Moscato
L’aroma dell’uva trasformato in vino: fiori, agrumi, salvia e frutto maturo attraversano bollicine, vini delicatamente vivaci, interpretazioni secche e passiti di grande concentrazione.

In breve
- Nome completo: Moscato Bianco
- Colore: bacca bianca
- Nome internazionale: Muscat Blanc à Petits Grains
- Sinonimi: Moscato di Canelli, Moscato d’Asti, Moscatello, Muscat de Frontignan, Gelber Muskateller
- Maturazione: media
- Profilo: uva fresca, fiori d’arancio, acacia, rosa, pesca, albicocca, agrumi, salvia, miele e spezie
- Struttura: elevato potenziale zuccherino, aromaticità intensa, acidità variabile secondo clima e raccolta
- Territori italiani principali: Piemonte, Valle d’Aosta, Sardegna, Puglia e Sicilia sud-orientale
- Impiego: vini secchi, dolci, frizzanti, spumanti, vendemmie tardive, passiti e vini liquorosi
Moscato e Moscati
Moscato non identifica un’unica varietà. Il nome comprende un insieme ampio e complesso di vitigni, accomunati soprattutto da una spiccata aromaticità e dalla capacità di conservare nel vino profumi che ricordano direttamente l’uva matura.
In Italia, quando il nome compare senza ulteriori specificazioni, il riferimento più frequente è il Moscato Bianco, conosciuto internazionalmente come Muscat Blanc à Petits Grains. È il vitigno dell’Asti, del Moscato d’Asti, del Canelli, del Chambave Muscat, del Moscato di Trani e di numerosi vini dolci e passiti italiani e mediterranei.
Moscato Bianco, Moscato Giallo, Moscato Rosa, Moscato d’Alessandria, Moscato di Amburgo e Moscato di Scanzo non sono denominazioni intercambiabili. Alcune varietà possiedono relazioni genetiche, altre condividono soprattutto il carattere aromatico o una denominazione costruita nel corso dei secoli.
Lo Zibibbo coltivato a Pantelleria corrisponde al Moscato d’Alessandria e non al Moscato Bianco. Il Moscato di Scanzo è una varietà a bacca nera distinta; Moscato Giallo e Moscato Rosa possiedono a loro volta identità autonome e territori differenti.
Origine e storia
Il Moscato Bianco appartiene al patrimonio più antico della viticoltura mediterranea. La sua origine precisa non è stata definitivamente stabilita, ma viene generalmente collocata nel Mediterraneo orientale e tradizionalmente associata alla Grecia.
La continuità tra le uve aromatiche citate dagli autori antichi e le varietà oggi chiamate Moscato non può essere ricostruita in modo lineare. Nomi come apiana, attribuito dai Romani a uve particolarmente gradite alle api, sono stati spesso accostati ai Moscati, ma non permettono una sicura identificazione ampelografica.
La diffusione del vitigno lungo le rotte commerciali del Mediterraneo ha prodotto una molteplicità di nomi locali. Muscat, Moscatel, Muskateller, Moschato, Moscatello e Moscato indicano la presenza della stessa varietà o di altri vitigni aromatici affini in Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Europa centrale e Italia.
Il nome potrebbe derivare dal latino medievale muscum, muschio, richiamando il profumo intenso dell’uva. Altre interpretazioni lo collegano a località o porti mediterranei, ma nessuna spiegazione etimologica può essere considerata conclusiva.
In Piemonte la coltivazione è documentata da secoli e ha trovato nelle colline tra Astigiano, Alessandrino e Cuneese il proprio centro più noto. Canelli, Santo Stefano Belbo, Calosso, Strevi e i territori circostanti hanno costruito una cultura produttiva capace di trasformare un’uva molto aromatica in vini dolci, vivaci e spumanti.
Caratteristiche ampelografiche
L’apice del germoglio è aperto e presenta una fitta pelosità. Le foglie giovani possono assumere evidenti tonalità bronzate, mentre i tralci sviluppano viticci piuttosto lunghi.
La foglia adulta è media, circolare, verde scuro e generalmente trilobata o pentalobata. Il seno peziolare può essere leggermente aperto oppure chiuso e assume spesso una forma a V.
Il lembo è bolloso e può apparire ondulato in prossimità delle nervature principali. I denti sono medi o piuttosto lunghi, con margini prevalentemente rettilinei, mentre la pagina inferiore presenta una pelosità contenuta.
