Il 5 ottobre ho partecipato per la prima volta a Modigliana, Stella dell’Appennino, nella seconda giornata della decima edizione della rassegna organizzata dall’associazione omonima. Siamo nella Romagna appenninica, in un territorio che fino al 1923 appartenne alla Romagna toscana e che nelle sue valli custodisce una delle vocazioni più nitide per la coltivazione del Sangiovese dove anche del Trebbiano si possono trovare interpretazioni molto convincenti e dove pure il Sauvignon Blanc ha trovato terreni e condizioni climatiche che lo hanno fatto acclimatare felicemente.
Fra esperienze anche molto diverse, quella di Modigliana mi è parsa una delle più coerenti nel porre al centro l’unicità del luogo e il rapporto fra questo e il carattere dei vini. Non si limita a riunire alcuni produttori sotto un nome geografico: riconduce il proprio lavoro a un sistema preciso di valli, suoli, altitudini, pendenze e boschi, invitando poi a cercarne le tracce nell’assaggio.
Al Mercato Coperto si respiravano entusiasmo, passione e una giusta percentuale di autoconsapevolezza: quella di chi sa di essere parte di un processo collettivo che ha migliorato i vini e accresciuto il riconoscimento del territorio, senza averne ancora esaurito le possibilità.
Per la prima volta nella mia vita posso affermare di essermi fermato a tutti i banchi d’assaggio e di avere provato tutti i vini presentati. Gli esiti sono stati, come è naturale, diversi. Il quadro complessivo ha però mostrato una grande attenzione alla qualità e la volontà dei vignaioli modiglianesi di ricavare dai propri vigneti l’espressione più compiuta possibile, misurando attraverso interpretazioni differenti l’intero potenziale del Sangiovese locale.
Chi fosse interessato ad approfondire farebbe però bene a non fermarsi ai rossi: le belle espressioni di Sauvignon Blanc e Trebbiano costituiscono una parte tutt’altro che marginale di quanto il territorio oggi riesce a offrire.
Il tutto avviene in una dimensione raccolta, quasi familiare: una comunità determinata a farsi testimone di sé e a rivendicare, con buone ragioni, la propria singolarità.
Anche il pranzo preparato per i presenti è stato una piacevole sorpresa. A curarlo, lo staff di Casa Gasperoni, guidato da Giuseppe Gasperoni: lo chef che nel 2020 riportò la stella Michelin all’Osteria del Povero Diavolo di Torriana, conservandola per quattro anni consecutivi, prima di aprire il proprio ristorante a Montebello di Poggio Torriana, in Valmarecchia.
Tra i vini assaggiati, molti hanno dato consistenza all’idea di una vocazione autentica e hanno trovato riscontro nei caratteri comunemente attribuiti ai vini di Modigliana. Non come primo di una graduatoria, che qui avrebbe poco senso, ma come sintesi particolarmente nitida, vorrei indicare il:
Romagna Sangiovese Modigliana Violàno 2024 — Il Teatro
È un vino che sembra riunire nel bicchiere i tratti distintivi che ci si potrebbe attendere da un Sangiovese appenninico di Modigliana. Fragranze che riportano al ribes rosso, alla lavanda, alle erbe aromatiche e agli agrumi. Freschezza e tensione, intensità di gusto e profondità che si manifestano in un quadro generale di levità e nitore.
Modigliana, Stella dell’Appennino
A Chronicle of a Day in the Apennines
5 October 2026
I attended Modigliana, Stella dell’Appennino for the first time on the occasion of its tenth edition. The event takes place in the Romagna Apennines, in an area that formed part of Tuscan Romagna until 1923. Its valleys reveal a particularly clear affinity for Sangiovese, but also for Trebbiano and Sauvignon Blanc, which has adapted remarkably well to the local soils and climate.
Among the many worthwhile projects that promote a place through its winegrowing identity—and I am thinking, albeit with different histories and approaches, of Rufina, Montespertoli, Nizza Monferrato, Mezzane in Valpolicella, Mamoiada and Oslavia, to name only a few—Modigliana strikes me as the one most clearly centred on the uniqueness of its terroir and on the unmistakable imprint it leaves on the wines.
This is more than a shared promotional identity. It is an attempt to give precise form to a system of valleys, soils, altitudes, exposures and woodlands, and to make that system legible in the glass.
Throughout the event, there was a palpable sense of enthusiasm and passion, along with just the right degree of self-awareness: that of people who know they are playing a part in a virtuous process of growth, improvement and increasing recognition for their territory.
For the first time in my life, I can say that I stopped at every producer’s table and tasted every wine. The results naturally varied, but the overall picture revealed a serious commitment to quality and a shared determination among Modigliana’s winegrowers to express themselves at the highest level, demonstrate the full potential of their territory and, of course, showcase the character of its Sangiovese.
My tasting also suggests that anyone wishing to explore Modigliana in greater depth should not overlook its fine expressions of Sauvignon Blanc and Trebbiano. Everything unfolded on an intimate, almost familial scale: a community determined to speak for itself and to pursue its entirely justified ambition to be distinctive.
The lunch offered by the organisers was another welcome surprise. It was prepared by the team from Casa Gasperoni in Terra del Sole, led by Giuseppe Gasperoni, the chef whose work at Povero Diavolo in Torriana earned the restaurant a Michelin star in 2020—an accolade it retained for four consecutive years. His cooking accompanied the tastings with restraint and coherence, without drawing attention away from the wines.
Many of the wines tasted provided convincing evidence of an authentic vocation, confirming that the characteristics generally associated with Modigliana wines are firmly grounded in reality.
Without intending to draw up a ranking, and without wishing to overlook any producer, I would nevertheless single out:
Romagna Sangiovese Modigliana Violàno 2024 — Il Teatro
A wine that seems to preserve in the glass every hallmark one might expect from an Apennine Sangiovese grown in Modigliana: freshness, tension, breadth of flavour and depth, all with a restrained level of alcohol.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Una degustazione dedicata alla vastità del mondo del vino siciliano
Per raccontare la Sicilia del vino in una singola serata di degustazione sarebbe necessario proporre quaranta bottiglie come minimo e organizzare una maratona a eliminazione che contravverrebbe a tutte le convenzioni sul bere responsabile e prevederebbe perlomeno un servizio taxi per riaccompagnare a casa i presenti.
La Sicilia, del resto, ha una vocazione antica e strutturata, un patrimonio vasto di vitigni autoctoni affiancato da una produzione altrettanto ampia legata alla coltivazione dei vitigni internazionali. Una varietà non comune di territori e microclimi, altimetrie variabili e diversità di stili. La Sicilia è praticamente un continente a sé stante.
Per questa occasione abbiamo tolto l’Etna, perché le occasioni di bere i suoi vini si moltiplicano sulla scorta della fascinazione esercitata da una narrazione sovrabbondante, non esente da zone oscure.
Abbiamo invece portato in tavola tre interpreti di consolidata fama, più un garagista che tenta declinazioni più ambiziose e internazionali del Frappato e di un bianco a base Grillo e Viognier.
Qualità espressa complessivamente buona, vini saldi, ben declinati. Qualcuno potrebbe essere rimasto sorpreso dalla gradazione alcolica: in nessun caso oltre i 13,5% vol.
Mercoledì 30 settembre, alle 21:00, al Magazzino Vino & Vino di Pistoia, una degustazione dedicata alla vastità del vino siciliano.
Feudo Montoni — Catarratto del Masso Sicilia DOC 2024
100% Catarratto. Vigna del Masso, Cammarata (AG), circa 700 m s.l.m., esposizione a levante, suoli sabbiosi; vigne di circa 55 anni allevate ad alberello. Vinificazione in bianco in riduzione di ossigeno, con macerazione pellicolare a freddo e fermentazione a temperatura controllata. Affinamento sur lies per 4 mesi. 13% vol.
Nota di degustazione
Sostanza e fragranza.
Non mancano i profumi: cedro, narciso e una vena vegetale fresca, quasi autunnale, che richiama l’umidità ombrosa di un sentiero di forra.
Non manca il sapore in questo Catarratto, che ha materia, giusto calore alcolico, una freschezza innervata e un’ammirevole precisione.
Feudo Montoni — Nero d’Avola Lagnusa 2022
100% Nero d’Avola. Vigna Lagnusa, Cammarata, circa 600 m s.l.m., esposizione a levante, terreni argilloso-sabbiosi; alberello e Guyot. Fermentazione e malolattica in cemento. Affinamento per 20 mesi in cemento, 4 mesi in botte e 4 mesi in bottiglia. 13,5% vol.
