Tornare a Montespertoli per noi di Enonauta è sempre un piacere particolare, quasi un ritorno a casa. C’è un’energia diversa qui, palpabile, che si respira non appena si scendono le colline che guardano verso la Val di Pesa e la Val d’Elsa. È l’energia di una giovane generazione di viticoltori che, riunita in un’Associazione nata solo nel 2022, sta portando avanti un’evoluzione del territorio incredibilmente seria, profonda e per nulla di facciata.
L’occasione per questo nuovo viaggio è stata cruciale: la presentazione ufficiale della prima mappa dei vigneti di Enogea, avvenuta lunedì primo dicembre presso il MuTer – Museo del Territorio. Non si tratta solo di cartografia, ma di una fotografia nitida che mancava per mettere a fuoco la complessità di questo comune.
Montespertoli: la sottozona più vitata del Chianti e il lavoro dell’Associazione
A svelare il lavoro è stato Alessandro Masnaghetti, il “cartografo del vino” per eccellenza , che ha delineato un quadro dove Montespertoli emerge non solo come la sottozona più densamente vitata del Chianti DOCG, ma come un gigante che, con i suoi 2215 ettari, supera per superficie vitata complessiva i comuni del Chianti Classico. Un lavoro certosino che, incrociando il Catasto Ferdinandeo Leopoldino con la geologia locale, ha portato all’individuazione di ben 18 diverse Unità Geografiche. Come ha sottolineato il presidente dell’Associazione Giulio Tinacci, questo è un tassello fondamentale per passare dalla semplice produzione alla consapevolezza dell’identità territoriale.
Dalla teoria al bicchiere: la degustazione Stappa Montespertoli 2025
Ma dopo la teoria, la pratica. E a Montespertoli la pratica è sempre conviviale, schietta, autentica. La degustazione che ha seguito la presentazione, accompagnata da un piccolo ma eccellente buffet di prodotti a km 0, ha confermato tutte le ragioni del nostro amore per questa enclave toscana in cui i vini hanno smesso di inseguire modelli esterni per abbracciare una “sincerità” disarmante. Non sono vini banali, tutt’altro. Sono vini freschi, di grande beva, dove si nota un uso diffuso e sapiente delle uve bianche anche nella vinificazione dei rossi – pratica antica che qui non perde di attualità – e una grande libertà mentale nell’uscire dai disciplinari quando questi stanno troppo stretti alla creatività.
Non solo vino, però. Il pranzo è stato l’occasione per scoprire anche il secondo cuore pulsante del territorio: l’olio extravergine di oliva, con un progetto di brandizzazione collettiva innovativo e identitario. L’idea è forte: unire diverse realtà sotto un’unica veste grafica. Non si tratta di un unico olio: ogni azienda produce i propri “cru” di extravergine, mantenendo le proprie caratteristiche uniche, ma tutti escono con la stessa etichetta “Diciannove”, differenziata soltanto dal nome del produttore in calce. È un modo intelligente per fare sistema garantendo e segnalando al contempo standard altissimi.
Tornando ai calici, girando tra i banchi d’assaggio delle 13 aziende associate, il taccuino si è riempito velocemente di appunti felici.
Produttori e vini in assaggio
Interessantissimo il lavoro della Fattoria di Bonsalto che con il loro Primomarzo rilancia con coraggio l’uva autoctona Boggione, regalandoci un sorso che sa di storia ma con una pulizia moderna. Da Tenuta Barbadoro abbiamo assaggiato il futuro: dopo anni di esperimenti, è infatti arrivato in degustazione – direttamente dalla vasca – uno Chardonnay ancora senza nome; manca l’etichetta, ma c’è già tutto il resto: materia, tensione e la promessa di un bianco di personalità. Impossibile non godere con i calici de La Lupinella e di Montalbino, che portano in assaggio bottiglie decisamente “divertenti” nell’accezione più nobile del termine: gastronomici, versatili, perfetti compagni di un pasto intero ma capaci di prolungarsi fino alla merenda pomeridiana tra pane e salame. Beva pericolosa, nel senso migliore possibile, ovvero inarrestabile. Trova spazio anche il metodo classico con la Fattoria La Leccia, che con il suo Rubedo dimostra come il Sangiovese sappia farsi bollicina certamente di carattere ma anche di finezze aromatiche. E per chiudere in dolcezza, l’opulento occhio di pernice della Fattoria La Gigliola non ci ha fatto rimpiangere troppo il sempre lodevole vin santo delle Fattorie Parri, stavolta assenti ai banchi di assaggio, che riteniamo un po’ l’emblema dei vini dolci del territorio.
Montespertoli si conferma dunque un laboratorio a cielo aperto dove geologia complessa e mano umana stanno trovando una sintesi felice. La mappa di Masnaghetti ha tracciato i confini e il profilo fisico del Comune, le etichette del consorzio e il progetto “Diciannove” quelli della cooperazione, ma sono sempre i vignaioli a riempire il tutto di contenuti emozionanti con la loro calorosa predisposizione all’accoglienza e alla familiarità, che impronta fin nei bicchieri il carattere dei loro stessi prodotti.





Vivo e lavoro con i libri e tra i libri ma sotto sotto penso in ogni istante a cosa si potrebbe mangiare e bere di buono alla prima occasione. Di ciò che mi fa star bene amo parlare con entusiasmo agli amici. Adesso anche qui.





