Bottiglie, Degustazioni

Chambolle-Musigny “Les Charmes” Premier Cru 1991 – Domaine Amiot-Servelle

Chambolle-Musigny “Les Charmes” Premier Cru 1991 – Domaine Amiot-Servelle

Non posso che scrivere un elogio al tempo che scorre ed alla pazienza di aspettarlo. Ma anche alla necessaria fortuna, all’occasione ed alla scommessa. Ho acquistato questo Les Charmes 1991 ad un asta di vini online, ambiente al quale ammetto di essere ben poco avvezzo e tanto meno appassionato. Confesso anche di essermi appoggiato ad Armando Castagno ed alla sua “bibbia” sulla Borgogna (più corretto dire sulle sue vigne) dove parla del Climat “Les Charmes” come uno dei luoghi che hanno contribuito maggiormente alla costruzione del mito di Chambolle come massima espressione di finezza e complessità. Sempre Castagno lo definisce un Premier Cru che nelle migliori annate rivaleggia, senza timore reverenziale, nei confronti di molti blasonati Gran Cru della Côte d’Or, capace di invecchiare 20 anni e più senza scomporsi. L’annata 1991 si configura come ottima e molto equilibrata, messa forse in ombra dalla monumentale 1990, considerata tra le migliori annate del secolo in Borgogna. Il Domaine Amiot-Servelle, attivo da circa un secolo, si è convertito nel 2003 alle pratiche biologiche certificate in vigna e persegue un approccio poco interventista in cantina (lieviti autoctoni, filtrazioni minime o del tutto assenti, piccole dosi di solforosa all’imbottigliamento). Dopo un’estate di riposo in cantina ho deciso di aprirla senza particolari motivi, per una cena piuttosto semplice, e nella speranza che il vino stesso fosse l’occasione ed il pretesto per un viatico speciale. Dopo tre-quattro ore dall’apertura, il vino si è prentato in un bella veste rosso rubino con riflessi granato, ancora vivo e luminoso. Al naso contratto e reticente, piccoli frutti rossi sottospirito, cuoio, leggero accento boisé. Al palato invece appariva un vino scarno, privato per sottrazione nel tempo di tutti gli elementi vitali e costituenti. Lasciando invece spazio ad una acidità netta, tagliente ed invasiva, non certo segno di gioventù. Deluso, disilluso, e forse aiutato da un pizzico di lungimiranza inconscia, ho deciso di archiviare la bottiglia come interlocutoria, ed ho aperto un altro vino per la serata, cercando di andare sul sicuro. Il giorno seguente, a pranzo, si è palesata ed incarnata nel calice la mitica “magia della Borgogna”. Il vino aperto 16 ore prima era completamente trasformato, rivoluzionato, risorto. Dalla sua possibile e prematuramente “morte” dichiarata, questo Chambolle-Musigny si palesava come il miglior Borgogna mai assaggiato fino ad oggi. Al naso una complessità estrema, stratificata ed intersecata al millimetro, in un gioco di sentori di sottobosco (tra cui netto il tartufo bianco, i funghi freschi, l’humus), piccoli frutti rossi maturi, spezie, goudron, torrefazione. Al palato il velluto di Chambolle si è manifestato in tutta la sua eleganza. Impatto morbido e suadente, tannini sferici di rara eleganza, sorso coerente, fluido, delicato ma non esile, ben sorretto ancora da una certa freschezza, che con garbo ed equilibrio guidava la dinamica del sorso verso un finale minerale e sapido molto lungo e gratificante. Un vino emozionante, di rara eleganza, che mi ha regalato un esempio archetipico di cosa possa esprimere un grandissimo Pinot Noir nella Côte de Nuits, dopo 30 anni. Ma come dicevo in apertura questo è anche un elogio alla lentezza, alla pazienza di saper aspettare e rispettare i tempi dell’altro. Al tempo che scorre inesorabile e in alcuni casi, come per questo magnifico vino, con una fiducia incrollabile.

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Carte des vins de Chambolle-Musigny et De Morey-St-Denis

Chambolle-Musigny “Les Charmes” Premier Cru 1991 – Domaine Amiot-Servelle

I can only write praise for the passing of time and the patience to wait for it. But also to the necessary luck, the opportunity and the bet. I purchased this Les Charmes 1991 at an online wine auction, an environment to which I admit I am very unaccustomed and much less passionate. I also confess that I relied on Armando Castagno and his “bible” on Burgundy (more correct to say on its vineyards) where he speaks of the Climat “Les Charmes” as one of the places that contributed most to the construction of the myth of Chambolle as the maximum expression of finesse and complexity. Castagno always defines it as a Premier Cru which in the best years rivals, without awe, the many renowned Grand Crus of the Côte d’Or, capable of aging for 20 years or more without getting upset. The 1991 vintage is excellent and very balanced, perhaps overshadowed by the monumental 1990, considered among the best vintages of the century in Burgundy. Domaine Amiot-Servelle, active for about a century, converted in 2003 to certified organic practices in the vineyard and pursues a low-interventionist approach in the cellar (native yeasts, minimal or no filtration, small doses of sulfur dioxide at bottling). . After a summer of rest in the cellar I decided to open it for no particular reason, for a rather simple dinner, and in the hope that the wine itself would be the occasion and pretext for a special viaticum.

Three-four hours after opening, the wine showed a beautiful ruby ​​red color with garnet reflections, still alive and bright. Contracted and reticent on the nose, small red fruits in alcohol, leather, light woody accent. On the palate, however, it appeared to be a sparse wine, deprived over time of all the vital and constituent elements. Instead, leaving room for a clear, sharp and invasive acidity, certainly not a sign of youth. Disappointed, disillusioned, and perhaps aided by a pinch of unconscious foresight, I decided to archive the bottle as an interlocutory, and I opened another wine for the evening, trying to be on the safe side. The following day, at lunch, the legendary “magic of Burgundy” was revealed and embodied in the glass. The wine opened 16 hours earlier was completely transformed, revolutionized, resurrected. From its possible and prematurely declared “death”, this Chambolle-Musigny revealed itself as the best Burgundy ever tasted to date. On the nose an extreme complexity, layered and intersected to the millimetre, in a play of undergrowth scents (including clear white truffle, fresh mushrooms, humus), small ripe red fruits, spices, tar and roasting. On the palate the Chambolle velvet manifested itself in all its elegance. Soft and persuasive impact, spherical tannins of rare elegance, coherent sip, fluid, delicate but not thin, well supported by a certain freshness, which with grace and balance guided the dynamics of the sip towards a very long and rewarding mineral and savory finish. An exciting wine, of rare elegance, which gave me an archetypal example of what a great Pinot Noir in the Côte de Nuits can express, after 30 years. But as I said at the beginning this is also a praise to slowness, to the patience of knowing how to wait and respect each other’s times. With time passing inexorably and in some cases, as for this magnificent wine, with unshakable confidence.

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