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Grecia
Europa sud-orientale • Egeo, Ionio, Macedonia, Peloponneso, Creta, isole, montagne e vulcani • Santorini, Naoussa, Nemea, Mantinia, Samos, Creta

Luoghi raccontati in questa sezione
In breve
- Parole chiave:
- Egeo, Macedonia, Peloponneso, montagne, altopiani, isole, vitigni autoctoni, PDO e PGI.
- Vitigni guida:
- Assyrtiko, Xinomavro, Agiorgitiko, Moschofilero, Savatiano, Malagousia, Vidiano, Liatiko, Kotsifali, Robola, Muscat.
- Geografie principali:
- Macedonia, Tracia, Epiro, Tessaglia, Grecia centrale, Peloponneso, Isole Ionie, Isole Egee e Creta.
La Grecia viticola occupa una geografia molto più complessa dell’immagine mediterranea suggerita dalle sue coste e dalle sue isole. Catene montuose, altopiani interni, grandi pianure, versanti continentali e arcipelaghi producono condizioni agricole profondamente differenti lungo uno spazio che si estende dalla Macedonia settentrionale a Creta e dal Mar Ionio all’Egeo orientale.
La vite viene coltivata dal livello del mare fino a quote che in diversi territori superano abbondantemente i 700–800 metri e possono avvicinarsi o oltrepassare i 1000. La montagna svolge quindi un ruolo importante quanto il mare nella costruzione della geografia viticola nazionale.
Anche il patrimonio ampelografico è fortemente frammentato. Assyrtiko, Xinomavro, Agiorgitiko e Moschofilero rappresentano alcuni dei nomi oggi più conosciuti, ma convivono con Savatiano, Roditis, Limniona, Malagousia, Vidiano, Vilana, Kotsifali, Liatiko, Mandilaria, Robola, Vertzami, Muscat e numerose altre varietà locali.
Nove grandi regioni viticole
Per orientarsi nella viticoltura greca è utile distinguere nove grandi aree: Macedonia, Tracia, Epiro, Tessaglia, Grecia centrale, Peloponneso, Isole Ionie, Isole Egee e Creta.
Queste regioni non corrispondono necessariamente a singole denominazioni. Ognuna contiene PDO, PGI e territori privi di una specifica denominazione d’origine, oltre a vigneti con condizioni molto diverse.
La suddivisione permette però di superare una lettura troppo semplice fra “Grecia continentale” e “Grecia insulare”: Macedonia e Tracia non sono assimilabili all’Attica, così come Santorini, Samos, Rodi e Creta appartengono a sistemi geografici autonomi.
Montagne e mare
La Grecia è uno dei paesi più montuosi dell’Europa mediterranea. La catena del Pindo attraversa gran parte del continente; Vermio e altri rilievi organizzano la Macedonia; l’Olimpo domina il passaggio verso la Tessaglia; il Peloponneso è attraversato da numerose catene che separano altopiani, vallate e pianure costiere.
Il mare rimane quasi sempre relativamente vicino, ma la sua influenza varia enormemente. Un vigneto di Santorini direttamente esposto ai venti dell’Egeo non condivide le stesse condizioni di un altopiano interno di Mantinia o di un vigneto sulle pendici del Vermio.
Quota, esposizione, orientamento dei rilievi e distanza dalla costa modificano continuamente temperature, precipitazioni e durata della stagione vegetativa.
Il sistema PDO e PGI
Il sistema greco delle indicazioni geografiche segue oggi le categorie europee PDO – Protected Designation of Origin e PGI – Protected Geographical Indication, corrispondenti alle denominazioni ΠΟΠ e ΠΓΕ.
Le PDO derivano dalle precedenti categorie greche delle denominazioni di origine e interessano storiche zone viticole delimitate. I disciplinari stabiliscono area di produzione, varietà autorizzate, rese e altre condizioni produttive.
