • versante orientale dell’Etna affacciato verso lo Ionio • Etna DOC, Etna Bianco Superiore

Poster L’Enonauta dedicato a Milo, sul versante orientale dell’Etna
Milo, versante orientale dell’Etna: altezza, umidità, luce e bianchi di tensione. Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave: Carricante, Etna Bianco Superiore, versante orientale, Milo, Fornazzo, lave, piogge, terrazzamenti, alberello, contrade.

Vitigni: Carricante soprattutto, con Catarratto e altre varietà bianche ammesse dalla Etna DOC; Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio per le produzioni rosse e rosate.

Denominazione: Etna DOC. La tipologia Etna Bianco Superiore è riservata alle uve provenienti dalla zona specificamente delimitata nel comune di Milo.

Quadro territoriale: Milo occupa il versante orientale dell’Etna, sopra la fascia ionica, con il centro abitato intorno ai 750 metri e vigneti distribuiti su pendii, ripiani e terrazzamenti. L’esposizione verso il mare, la quota relativamente elevata e una piovosità maggiore rispetto ad altri settori del vulcano distinguono questo piccolo territorio, senza determinare da sole uno stile obbligatorio dei vini.

Il territorio

Milo si trova sul fianco orientale dell’Etna, tra il vulcano e la costa ionica. Il territorio comunale sale rapidamente dalle zone agricole inferiori verso i boschi e le quote più elevate della montagna.

Il centro abitato si trova intorno ai 750 metri, in posizione panoramica sul golfo di Catania, sulla costa orientale siciliana e, nelle giornate più limpide, verso lo Stretto e la Calabria.

La forte pendenza generale è interrotta da valloni, antiche superfici laviche, piccoli ripiani e terrazze costruite per rendere coltivabili le pendici.

Un piccolo comune sulla montagna

Milo è uno dei comuni territorialmente più piccoli dell’area etnea, ma presenta una notevole variazione altimetrica.

Il paese, Fornazzo e i nuclei rurali si distribuiscono lungo una fascia intermedia tra i centri della costa e le quote superiori dell’Etna.

Vigneti, frutteti, boschi di castagno e quercia, case sparse e superfici laviche si alternano rapidamente, producendo un paesaggio agricolo discontinuo.

Il versante orientale

Il versante orientale è direttamente esposto alle masse d’aria provenienti dal Mar Ionio.

L’incontro tra queste correnti e il rilievo dell’Etna favorisce precipitazioni mediamente più abbondanti rispetto ai settori meridionali e sud-occidentali del vulcano.

La distribuzione delle piogge varia comunque secondo quota, stagione e andamento delle singole annate.

Anche all’interno di Milo esposizione, pendenza e posizione rispetto ai valloni modificano le condizioni dei vigneti.

Tra mare e montagna

Dal territorio di Milo il Mar Ionio è visibile oltre le colline che scendono verso Giarre e Riposto.

La distanza relativamente breve tra le quote vitate e la costa mette in relazione due ambienti molto differenti: la fascia marina e la montagna etnea.

Il mare partecipa alla circolazione delle masse d’aria, ma la sua presenza non deve essere tradotta automaticamente in sapidità o altri caratteri gustativi dei vini.

Geologia

Il territorio è costruito dalla sovrapposizione di prodotti vulcanici generati dall’Etna in fasi differenti.

Colate laviche, materiali piroclastici, ceneri, lapilli e frammenti di roccia costituiscono la base sulla quale si sono sviluppati i terreni agricoli.

La successione delle eruzioni ha prodotto superfici di età diversa, talvolta separate da pochi metri o da un semplice cambio di pendenza.

La definizione generica di “terreno vulcanico” non identifica quindi un suolo uniforme.

Colate e suoli

Una colata relativamente recente può conservare molta roccia affiorante, mentre superfici più antiche possono presentare terreni maggiormente sviluppati.

Il rapporto non è però rigidamente lineare: erosione, accumulo, intervento umano e deposizione di materiali successivi modificano continuamente i profili.

Nei vigneti cambiano quindi profondità del suolo, quantità di scheletro, granulometria e capacità di trattenere l’acqua.

Queste condizioni fisiche influenzano la coltivazione senza assegnare automaticamente al vino un particolare carattere aromatico o gustativo.

La vicinanza della Valle del Bove

Alle quote superiori, il territorio di Milo si avvicina al grande sistema morfologico della Valle del Bove, la depressione aperta sul fianco orientale dell’Etna.

La valle raccoglie numerose colate prodotte dalle eruzioni del vulcano e costituisce uno degli elementi più evidenti del paesaggio montano sopra Milo.

La fascia viticola rimane a quote inferiori, prima che boschi e superfici vulcaniche più elevate diventino dominanti.

Quota

I vigneti di Milo si trovano generalmente a quote relativamente elevate rispetto alla fascia agricola più vicina alla costa.

L’aumento dell’altitudine comporta normalmente una diminuzione delle temperature e modifica la durata delle diverse fasi del ciclo vegetativo.