Nota di degustazione
Ottimo Nero d’Avola, saldo, sicuro, più ossuto rispetto a tanti suoi simili, con fragranze di scorza d’arancia, prugna, richiami di pomodoro secco e qualcosa di speziato e balsamico.
Il sorso si sviluppa intorno a un asse sapido/tannica e risulta deciso e lungo in fase retrolfattiva, ben definito.
Gulfi — Carjcanti 2021
100% Carricante. Vigna Campo, contrada Passo Guastella, Chiaramonte Gulfi, 420 m s.l.m., terreno calcareo-argilloso; conduzione biologica, vigneto non irrigato. Pressatura diretta dei grappoli interi, fermentazione in acciaio e botti da 500 e 2.500 litri; almeno un anno sui lieviti tra legno e acciaio, quindi alcuni mesi in bottiglia. 13% vol.
Nota di degustazione
Lascia il segno. Prima per il suo colore chiaro, poi per la ricchezza articolata del bouquet, con in primo piano evidenti richiami agrumati e di nespola e, a seguire, un bel carnevale di reminiscenze: orzo, fiore di cappero, mela selvatica e qualcosa di petroso.
Alla fine per la sua progressione in bocca, dove entra quasi flessuoso grazie alla sua fine matericità, per poi piazzare un allungo acido-sapido emozionante.
Gulfi — Nerojbleo 2022
100% Nero d’Avola. Uve provenienti da vigne di Chiaramonte Gulfi e Ragoleti, allevate ad alberello portato su spalliera. Vendemmia a fine settembre, vinificazione in rosso con macerazione prolungata sulle bucce; maturazione per almeno 12 mesi in barrique e tonneaux di rovere francese da 225 e 500 litri, quindi almeno un anno in bottiglia. 13,5% vol.
Nota di degustazione
Un classico di Gulfi. Nero d’Avola sempre maturo al giusto punto e dal bel colore rubino scuro.
Non mancano elementi di netta riconoscibilità olfattiva di un Nero d’Avola non evoluto, ma portato a una maturità piena e consapevole: frutto scuro maturo, spezia, una vena balsamica e mediterranea, ma anche oliva al forno, senza derive surmature. Elementi che me lo rendono apprezzabile anche oltre il dato strettamente gustativo.
Sorso davvero ricco, stratificato eppure fluente, con tannini di grana fine.
Carmelo Cappello — Julie 2024
Microvinificazione a base di Grillo e Viognier, in percentuali variabili. Fermentazione con lieviti indigeni; affinamento in piccoli fusti di rovere francese, senza filtrazione. Produzione nell’ordine delle 300 bottiglie. Per il 2024 il produttore indica un élevage più importante rispetto alle annate precedenti. Circa 13% vol.
Nota di degustazione
Julie 2024
Lo abbiamo degustato a fine serata, all’uso francese. Un bianco volutamente intenso e di spessore, nel quale, a mio avviso, si perde in parte la leggibilità dell’origine e ci si sposta verso un registro sensoriale più elaborato.
Zafferano, sandalo e pesca al naso; al palato molto volume e una materia importante. Il passaggio in legno è evidente e tende a prendere il sopravvento, lasciando in secondo piano tanto il profilo varietale quanto la riconoscibilità territoriale.
Emily 2022
Per me interlocutorio. L’idea di portare il Frappato verso un registro più ambizioso e strutturato è interessante, ma in questo caso il risultato mi è parso meno convincente dell’intenzione.
Il vino mostra una certa imprecisione espressiva, una marcatura decisa del legno e una riconoscibilità varietale ridotta. Resta però un giudizio personale: non è mancato chi ha apprezzato proprio questa sua “asimmetria”, leggendo nella distanza dallo stile consueto del Frappato il tratto che lo rende singolare.
Carmelo Cappello — Emily 2022
Frappato. È la lettura di Cappello destinata a un affinamento insolitamente lungo rispetto agli stilemi più immediati del vitigno. Le annate precedenti documentate mostrano lunghi élevage in rovere francese seguiti da prolungato affinamento in bottiglia; non disponendo di una scheda tecnica analitica specifica per la 2022, evitiamo di attribuirle tempi precisi non verificati.
Nota di degustazione
Emily 2022
Per me interlocutorio. L’idea di portare il Frappato verso un registro più ambizioso e strutturato è interessante, ma in questo caso il risultato mi è parso meno convincente dell’intenzione.
Il vino mostra una certa imprecisione espressiva, una marcatura decisa del legno e una riconoscibilità varietale ridotta. Resta però un giudizio personale: non è mancato chi ha apprezzato proprio questa sua “asimmetria”, leggendo nella distanza dallo stile consueto del Frappato una sua unicità.
Arianna Occhipinti — SP68 Bianco 2025
Moscato d’Alessandria 60%, Albanello 40%. Vittoria, circa 280 m s.l.m., sabbie subappenniniche di natura calcarea; agricoltura biodinamica e certificazione biologica. Fermentazione con lieviti indigeni e 15 giorni di macerazione sulle bucce; 6 mesi in cemento e 1 mese in bottiglia, senza filtrazione. 10,5% vol.
Nota di degustazione
Secco, diafano, con un tenore alcolico insolitamente contenuto e un vasto e inedito corredo aromatico, aromatico anche letteralmente, che mette insieme fiori di acacia, pesca bianca, piante aromatiche e un vago ricordo salmastro.
Un insieme che incuriosisce, cui però non corrisponde un eguale entusiasmo al momento dell’assaggio. Vino un poco scarno, dal gusto non prolungato, sebbene inneschi comunque pensieri sulla sua eventuale collocazione. Lo riproverei.
Arianna Occhipinti — SP68 Rosso 2025
Frappato 70%, Nero d’Avola 30%. Vittoria, circa 280 m s.l.m., sabbie subappenniniche calcaree; agricoltura biodinamica e biologica. Fermentazione con lieviti indigeni, 15 giorni di macerazione sulle bucce; 6 mesi in vasche di cemento e 1 mese in bottiglia, nessuna filtrazione. 12% vol.
Nota di degustazione
C’è voluto del tempo e c’è voluta della pazienza per attendere che il vino nel calice si liberasse di un deciso “puzzo” di cavolo e si riordinasse al punto da poter essere accostato al naso.
Alla fine ha trovato una sua forma e una sua identità. Rosso brillante, scarico, con ricordi di fragolina di bosco, arancia Navel, bitter e spezie piccanti.
Il sorso è lineare, con equilibrio spiccato e piacevolezza di beva; agile, con un finale tutto sul frutto fresco.
Sicily — Other Horizons
To tell the story of Sicilian wine in a single tasting evening, we would probably need to pour at least forty bottles and organize an elimination marathon that would violate every convention of responsible drinking and require, at the very least, a taxi service to take everyone home.
Sicily, after all, has an ancient and deeply rooted wine culture, a vast heritage of native grape varieties alongside an equally extensive production based on international grapes. An uncommon variety of territories and microclimates, changing altitudes and very different stylistic approaches. Sicily is practically a continent in its own right.
For this occasion, we left Etna out, because opportunities to drink wines from Etna have multiplied in the wake of the fascination generated by an abundant narrative that is not entirely free of grey areas.
Instead, we brought to the table three well-established producers, plus a garagiste attempting more ambitious and internationally inflected interpretations of Frappato and of a white blend based on Grillo and Viognier.
Overall quality was good: solid, well-shaped wines. Some may have been surprised by the alcohol levels, which in no case exceeded 13.5% abv.
On Wednesday, September 30, at 9:00 pm, at Magazzino Vino & Vino in Pistoia, we held a tasting devoted to the breadth of Sicilian wine.
Feudo Montoni — Catarratto del Masso Sicilia DOC 2024
100% Catarratto. Vigna del Masso, Cammarata (AG), around 700 metres above sea level, east-facing, sandy soils; approximately 55-year-old bush-trained vines. White vinification under reductive conditions, with cold skin maceration and temperature-controlled fermentation. Four months sur lie. 13% abv.
Tasting note
Substance and fragrance.
There is no shortage of aroma: citron, narcissus and a fresh, almost autumnal vegetal note, recalling the damp shade of a path running through a ravine.