Il grappolo è generalmente piccolo o medio-piccolo, cilindrico o cilindrico-conico, spesso alato e di compattezza variabile. Gli acini sono medi, sferici, con buccia verde-gialla che nelle esposizioni più luminose può assumere sfumature dorate.
La polpa è succosa e intensamente aromatica. L’assaggio dell’acino restituisce immediatamente fiori, uva, agrumi ed erbe, un carattere che passa nel mosto e rimane riconoscibile anche dopo la fermentazione.
Caratteristiche agronomiche
Il Moscato Bianco presenta vigoria moderata e portamento eretto o semieretto. Si adatta bene alla potatura corta, anche se sistemi di allevamento e lunghezza dei capi a frutto cambiano secondo territorio, fertilità e tradizione locale.
Il germogliamento avviene in epoca media e la maturazione è generalmente collocata a metà stagione. Il ciclo permette la coltivazione sia in aree mediterranee sia in territori continentali relativamente freschi.
La varietà mostra una particolare affinità con i terreni calcarei. Nelle colline piemontesi marne, argille e componenti sabbiose interagiscono con esposizione e altitudine, modificando accumulo degli zuccheri, acidità e intensità aromatica.
Il potenziale zuccherino è elevato. Nei climi caldi o con raccolte tardive l’uva può raggiungere facilmente concentrazioni importanti, ma la qualità del vino dipende dalla capacità di conservare acidità e nitidezza aromatica.
Produzioni abbondanti possono diluire il profumo e ridurre la struttura. Un carico equilibrato, una buona esposizione della chioma e una maturazione regolare permettono di ottenere uve aromatiche senza spingere il frutto verso sensazioni eccessivamente mature.
La compattezza dei grappoli può favorire il marciume grigio nelle annate umide. Il vitigno è inoltre sensibile all’oidio e agli acari, mentre le bacche mature attirano facilmente vespe e altri insetti.
La raccolta richiede particolare attenzione. Una vendemmia troppo precoce conserva acidità ma può lasciare il profilo aromatico incompleto; una raccolta tardiva aumenta zucchero e intensità, rischiando però di ridurre freschezza e integrità degli acini.
L’aromaticità del Moscato
Il Moscato Bianco appartiene ai vitigni aromatici, varietà nelle quali i profumi percepibili nell’uva fresca rimangono riconoscibili nel mosto e nel vino. Questa continuità distingue il Moscato da numerosi vitigni nei quali gli aromi si sviluppano soprattutto durante fermentazione e affinamento.
Fiori d’arancio, acacia, rosa, tiglio, salvia, menta, pesca, albicocca, pera e scorza di agrumi costituiscono il nucleo più frequente. Possono aggiungersi uva fresca, miele, erbe aromatiche, spezie dolci e frutta tropicale.
L’intensità non è sempre sinonimo di precisione. Nei vini meno equilibrati l’aroma può diventare invadente, dolciastro o simile a una fragranza artificiale. I risultati più convincenti conservano invece varietà di sfumature, freschezza e continuità gustativa.
Clima, esposizione e momento della raccolta modificano sensibilmente il profilo. Le zone fresche favoriscono agrumi, fiori ed erbe; le maturazioni avanzate portano pesca, albicocca, miele e frutto esotico.
Profilo del vino
Il colore varia dal giallo paglierino tenue all’oro. Le versioni giovani, frizzanti o spumanti mantengono generalmente tonalità chiare; vendemmie tardive e appassimenti conducono verso colori più intensi e ambrati.
Il profilo olfattivo conserva un rapporto immediato con l’uva. Fiori, salvia, agrumi e pesca dominano i vini giovani, mentre miele, albicocca secca, scorza candita e spezie emergono con concentrazione ed evoluzione.
La struttura cambia radicalmente secondo stile. Il Moscato d’Asti è dolce, leggermente frizzante e caratterizzato da una gradazione alcolica contenuta; l’Asti è uno spumante più sviluppato nella pressione e nella spuma; i vini secchi affidano l’equilibrio soprattutto ad acidità, sapidità e lieve amarezza.
Nei passiti la dolcezza può raggiungere livelli elevati. Acidità, concentrazione aromatica e una sottile componente amarognola diventano necessarie per evitare pesantezza e rendere il sorso progressivo.
