Cinque Terre (La Spezia – Liguria)

Cinque Terre

La Spezia • Liguria • Italia • Riviera di Levante • Cinque Terre DOC e Cinque Terre Sciacchetrà DOC

Cinque Terre, vigneti terrazzati e muretti a secco sulla costa ligure
Le Cinque Terre: vigneti terrazzati tra montagna e mare. Poster: L’Enonauta.

In breve

Parole chiave: terrazzamenti, muretti a secco, viticoltura eroica, arenaria, Bosco, Albarola, Vermentino, Sciacchetrà.

Vitigni guida: Bosco, Albarola e Vermentino.

Idea chiave: alle Cinque Terre il vigneto è il risultato di una trasformazione secolare della montagna. I terrazzamenti sostenuti dai muri a secco hanno reso coltivabili pendii che naturalmente non lo sarebbero e hanno costruito uno dei paesaggi viticoli più riconoscibili del Mediterraneo.

Una montagna sul mare

Le Cinque Terre occupano un tratto ripido e frastagliato della costa ligure orientale, tra Levanto e La Spezia. I cinque borghi di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore si inseriscono in un paesaggio nel quale i rilievi scendono rapidamente verso il mare e lasciano pochissimo spazio naturalmente pianeggiante.

La viticoltura nasce dalla necessità di modificare questa geografia. Nel corso dei secoli i versanti sono stati trasformati in una successione di strette fasce coltivabili, sostenute da muri costruiti a secco con pietra locale. Il risultato non è semplicemente un paesaggio nel quale si produce vino: è un paesaggio che esiste nella forma attuale proprio perché generazioni di agricoltori hanno coltivato la vite.

Questa relazione fra insediamenti, terrazzamenti e attività agricola è uno degli elementi che hanno portato nel 1997 all’iscrizione delle Cinque Terre, insieme a Portovenere e alle isole Palmaria, Tino e Tinetto, nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come paesaggio culturale.

Terrazzamenti e muretti a secco

La sistemazione dei versanti ha prodotto nel tempo migliaia di chilometri di muri a secco. Le pietre, prevalentemente di arenaria, venivano reperite sul posto; dietro il muro si accumulava la poca terra disponibile, ottenendo strette superfici pianeggianti localmente chiamate ciàn.

Il muro non svolge soltanto una funzione di sostegno. Trattiene il terreno, contribuisce alla regimazione delle acque e rende possibile la coltivazione su pendii che altrimenti sarebbero troppo ripidi. La sua manutenzione è quindi parte integrante della viticoltura.

Nei periodi di massima estensione il sistema terrazzato arrivò a interessare circa duemila ettari e raggiunse quote di 450-500 metri. Una parte consistente di queste superfici è stata successivamente abbandonata: mantenere un vigneto significa infatti mantenere contemporaneamente muri, sentieri, drenaggi e accessi.

Suoli e clima

I terreni vitati sono generalmente poco profondi, ricchi di scheletro e molto permeabili. I substrati geologici sono in larga parte costituiti da sedimenti marini e formazioni arenacee, mentre la terra accumulata sulle terrazze forma uno strato coltivabile spesso limitato.

La vicinanza del mare condiziona il clima attraverso la mitigazione delle temperature e la circolazione dell’aria. A questo si aggiungono differenze molto marcate di esposizione, quota e riparo: un vallone, una terrazza rivolta a sud e un vigneto posto diverse centinaia di metri più in alto non condividono necessariamente le stesse condizioni.

Il rapporto con il mare va quindi letto prima di tutto in termini climatici. La sapidità frequentemente percepita nei vini non deriva da un trasferimento diretto del sale marino nell’uva, ma dall’insieme di varietà, suoli, maturazione e composizione del vino.

Bosco, Albarola e Vermentino

La denominazione ruota intorno a tre varietà a bacca bianca: Bosco, Albarola e Vermentino. Il disciplinare stabilisce che, da sole o congiuntamente, debbano costituire almeno l’80% della base ampelografica; fino al 20% può provenire da altre varietà bianche autorizzate in Liguria.

Il Bosco è particolarmente legato alla storia del vino delle Cinque Terre e ha tradizionalmente un ruolo importante negli assemblaggi locali. L’Albarola contribuisce con un profilo generalmente più discreto e fresco, mentre il Vermentino introduce uno dei grandi vitigni bianchi della costa tirrenica e del Mediterraneo occidentale.

