Diano d’Alba (Cuneo – Piemonte)

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Diano d’Alba

CUNEO • PIEMONTE • Italia • alta dorsale di Langa a sud di Alba • Diano d’Alba DOCG

Poster L’Enonauta dedicato a Diano d’Alba, alta collina delle Langhe del Dolcetto
Diano d’Alba, collina alta del Dolcetto nelle Langhe. Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave: Dolcetto, Langhe, Sorì, esposizione, Arenarie di Diano, marne, collina, zonazione.

Vitigno: Dolcetto in purezza.

Denominazione: Diano d’Alba DOCG o Dolcetto di Diano d’Alba DOCG, nelle tipologie base e Superiore, con 76 Menzioni Geografiche Aggiuntive tradizionalmente indicate come Sorì.

Quadro territoriale: Diano d’Alba occupa una dorsale delle Langhe immediatamente a sud di Alba. La denominazione coincide con l’intero territorio comunale e lega in modo esclusivo il Dolcetto a un sistema di colline nel quale esposizione e giacitura dei vigneti sono state oggetto di una precoce e dettagliata delimitazione.

Il territorio

Diano d’Alba sorge su una collina che domina Alba, la valle del Tanaro e le dorsali delle Langhe. Il centro storico si trova a circa cinquecento metri di altitudine, mentre il territorio comunale scende sui due versanti verso Ricca e Valle Talloria.

I vigneti occupano esclusivamente posizioni collinari. Il disciplinare esclude fondovalle, terreni umidi, pianeggianti o insufficientemente soleggiati e fissa a 550 metri il limite massimo di altitudine.

La forma allungata della dorsale produce versanti con orientamenti differenti. Insolazione, pendenza e posizione rispetto alle vallate circostanti cambiano quindi anche nello spazio di poche centinaia di metri.

Geologia e suoli

Diano d’Alba appartiene al sistema sedimentario delle Langhe, formatosi attraverso l’accumulo di sedimenti marini durante il Terziario e successivamente modellato dal sollevamento e dall’erosione.

Una delle formazioni geologiche più caratteristiche prende direttamente il nome dal territorio: le Arenarie di Diano. Sono costituite da livelli sabbiosi e arenacei originati da antichi movimenti sedimentari sottomarini, con una componente generalmente più sabbiosa e meno argillosa rispetto alle marne circostanti.

Nel territorio affiorano anche le Marne di Sant’Agata Fossili, composte prevalentemente da sedimenti fini, limo e argilla con presenza calcarea. In diverse aree le due formazioni entrano in contatto o presentano facies di transizione.

Il disciplinare riassume le condizioni pedologiche ammesse indicando terreni argillosi, calcarei e loro combinazioni. La situazione reale conserva tuttavia variazioni locali nella presenza di sabbia, marna e livelli arenacei.

Clima ed esposizioni

Il clima è quello continentale temperato delle Langhe, con estati calde, inverni freddi e precipitazioni concentrate soprattutto in primavera e autunno.

L’altitudine della dorsale e l’apertura dei versanti favoriscono una buona circolazione dell’aria. Le differenze di esposizione incidono in modo significativo sulla quantità di luce ricevuta e sui tempi di maturazione delle uve.

Questo rapporto tra orientamento del versante e insolazione ha assunto a Diano un rilievo particolare, fino a diventare il criterio fondamentale utilizzato per delimitare le aree storicamente considerate più favorevoli alla viticoltura.

Il Dolcetto

Il Diano d’Alba DOCG deve essere prodotto esclusivamente da uve Dolcetto. Nessun altro vitigno è ammesso nella composizione.

Il Dolcetto è una varietà a maturazione relativamente precoce, storicamente diffusa in numerose aree delle Langhe. A Diano ha assunto però un ruolo particolarmente centrale, fino a identificare quasi completamente la viticoltura locale.

Il nome del vitigno non deriva dalla presenza di zucchero residuo nel vino, normalmente secco, ma viene generalmente ricondotto alla dolcezza dell’uva matura rispetto ad altre varietà piemontesi.

Nei vini possono ricorrere ciliegia, susina, piccoli frutti scuri, fiori e una caratteristica sfumatura mandorlata. Tannino, acidità e concentrazione cambiano secondo vigneto, maturazione, annata e modalità di vinificazione.

I Sorì

A Diano il termine Sorì indica tradizionalmente un luogo ben esposto al sole. Nel disciplinare della DOCG il nome accompagna 76 Menzioni Geografiche Aggiuntive, tutte interamente comprese nel territorio comunale.