Il Moscato possiede spesso una trama meno profonda rispetto ai grandi bianchi neutri destinati a lunghi affinamenti. La sua forza risiede nella fragranza, nella chiarezza aromatica e nella capacità di produrre vini molto diversi senza perdere riconoscibilità.
Piemonte
Il Piemonte rappresenta il principale territorio italiano del Moscato Bianco. La coltivazione si concentra nelle colline comprese tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo, all’interno di un paesaggio di pendii, dorsali e vallate nel quale quota ed esposizione incidono fortemente sulla maturazione.
Le marne calcaree e i terreni sedimentari favoriscono una vigoria contenuta e una buona definizione aromatica. Le posizioni più fresche conservano agrumi ed erbe; le esposizioni calde sviluppano pesca, albicocca e maggiore ricchezza zuccherina.
Asti Spumante e Moscato d’Asti rappresentano le interpretazioni più diffuse, ma il territorio comprende anche il Canelli DOCG, i passiti di Loazzolo, le vendemmie tardive e le espressioni legate alle sottozone di Santa Vittoria d’Alba e Strevi.
La reputazione internazionale del Moscato piemontese ha favorito una produzione molto ampia e qualitativamente discontinua. Accanto a vini semplici e costruiti soprattutto sull’immediatezza aromatica esistono interpretazioni capaci di mostrare differenze tra vigneti, esposizioni e annate.
Asti e Moscato d’Asti
Asti e Moscato d’Asti nascono dalla stessa uva e condividono la medesima area produttiva, ma appartengono a due stili distinti. Il disciplinare richiede per le tipologie principali almeno il 97% di Moscato Bianco, con un’eventuale quota limitata di altre varietà aromatiche bianche idonee al Piemonte.
Il Moscato d’Asti conserva una pressione moderata, una spuma delicata e una gradazione alcolica effettiva contenuta. La fermentazione viene interrotta prima che tutti gli zuccheri siano trasformati in alcol, mantenendo dolcezza, aromaticità e una lieve vivacità.
Fiori d’arancio, acacia, salvia, pesca, pera, agrumi e uva fresca costituiscono il profilo più frequente. Il sorso trova equilibrio quando lo zucchero rimane sostenuto da acidità e da una chiusura nitida, evitando una sensazione semplicemente dolce.
L’Asti sviluppa invece una pressione più elevata e una spuma pienamente formata. La maggior parte delle interpretazioni nasce attraverso la rifermentazione in recipiente chiuso, metodo particolarmente adatto a conservare gli aromi primari del vitigno.
Il disciplinare contempla anche l’Asti prodotto con metodo classico. Il contatto prolungato con i lieviti può aggiungere pane, pasticceria e spezie, ma richiede attenzione per non cancellare il carattere floreale e fruttato del Moscato.
Le versioni secche dell’Asti mostrano un contrasto particolare: il profumo suggerisce dolcezza, mentre il sorso procede con un residuo zuccherino molto più contenuto. La riuscita dipende dalla capacità di armonizzare aromaticità, acidità e finale asciutto.
Canelli
Canelli costituisce uno dei nuclei storici della coltivazione piemontese del Moscato Bianco. La denominazione autonoma comprende un territorio collinare distribuito tra le province di Asti e Cuneo, lungo la valle del Belbo e nelle aree poste tra Langhe e Monferrato.
Il Canelli DOCG deve provenire esclusivamente da Moscato Bianco. I vigneti occupano terreni sedimentari marini, marnosi, sabbiosi, argillosi e calcarei, spesso su pendii che richiedono una parte consistente di lavoro manuale.
Quota, esposizione ed escursione termica incidono sull’accumulo degli aromi e sulla conservazione dell’acidità. I vini possono mostrare una struttura più ampia rispetto alle interpretazioni più immediate, mantenendo fiori, salvia, agrumi, pesca e una delicata vivacità.
La tipologia Riserva affronta un affinamento prolungato, compresa una lunga permanenza in bottiglia. Il tempo attenua la fragranza primaria e porta miele, erbe secche, frutta matura, scorza candita e spezie.
La longevità non trasforma il Moscato in un vino neutro. L’aroma dell’uva rimane riconoscibile, ma perde progressivamente la freschezza immediata per assumere un carattere più complesso e meno lineare.
