Dòvaru 2023 – Cantina Dessolis
Mamoiada (Sardegna)
A Mamoiada, nel cuore della Barbagia, Stefano Dessolis, di Cantina Dessolis, coltiva Cannonau ad alberello, su terreni di disfacimento granitico, intorno ai 650 metri di altitudine. Il Dòvaru nasce da fermentazioni spontanee e matura per dodici mesi in botti di castagno, secondo una consuetudine ancora presente nella tradizione enologica locale.
Altro buon reperto della giornata passata a Vignaioli Contrari.
Perché mi è piaciuto: autenticamente Cannonau, dalla splendida colorazione e luminosità, con reminiscenze di mirtillo e rododendro selvatico, accompagnate da misurati sentori di chiodo di garofano, erbe aromatiche e sottobosco.
Al palato ciò che lo fa apprezzare è soprattutto la fruttuosità avvincente, al limite del «reale», e l’immediatezza dell’impatto, sulla scorta di un equilibrio non disprezzabile: 14 gradi alcolici – non molti per gli standard di Mamoiada – e un tannino organico, ben fuso nella materia.
Chiude con una lunga scia di frutto.

Dòvaru 2023 – Cantina Dessolis
Mamoiada (Sardinia, Italy)
In Mamoiada, in the heart of Barbagia, Stefano Dessolis of Cantina Dessolis grows bush-trained Cannonau vines on weathered granite soils at around 650 metres above sea level. Dòvaru undergoes spontaneous fermentation and spends twelve months ageing in chestnut casks, in keeping with a local winemaking tradition.
Another fine find from my day at Vignaioli Contrari.
Why I liked it: unmistakably Cannonau, with beautiful colour and luminosity, hints of blueberry and wild rhododendron, and measured notes of clove, aromatic herbs and woodland undergrowth.
On the palate, what wins me over is its captivating fruit character, so vivid it almost feels like the fruit itself, and the immediacy of its impact. All this rests on a more than respectable balance: 14% alcohol – not much by Mamoiada standards – and tannins that feel organic to the wine, fully woven into its texture.
It finishes with a long trail of fruit.

L’Enonauta è un navigatore.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