Il loro rapporto cambia da produttore a produttore e da vigneto a vigneto. Non esiste quindi una proporzione unica capace di definire il vino delle Cinque Terre: è proprio la possibilità di combinare le tre varietà, insieme alle differenze di provenienza, a produrre interpretazioni anche sensibilmente diverse.

Cinque Terre DOC

La denominazione è stata riconosciuta nel 1973. La zona di produzione comprende gli interi territori comunali di Riomaggiore, Vernazza e Monterosso al Mare e, nel comune della Spezia, le aree di Tramonti di Biassa e Tramonti di Campiglia.

Il Cinque Terre DOC è un vino bianco secco. La sua identità non può essere ridotta a un unico profilo aromatico: composizione dell’uvaggio, esposizione, altitudine, annata e tecniche di vinificazione determinano differenze importanti.

Nei vini ricorrono frequentemente agrumi, frutto bianco e giallo, erbe mediterranee e fiori, con una struttura che può andare dalla snellezza delle versioni più immediate a una maggiore ampiezza e profondità nelle selezioni da vigne vecchie o da singole provenienze. La denominazione descrive il sapore del vino come secco e sapido, talvolta minerale.

Costa de Sera, Costa de Campu e Costa da Posa

Il disciplinare riconosce tre sottozone della Cinque Terre DOC: Costa de Sera, Costa de Campu e Costa da Posa. Sono tutte delimitate nel territorio comunale di Riomaggiore e consentono di restringere la provenienza rispetto alla denominazione generale.

Costa de Sera si trova nel settore costiero a est di Manarola; Costa de Campu interessa l’area intorno a Groppo e Campo; Costa da Posa si sviluppa nel tratto compreso fra Volastra e la direzione di Corniglia.

La loro presenza nel disciplinare è particolarmente significativa in un territorio tanto frammentato. Le Cinque Terre non sono infatti un unico versante omogeneo, ma una successione di costoni, valloni, quote ed esposizioni che possono cambiare rapidamente nello spazio di poche centinaia di metri.

Lo Sciacchetrà

Il Cinque Terre Sciacchetrà rappresenta l’altra grande espressione storica del territorio. Utilizza la stessa base varietale della denominazione, ma le uve vengono sottoposte a parziale appassimento dopo la raccolta, in ambienti idonei e ventilati.

La concentrazione modifica profondamente il vino. Il colore può evolvere dal dorato verso l’ambrato; il profilo aromatico può richiamare miele, frutta secca, frutta disidratata e spezie, mentre la struttura conserva una componente acida importante per bilanciare zucchero e concentrazione.

La resa dell’uva in vino è necessariamente molto bassa: il disciplinare fissa per lo Sciacchetrà un massimo del 32%, contro il 70% previsto per il Cinque Terre secco. Il vino non può essere commercializzato prima dell’autunno dell’anno successivo alla vendemmia; per la Riserva l’attesa si prolunga fino al terzo anno successivo.

Viticoltura eroica

Alle Cinque Terre l’espressione “viticoltura eroica” descrive soprattutto una condizione materiale. Le parcelle sono piccole e frammentate, le pendenze elevate e molti vigneti restano raggiungibili soltanto attraverso sentieri e scalinate.

A partire dagli anni Ottanta la diffusione delle monorotaie ha permesso di trasportare persone, uve e materiali lungo alcuni dei versanti più difficili. Non ha eliminato il lavoro manuale, ma ha reso nuovamente praticabili superfici sulle quali una meccanizzazione convenzionale sarebbe impossibile.

Coltivare significa inoltre impedire il degrado dei terrazzamenti. L’abbandono di una vigna non riguarda soltanto la perdita di produzione: senza manutenzione i muri possono crollare, i drenaggi interrompersi e il versante perdere una parte del sistema di regimazione delle acque costruito nel corso dei secoli.

Il vino e il paesaggio

Pochi territori rendono così evidente quanto la forma di un paesaggio viticolo dipenda dal lavoro umano. Il vigneto delle Cinque Terre non occupa uno spazio naturalmente predisposto alla coltivazione: quello spazio è stato letteralmente costruito.

Anche per questo il vino non può essere separato dal problema della conservazione del territorio. Bosco, Albarola, Vermentino e Sciacchetrà costituiscono la parte enologica di una storia più ampia fatta di muri, sentieri, terra riportata, piccoli appezzamenti e lavoro manuale.

Il dato più caratteristico delle Cinque Terre sta proprio qui: la viticoltura non occupa semplicemente il paesaggio, ma contribuisce ancora oggi a tenerlo in piedi.

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