Nor is there any shortage of flavour in this Catarratto, which has substance, well-judged alcoholic warmth, a taut freshness and admirable precision.
Feudo Montoni — Nero d’Avola Lagnusa 2022
100% Nero d’Avola. Vigna Lagnusa, Cammarata, around 600 metres above sea level, east-facing, clay-sandy soils; bush-trained and Guyot-trained vines. Fermentation and malolactic fermentation in cement. Aged for 20 months in cement, 4 months in large oak and 4 months in bottle. 13.5% abv.
Tasting note
An excellent Nero d’Avola: firm, assured, leaner and more angular than many of its peers, with notes of orange peel, plum, savoury umami-like nuances and something spicy and balsamic.
The palate develops around a savoury-tannic axis and comes across as decisive and long on the retro-olfactory finish, with very clear definition.
Gulfi — Carjcanti 2021
100% Carricante. Vigna Campo, Passo Guastella district, Chiaramonte Gulfi, 420 metres above sea level, limestone-clay soils; organically farmed, unirrigated vineyard. Whole-bunch direct pressing, fermentation in stainless steel and in 500- and 2,500-litre casks; at least one year on the lees between wood and steel, followed by several months in bottle. 13% abv.
Tasting note
It leaves an impression.
First for its pale colour, then for the layered richness of its bouquet, with clear citrus and medlar notes in the foreground, followed by a lively carnival of reminiscences: barley, caper flower, wild apple and something stony.
Finally, for its progression on the palate, entering almost sinuously thanks to its fine texture, before stretching out into an exciting acid-savoury finish.
Gulfi — Nerojbleo 2022
100% Nero d’Avola. Grapes from vineyards in Chiaramonte Gulfi and Ragoleti, bush-trained vines carried on trellis. Harvested at the end of September, red vinification with extended skin maceration; aged for at least 12 months in French oak barriques and 500-litre tonneaux, followed by at least one year in bottle. 13.5% abv.
Tasting note
A Gulfi classic. Nero d’Avola always picked at just the right level of ripeness, with a beautiful deep ruby colour.
There are clear, unmistakable aromatic traits of a Nero d’Avola that is not evolved, but deliberately brought to full and conscious ripeness: ripe dark fruit, spice, a balsamic and Mediterranean vein, together with baked olive, without tipping into overripeness. Elements that make me appreciate it beyond the strictly gustatory dimension.
The palate is genuinely rich and layered, yet still flowing, with fine-grained tannins.
Carmelo Cappello — Julie 2024
A micro-vinification based on Grillo and Viognier, in variable proportions. Fermented with indigenous yeasts; aged in small French oak barrels, unfiltered. Production is around 300 bottles. For the 2024 vintage, the producer indicates a more substantial élevage than in previous vintages. Around 13% abv.
Tasting note
We tasted it at the end of the evening, in the French manner. A deliberately intense, substantial white in which, to my mind, some of the wine’s origins become less legible and the sensory register shifts towards something more elaborated.
Saffron, sandalwood and peach on the nose; considerable volume and impact on the palate. The influence of oak is clear and tends to dominate, pushing both varietal character and territorial identity into the background.
Carmelo Cappello — Emily 2022
Frappato. Cappello’s interpretation is intended for an unusually long ageing period compared with the more immediate stylistic conventions usually associated with the grape. Previous documented vintages show extended élevage in French oak followed by prolonged bottle ageing; since no analytical technical sheet specific to the 2022 vintage is available, it is preferable not to assign precise ageing times that cannot be verified.
Tasting note
For me, inconclusive. The idea of taking Frappato towards a more ambitious and structured register is interesting, but in this case the result seemed less convincing than the intention.
The wine shows a certain expressive imprecision, a pronounced oak imprint and limited varietal recognisability. That is my view, though some tasters appreciated precisely this expressive “asymmetry”, seeing in its distance from the usual Frappato style the feature that makes it singular.
Arianna Occhipinti — SP68 Bianco 2025
Moscato d’Alessandria 60%, Albanello 40%. Vittoria, around 280 metres above sea level, sub-Apennine calcareous sands; biodynamic farming and certified organic viticulture. Fermented with indigenous yeasts and 15 days of skin maceration; 6 months in cement and 1 month in bottle, unfiltered. 10.5% abv.
Tasting note
Dry, pale and translucent, with an unusually low alcohol level and a broad, unusual aromatic profile — aromatic also in the literal sense — bringing together acacia blossom, white peach, aromatic herbs and a faint saline memory.
An intriguing combination, though the same enthusiasm does not fully carry over to the palate. The wine feels somewhat lean and not especially persistent in flavour, although it still provokes questions about where to place it stylistically. I would gladly try it again.
Arianna Occhipinti — SP68 Rosso 2025
Frappato 70%, Nero d’Avola 30%. Vittoria, around 280 metres above sea level, calcareous sub-Apennine sands; biodynamic and organic viticulture. Fermented with indigenous yeasts, 15 days of skin maceration; 6 months in cement vats and 1 month in bottle, unfiltered. 12% abv.
Tasting note
It took time and patience for the wine in the glass to shake off a clear “cabbage stink” and settle enough to be approached properly on the nose.
Eventually it found its shape and identity. Bright, pale red, with notes of wild strawberry, Navel orange, bitter nuances and pungent spices.
The palate is linear, with a marked sense of balance and easy drinkability; agile, with a finish entirely centred on fresh fruit.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Resoconto della Barolata di mercoledì 22 aprile al Magazzino.
Dell’annata 2018, per i Barolo, si è parlato e sentito parlare più volte. Quasi mai in termini convintamente positivi; più spesso con cautela, senza sbilanciarsi troppo, quasi temendo il confronto con chi l’aveva battezzata presto come annata fragile, diluita, sostanzialmente negativa.
Soprattutto una certa critica internazionale, a mio avviso, su quell’annata non disse il vero. O, almeno, non tutto il vero.
E poi le annate e le parole non si bevono. Si bevono i vini. La pratica, l’empiria, il cavatappi e il bicchiere prima di tutto. Stappare, assaggiare, e poi parlare.
Proprio perché la 2018 fu davvero un’annata climaticamente problematica nelle Langhe, la critica negativa non nasceva dal nulla. Ma il passaggio automatico da “annata piovosa e complicata” a “Barolo acquosi e privi di tenuta” mi è sempre sembrato quantomeno azzardato; e soprattutto prematuro, ripensando al momento in cui quel giudizio è stato formulato.
La degustazione orizzontale di mercoledì 22 ha permesso di tracciare un distinguo tra il dato climatico, che resta, e la resa concreta dei vini, che va verificata nel bicchiere. Il campione assaggiato, nella sua totalità, non solo ha conservato identità ed energia, ma ha anche suscitato pensieri prospettici su quanto di buono potrebbe ancora riservare nel futuro. Anche lontano.
Una dimensione inedita per il classicista Guido Porro con questo Gianetto, MGA del comune di Serralunga d’Alba con esposizione sud-est. Riempie la bocca di frutto nonostante uno scheletro poderoso, ed è fragrante, luminoso, filologico nel suo profilo olfattivo: piccoli frutti rossi, un mazzetto di erbe essiccate, chinotto.
Nessuno dei presenti ha dubitato della sua longevità potenziale. Uno dei più apprezzati della serata, grazie a questa rara congiunzione di durezze e delicatezze.
Barolo classico, figlio di un cru con presenza di sabbia, risulta principalmente balsamico e fruttato, caldo e mediamente corposo, con buona componente acida e tannini indulgenti. Probabilmente il più pronto. Anzi, pronto.
Non il più profondo della serie, ma il più disponibile, e proprio per questo capace di raccontare un volto più immediato e sorridente della 2018.
Unico Barolo prodotto da Massolino nell’annata 2018, beneficia dell’apporto delle uve aziendali da cui, in altre annate, sarebbero nati i vari cru: Vigna Rionda, Parafada, Margheria e Parussi. Se nei passati assaggi era sempre risultato buono, ma un po’ contratto, oggi mostra invece di essere in un punto di evoluzione in cui appare piuttosto disinvolto e direi anche risolto.
Colore chiarissimo; fragranze di lampone, mandarino, eucalipto, spezia fine, ma si potrebbe continuare. Delicato e al contempo penetrante, pervasivo. Sorso teso, preciso, con acidità innervata e tannini di qualità.