La grande maggioranza delle PDO è costruita principalmente intorno a vitigni autoctoni. In numerosi casi il rapporto fra nome geografico e varietà è particolarmente stretto: Xinomavro a Naoussa, Agiorgitiko a Nemea, Moschofilero a Mantinia, Assyrtiko a Santorini.
Le PGI
Le PGI permettono una lettura geografica più ampia e sono organizzate su tre scale principali: Regional, District e Area.
Le PGI regionali coprono grandi territori come Macedonia, Epiro, Tessaglia, Tracia, Creta, Peloponneso, Grecia centrale ed Egeo. A queste si aggiungono denominazioni di distretto e aree più ristrette che possono coincidere con parti di una provincia o persino con territori comunali molto piccoli.
Questa struttura rende il sistema greco particolarmente articolato: la stessa azienda può lavorare all’interno di una PDO, utilizzare una PGI più ampia per altri vini oppure produrre vini varietali secondo categorie differenti.
Vitigni autoctoni e varietà internazionali
Il recupero delle varietà locali è uno degli elementi centrali della viticoltura greca contemporanea, ma non significa che le uve internazionali siano assenti.
Chardonnay, Sauvignon Blanc, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot e altre varietà sono coltivate soprattutto in alcune zone della Macedonia, della Grecia centrale e del Peloponneso e possono entrare in numerose PGI.
Le PDO rimangono invece più strettamente legate alle varietà storiche dei singoli luoghi. La distinzione fra PDO e PGI permette quindi di osservare anche differenti strategie produttive, senza costruire una gerarchia automatica fra vini autoctoni e internazionali.
Macedonia
La Macedonia greca occupa il nord del paese, dal massiccio del Pindo fino ai territori che introducono alla Tracia.
Il paesaggio comprende pianure agricole, colline, versanti montani, grandi laghi e zone costiere. I vigneti di Naoussa, Amyndeon, Goumenissa, Drama, Kavala e Halkidiki appartengono quindi a contesti assai differenti.
Il Xinomavro è il principale riferimento rosso autoctono della regione e costituisce la base delle PDO Naoussa e Amyndeon, oltre a partecipare alle denominazioni Goumenissa e Rapsani fuori dal nucleo macedone propriamente detto.
Accanto alle varietà locali sono diffuse uve internazionali, particolarmente nelle zone orientali di Drama e Kavala e in parte della penisola calcidica.
Naoussa
La PDO Naoussa occupa i versanti orientali del massiccio del Vermio, nella Macedonia centrale.
I vigneti si distribuiscono indicativamente fra circa 150 e 450 metri e comprendono una notevole varietà di esposizioni e terreni. Gli studi condotti nella denominazione hanno individuato numerose differenti tipologie pedologiche, rendendo poco utile parlare di un unico “suolo di Naoussa”.
La PDO è riservata al Xinomavro in purezza e comprende diverse località e villaggi intorno alla città omonima.
Le differenze fra singole zone sono conosciute da tempo dai produttori, anche se non costituiscono ancora un sistema ufficiale di sottozone riconosciute dalla denominazione.
Amyndeon
Amyndeon si trova nella Macedonia occidentale, su un altopiano circondato da montagne e caratterizzato dalla presenza di diversi laghi.
La quota è generalmente superiore rispetto a Naoussa e la zona presenta condizioni continentali marcate. Il Xinomavro rimane il principale riferimento varietale.
La PDO Amyndeon comprende non soltanto vini rossi ma anche altre tipologie previste dalla denominazione, rendendo questo territorio distinto dalla struttura normativa di Naoussa pur condividendo lo stesso vitigno principale.
Goumenissa e Halkidiki
Goumenissa, più a est, utilizza Xinomavro insieme alla varietà locale Negoska. La denominazione occupa le pendici del monte Paiko e costituisce un ulteriore modo di osservare il ruolo del Xinomavro nel nord greco.