Loazzolo e i passiti piemontesi
Loazzolo rappresenta una delle espressioni più rare del Moscato Bianco piemontese. La denominazione è circoscritta al territorio dell’omonimo comune e prevede l’impiego esclusivo della varietà.
Le uve vengono raccolte a maturazione avanzata e possono affrontare un appassimento capace di concentrare zuccheri, acidità e sostanze aromatiche. Fermentazione e affinamento conducono verso un vino dolce, denso ma non necessariamente pesante.
Albicocca secca, pesca, miele, arancia candita, fiori appassiti, salvia e spezie accompagnano una struttura sostenuta da freschezza e da un finale lievemente amarognolo.
Altre interpretazioni passite o da vendemmia tardiva si incontrano a Strevi, Santa Vittoria d’Alba e all’interno della denominazione Piemonte Moscato. Le differenze dipendono dalla durata dell’appassimento, dall’eventuale presenza di muffa nobile e dal contenitore scelto per l’affinamento.
Valle d’Aosta e Chambave
In Valle d’Aosta il Moscato Bianco è coltivato da lungo tempo e prende anche il nome di Muscat de Chambave. Le vigne si trovano su pendii montani esposti al sole, in un clima continentale segnato da ventilazione ed escursioni termiche.
Il Chambave Muscat è ottenuto dal Moscato Bianco coltivato nella zona delimitata intorno a Chambave. Il profilo assume spesso un carattere più asciutto e alpino rispetto alle espressioni piemontesi più note.
Fiori, salvia, agrumi, pesca ed erbe accompagnano un sorso fresco, aromatico e generalmente meno centrato sulla dolcezza. Le versioni passite ampliano il registro verso miele, albicocca, frutta candita e spezie.
L’altitudine rallenta la maturazione e aiuta a conservare acidità. Nelle annate fredde può però rendere più difficile il raggiungimento di una piena maturità aromatica, lasciando il vino sottile o segnato da note vegetali.
Sardegna
Il Moscato Bianco è presente da secoli in Sardegna e ha dato origine a interpretazioni differenti secondo territorio e tradizione. Moscato di Sardegna, Cagliari Moscato e Moscato di Sorso-Sennori ne rappresentano le denominazioni principali.
Il clima mediterraneo favorisce accumuli zuccherini elevati e profili segnati da fiori, agrumi maturi, miele, frutta gialla ed erbe. La vicinanza del mare può aggiungere una sensazione salina e contribuire alla ventilazione dei vigneti.
Il Moscato di Sorso-Sennori nasce nella Sardegna nord-occidentale, in un’area vicina al Golfo dell’Asinara. Le versioni dolci e liquorose possono mostrare note di pesca, albicocca, zagara, miele e macchia mediterranea.
Nelle interpretazioni più riuscite la ricchezza alcolica e zuccherina rimane sostenuta da freschezza e da una chiusura leggermente amarognola. Il calore eccessivo o l’appassimento spinto possono invece ridurre precisione e contrasto.
Puglia e Moscato di Trani
Il Moscato di Trani rappresenta una delle espressioni storiche del Moscato Bianco nell’Italia meridionale. L’area produttiva si estende nella Puglia centrale e settentrionale, tra la costa adriatica e l’entroterra.
Il clima caldo favorisce uve ricche di zuccheri e vini dal colore dorato, segnati da fiori, albicocca, miele, agrumi canditi e frutta matura. Le versioni liquorose acquistano maggiore struttura alcolica e capacità di conservazione.
La dolcezza trova equilibrio quando il vino mantiene freschezza, sapidità e una sufficiente tensione aromatica. Le interpretazioni troppo mature possono apparire dense ma poco dinamiche.
La produzione contemporanea è più contenuta rispetto al passato, ma il Moscato di Trani conserva il legame tra vitigno aromatico, maturazione mediterranea e tradizione dei vini dolci pugliesi.
Sicilia sud-orientale
Nella Sicilia sud-orientale il Moscato Bianco partecipa alle denominazioni di Siracusa e Noto. Non deve essere confuso con lo Zibibbo di Pantelleria, corrispondente al Moscato d’Alessandria.
Il Moscato di Siracusa appartiene a una tradizione molto antica ed è prodotto nelle tipologie dolce, passito e spumante. Il clima caldo, la luminosità e la vicinanza del mare favoriscono profumi intensi di zagara, pesca, agrumi, miele ed erbe mediterranee.
