Cupramontana
Ancona • Marche • Italia • Vallesina • Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC • Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG

In breve
Parole chiave: Verdicchio, alta collina, Vallesina, Classico, argilla, calcare, ventilazione, storia viticola.
Vitigno guida: Verdicchio.
Denominazioni: Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC; Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG. Il territorio rientra nella zona storica alla quale è riservata la menzione Classico.
Idea chiave: Cupramontana è uno dei centri storicamente più legati al Verdicchio. Il borgo sorge nell’alta collina della Vallesina, oltre i cinquecento metri di quota, mentre i vigneti occupano versanti ed esposizioni differenti intorno all’abitato e nelle campagne circostanti.
Il territorio
Cupramontana si trova nell’entroterra della provincia di Ancona, nella parte alta della Vallesina. Il centro abitato sorge a più di cinquecento metri sul livello del mare, in posizione dominante sulle colline che accompagnano il corso dell’Esino verso l’Adriatico.
Il paesaggio alterna vigneti, oliveti, seminativi, boschi e piccoli nuclei rurali. Le vigne non si concentrano a una sola quota: occupano pendii, dorsali e conche distribuiti intorno al borgo, con differenze di esposizione e pendenza che incidono sulle condizioni di maturazione.
Verso est il territorio si apre progressivamente sulla Vallesina; verso ovest aumentano l’altitudine e la vicinanza ai rilievi preappenninici. Cupramontana appartiene così al settore più interno della geografia dei Castelli di Jesi.
Alta collina e Vallesina
La denominazione Verdicchio dei Castelli di Jesi comprende un territorio ampio, dalle colline relativamente vicine all’Adriatico fino alle zone più interne e elevate. Cupramontana si trova nella parte occidentale di questo sistema, dove il paesaggio assume caratteri più marcatamente collinari.
La distanza dalla costa non elimina l’influenza adriatica, ma la combina con la maggiore altitudine e con la vicinanza dei rilievi. La ventilazione è frequente e le differenze termiche tra giorno e notte possono diventare più marcate rispetto alle aree poste a quote inferiori.
Anche all’interno del territorio comunale le condizioni cambiano: versanti esposti al sole, aree più riparate e vigneti collocati nelle parti alte delle dorsali seguono tempi di maturazione differenti.
Suoli
Le colline dei Castelli di Jesi appartengono a un sistema geologico prevalentemente sedimentario. Nei terreni viticoli si incontrano in proporzioni variabili argille, marne, calcari, arenarie e componenti sabbiose.
A Cupramontana la componente argillosa e calcarea è diffusa, ma la struttura dei suoli cambia in relazione alla posizione sul versante, all’erosione e alla profondità del terreno. Dorsali, pendii e zone di accumulo non presentano quindi condizioni agronomiche identiche.
La disponibilità idrica, il drenaggio e la capacità del terreno di trattenere l’acqua variano da sito a sito. Queste differenze, insieme alla quota e all’esposizione, contribuiscono alla diversità dei vigneti presenti nel territorio comunale.
Il Verdicchio
Il Verdicchio è il vitigno che identifica la storia contemporanea di Cupramontana. Nella denominazione Verdicchio dei Castelli di Jesi deve costituire almeno l’85% delle uve utilizzate.
È una varietà dalla maturazione relativamente tardiva, capace di mantenere una buona dotazione acida e di produrre vini con struttura sufficiente per evolvere nel tempo. La sua diffusione sulle colline interne delle Marche è legata anche alla capacità di adattarsi a esposizioni, altitudini e suoli differenti.
A Cupramontana le diverse posizioni dei vigneti possono determinare maturazioni e caratteristiche sensibilmente differenti. Non esiste quindi un unico profilo del Verdicchio cuprense, ma una pluralità di interpretazioni riconducibili allo stesso territorio comunale.
La zona Classico
Cupramontana appartiene alla zona storica del Verdicchio dei Castelli di Jesi alla quale è riservata la menzione Classico. La definizione indica la provenienza geografica delle uve e non uno stile di vinificazione.
Il riconoscimento della DOC Verdicchio dei Castelli di Jesi, avvenuto nel 1968, ha formalizzato una geografia produttiva già consolidata e ha compreso Cupramontana nel nucleo storico della denominazione.