Lascia interdetti gli amanti del Barolo classico e tradizionale, tra i quali mi annovero, ma piazza un allungo dove complessità e finezza vanno a braccetto. Unico Barolo modernista tra sei classici, a mio avviso fa buona figura.
Più frutto scuro che agrumi, più spezie che radici ed erbe aromatiche, viaggia sicuro fino al finale, dove fa breccia il ricordo del tè nero. Eseguito, per certo, da mano sapiente.
Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2018 — Rivetto
Scherzando, l’ho voluto definire un vino metafisico, per quanto di potenziale lascia intendere dietro il velo della sua misurata eleganza. L’equilibrio è la sua qualità principale: per qualcuno ricorda il Pinot Noir, con tutte le cose al loro posto. Sentori di rosa e frutti rossi, scorza d’arancia e bitter. Vino precisissimo.
Il più generoso e materico del lotto. Barolo classico nei riferimenti, con un profilo principalmente fruttato, poi liquirizia, bosco, cenni ferrosi e una nota ematica che aggiunge profondità. Il sorso è caldo, pieno, già molto espressivo, con una maturità più evidente rispetto agli altri vini della batteria.
È probabilmente quello che oggi si concede con maggiore immediatezza: meno giocato sulla tensione prospettica, più sulla presenza e sulla pienezza del momento. Anche in questo caso, però, nessuna idea di annata fragile o diluita; semmai una 2018 interpretata sul versante della consistenza e della generosità.
Quintessenza del Barolo di Verduno, ma anche del Barolo in senso lato. Potente, tanto radicalmente asciutto nella forma quanto profondamente saporito e vigoroso. Rosa, gelso, incenso, lampone, alloro.
Vino essenziale, idea di vino che esce dalla grotta delle ombre platonica.
Conclusioni
Si rinnova il piacere della condivisione delle buone bottiglie con il pubblico competente ed esigente del Magazzino Vino e Vino – Happy Wine.
Dell’annata 2018 per il Barolo, dopo questa serata, cosa possiamo affermare?
Ammesso che non sia stata la più grande delle annate, oggi, a un checkpoint gustativo di mezza corsa, il campione esaminato racconta altro rispetto alla caricatura di una vendemmia fragile o acquosa. Racconta tensione, ricchezza gustativa, tenuta, identità territoriale ed estrema fedeltà alla tipologia.
Non una 2018 da celebrare in blocco, dunque, ma nemmeno da archiviare con formule sbrigative. I vini assaggiati hanno mostrato energia, precisione e prospettiva: qualità che appartengono ai Barolo veri, e che il tempo, almeno per ora, non sembra aver indebolito.
Barolo 2018: open, taste, then speak
Report from the Barolata held on Wednesday, 22 April, at Magazzino.
The 2018 vintage for Barolo has been discussed many times. Rarely in openly positive terms; more often with caution, with a certain hesitation, almost as if there were some fear of contradicting those who had labelled it early on as a fragile, diluted, essentially negative vintage.
In my view, a certain strand of international criticism did not tell the truth about that vintage. Or at least, not the whole truth.
And in any case, vintages and words are not what we drink. We drink wines. Practice, empiricism, corkscrew and glass must come first. Open, taste, and only then speak.
Precisely because 2018 really was a climatically problematic vintage in the Langhe, the negative criticism did not come out of nowhere. But the automatic leap from “rainy and complicated vintage” to “watery Barolos with no ageing potential” has always seemed to me at least questionable; and above all premature, considering when that judgement was made.
The horizontal tasting held on Wednesday 22 made it possible to draw a distinction between the climatic data, which remain, and the actual performance of the wines, which must be verified in the glass. The sample tasted, in its entirety, not only retained identity and energy, but also raised forward-looking thoughts about how much good it may still have to offer in the future. Even a distant one.
An almost unexpected dimension for a classicist such as Guido Porro. This Gianetto, from the MGA of the same name in the commune of Serralunga d’Alba, with south-east exposure, fills the mouth with fruit despite its powerful frame. It is fragrant, luminous, almost philological in its aromatic profile: small red berries, a small bunch of dried herbs, chinotto.
None of those present had any doubt about its ageing potential. One of the most appreciated wines of the evening, thanks to this rare conjunction of firmness and delicacy.
A classic Barolo, born from a cru with a sandy component, mainly balsamic and fruit-driven, warm and medium-bodied, with good acidity and indulgent tannins. Probably the most ready of the group. In fact, ready.
Not the deepest wine in the line-up, but the most immediately open, and for that very reason capable of showing a more accessible and smiling side of the 2018 vintage.
The only Barolo produced by Massolino in the 2018 vintage, it benefits from the contribution of estate grapes that, in other years, would have gone into the various crus: Vigna Rionda, Parafada, Margheria and Parussi. In previous tastings it had always seemed good, but somewhat compressed; today, instead, it appears to have reached a stage of evolution in which it is rather relaxed, and I would even say resolved.
Very pale in colour; aromas of raspberry, mandarin, eucalyptus, fine spice — and one could go on. Delicate and, at the same time, penetrating, pervasive. A taut, precise palate, with well-wired acidity and high-quality tannins.
It may leave lovers of classic and traditional Barolo — among whom I count myself — somewhat unsettled, but it makes a long stride where complexity and finesse go hand in hand. The only modernist Barolo among six classical wines, in my view it acquits itself very well.
More dark fruit than citrus, more spices than roots and aromatic herbs, it moves confidently through to the finish, where a memory of black tea breaks through. Clearly executed by a skilled hand.
Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2018 — Rivetto
Half-jokingly, I called it a metaphysical wine, because of the potential it seems to suggest behind the veil of its measured elegance. Balance is its main quality: for some, it recalled Pinot Noir, with everything in its proper place. Notes of rose and red fruit, orange peel and bitter. An extremely precise wine.
The most generous and material wine of the line-up. Classical Barolo in its references, with a mainly fruit-driven profile, then liquorice, woodland, ferrous hints and a blood-like note that adds depth. The palate is warm, full, already highly expressive, with a more evident maturity than the other wines in the flight.
It is probably the wine that gives itself most readily today: less centred on future tension, more on presence and fullness in the moment. Here too, however, there is no sense of a fragile or diluted vintage; rather, this is a 2018 interpreted on the side of consistency and generosity.
The quintessence of Barolo from Verduno, but also of Barolo in a broader sense. Powerful, as radically dry in form as it is deeply savoury and vigorous. Rose, mulberry, incense, raspberry, bay leaf.
An essential wine: an idea of wine emerging from the Platonic cave of shadows.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Resoconto della serata “e quando ti ricapita di bere i vini di Gigondas a Pistoia”
mercoledì 14 gennaio al Magazzino Vino e Vino di Pistoia
a cura di Simone Molinaroli de L’Enonauta che ha stappato, versato e raccontato.
Serata riuscita: 14 persone, tutte sul pezzo, buona cultura e buon umore.
Batteria mediamente di buona qualità: vini estroversi e di corpo, ma con poche derive su surmaturazione e alcol eccessivo. Identità dell’AOC chiara: frutto scuro, garrigue/spezie, struttura, e – nei migliori – misura e definizione.
Gli 8 vini (ordine di servizio)
1) Domaine Brunely – Gigondas 2023 Impatto immediato, vino che entra “di spalla”: materia e presenza. Grenache con quota importante di Mourvèdre, quindi è normale che punti più su volume e presa che su trasparenza.
2) Famille Perrin – La Gille 2023 Il vino “strano” in senso buono: sottile, chiaro, quasi metafisico rispetto agli altri. La linea tende a cercare finezza e scorrevolezza (suoli più leggeri/sabbiosi dichiarati per la cuvée).
3) Domaine Brusset – Le Grand Montmirail 2023 Sostanza, ma senza essere torbido: già qui si vede più definizione che semplice muscolo. Spunto: blend spesso con piccola quota di Cinsault e uso misurato del legno (demi-muids), quindi più “impianto” che trucco.
4) Domaine Les Pallières (Fam. Brunier) – Terrasse du Diable 2022 Un fuoriclasse: tutto al posto giusto (energia, dettaglio, ritmo). Grenache molto dominante con aggiunte minime (talvolta anche bianche in traccia): può spiegare quel mix di ampiezza + tenuta verticale.
5) Maison Arnoux & Fils – Le Vieux Clocher 2022 Florido e generoso, ma forse quel quid di Mourvèdre in meno lo rende più dinamico e meno impegnativo.