Esposizione verso est, pendenza, ombreggiamento, ventilazione e andamento della stagione interagiscono però con la quota.

L’altitudine non costituisce quindi una misura diretta della freschezza, dell’acidità o della longevità di un vino.

Carricante

Il Carricante è la varietà maggiormente associata alla viticoltura di Milo.

È coltivato da lungo tempo sull’Etna e costituisce la base principale dei vini bianchi della denominazione.

Nei vini possono ricorrere agrumi, mela, fiori, erbe e altre componenti che cambiano secondo maturazione, annata e modalità di vinificazione.

La particolare rilevanza del Carricante a Milo trova un riconoscimento diretto nel disciplinare attraverso la tipologia Etna Bianco Superiore.

Etna Bianco

L’Etna Bianco deve contenere almeno il 60% di Carricante.

Il Catarratto bianco comune o lucido può concorrere fino ai limiti stabiliti dal disciplinare, insieme a una quota di altri vitigni bianchi non aromatici autorizzati in Sicilia.

Questa composizione vale per la tipologia Etna Bianco prodotta nell’intera zona della denominazione.

Etna Bianco Superiore

L’Etna Bianco Superiore rappresenta l’elemento normativo che distingue Milo dagli altri comuni della Etna DOC.

Il disciplinare riserva questa tipologia esclusivamente ai vini ottenuti da uve provenienti dalla zona delimitata ricadente nel comune di Milo.

Non è quindi sufficiente che un vino sia prodotto o imbottigliato a Milo: le uve devono provenire dall’area specificamente riconosciuta dalla denominazione.

La menzione Superiore ha qui un significato contemporaneamente produttivo e geografico.

La base ampelografica del Bianco Superiore

Per l’Etna Bianco Superiore il Carricante deve rappresentare almeno l’80% della composizione.

Fino al 20% può essere costituito da altri vitigni a bacca bianca non aromatici idonei alla coltivazione in Sicilia.

La quota minima di Carricante è quindi superiore a quella richiesta per l’Etna Bianco, fissata al 60%.

Il titolo alcolometrico volumico naturale minimo delle uve destinate al Bianco Superiore è fissato dal disciplinare all’11,5% vol.

Superiore non significa gerarchia del versante

La menzione Bianco Superiore è una categoria prevista dal disciplinare e riservata a Milo.

Non costituisce però una classificazione di tutti i vini bianchi dell’Etna né stabilisce una graduatoria qualitativa tra i diversi comuni della denominazione.

Un Etna Bianco proveniente da un altro versante appartiene semplicemente a una categoria normativa differente.

Catarratto e altre varietà

Accanto al Carricante il territorio conserva la presenza di Catarratto e di altre varietà bianche tradizionalmente coltivate sull’Etna.

Nei vigneti più vecchi la composizione varietale può essere più articolata rispetto agli impianti moderni specializzati su una o poche cultivar.

La storia della viticoltura di Milo non coincide quindi con una monocultura assoluta del Carricante, pur essendo questo il vitigno oggi maggiormente identificato con il territorio.

Le otto contrade riconosciute

Il disciplinare Etna DOC riconosce nel comune di Milo otto unità geografiche aggiuntive.

Sono: Villagrande, Pianogrande, Caselle, Rinazzo, Fornazzo, Praino, Volpare e Salice.

I confini vengono descritti attraverso strade, torrenti, trazzere, limiti comunali e altri riferimenti territoriali.

Le contrade identificano provenienze più circoscritte, senza costituire una classificazione qualitativa dei vigneti.

Villagrande e Pianogrande

Villagrande occupa il settore immediatamente a sud-est dell’abitato, tra la strada provinciale Zafferana-Milo e la viabilità verso Petrulli e Miscarello.

Pianogrande si sviluppa invece lungo la via Caselle-Pianogrande, in una zona di pendii e ripiani posta nei pressi del centro.

I due nomi appartengono alla geografia ufficiale della denominazione, ma comprendono al loro interno differenze di pendenza, esposizione e caratteristiche dei singoli vigneti.

Caselle e Rinazzo

Caselle e Rinazzo interessano il settore prossimo al centro abitato.

Nella loro delimitazione compaiono vie urbane, strade interpoderali e la storica Regia Trazzera Finaita.

La presenza di nuclei abitati all’interno o ai margini delle contrade mostra quanto il vigneto di Milo sia integrato con la struttura insediativa del paese.

Fornazzo

Fornazzo è il principale nucleo abitato esterno al centro di Milo e si trova a circa 800 metri di altitudine.

Il disciplinare riconosce anche una Contrada Fornazzo, che comprende i terreni ricadenti nel centro abitato e le aree circostanti delimitate dalla viabilità locale.

Frazione e contrada condividono quindi il nome, ma rappresentano due categorie territoriali differenti: una amministrativa e insediativa, l’altra vitivinicola.

Praino

La Contrada Praino si sviluppa nel settore orientale del territorio, tra Fornazzo, il torrente Cavagrande e il confine comunale verso la fascia ionica.

