Cartizze

Cartizze

Treviso • Veneto • Italia • sottozona storica di Valdobbiadene tra San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol • Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG

Poster illustrato di Cartizze: vigneti ripidi tra San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol
Centosette ettari di colline dentro Valdobbiadene: una sottozona precisa, non un sinonimo dell’intero territorio. Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave:
Glera, 107 ettari, sottozona, pendenza, Valdobbiadene, Saccol.
Uva/vino guida:
Glera • Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG.
Idea chiave:
Cartizze è una sottozona delimitata all’interno del Conegliano Valdobbiadene: un piccolo sistema di colline fra San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, distinto dalle Rive e dal resto della denominazione.

Cartizze occupa una piccola porzione delle colline di Valdobbiadene e rappresenta una delle delimitazioni geografiche più ristrette dell’intero sistema del Prosecco. La sottozona comprende circa 107 ettari di vigneto distribuiti fra San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, all’interno di un paesaggio di forti pendenze, piccole dorsali, strade poderali e proprietà estremamente frammentate.

Il nome viene spesso utilizzato in modo estensivo per indicare le colline più prestigiose di Valdobbiadene, ma il disciplinare assegna al Cartizze un perimetro preciso. Non tutti i vigneti di San Pietro di Barbozza o Santo Stefano appartengono alla sottozona e la menzione non coincide con le Rive che portano il nome delle due frazioni.

Caratteristiche pedoclimatiche

Un piccolo anfiteatro collinare

Il territorio si dispone sul versante meridionale delle colline poste immediatamente a nord di Valdobbiadene. San Pietro di Barbozza ne occupa il margine occidentale, Santo Stefano quello settentrionale e orientale, mentre Saccol si trova nella parte più bassa e meridionale del sistema.

I vigneti seguono una successione di colli e avvallamenti con esposizioni prevalentemente favorevoli verso sud, sud-est e sud-ovest. La quota varia all’interno della sottozona e, soprattutto, cambiano rapidamente inclinazione, orientamento dei versanti e posizione rispetto alle piccole incisioni che attraversano le colline.

La forte frammentazione non permette di considerare i 107 ettari come un unico vigneto. Il Cartizze è piuttosto un mosaico di appezzamenti inseriti nella stessa delimitazione storica.

Marne, arenarie, argille e depositi di versante

La geologia è complessa e non può essere ridotta alla presenza di una sola matrice. Nel territorio compaiono successioni sedimentarie di origine marina, con marne, arenarie e componenti argillose, insieme a materiali rimaneggiati dall’erosione e depositati lungo i versanti.

La documentazione del Consorzio richiama anche la presenza di materiali morenici in alcune porzioni della sottozona. Profondità del terreno, tessitura, quantità di scheletro e capacità di trattenere l’acqua cambiano quindi secondo posizione e pendenza.

Le parti più inclinate possono presentare suoli meno profondi e maggiormente esposti all’erosione; nelle conche e nelle porzioni inferiori dei pendii possono accumularsi invece materiali più fini e terreni più profondi.

Pendenza e lavoro

Le inclinazioni costituiscono uno degli elementi più evidenti del Cartizze. Filari e strade seguono direttamente la morfologia e numerose operazioni devono essere effettuate manualmente o con mezzi adattati alla collina.

La proprietà è storicamente molto frammentata. Piccole parcelle appartenenti a famiglie e aziende differenti si susseguono lungo lo stesso versante, contribuendo a costruire una trama molto fitta nella quale vigneto, capezzagne, ciglioni e nuclei rurali rimangono strettamente intrecciati.

Il clima

La sottozona si trova protetta a nord dal sistema prealpino e aperta verso la pianura trevigiana. Le precipitazioni sono relativamente abbondanti e interessano anche la stagione vegetativa, mentre la disposizione dei versanti produce differenze locali nell’insolazione e nella circolazione dell’aria.

L’esposizione meridionale di gran parte delle colline favorisce una buona disponibilità di luce. Questo dato non implica però uno stile uniforme dei vini: andamento dell’annata, quota, singola parcella e scelte agronomiche rimangono determinanti.

La Glera e le varietà storiche

La Glera costituisce almeno l’85% della base ampelografica del Conegliano Valdobbiadene e quindi anche del Cartizze. Possono concorrere fino al 15% complessivo Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Perera e Glera Lunga.