La zona Classico comprende tuttavia comuni, versanti e quote molto differenti. Cupramontana ne rappresenta una delle aree più interne e collinari, accanto a territori come Staffolo, San Paolo di Jesi, Castelplanio e Montecarotto.
Una lunga storia di vite e vino
La presenza della vite nel territorio di Cupramontana è documentata da lungo tempo. Testimonianze archeologiche di epoca romana attestano la circolazione e il consumo del vino, mentre nel Medioevo la coltivazione della vite fu sviluppata anche attraverso gli insediamenti monastici benedettini e camaldolesi.
Nel Cinquecento sono documentati vigneti coltivati in modo intensivo e viti maritate all’acero campestre. Nel Settecento la produzione vinicola locale aveva già raggiunto dimensioni sufficienti a consentire l’esportazione del vino fuori dalla regione.
La coltivazione specifica del Verdicchio si intensificò soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento. Nei primi decenni del Novecento comparvero forme più organizzate di imbottigliamento e produzione di vino spumante, accompagnando la trasformazione della viticoltura da attività prevalentemente agricola a settore produttivo strutturato.
La Capitale del Verdicchio
Dal 1939 Cupramontana è conosciuta come Capitale del Verdicchio. La definizione riflette il peso assunto dal vitigno nella vita agricola, economica e culturale del paese.
Il rapporto tra Cupramontana e il vino ha prodotto nel tempo iniziative che precedono di molto la moderna comunicazione enologica: una proposta di scuola enologica risale al 1883, la Cattedra Ambulante di Viticoltura ed Enologia al 1893 e il Mercato dei Mosti al 1912.
La Sagra dell’Uva, nata nel 1928, appartiene alla stessa continuità. A questa si sono aggiunti nel secondo Novecento il Museo Internazionale dell’Etichetta e diverse iniziative dedicate alla grafica, alla cultura e alla promozione del vino.
Una cultura produttiva diffusa
La relazione con il Verdicchio non riguarda soltanto singole aziende. Il vitigno ha occupato per generazioni una posizione centrale nell’agricoltura del territorio e ha favorito la presenza contemporanea di produttori di dimensioni e impostazioni diverse.
Accanto alle aziende che lavorano uve provenienti da più zone dei Castelli di Jesi sono presenti realtà concentrate su vigneti e contrade del territorio cuprense. Le differenze di vinificazione, affinamento e tempo di uscita sul mercato ampliano ulteriormente la varietà delle interpretazioni.
Acciaio, cemento, legno e permanenze prolungate sulle fecce possono produrre risultati molto differenti anche partendo da vigneti geograficamente vicini. La provenienza costituisce quindi una parte dell’identità del vino, non una formula stilistica sufficiente a descriverlo.
Cupramontana nel bicchiere
Nei Verdicchio provenienti da Cupramontana possono ricorrere agrumi, frutto bianco e giallo, fiori, erbe e note di mandorla, accompagnati da acidità e struttura capaci di sostenere anche affinamenti prolungati.
Nei vigneti più alti e ventilati la maturazione può procedere più lentamente; nelle esposizioni maggiormente soleggiate possono emergere frutto più maturo e maggiore volume. Annata, resa, epoca di raccolta e vinificazione incidono però in modo determinante sul risultato finale.
La longevità costituisce una delle possibilità più interessanti del Verdicchio. Con il tempo i profili più giovani e fruttati possono lasciare spazio a note di erbe essiccate, miele, frutta secca, spezie e sfumature più complesse, mantenendo nei casi migliori una struttura acida riconoscibile.
Il territorio intorno
Cupramontana confina con altri territori storicamente legati al Verdicchio. Staffolo, San Paolo di Jesi, Castelplanio, Montecarotto e Apiro appartengono allo stesso sistema collinare, ma presentano quote, esposizioni e rapporti differenti con la valle dell’Esino e con i rilievi interni.
La continuità geografica non implica uniformità. Anche a pochi chilometri di distanza cambiano la morfologia delle colline, la profondità dei suoli e l’esposizione dei vigneti.