Le denominazioni comprendono nomi legati a cascine, bricchi, vigne, famiglie e toponimi locali: una trama geografica molto fitta all’interno di un comune di dimensioni relativamente contenute.

I Sorì non costituiscono una classificazione qualitativa gerarchica. Identificano aree geograficamente delimitate riconosciute per la loro posizione e per la tradizione viticola che vi si è consolidata.

La mappatura del 1985-1986

La delimitazione dei Sorì ha una storia singolare nel panorama viticolo italiano. Nel 1985 l’amministrazione comunale avviò un progetto di individuazione sistematica delle aree maggiormente vocate alla coltivazione della vite.

Il 27 settembre 1986 venne resa pubblica la mappa comunale delle aree viticole, elaborata su base catastale in scala 1:5000. Il progetto assunse la forma di uno strumento urbanistico dedicato specificamente ai vigneti.

Il territorio fu suddiviso distinguendo le aree altamente vocate, quelle suscettibili di ricevere una denominazione di vigneto, i versanti prevalentemente rivolti a nord e le superfici considerate non idonee alla viticoltura.

Il criterio principale utilizzato fu l’esposizione: orientamento, giacitura, durata e intensità dell’insolazione. Le caratteristiche geopedologiche non furono utilizzate come criterio principale della classificazione, perché considerate troppo variabili all’interno delle singole parcelle o insufficientemente discriminanti su scala comunale.

Un’anticipazione della zonazione delle Langhe

La mappa dei Sorì precede di molti anni la sistematica formalizzazione delle menzioni geografiche nelle principali denominazioni delle Langhe.

A metà degli anni Ottanta Diano aveva già assunto come principio amministrativo che una denominazione comunale non fosse sufficiente a descrivere completamente il rapporto tra vite e territorio: all’interno dello stesso comune venivano distinte le singole aree sulla base della loro posizione e della loro esposizione.

Questo lavoro nacque attraverso il confronto con i coltivatori e la ricostruzione della conoscenza locale dei versanti. La delimitazione non fu quindi il semplice recupero di una serie di nomi tradizionali, ma una vera cartografia delle differenti condizioni viticole del territorio.

Quando nel 2010 i 76 Sorì entrarono formalmente nel disciplinare come Menzioni Geografiche Aggiuntive, la loro mappatura esisteva già da quasi un quarto di secolo. Nello stesso periodo la delimitazione delle MGA diventava uno degli strumenti centrali della nuova geografia ufficiale delle Langhe.

La Diano d’Alba DOCG

La denominazione fu riconosciuta come DOC nel 1974 con il nome Dolcetto di Diano d’Alba e ottenne la DOCG nel 2010. Sono ammesse le denominazioni Diano d’Alba e Dolcetto di Diano d’Alba.

La zona di produzione coincide esclusivamente con il territorio del comune di Diano d’Alba e la base ampelografica è costituita per il 100% da Dolcetto.

Il disciplinare prevede la tipologia base e la tipologia Superiore. Entrambe possono riportare una delle 76 Menzioni Geografiche Aggiuntive.

Per il Superiore è previsto un periodo minimo di invecchiamento di dieci mesi, con decorrenza dal 1° novembre dell’anno della vendemmia; l’immissione al consumo è consentita dal 1° settembre dell’anno successivo.

Il paesaggio viticolo

Il vigneto occupa soprattutto i versanti più aperti e soleggiati della dorsale. Noccioleti, boschi e altre colture compaiono con maggiore frequenza nelle esposizioni meno favorevoli o nelle zone di fondovalle.

La distribuzione delle colture rende visibile sul terreno la stessa distinzione formalizzata dalla mappa dei Sorì: non tutta la collina viene considerata equivalente per la coltivazione della vite.

La forte continuità tra toponomastica, conoscenza agricola e delimitazione cartografica costituisce uno dei caratteri più specifici del paesaggio viticolo dianese.

Diano d’Alba nel bicchiere

Nei Diano d’Alba possono ricorrere ciliegia, marasca, susina, mora e note floreali, con una frequente sfumatura di mandorla nella parte finale del sorso.

Il Dolcetto possiede tannino riconoscibile e acidità generalmente meno pronunciata rispetto a Nebbiolo e Barbera. Maturazione delle uve, posizione del vigneto e tecniche di vinificazione determinano tuttavia differenze sensibili tra le diverse interpretazioni.

I 76 Sorì aggiungono alla denominazione una scala geografica particolarmente dettagliata. Il loro significato risiede nella provenienza e nella storia della delimitazione, non nell’attribuzione automatica a ciascuna area di uno specifico carattere sensoriale.

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