La penisola della Halkidiki comprende invece territori costieri e collinari nei quali varietà locali e internazionali convivono. Il Monte Athos costituisce inoltre una specifica PGI all’interno del grande sistema macedone.
Tracia
La Tracia occupa l’estremo nord-est della Grecia, fra Macedonia, confine bulgaro e Turchia.
Il vigneto è meno esteso e internazionalmente conosciuto rispetto alla Macedonia, ma negli ultimi decenni diverse aziende hanno recuperato la viticoltura nelle aree di Maroneia, Avdira e Ismaros.
Varietà greche come Assyrtiko, Malagousia, Limnio e Mavroudi possono convivere con Sauvignon Blanc, Chardonnay, Syrah, Merlot e Cabernet Sauvignon all’interno delle diverse PGI.
La Tracia merita quindi di essere mantenuta distinta dalla Macedonia, anche se le due regioni formano insieme il grande settore nord-orientale della viticoltura greca.
Epiro
L’Epiro occupa il nord-ovest continentale e rappresenta una delle zone più montuose e piovose del paese.
Gran parte del territorio si trova a quote elevate e la catena del Pindo separa il versante occidentale dalle regioni poste più a est. Il Mar Ionio contribuisce alle condizioni climatiche dei settori occidentali, mentre l’interno presenta caratteristiche più continentali e montane.
La principale denominazione è PDO Zitsa, legata soprattutto alla varietà bianca Debina. Nell’area di Metsovo e in altre zone montane convivono vitigni greci e internazionali.
È un territorio che contraddice in modo particolarmente evidente l’immagine della Grecia come viticoltura esclusivamente calda e arida.
Tessaglia
La Tessaglia occupa il grande bacino centrale delimitato dal Pindo a ovest e dai rilievi dell’Olimpo e dell’Ossa verso est e nord-est.
La pianura costituisce uno dei principali territori agricoli del paese, ma la viticoltura di maggiore interesse si sviluppa soprattutto sulle fasce collinari e sui versanti montani circostanti.
Le PDO principali sono Rapsani, Messenikola e Anchialos. A queste si aggiungono diverse PGI, comprese aree di crescente interesse intorno a Meteora e Tyrnavos.
Rapsani
Rapsani occupa le pendici meridionali del monte Olimpo, sopra la valle di Tempe.
La PDO utilizza tradizionalmente tre varietà rosse: Xinomavro, Krassato e Stavroto. La presenza del Xinomavro collega Rapsani al nord greco, ma la composizione varietale e il territorio distinguono nettamente la denominazione da Naoussa e Amyndeon.
La collocazione su versanti montani rende inoltre la denominazione molto diversa dalla pianura tessala posta immediatamente più a sud.
Grecia centrale
La Grecia centrale comprende Attica, Beozia, Eubea, Ftiotide e altre aree poste fra Pindo, Egeo e golfo di Corinto.
È un territorio estremamente eterogeneo. L’ovest risente maggiormente delle precipitazioni provenienti dal Mar Ionio; il centro è fortemente montuoso; Attica e Beozia orientale appartengono invece alle zone più asciutte e calde del paese.
La regione possiede una delle maggiori superfici vitate nazionali ed è storicamente legata soprattutto al Savatiano e alla produzione della Retsina.
Attica
L’Attica comprende Atene e la vasta area agricola che si estende soprattutto verso Mesogia, Markopoulo e la costa orientale.
Il Savatiano è la varietà dominante e ha mostrato una notevole capacità di adattamento alle condizioni asciutte della regione. I vecchi vigneti allevati ad alberello convivono oggi con impianti moderni e con una gamma più ampia di varietà.
Attica, Beozia ed Eubea costituiscono anche uno dei principali territori storici della Retsina.
Retsina
La Retsina rappresenta uno dei prodotti più riconoscibili della storia moderna del vino greco. La sua particolarità deriva dall’aggiunta controllata di resina di pino durante la fermentazione.
