Quello che sempre mi colpisce nei vini dell’azienda Fiorenzo Nada, oggi condotta da Bruno Nada, è questa chiarissima predisposizione all’invecchiamento: anche dopo anni, nel bicchiere, troviamo vini tonici e di espressività rigorosa.
Che cosa racconta questo Barbaresco Manzola 2011, al di là del dato puramente edonico per cui si è accompagnato mirabilmente a un petto di pollo con funghi porcini, arricchendo una cena familiare di notevole profondità sensoriale?
Racconta, nel mio caso, di un altro 2011 di Langa che col tempo ha dato esiti più congrui di quanto certe gerarchie d’annata lasciassero prevedere.
Manzola, MGA in Treiso. Esposizione sud-ovest, ovviamente Nebbiolo con 24 mesi in botte e 6 mesi in bottiglia.
Il colore è un granato luminoso, perfetto.
Si apre su prevalenti richiami di mora di gelso e chinotto, per poi allargare il campo verso sentori di eucalipto, umami, rabarbaro ed erbe aromatiche. Il chinotto, col tempo, tende a farsi più presente e caratterizzante dentro un quadro olfattivo decisamente ben dispiegato.
Al palato è setoso e risolto, di medio corpo, con acidità viva, cospicua sapidità e buona persistenza. Del tannino si può immaginare un’antica severità, di cui resta una forma, una traccia.
Vino dall’andatura sicura, con lodevole progressione gustativa.


Barbaresco Manzola 2011 – Fiorenzo Nada
What always strikes me in the wines of the Fiorenzo Nada estate, now run by Bruno Nada, is their clear predisposition to ageing: even after many years, the glass reveals wines that remain vibrant, rigorous, and expressive without losing their sense of measure.
What does this Barbaresco Manzola 2011 tell us, beyond the purely hedonistic fact that it paired beautifully with chicken breast and porcini mushrooms, lending remarkable sensory depth to a family dinner?
In my case, it tells of yet another 2011 from the Langhe that has found a convincing, fully resolved form over time. After all, wine does not question vintage rankings, nor does it allow its own achievement to be contaminated by the forecasts of experts.
Manzola, an MGA in Treiso. South-west exposure, 24 months in oak and 6 months in bottle.
The colour is a perfect, luminous garnet.
It opens with prevailing notes of mulberry and chinotto, then broadens towards hints of eucalyptus, umami, rhubarb and aromatic herbs. With time, the chinotto becomes more present and more defining within an olfactory profile that is decidedly well unfolded.
On the palate it is silky and resolved, medium-bodied, with lively acidity, marked sapidity and good persistence. In the tannin one can still imagine an ancient severity, of which a shape, a trace, remains.
A wine of assured gait and commendable gustatory progression.

L’Enonauta è un navigatore.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.