A Noto il vitigno dà origine a vini dolci, spumanti, liquorosi e passiti. La maturazione può raggiungere livelli elevati e richiede una vinificazione capace di conservare sufficiente acidità e nitidezza.
Nelle migliori interpretazioni il frutto maturo non cancella la componente floreale e agrumata. Sapidità e lieve amarezza sostengono il finale, evitando che concentrazione e alcol trasformino il vino in una semplice massa dolce.
Francia mediterranea
In Francia il Moscato Bianco prende il nome di Muscat à Petits Grains Blancs. È coltivato soprattutto nel Mediterraneo e nella Valle del Rodano meridionale, dove costituisce la base di numerosi vins doux naturels.
Muscat de Frontignan, Muscat de Lunel, Muscat de Mireval, Muscat de Saint-Jean-de-Minervois, Muscat de Rivesaltes, Muscat du Cap Corse e Muscat de Beaumes-de-Venise mostrano interpretazioni legate a suoli e climi differenti.
La fermentazione viene interrotta mediante aggiunta di alcol vinico, conservando una parte degli zuccheri naturali dell’uva. Il risultato combina dolcezza, gradazione alcolica elevata e aromi di fiori, agrumi, menta, frutta esotica e miele.
Con l’evoluzione il colore tende verso l’ambra e il profilo sviluppa scorza candita, frutta secca, spezie e miele. Molte interpretazioni privilegiano tuttavia il consumo relativamente giovane, quando la freschezza aromatica rimane più evidente.
Altri territori
Il Moscato Bianco è diffuso in gran parte dell’Europa viticola. In Austria e Germania prende il nome di Gelber Muskateller e viene vinificato prevalentemente secco, con profili floreali, agrumati ed erbacei.
In Grecia è conosciuto con nomi riconducibili a Moschato e partecipa alla produzione di vini secchi e dolci, soprattutto nelle isole e nelle regioni costiere.
In Spagna è chiamato Moscatel de Grano Menudo, mentre in Portogallo compare come Moscatel Galego Branco. Le interpretazioni possono essere secche, dolci, fortificate o sottoposte a lungo affinamento.
Fuori dall’Europa è presente in Sudafrica, Australia, Stati Uniti e Sud America. In alcuni territori è stato storicamente impiegato per vini dolci e fortificati, mentre una parte della produzione contemporanea ricerca stili secchi e aromaticamente più misurati.
Interpretazioni e stili
Vini secchi
La vinificazione secca mette in evidenza il contrasto tra profumo aromatico e assenza di dolcezza. Agrumi, fiori, salvia e uva fresca accompagnano un sorso che richiede acidità, sapidità e una lieve nota amarognola per non apparire vuoto dopo l’impatto olfattivo.
Vini frizzanti
La lieve sovrappressione accentua la fragranza e rende più dinamico il rapporto tra zucchero e acidità. Il Moscato d’Asti rappresenta l’esempio più noto, con alcol contenuto, dolcezza evidente e una spuma delicata.
Spumanti
Una pressione più elevata produce vini dalla spuma piena e persistente. L’Asti conserva il frutto e i fiori attraverso fermentazioni condotte a temperatura controllata, limitando l’evoluzione ossidativa.
Passiti e vendemmie tardive
Appassimento e raccolta tardiva concentrano zuccheri e aromi, portando il profilo verso albicocca secca, miele, scorza d’arancia, frutta candita e spezie. La capacità di conservare freschezza determina la differenza tra profondità e pesantezza.
Vini liquorosi
L’aggiunta di alcol durante o prima della fermentazione preserva una parte degli zuccheri e aumenta la struttura. Questi vini possono essere consumati giovani oppure affrontare affinamenti ossidativi capaci di sviluppare note ambrate, tostate e speziate.
Macerazioni sulle bucce
Il contatto prolungato con le bucce intensifica colore e struttura, aggiungendo tè, erbe secche, scorza di agrumi e una lieve presenza tannica. L’aromaticità diventa meno immediata e può assumere un carattere più terroso e speziato.
Capacità di evoluzione
La maggior parte dei Moscati frizzanti e spumanti viene consumata giovane, quando fiori, frutto e fragranza dell’uva sono più evidenti. Il tempo tende ad attenuare questi caratteri e può ridurre la vivacità del vino.