La presenza della Perera è particolarmente legata alla storia viticola del Valdobbiadenese e delle colline del Cartizze. Nei vecchi vigneti la compresenza di più varietà era molto più comune rispetto alla specializzazione contemporanea sulla Glera.

Cultura e tradizione

Una sottozona disciplinata dal 1969

La delimitazione del Cartizze accompagna fin dall’origine la moderna storia normativa del Conegliano Valdobbiadene. Dal 1969 il nome identifica una sottozona specifica all’interno della denominazione e non un’indicazione generica di prestigio.

La produzione massima di uva è fissata a 12 tonnellate per ettaro, inferiore sia a quella ordinaria del Conegliano Valdobbiadene sia a quella prevista per le Rive.

Le operazioni di vinificazione delle uve destinate al Superiore di Cartizze devono avvenire nel comune di Valdobbiadene, rafforzando ulteriormente il rapporto normativo fra vino e territorio.

Cartizze e Rive

Cartizze e Rive appartengono a due livelli differenti della stessa DOCG. Le Rive sono 43 unità geografiche associate a comuni o frazioni e prevedono proprie condizioni produttive; Cartizze è invece una sottozona autonoma con un perimetro specifico.

San Pietro di Barbozza e Santo Stefano possiedono entrambe una propria Rive, ma soltanto una parte delle rispettive colline ricade nel Cartizze. Saccol, al contrario, appartiene alla sottozona pur non figurando fra le 43 Rive.

Dal vino dolce agli stili contemporanei

Cartizze è stato storicamente associato a interpretazioni spumanti morbide, nelle quali una quantità significativa di zuccheri residui accompagnava la maturità delle uve. Questa tradizione ha contribuito a fissare nell’immaginario del territorio la tipologia Dry.

Il quadro produttivo contemporaneo è più articolato e comprende anche versioni con residui zuccherini inferiori. La denominazione e il luogo rimangono gli stessi; cambia il modo in cui produttori diversi scelgono di interpretare maturazione, presa di spuma e dosaggio.

Luoghi d’elezione

San Pietro di Barbozza

Il settore occidentale della sottozona sale verso le colline di San Pietro di Barbozza. Strade poderali, versanti fortemente inclinati e piccole parcelle collegano il paese alle vigne comprese nel perimetro del Cartizze.

Il territorio della frazione è però molto più vasto della sottozona: procedendo verso nord e ovest si entra nella Rive di San Pietro di Barbozza e in altri vigneti della DOCG che non possono utilizzare la menzione Cartizze.

Santo Stefano

Santo Stefano occupa una posizione centrale nella geografia del Cartizze. Le colline si dispongono fra il paese, Follo e i versanti che scendono verso Saccol, con una successione di esposizioni e quote differenti.

Anche qui la delimitazione del Cartizze attraversa soltanto una parte della frazione. Più a nord e a est continua la Rive di Santo Stefano e il sistema collinare che conduce verso Guia.

Saccol

Saccol costituisce il terzo vertice geografico della sottozona e occupa la fascia più bassa del sistema. Le colline scendono progressivamente verso il fondovalle del Valdobbiadenese e presentano una morfologia differente dai versanti più elevati di Santo Stefano e San Pietro.

La presenza di Saccol ricorda che il Cartizze non è costruito attorno a un singolo colle: comprende una successione di rilievi e posizioni diverse riunite da una delimitazione storica precisa.

Il pentagono

La forma della delimitazione ha favorito l’uso dell’espressione “Pentagono d’Oro”, entrata nella comunicazione e negli itinerari del territorio. Il nome non costituisce una categoria del disciplinare, ma richiama visivamente il perimetro compatto della sottozona.

L’Anello del Prosecco attraversa una parte di queste colline e permette di osservare direttamente la continuità fra San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol.

In chiusura

Cartizze è una piccola geografia interna a una denominazione molto più vasta. I suoi 107 ettari non coincidono con Valdobbiadene, con le Rive o con le singole frazioni che li contengono: costituiscono una sottozona autonoma, definita da un confine preciso e da una storia normativa che risale alla nascita della denominazione moderna.

La varietà dei suoli, delle quote e delle esposizioni invita inoltre a non leggere Cartizze come un vigneto uniforme. Ciò che accomuna le parcelle è la loro appartenenza a una stessa delimitazione storica; all’interno rimangono differenze che il lavoro dei singoli produttori continua a interpretare in modi diversi.

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