Storicamente la resina era collegata anche all’uso di contenitori sigillati con materiali resinosi; nel tempo la pratica si è trasformata in una tecnica enologica deliberata.
Oggi la denominazione tradizionale Retsina è disciplinata e numerose produzioni possono utilizzare indicazioni geografiche protette. Savatiano e Roditis costituiscono i principali vitigni utilizzati.
La Retsina contemporanea comprende interpretazioni molto diverse e non può essere utilizzata come sinonimo generale del vino greco.
Malagousia
La Malagousia è diventata uno dei simboli del recupero varietale greco contemporaneo. Quasi scomparsa nel corso del Novecento, è stata progressivamente reintrodotta e oggi viene coltivata in numerose regioni.
Non è legata a una sola grande PDO e compare soprattutto nei vini PGI o varietali. La sua diffusione dimostra quanto la geografia ampelografica contemporanea della Grecia non coincida necessariamente con quella delle denominazioni storiche.
Peloponneso
Il Peloponneso costituisce una delle più vaste e produttive regioni viticole della Grecia.
È un territorio prevalentemente montuoso. Numerose catene dividono la penisola in altopiani, conche interne, versanti e fasce costiere, producendo differenze considerevoli fra Arcadia, Corinzia, Acaia, Ilia, Messinia, Laconia e Argolide.
Nemea, Mantinia e Patras rappresentano tre dei principali nuclei storici, ma il quadro comprende anche Monemvasia, le pendici di Aigialia e numerose PGI.
Nemea
La PDO Nemea occupa un territorio articolato fra Corinzia e Argolide e utilizza esclusivamente Agiorgitiko per i vini della denominazione.
I vigneti sono distribuiti su quote molto differenti, dai settori più bassi intorno alla valle fino alle zone montane che superano 700–800 metri.
Questa differenza altimetrica non costituisce una classificazione normativa interna alla PDO, ma produce condizioni agricole sensibilmente differenti all’interno dello stesso territorio.
Mantinia
La PDO Mantinia occupa un altopiano dell’Arcadia posto intorno ai 600–700 metri e circondato da rilievi montuosi.
Il Moschofilero, varietà dalla buccia rosata, costituisce il principale riferimento della denominazione. Il ciclo relativamente tardivo della varietà si inserisce in una delle zone viticole più fresche del Peloponneso.
Il territorio è quindi più utile da leggere attraverso altitudine, morfologia e ciclo vegetativo che attraverso un profilo aromatico attribuito automaticamente al luogo.
Acaia e Patrasso
La zona di Patras e dell’Acaia rappresenta un altro importante nucleo viticolo del Peloponneso occidentale.
Qui convivono PDO differenti: Patra, Mavrodaphne of Patra, Muscat of Patra e Muscat of Rio Patra. Roditis assume un ruolo importante nei bianchi, mentre Mavrodaphne e Moscato appartengono alla lunga storia dei vini dolci e fortificati della regione.
Le pendici di Aigialia, più a est lungo il golfo di Corinto, introducono invece una viticoltura di quota e una propria PGI.
Monemvasia e Malvasia
Nel sud-est del Peloponneso la PDO Monemvasia-Malvasia recupera uno dei nomi più importanti della storia commerciale del vino mediterraneo.
Il termine Malvasia ebbe nei secoli un uso molto ampio e venne applicato a vini e varietà differenti lungo numerosi porti del Mediterraneo e oltre.
La moderna denominazione greca non ricostruisce semplicemente un vino medievale: definisce una produzione contemporanea localizzata in un territorio preciso e regolata da un disciplinare attuale.
Isole Ionie
Le Isole Ionie occupano il lato occidentale della Grecia e presentano condizioni generalmente più piovose rispetto a numerose isole dell’Egeo.
Cefalonia costituisce il principale centro viticolo e ospita le PDO Robola of Kefalonia, Mavrodaphne of Kefalonia e Muscat of Kefalonia.