Il paesaggio alterna vigneti, case rurali, frutteti e terrazze su pendii rivolti prevalentemente verso est.

Il nome Praino appartiene anche alla geografia rurale storica del comune, documentata nelle descrizioni del territorio milese.

Volpare e Salice

Volpare e Salice occupano il settore sud-orientale della fascia agricola.

Torrenti, strade e confini comunali concorrono alla loro delimitazione ufficiale.

In queste aree vite, ciliegio, agrumi e altre colture possono convivere nello stesso paesaggio, soprattutto scendendo verso le quote inferiori.

Contrada e stile del vino

Le otto contrade consentono di precisare la provenienza delle uve, ma non associano a ogni nome una descrizione sensoriale obbligatoria.

Anche all’interno della stessa contrada possono cambiare quota, pendenza, età delle lave, profondità del terreno, età delle piante e gestione del vigneto.

La contrada identifica quindi un’origine geografica, non una formula per prevedere automaticamente il vino contenuto nella bottiglia.

Terrazzamenti

La pendenza del territorio ha richiesto per secoli la costruzione di terrazzamenti.

I muri a secco realizzati con pietra lavica sostengono il terreno e creano superfici più facilmente coltivabili.

Il vigneto si inserisce così in una struttura agricola costruita attraverso un lungo lavoro di sistemazione dei versanti.

Terrazzamenti e muri sono elementi funzionali della coltivazione, oltre che componenti del paesaggio.

Alberello

Nei vigneti storici è ancora presente la coltivazione ad alberello etneo.

Le piante vengono gestite individualmente, tradizionalmente con un tutore verticale, spesso in legno di castagno.

Accanto agli alberelli sono oggi presenti anche vigneti allevati a spalliera e impianti più recenti.

La forma di allevamento deve quindi essere verificata sul singolo vigneto e non attribuita indistintamente all’intero territorio.

I palmenti

Milo conserva numerosi esempi di architettura rurale legata alla produzione del vino.

I palmenti erano organizzati su livelli differenti, sfruttando la gravità per il trasferimento dell’uva pigiata e del mosto.

Vasche in muratura, aperture per lo scarico delle uve e locali destinati alle successive lavorazioni testimoniano una produzione diffusa direttamente nelle campagne.

Molti di questi edifici non sono più utilizzati per la vinificazione, ma rimangono parte della struttura storica del paesaggio.

Una comunità agricola

Fino a buona parte del Novecento, l’economia di Milo era fortemente legata all’agricoltura e alle attività boschive.

Vite, castagno, frutticoltura, produzione di legname e allevamento partecipavano a un sistema rurale diversificato.

Il trasporto del vino e delle altre produzioni verso i centri della fascia ionica costituiva una parte significativa dell’economia locale.

Origini del paese

La storia documentata dell’abitato viene collegata a Giovanni d’Aragona, che nel XIV secolo frequentava il luogo e vi fece costruire intorno al 1340 una chiesa dedicata a Sant’Andrea Apostolo.

Intorno al nucleo religioso si sviluppò progressivamente l’abitato.

Milo appartenne in epoche successive alla Contea di Mascali, al comune di Giarre e poi a Sant’Alfio, prima di ottenere l’autonomia comunale nel 1955.

Acqua, boschi e coltivazioni

La documentazione storica del territorio ricorda sorgenti e corsi d’acqua come elementi rilevanti per gli insediamenti e per le attività agricole.

Salendo sopra il paese aumentano le superfici boscate, mentre la fascia inferiore è stata maggiormente trasformata da vigneti, frutteti e abitazioni rurali.

Il confine tra bosco e coltivazione è cambiato più volte nel corso dei secoli, seguendo le trasformazioni economiche e demografiche del comune.

Il paesaggio viticolo

A Milo il vigneto non costituisce una superficie continua.

Filari e alberelli si alternano a boschi, ciliegi, altri frutteti, case sparse, torrenti e superfici laviche.

I muri in pietra e i terrazzamenti suddividono ulteriormente le pendici, mentre le otto contrade riconosciute dal disciplinare introducono una geografia più precisa della provenienza.

Il risultato è un paesaggio agricolo fortemente frammentato, modellato insieme dall’attività vulcanica e dal lavoro umano.

Milo nel bicchiere

Il Carricante costituisce il principale riferimento dei vini bianchi prodotti nel territorio.

Nei vini possono ricorrere agrumi, mela, fiori, erbe e componenti legate all’evoluzione, con intensità differenti secondo annata, maturazione e vinificazione.

Etna Bianco ed Etna Bianco Superiore non sono sinonimi: cambiano la percentuale minima di Carricante e, soprattutto, la delimitazione geografica prevista per la tipologia Superiore.

Lave, ceneri, quota, piogge, esposizione allo Ionio ed escursione termica descrivono condizioni concrete della viticoltura di Milo, ma non determinano automaticamente mineralità, sapidità, acidità, finezza o longevità del vino.

I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi

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