Tra le bevute di gennaio 2026 sarebbe un delitto non ricordare il Soave 2019 Roccolo del Durlo de Le Battistelle: vino ottimo, in magnum, riportatami direttamente dall’azienda di Brognoligo (Monteforte d’Alpone), sul confine orientale della zona del Soave. 14 ettari complessivi e conduzione familiare.
I vigneti da cui nasce l’uva sono su suoli vulcanici e ripidi, con parcelle anche ultracentenarie.
Criomacerazione, vinificazione in acciaio e — sempre in acciaio — maturazione per 8 mesi sulle fecce fini con bâtonnage costanti: una scelta ricorrente tra i produttori più ambiziosi quando si vuole dare profondità senza appoggiarsi al legno.
Un Soave di grande caratura, giallo oro lucente, con un repertorio di fragranze che spazia dalla pesca bianca alla scorza di cedro, passando per tenui sentori di zenzero, giglio giallo e cera d’api, il tutto con un nitore esemplare. Servito da frigo, ma senza tenere il freddo: lasciato salire nel calice, si distende e se ne possono apprezzare a pieno le sue caratteristiche “fisiche”.
In bocca è opulento e stratificato, gustoso e dinamico. Se in principio è la sua presa a colpire, sorso dopo sorso la sua acidità pungente scioglie ogni nodo ed è la capillare diffusione di gusto a restare impressa.
Un vino eccellente bevuto in allegria e a tutto pasto con grande successo.
Come già scrissi del 2021, la vocazione del territorio non è un’opinione, né tantomeno un discorso.


Soave Classico Roccolo del Durlo 2019 – Le Battistelle se (Magnum)
Between the bottles opened in January 2026, it would be a crime not to remember the 2019 Roccolo del Durlo Soave from Le Battistelle: an outstanding wine, in magnum, brought back to me directly from the estate in Brognoligo (Monteforte d’Alpone), on the eastern edge of the Soave zone. A family-run domaine of 14 hectares in total. The vineyards that supply the fruit lie on steep volcanic soils, with some parcels that are over a century old.
Cryo-maceration, stainless-steel fermentation and—still in stainless steel—eight months’ ageing on fine lees with regular bâtonnage: a choice often made by the most ambitious producers when they want depth without leaning on oak.
A Soave of real stature, bright golden-yellow in the glass, with a fragrant spectrum ranging from white peach to candied citron peel, alongside delicate hints of ginger, yellow lily and beeswax, all delivered with exemplary clarity. Served straight from the fridge but not kept cold: as it warms in the glass, it relaxes and its “physical” structure—its texture, density and breadth—can be fully appreciated.
On the palate it is opulent and layered, flavoursome and dynamic. If the first impact is its grip, sip after sip its lively acidity unties every knot, and what lingers is a seamless, pervasive spread of flavour.
An excellent wine, enjoyed in good company and throughout a meal, with unanimous success. As I already wrote about the 2021, the vocation of this territory is not an opinion—let alone mere talk.

L’Enonauta è un navigatore.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.