A Zante sopravvive la tradizione della Verdea; Lefkada è particolarmente legata al Vertzami; Corfù conserva varietà locali come Kakotrygis.
Le Ionie non rappresentano quindi una versione più verde dello stesso sistema egeo: appartengono a una geografia climatica, varietale e storica differente.
Robola di Cefalonia
La Robola è una delle varietà più strettamente associate alle Ionie e soprattutto a Cefalonia.
La PDO Robola of Kefalonia occupa principalmente i rilievi dell’isola e costituisce uno dei casi nei quali nome varietale e territorio sono diventati quasi inseparabili nell’immagine del vino locale.
La varietà non va confusa con Ribolla Gialla/Rebula nonostante la somiglianza storica di alcuni nomi.
Isole Egee
Le Isole Egee costituiscono una rete di territori separati dal mare e non una singola regione omogenea.
Santorini, Paros, Samos, Lemnos, Rodi, Ikaria, Kos e le altre isole presentano geologie, precipitazioni e altitudini molto diverse. Vulcani e materiali vulcanici sono fondamentali in alcune isole ma assenti o secondari in altre.
Le forti esposizioni al vento hanno favorito in numerosi territori forme di allevamento basse o protette e una viticoltura frequentemente terrazzata, ma anche queste pratiche variano considerevolmente fra un’isola e l’altra.
Santorini
La PDO Santorini occupa l’arcipelago vulcanico formato da Thira e dalle isole vicine.
Ceneri, pomici e altri materiali vulcanici costituiscono un substrato molto particolare e la scarsità di argilla ha contribuito alla mancata diffusione della fillossera, permettendo la sopravvivenza di numerose viti a piede franco.
Il forte vento e la siccità hanno favorito la tradizionale kouloura, sistema nel quale i tralci vengono intrecciati a formare una struttura bassa e circolare che protegge grappoli e vegetazione.
L’Assyrtiko costituisce la varietà fondamentale della denominazione, insieme alle altre uve previste dal disciplinare. Nykteri e Vinsanto rappresentano due produzioni storicamente associate all’isola ma seguono pratiche differenti.
Assyrtiko oltre Santorini
Il legame dell’Assyrtiko con Santorini rimane fondamentale, ma la varietà è oggi coltivata in molte altre parti della Grecia.
Macedonia, Grecia centrale, Peloponneso, Creta e altre isole ospitano impianti della varietà. Un Assyrtiko greco non deve quindi essere identificato automaticamente con la geologia vulcanica di Santorini.
La distinzione fra vitigno e luogo diventa particolarmente utile proprio nel caso di una varietà la cui diffusione contemporanea ha superato ampiamente il territorio d’origine.
Samos
La Samos si trova nell’Egeo orientale, poco distante dalla costa anatolica.
Il Muscat Blanc à Petits Grains occupa la grande maggioranza della superficie vitata dell’isola e costituisce la base della PDO Samos.
I vigneti sono distribuiti dal livello del mare fino a quote prossime agli 800–900 metri e numerosi pendii sono organizzati attraverso terrazze, localmente indicate come pezoules.
I vini dolci hanno costruito la fama storica dell’isola, ma il Moscato viene utilizzato anche per altre interpretazioni. Quota, esposizione e tecnica di vinificazione devono essere considerate separatamente dalle caratteristiche aromatiche intrinseche della varietà.
Paros
Paros appartiene alle Cicladi e possiede una lunga tradizione viticola. La denominazione utilizza soprattutto Monemvasia fra le varietà bianche e Mandilaria fra le rosse.
L’isola ospita sia PDO Paros sia PDO Malvasia Paros, quest’ultima dedicata a una specifica tipologia dolce.
Il paesaggio è segnato dalla scarsità d’acqua, dalle esposizioni al vento e da forme di allevamento sviluppate in risposta alle condizioni insulari.