Le versioni secche più strutturate, i passiti, i vini liquorosi e alcune selezioni territoriali possiedono invece una capacità evolutiva significativa. Zuccheri, acidità, alcol e concentrazione proteggono il vino e ne accompagnano la trasformazione.
Con il tempo i profumi di uva e fiori lasciano spazio a miele, cera, albicocca secca, scorza candita, tè, spezie e frutta secca. Il colore passa dal paglierino all’oro e, nei vini più concentrati, all’ambra.
L’evoluzione non migliora automaticamente ogni Moscato. I vini costruiti soltanto sull’intensità aromatica possono perdere rapidamente definizione, mentre quelli sostenuti da acidità, materia e precisione acquistano profondità.
Abbinamenti e servizio
Il Moscato d’Asti accompagna pasticceria da forno, crostate, panettone, colomba, torte alla frutta, biscotti, pesche, fragole e dessert a base di crema. La dolcezza del vino deve essere almeno pari a quella del piatto.
L’Asti Spumante trova spazio con dolci lievitati, frutta fresca e pasticceria leggera. Le versioni secche possono accompagnare aperitivi, formaggi freschi, verdure, crostacei e preparazioni speziate ma non eccessivamente piccanti.
I Moscati passiti si accordano con dolci alle mandorle, frutta secca, pasticceria siciliana e sarda, formaggi erborinati e stagionati. Le interpretazioni liquorose possono sostenere dessert più ricchi, foie gras e formaggi intensi.
I vini giovani e frizzanti possono essere serviti tra 6 e 9 °C. Le versioni secche trovano equilibrio tra 8 e 11 °C, mentre passiti, riserve e vini evoluti esprimono meglio la propria complessità tra 11 e 14 °C.
Temperature troppo basse comprimono il profumo e accentuano la dolcezza; temperature elevate rendono più evidente l’alcol e riducono la sensazione di freschezza.
L’identità del Moscato
La riconoscibilità costituisce insieme la forza e il limite del Moscato. Pochi vitigni stabiliscono un rapporto altrettanto immediato tra il profumo dell’uva e quello del vino.
Questa facilità percettiva ha favorito una produzione vasta, spesso centrata sulla dolcezza e sull’impatto aromatico. Il rischio è ridurre il vitigno a una formula ripetitiva, nella quale fiori e pesca cancellano differenze di luogo e di stile.
I risultati più convincenti mostrano invece che il Moscato può essere sensibile a quota, esposizione, suolo e maturazione. Le colline di Canelli non producono lo stesso vino di Chambave, Sorso, Trani, Siracusa o Frontignan.
La dolcezza non rappresenta una scorciatoia, ma un elemento da bilanciare. Acidità, sapidità, lieve amarezza e precisione aromatica determinano la profondità del vino più della semplice concentrazione zuccherina.
Secco, frizzante, spumante, passito o liquoroso, il Moscato conserva una voce inconfondibile. La qualità emerge quando quella voce non diventa monotona e lascia percepire, insieme all’aroma dell’uva, il luogo dal quale proviene.
Degustare il Moscato
Il confronto tra Moscato d’Asti, Asti Spumante, Canelli, Chambave Muscat, passiti piemontesi, Moscato di Trani e vini mediterranei permette di osservare come zucchero, anidride carbonica, appassimento e fortificazione trasformino la stessa base aromatica.
Consulta il Manuale di Degustazione oppure esplora I Luoghi del Vino.
Approfondimenti istituzionali e tecnici
- Registro Nazionale delle Varietà di Vite — Moscato Bianco
- Masaf — Moscato Bianco B., codice 153
- Plantgrape — Muscat à Petits Grains Blancs
- Consorzio dell’Asti DOCG — Denominazione e territorio
- Masaf — Disciplinare Asti e Moscato d’Asti DOCG
- Consorzio dell’Asti DOCG — Canelli DOCG
- Disciplinare di produzione — Loazzolo DOC
- Fascicolo tecnico — Moscato di Trani DOC
- Disciplinare di produzione — Moscato di Sardegna DOC
- Disciplinare di produzione — Moscato di Sorso-Sennori DOC
- Regione Valle d’Aosta — Chambave Muscat e vini DOC
- INAO — Muscat de Beaumes-de-Venise
- INAO — Muscat de Frontignan