6) Domaine Santa Duc – Aux Lieux-Dits 2021 Il mio preferito, e non solo il mio: finezza, alcol misurato, definizione. “Sottrattivo” nel senso giusto: non toglie sostanza, toglie rumore. Cuvée da più lieux-dits e scelte di affinamento spesso orientate a precisione (botti grandi / anfore in alcune annate).
7) Romain Duvernay – Prestige Arabesque 2021 Unico vero punto interrogativo: monumentale alcolicità percepita, che prende spazio e sposta l’asse dal territorio al “peso”.
8) E. Guigal – Gigondas 2021 Finale “da adulto”: saldo, preciso, magari non il più profumato, ma molto saporito. Stile spesso da macerazioni/affinamenti lunghi in legni grandi → meno immediatezza aromatica, più tenuta e definizione.
Se devo riassumere la serata in una riga: Gigondas è potenza con un confine, e quando quel confine è rispettato (Pallières, Santa Duc, e in parte Perrin/Guigal) il vino non è “solo grosso”: è identitario.
Il tutto è successo grazie agli amici di Happy Wine e al Magazzino Vino e Vino in via Antonelli 19 di Pistoia. Dove tutte le settimane troverete degustazioni tematiche e buona compagnia e dove l’Enonauta vi consiglia caldamente di andare.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Tornare a Montespertoli per noi di Enonauta è sempre un piacere particolare, quasi un ritorno a casa. C’è un’energia diversa qui, palpabile, che si respira non appena si scendono le colline che guardano verso la Val di Pesa e la Val d’Elsa. È l’energia di una giovane generazione di viticoltori che, riunita in un’Associazione nata solo nel 2022, sta portando avanti un’evoluzione del territorio incredibilmente seria, profonda e per nulla di facciata.
L’occasione per questo nuovo viaggio è stata cruciale: la presentazione ufficiale della prima mappa dei vigneti di Enogea, avvenuta lunedì primo dicembre presso il MuTer – Museo del Territorio. Non si tratta solo di cartografia, ma di una fotografia nitida che mancava per mettere a fuoco la complessità di questo comune.
Montespertoli: la sottozona più vitata del Chianti e il lavoro dell’Associazione
A svelare il lavoro è stato Alessandro Masnaghetti, il “cartografo del vino” per eccellenza , che ha delineato un quadro dove Montespertoli emerge non solo come la sottozona più densamente vitata del Chianti DOCG, ma come un gigante che, con i suoi 2215 ettari, supera per superficie vitata complessiva i comuni del Chianti Classico. Un lavoro certosino che, incrociando il Catasto Ferdinandeo Leopoldino con la geologia locale, ha portato all’individuazione di ben 18 diverse Unità Geografiche. Come ha sottolineato il presidente dell’Associazione Giulio Tinacci, questo è un tassello fondamentale per passare dalla semplice produzione alla consapevolezza dell’identità territoriale.
Dalla teoria al bicchiere: la degustazione Stappa Montespertoli 2025
Ma dopo la teoria, la pratica. E a Montespertoli la pratica è sempre conviviale, schietta, autentica. La degustazione che ha seguito la presentazione, accompagnata da un piccolo ma eccellente buffet di prodotti a km 0, ha confermato tutte le ragioni del nostro amore per questa enclave toscana in cui i vini hanno smesso di inseguire modelli esterni per abbracciare una “sincerità” disarmante. Non sono vini banali, tutt’altro. Sono vini freschi, di grande beva, dove si nota un uso diffuso e sapiente delle uve bianche anche nella vinificazione dei rossi – pratica antica che qui non perde di attualità – e una grande libertà mentale nell’uscire dai disciplinari quando questi stanno troppo stretti alla creatività.
Non solo vino, però. Il pranzo è stato l’occasione per scoprire anche il secondo cuore pulsante del territorio: l’olio extravergine di oliva, con un progetto di brandizzazione collettiva innovativo e identitario. L’idea è forte: unire diverse realtà sotto un’unica veste grafica. Non si tratta di un unico olio: ogni azienda produce i propri “cru” di extravergine, mantenendo le proprie caratteristiche uniche, ma tutti escono con la stessa etichetta “Diciannove”, differenziata soltanto dal nome del produttore in calce. È un modo intelligente per fare sistema garantendo e segnalando al contempo standard altissimi.
Tornando ai calici, girando tra i banchi d’assaggio delle 13 aziende associate, il taccuino si è riempito velocemente di appunti felici.
Produttori e vini in assaggio
Interessantissimo il lavoro della Fattoria di Bonsalto che con il loro Primomarzo rilancia con coraggio l’uva autoctona Boggione, regalandoci un sorso che sa di storia ma con una pulizia moderna. Da Tenuta Barbadoro abbiamo assaggiato il futuro: dopo anni di esperimenti, è infatti arrivato in degustazione – direttamente dalla vasca – uno Chardonnay ancora senza nome; manca l’etichetta, ma c’è già tutto il resto: materia, tensione e la promessa di un bianco di personalità. Impossibile non godere con i calici de La Lupinella e di Montalbino, che portano in assaggio bottiglie decisamente “divertenti” nell’accezione più nobile del termine: gastronomici, versatili, perfetti compagni di un pasto intero ma capaci di prolungarsi fino alla merenda pomeridiana tra pane e salame. Beva pericolosa, nel senso migliore possibile, ovvero inarrestabile. Trova spazio anche il metodo classico con la Fattoria La Leccia, che con il suo Rubedo dimostra come il Sangiovese sappia farsi bollicina certamente di carattere ma anche di finezze aromatiche. E per chiudere in dolcezza, l’opulento occhio di pernice della Fattoria La Gigliola non ci ha fatto rimpiangere troppo il sempre lodevole vin santo delle Fattorie Parri, stavolta assenti ai banchi di assaggio, che riteniamo un po’ l’emblema dei vini dolci del territorio.
Montespertoli si conferma dunque un laboratorio a cielo aperto dove geologia complessa e mano umana stanno trovando una sintesi felice. La mappa di Masnaghetti ha tracciato i confini e il profilo fisico del Comune, le etichette del consorzio e il progetto “Diciannove” quelli della cooperazione, ma sono sempre i vignaioli a riempire il tutto di contenuti emozionanti con la loro calorosa predisposizione all’accoglienza e alla familiarità, che impronta fin nei bicchieri il carattere dei loro stessi prodotti.
Stappa Montespertoli 2025: Enogea traccia i confini, i vignaioli ci mettono l’anima
Vivo e lavoro con i libri e tra i libri ma sotto sotto penso in ogni istante a cosa si potrebbe mangiare e bere di buono alla prima occasione. Di ciò che mi fa star bene amo parlare con entusiasmo agli amici. Adesso anche qui.
Venerdì 28 novembre – Magazzino 19 – Pistoia. A cura di enonauta.it e happywine.it
Se è vero che il vigneto italiano è tra i più vari al mondo per numero di varietà autoctone, rare, riscoperte, antiche, semiabbandonate, quasi estinte, allora il Mercato dei Vini Fivi è, tra le manifestazioni dedicate al vino italiano, la testimonianza più nitida e concreta di questa ricchezza.
Tra le proposte dei banchi, accanto alle varietà più famose e affermate, abbondano quelle meno note, con un pubblico per lo più locale e una lunga storia di abbinamenti felici con la cucina popolare, ma che raramente arrivano fuori regione. È proprio lì, in quelle etichette che non abbiamo mai incrociato, che il vigneto italiano svela la sua parte meno raccontata. Qualche approfondimento qui.
Una serata alla cieca per raccontare il Mercato Fivi 2026
Al Mercato Fivi 2026 io e Riccardo Viganò ci siamo dati un proposito semplice: non bere per affezione o per abitudine, e fermarci solo dove non ci eravamo mai seduti prima. Ne siamo tornati con un bel numero di vini mai incontrati, quelli con cui abbiamo deciso di costruire una serata che ci è sembrata il modo più fedele di raccontare l’essenza del Mercato dei Vini Fivi: più che l’ennesimo resoconto sulle bevute, sull’afflusso di pubblico e sull’inevitabile prezzo esoso dei panini dei food truck.
Sul tavolo, rigorosamente alla cieca, c’erano otto vini. Più un nono, un Sangiovese del Casale di Certaldo aperto prima di cominciare, mentre si preparavano la sala e i bicchieri. Niente etichette, solo numeri, colori nel bicchiere, profumi e qualche supposizione detta a mezza voce.
La prima coppia di bianchi divide subito i presenti. Da una parte il Derthona di Canevaro, Timorasso non macerato, tecnico, classico nello stile: un promemoria liquido del fatto che questo vitigno non è soltanto “macerazione estrema”. Dall’altra l’Anisos di Eugenio Rosi, macerato di grande eleganza e sapidità, che lavora più sui piani della profondità e della tessitura che su quelli della “pulizia” scolastica. La scelta di accostarli non era casuale: era un modo per mettere in scena, fin dall’inizio, due strade possibili dell’interpretazione contemporanea di un bianco italiano.
La seconda coppia, Groppello di Revò e Le Rêve di Betemps, crea un disorientamento ancora più netto. Qui manca quasi del tutto un repertorio condiviso a cui appoggiarsi: non ci sono ricordi di annate precedenti, non ci sono tipologie “sicure” in cui incasellare i calici. Si brancola un po’ nel buio, ed è forse il punto più interessante della serata. Invito tutti a fidarsi delle proprie sensazioni, a non cercare per forza una categoria rassicurante… e poi sbaglio io per primo, scambiando il Groppello per un Dolcetto. È anche in questi inciampi che si misura quanto poco, a volte, conosciamo davvero il vigneto che diciamo di conoscere.
Con la terza coppia, Nebbiolo e Grignolino, rientriamo in un territorio più familiare. L’Albugnano “Parlapà” e il Grignolino d’Asti di Cascina Rey ci riportano alla sicurezza di ciò che riconosciamo: profilo elegante, rigore, freschezza ben disegnata. Il Grignolino aggiunge quel pizzico di severità tannica che mette d’accordo quasi tutti sul fatto che, sì, qui siamo tornati “a casa”, in una grammatica che il palato si ricorda bene.
Chiudono la fila il Cabernet Franc di Ivaldo Orzan e l’Ovada di Cantina Bisceto, che ci portano dentro il grande mare del vino popolare, nel senso più nobile del termine. Sono vini che parlano la lingua del quotidiano: quella della tavola apparecchiata, dei bicchieri che si riempiono senza troppi complimenti, della bevibilità che non rinuncia a dire qualcosa ma non pretende di farlo con voce impostata. Dopo i cortocircuiti, i dubbi, le ipotesi azzardate delle coppie precedenti, è come atterrare in un’osteria amica.
Di ognuno di questi vini restano, in appendice, appunti più ordinati: non per fare una graduatoria, ma per fissare qualche dettaglio in più su questi otto (più uno) possibili ambasciatori del Mercato Fivi.
Appendice – Otto vini per raccontare il Mercato Fivi 2026 (senza podio)
Non si tratta di una classifica ma di un taccuino di assaggi: brevi appunti per dire perché questi vini, quella sera, ci sono sembrati giusti per raccontare il Mercato Fivi. Sono otto, ma avrebbero potuto essere molti altri: la scelta non è stata quella di un vincitore, ma di qualche buon ambasciatore possibile di ciò che si può incontrare al Mercato dei Vini Fivi e di come questo si racconta nel bicchiere.
Fuori dalla cieca, ma non dalla fotografia del territorio, resta anche un Sangiovese dell’Azienda il Casale di Certaldo (FI), aperto per accompagnare i preparativi della serata: vino e azienda emblematici di cosa significhi rappresentare il proprio territorio.
Derthona “Cà degli Olmi” 2021 – Canevaro Timorasso non macerato, in stile molto classico, per ricordare che il Timorasso non è solo “macerazione estrema”. Apprezzato da tutti i presenti.
Anisos 2022 – Eugenio Rosi Unica vecchia conoscenza che ho portato in degustazione per farla assaggiare agli amici e condividere il mio entusiasmo. Pinot Bianco e Nosiola con macerazione: eleganza ed espressività spinte al massimo grado.
Groppello di Revò Selezione 2023 – Az. Agr. El Zeremia Groppello, vitigno della Val di Non che il produttore propone con convinzione insieme al Maor. Io, personalmente, l’ho scambiato per un Dolcetto: vino di carattere.
Ovada 2022 – Cantina Bisceto Giovane cantina di Carpeneto (AL) che propone un’interpretazione vigorosa e identitaria del classico vitigno quotidiano del Piemonte.
Grignolino d’Asti 2023 – Cascina Rey Mentre assaggiavo i vini di Cascina Rey per la prima volta ho pensato: “e perché non li ho mai assaggiati prima?”. Grignolino e Barbera di sicuro passo, in versione base e superiore.
Albugnano 2021 “Parlapà” – Mario Mosso In questo caso il vitigno è forse il più rinomato tra quelli del vigneto italiano, ma la denominazione è tra le meno note: circa 40 ettari alla fine della provincia di Asti in direzione Torino. Rapporto qualità-prezzo molto interessante.
Cabernet Franc 2023 – Ivaldo Orzan Da Capriva del Friuli, per rivendicare la sua identità friulana: un vino verticale, profumato e autentico, che parla la lingua della terra sassosa da cui proviene.
Le Rêve 2023 – Betemps Fumin e Gameret in parti uguali, affinato in barrique: il risultato è un rosso fresco, schietto, montano, che mette in campo anche un po’ di “ciccia”.
Una nota sui prezzi (con un sorriso amaro) – Mercato fivi 2026
E, per dovere di cronaca (e un filo di ironia), se proprio un vincitore lo vogliamo indicare è il capitolo “prezzi”: lui sì che continua a crescere con costanza, tra ingressi, panini e bottiglie. Per fortuna, almeno nel bicchiere, la qualità sembra ancora tenere il passo.
Il Mercato dei Vini Fivi e il vigneto italiano Venerdì 28 novembre – Magazzino 19 – Pistoia. A cura di enonauta.it e happywine.it
mareMMMa 2025: la Maremma del vino tra cliché e rinnovamento
Dal luogo comune dei “vinoni” estrattivi a una nuova misura di espressività, riconoscibilità e bevibilità: la Maremma (da Gavorrano a Castel del Piano, fino a Magliano e alla costa di Orbetello) mostra segnali chiari di cambio di passo.
Maremma: quadro d’insieme – mareMMMa 2025
La Maremma del Vino con 4 M ci racconta il suo presente alla Certosa di Firenze. La Maremma è molto grande a dire il vero ed è difficile coglierne un tratto unificante che identifichi i suoi vini. Da Gavorrano a Castel del Piano, sfiorando la Val d’Orcia e poi a sud verso il territorio del Morellino di Scansano al confine con la Tuscia fino a Magliano, Orbetello sulla costa e poi di nuovo verso nord. Un bel giro.
Davvero difficile trovare qualcosa che unifichi la produzione enoica se non quel nome, Maremma, che è un certo lasciapassare comunicativo legato ai soggiorni per turisti stranieri con le suggestioni di tipico toscano e pittoresco vivente.
Nota sul nome
“mareMMMa” gioca con quattro M: la M iniziale di Maremma + le tre M centrali che richiamano i tre Consorzi coinvolti (Maremma Toscana DOC, Morellino di Scansano DOCG, Montecucco DOC/DOCG). La tripla M in mezzo segnala la regia condivisa; la M iniziale completa il gioco grafico/sonoro.
Gli assaggi – mareMMMa 2025
Negli anni si è consolidata una percezione che vede la Maremma come una fucina di “vinoni”, estrattivi, legnosi, dove a fare da padrone è la mano dell’enologo e a guidare sono le scelte di marketing legate ai “grandi investimenti” e non è per caso che si è consolidata questa percezione. Questa categoria è vastamente rappresentata. Talvolta in modo davvero didascalico ed esagerato.
Ma in questa Maremmma dalle 4 M si scorgono anche segnali nuovi, o forse sarebbe meglio dire di rinnovamento con un ritorno all’antico. O forse semplicemente a un vino declinato seguendo nuove indicazioni di gusto, nuovi paradigmi di giudizio che tengono in considerazione istanze di gusto più orientate all’espressività, alla riconoscibilità, alla bevibilità, alla salubrità (il termine è usato in senso paradossale dal momento che sempre di un fermentato alcolico si parla) così come di richieste di maggiore sostenibilità ambientale.
E in questo lunedì 3 novembre abbiamo incontrato un buon numero di aziende con proposte di ottima qualità e che risultano rimarchevoli se valutate dal punto di vista appena esposto.
Perché Montecucco convince nel 2025
Altitudini & ventilazione: tra Amiata e Maremma, escursioni termiche che preservano fragranza e nervo acido.
Misura dei legni: uso più sobrio rispetto al passato; frutto e territorio passano davanti alla “cantina”.
Tannini scolpiti, beva verticale: struttura sì, ma senza peso — freschezza, salinità, energia.
Appunti critici
Qualità media buona, con punte molto convincenti. Resta una quota non trascurabile di legni invadenti (tostature marcate, vaniglia in primo piano) che appiattiscono i profili. Il messaggio migliore arriva dai vini che scelgono sottrazione, riconoscibilità e ritmo di beva.
Grandi elogi al Montecucco base. In generale, troppo legno.
Martino Baldi
Informazioni evento
mareMMMa – La Natura del Vino · Certosa di Firenze · lunedì 3 novembre 2025 Sito del Consorzio: consorziovinimaremma.it Scheda evento 2025: link
Tra queste certamente Roccapesta col suo Morellino di Scansano 2023 che mette in ombra anche i suoi “superiori”.
Poggio Trevvalle di Campagnatico con un buon Vermentino 2024 (Croce di Poggioferro) e un tris di rossi che si fanno ricordare.
La denominazione tra le presenti che a mio avviso fa più centri è Montecucco.
Amiata di Castel del Piano porta in degustazione tre vini che spiccano per personalità ed espressività.
Sempre a Castel del Piano c’è Peteglia che conferma la tendenza del territorio a esprimere Sangiovese molto balsamico e definito.
Da Cinigiano vengono invece Le Pianore, Campi Nuovi e Prato al Pozzo che meriterebbero un discorso più approfondito per quanto di originale e ben realizzato hanno proposto in questa occasione
Da Seggiano Le Maciarine che porta un Montecucco 2023 (base) che lascia il segno.
I Gemelli del Gol di CinigianomareMMMa 2025Campi Nuovi – Cinigiano
mareMMMa 2025 – Monday, 3 November | Florence
Maremma del Vino, with its four Ms, tells its present at the Certosa of Florence. Maremma is in truth very large, and it’s hard to pin down a single unifying trait that identifies its wines. From Gavorrano to Castel del Piano, skirting the Val d’Orcia and then south into the Morellino di Scansano area on the Tuscia border, down to Magliano, Orbetello on the coast, and back up north again. Quite a circuit.
It’s really difficult to find anything that unifies wine production here beyond the name itself—“Maremma”—a kind of communicative pass tied to foreign tourism, with all the suggestions of what’s considered typically Tuscan, a living picturesque.
Over the years, a perception has taken hold of Maremma as a hotbed of “big wines”: highly extracted, oak-laden, where the winemaker’s hand rules and choices are led by marketing tied to “big investments.” And it’s no accident that this perception settled in. This category is widely represented—sometimes in frankly textbook, even exaggerated form.
But in this four-M “mareMMMa” you can also glimpse new signals—or better, a renewal that feels like a return to the old. Or perhaps simply wines shaped by new taste cues and judging paradigms: greater expressiveness, recognizability, drinkability, and “healthfulness” (the term is used paradoxically, since we’re talking about an alcoholic ferment) along with demands for greater environmental sustainability.
And on this Monday, 3 November, we met a good number of estates with high-quality offerings that stand out when viewed through that lens.
Among them, certainly Roccapesta with its Morellino di Scansano 2023, which outshines even its “Superiore” labels. Poggio Trevvalle of Campagnatico with a fine Vermentino 2024 (Croce di Poggioferro) and a trio of memorable reds. The denomination that, among those present, hits the mark most often in my view is Montecucco. Amiata of Castel del Piano poured three wines that stand out for personality and expressiveness. Also in Castel del Piano, Peteglia confirms the area’s tendency to produce very balsamic, well-defined Sangiovese. From Cinigiano came Le Pianore, Campi Nuovi and Prato al Pozzo, which would warrant a deeper discussion given how original and well realized their proposals were on this occasion. From Seggiano, Le Maciarine brought a Montecucco 2023 (entry label) that makes its mark.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Eventi Vino 2026 – Calendario degli Eventi del Vino in Italia ovvero Dove andranno nel 2026 gli Enomaniaci?
Eventi Vino 2026? La scelta non manca ed ecco qui un calendario degli eventi del vino con una selezione delle migliori occasioni italiane. Benvenuti nella nostra guida semicompleta agli eventi del vino in Italia, dove potrete scoprire le più prestigiose manifestazioni enogastronomiche del Bel Paese. Dalle degustazioni alle fiere del settore, vi condurremo alla scoperta delle tradizioni vinicole italiane, offrendovi un’esperienza unica nel mondo del vino. Scoprite con noi i luoghi e le date dei principali eventi, e lasciatevi guidare alla ricerca dei migliori vini e delle eccellenze enogastronomiche italiane. Benvenuti nel meraviglioso mondo del vino italiano!
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Eventi Vino 2025 – Calendario degli Eventi del Vino in Italia ovvero Dove andranno nel 2025 gli Enomaniaci?
Eventi Vino 2025? La scelta non manca ed ecco qui un calendario degli eventi del vino con una selezione delle migliori occasioni italiane. Benvenuti nella nostra guida semicompleta agli eventi del vino in Italia, dove potrete scoprire le più prestigiose manifestazioni enogastronomiche del Bel Paese. Dalle degustazioni alle fiere del settore, vi condurremo alla scoperta delle tradizioni vinicole italiane, offrendovi un’esperienza unica nel mondo del vino. Scoprite con noi i luoghi e le date dei principali eventi, e lasciatevi guidare alla ricerca dei migliori vini e delle eccellenze enogastronomiche italiane. Benvenuti nel meraviglioso mondo del vino italiano!
quasi 500 cantine dalle Langhe, Roero e dal resto del Piemonte, pronte a presentare in anteprima le nuove annate delle DOCG e DOC. Per tutta la durata dell’evento vi sarà una sala degustazione dedicata alla stampa con le ultime annate rilasciate in commercio di tutte le DOCG e DOC del Piemonte.
LA TUSCIA DEL VINO
27 gennaio a Caprarola (VT) presso le Scuderie di Palazzo Farnese
Giovedi 20 febbraio al Palazzo degli Affari di Firenze si potranno degustare le nuove annate di: Maremma Toscana, Montecucco e Montecucco Sangiovese, Cortona, Chianti Rufina, Terre di Casole, Suvereto, Val di Cornia e Rosso della Val di Cornia, Carmignano, Barco Reale di Carmignano e Vin Santo di Carmignano e IGT Toscana.
Il Salone del Vino di Torino è un progetto teso alla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo del Piemonte, che vuole portare nel capoluogo cantine storiche, giovani vignaioli, consorzi e associazioni di tutela.
Tornano in degustazione a Milano i vini delle Cantine più premiate dalla critica al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci Via Olona 6 bis 20123 Milano
Lunedì 10 marzo 2025, dalle 9:30 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 17), a La Centrale di Nuvola Lavazza in via Ancona 11/ A a Torino, si svolgerà la settima edizione de La Prima dell’Alta Langa
SoloVino torna a Santo Stefano Roero (CN) il 15 marzo 2025 e riunirà circa 30 produttori dall’Italia e dalla Francia, per celebrare la passione per il vino e il profondo legame con il territorio.
22 marzo a Frascati, organizzato da Fisar Roma per valorizzare e promuovere il vino del territorio a partire dal suo prodotto per antonomasia, il Frascati.
Albenga (SV), Ex Chiesa di San Lorenzo, Piazza Rossi – 23 e 24 marzo 2025 Le Prime di Vite In Riviera. Venti cantine del Ponente Ligure presentano le nuove annate (info su www.viteinriviera.it)
Teranum
Al DoubleTree by Hilton di Trieste il 29 marzo. Una giornata dedicata ai rossi del Carso.
Il 31 marzo 2025, presso l’NH Hotel Collection Piazza Carlina di Torino, si terrà l’Anteprima del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, un evento dedicato alla scoperta della nuova annata di un vino che racchiude il fascino e la complessità di un vitigno raro e prezioso.
Calendario Eventi del Vino – aprile 2025 – Festival Vino
5 e 6 aprile per l’evento organizzato da Alois Lageder presso villaggio vinicolo di Magrè, in Alto Adige.
“SUMMA è un evento all’insegna della spensieratezza e della curiosità, dove stress e noia non sono di casa, né per i visitatori né per i produttori di vino. Uno scambio reciproco in un ambiente accogliente dal sapore storico. Allargare i propri orizzonti. Lasciarsi ispirare. Celebrare insieme…”
degustazione itinerante per rivivere la storia dei vini Classici della Valpolicella: il Valpolicella, il Superiore, il Ripasso, il Recioto e l’Amarone.
3 E 4 maggio presso L’Az. Agricola La Runa di Erba (CO)
“Il Circolo Arci Terra e Libertà è lieto di invitarvi alla tredicesima edizione del Lario Critical Wine – LA FESTA DI CHI RESISTE – un evento enogastronomico per un consumo critico. LCW25 saranno due giornate per promuovere un modo diverso di consumare e produrre attento alla qualità, alla t/Terra, alle persone…”
Sabato 10 maggio 2025 in tutta Italia sarà il Sabato del Vignaiolo, la giornata pensata dalla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti per raccontare al pubblico e agli appassionati le realtà territoriali dei soci FIVI.
Le Delegazioni Locali incontrano i consumatori in tanti appuntamenti diffusi su tutto il territorio italiano, organizzati in luoghi speciali.
La seconda edizione di VINALTUM si svolgerà anche quest’anno nella splendida location di Schloss Freudenstein ad Appiano sulla Strada del Vino, il 25 e 26 maggio 2025
Sabato 7 giugno 2025 a Rodello va in scena la terza edizione del “Dolcetto Summer Fest”, una festa con musica e gustosi abbinamenti enogastronomici per celebrare il Dolcetto in tutte le sue denominazioni.
“…Calici di Stelle è l’esperienza estiva imperdibile che celebra il connubio tra il fascino dell’universo e la passione per il vino, trasformando le location più suggestive d’Italia in palcoscenici sotto le stelle. Dal 25 luglio fino al 24 agosto, questo evento diffuso invita enoappassionati e curiosi a scoprire le meraviglie del territorio attraverso degustazioni di vini pregiati, incontri con i produttori, passeggiate al chiaro di luna tra i vigneti, e momenti di osservazione astronomica che arricchiscono le serate di magia.
Per questa edizione 2025, che si tiene dal 25 luglio al 24 agosto, il Movimento Turismo del Vino ha pensato ad un tema speciale che accompagnerà gli enoturisti durante le serate alla scoperta dei sapori della penisola: Calici di Stelle 2025: Pizza e Vino...”
evento targato Movimento Turismo del Vino che da marzo a ottobre apre le porte delle cantine socie di tutta Italia alla scoperta dei luoghi del vino più suggestivi.
Dal 19 al 21 settembre 2025 l’evento dedicato al vino in abbinamento al cibo, all’arte e alla musica organizzato dal Consorzio Tutela Vini Montefalco e La Strada del Sagrantino.
DAL 26 AL 28 SETTEMBRE nello splendido borgo di Montefioralle.
Montefioralle Divino è il wine festival organizzato e promosso dall’Associazione Viticoltori di Montefioralle nel comune di Greve in Chianti. Il festival prevede la degustazione del Chianti Classico (Annata, Riserva e Gran Selezione) dei vari produttori ai vari stand di degustazione. Sarà possibile acquistare i prodotti in vendita diretta.
“Ad uno dei vitigni più famosi al mondo, il PINOT NOIR è dedicato questo Festival del gusto e dell’olfatto che si svolge nella capitale storica dell’Oltrepò Pavese: V O G H E R A”
4, 5 e 6 OTTOBRE 2025 Palazzo Crova – Nizza Monferrato
Tre giorni per scoprire tutte le sfumature del Nizza DOCG. Un appuntamento atteso, tra grandi degustazioni, cultura del vino e nuove collaborazioni d’eccellenza.
25/26 Ottobre PRESSO il Golf Club Poggio Dei Medici nel comune di Scarperia e San Piero con navetta gratuita dalle stazioni di Borgo San Lorenzo e San Piero a Sieve
Il mercato dei Vini dei Vignaioli indipendenti 2025
I Vignaioli e le Vignaiole indipendenti protagonisti dal 15 al 17 Novembre 2025 a BolognaFiere. Assaggia e compra i loro vini, ascolta le loro storie, conosci da vicino il lavoro dei Vignaioli Indipendenti.
Mostra-Mercato pensata per far scoprire i terroir e i suoi protagonisti. Un percorso comodo e funzionale mette al centro l’esperienza del Visitatore. Come da tradizione, è possibile acquistarei vini degustati grazie a un format nato proprio a Piacenza.
Un Evento a Misura d’Uomo dove è facile arrivare e raggiungere il parcheggio gratuito con il carrello pieno di acquisti.
Quiliano (SV) – Palazzetto dello Sport – 23 novembre 2025Granaccia e Rossi di Liguria. Panoramica della produzione di vini rossi e rosati da tutta la Liguria con oltre 60 cantine presenti (info su www.viteinriviera.it
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Resoconto del terzo appuntamento con i vitigni Autoctoni Italiani
Magazzino 19, Pistoia
10 settembre 2025 – in collaborazione con happywine.it
Una serata intensa e conviviale, animata da curiosità e voglia di confronto. Abbiamo stappato bottiglie, condiviso sensazioni e lavorato insieme per mettere in discussione qualche pregiudizio.
La protagonista è stata la Schiava e le sue diverse espressioni territoriali. Fin dal primo assaggio si è imposta l’elevata qualità dei campioni presentati: nessuna sbavatura, nessun difetto, a testimonianza – se mai ce ne fosse bisogno – della vocazione autentica di territori come Santa Maddalena e Lago di Caldaro alla coltivazione di questo vitigno. Una tipologia che troppo spesso viene liquidata come “vino semplice da tavola”, ma che sa invece regalare episodi sorprendenti, come la serata ha confermato con chiarezza.
La selezione delle etichette ha privilegiato aziende medio-piccole, spesso con vini provenienti da singoli appezzamenti, per dare spazio all’espressione autentica e alla fedeltà territoriale.
Il percorso di degustazione ha seguito una progressione di finezza: si è aperto con la solida, sapida e vigorosa immediatezza dei due St. Magdalener, per passare poi a un’espressione più definita ed equilibrata, fino a chiudere con il Peterleiten e l’Upupa Rot – il primo completo, preciso e gustoso, il secondo raffinato, quasi metafisico.
Vini degustati:
1. St. Magdalener 2023 – Larcherhof
2. St. Magdalener 2023 – Thurnhof
3. Kalterersee Plantaditsch 2023 – Klosterhof
4. Edelvernatsch “Vigna Haselhof” 2023 – Josef Brigl
5. Kalterersee Classico “Peterleiten” 2021 – Peter Sölva
6. Upupa Rot 2023 – Weingut Abraham
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Report on the third evening of Autoctoni Italiani – Magazzino 19, Pistoia 10 September 2025 – in collaboration with happywine.it
An engaging and convivial evening, driven by curiosity and the pleasure of sharing. Bottles were opened, impressions exchanged, and prejudices gently dismantled through collective participation.
The spotlight was on wines from Alto Adige, with a focus on Schiava and its diverse territorial expressions. From the very first sip, the high quality of the selected wines was clear: no flaws, no missteps—simply a confirmation, if ever needed, of the genuine vocation of areas such as Santa Maddalena and Lago di Caldaro for cultivating this grape variety. Too often dismissed as a simple table wine, Schiava revealed instead its surprising nuances, as this tasting so vividly demonstrated.
The choice of labels reflected a desire to highlight small and medium-sized estates, often working with single-vineyard plots, in order to emphasize authenticity and territorial expression.
The tasting unfolded as a journey of finesse: beginning with the solid, sapid, vigorous simplicity of the two opening St. Magdalener wines, moving towards a more defined and balanced expression, and culminating with Peterleiten and Upupa Rot—the former complete, precise, and flavorful; the latter refined, almost metaphysical.
Wines tasted:
1. St. Magdalener 2023 – Larcherhof
2. St. Magdalener 2023 – Thurnhof
3. Kalterersee Plantaditsch 2023 – Klosterhof
4. Edelvernatsch “Vigna Haselhof” 2023 – Josef Brigl
5. Kalterersee Classico “Peterleiten” 2021 – Peter Sölva