Lemnos
Lemnos, nell’Egeo settentrionale, è particolarmente associata al Muscat of Alexandria.
La varietà costituisce la base di importanti produzioni dell’isola e convive con il Limnio, antica varietà rossa la cui denominazione richiama direttamente il nome dell’isola.
La presenza del Moscato collega Lemnos a Samos e Rodi soltanto dal punto di vista varietale e produttivo: le tre isole possiedono geografie differenti.
Rodi
Rodi occupa l’estremo sud-orientale dell’Egeo e possiede vigneti che risalgono sulle pendici del monte Attavyros.
L’Athiri è particolarmente importante nei vigneti più elevati, mentre la Mandilaria — localmente chiamata Amorgiano — occupa soprattutto altre fasce altimetriche. Il Moscato completa il patrimonio legato alle denominazioni dell’isola.
Rodi possiede inoltre una consolidata produzione di vini spumanti, elemento che amplia ulteriormente il quadro della viticoltura insulare greca.
Creta
La Creta costituisce un grande sistema viticolo autonomo e non deve essere assimilata alle Cicladi o alle altre isole egee.
L’isola è attraversata da importanti massicci — Lefka Ori, Psiloritis/Idi e Dikti — che formano altopiani, vallate e profondi sistemi di gole. I vigneti si distribuiscono principalmente nel centro e nell’est dell’isola, dalla pianura alle zone collinari e montane.
Vidiano, Vilana, Dafni, Plyto e Thrapsathiri appartengono al patrimonio bianco; Kotsifali, Liatiko e Mandilaria sono fra le principali varietà rosse.
Le PDO di Creta
Creta comprende numerose denominazioni: Archanes, Dafnes, Peza, Handakas-Candia, Sitia e le rispettive denominazioni storicamente collegate ai vini Malvasia dove previste.
Le zone non coincidono con un unico ambiente. Archanes e Peza appartengono al settore centrale intorno a Heraklion; Dafnes occupa un proprio territorio; Sitia si trova molto più a est.
Anche la composizione varietale cambia: Kotsifali e Mandilaria sono centrali in diverse denominazioni rosse, mentre Liatiko assume particolare rilievo a Dafnes e Sitia.
Una storia molto più lunga delle denominazioni
La relazione fra Grecia e vino precede di molti secoli le moderne denominazioni. Testimonianze archeologiche documentano produzione, commercio e consumo del vino già nelle civiltà minoica e micenea.
Il vino occupò successivamente un ruolo centrale nella cultura greca classica, nel commercio mediterraneo e nella ritualità, ma sarebbe improprio utilizzare questa continuità culturale per identificare direttamente i vini antichi con le varietà e le denominazioni contemporanee.
I nomi, le tecniche, il materiale vegetale e le geografie produttive sono cambiati ripetutamente nel corso dei millenni.
Fillossera e vigneti a piede franco
La fillossera trasformò profondamente la viticoltura continentale greca e portò alla ricostruzione di vaste superfici attraverso l’innesto su portinnesti americani.
Alcune isole rimasero invece meno interessate o non furono colpite in modo significativo. Santorini costituisce il caso più conosciuto e conserva ampie superfici a piede franco.
Questa differenza ha contribuito anche alla conservazione di vecchio materiale vegetale e di numerose varietà insulari.
Dalla produzione sfusa alla rinascita contemporanea
Il Novecento greco è stato segnato da guerre, crisi economiche, forte emigrazione rurale e trasformazioni dell’agricoltura. Nel secondo dopoguerra una parte importante della produzione veniva consumata localmente o commercializzata sfusa, mentre Retsina, Mavrodaphne e Samos rappresentavano alcune delle immagini più conosciute all’estero.
Cooperative e grandi aziende ebbero un ruolo decisivo nella modernizzazione tecnica delle cantine e nell’assorbimento delle uve in molti territori.
Dagli ultimi decenni del XX secolo la crescita delle aziende private, il recupero di varietà locali e la maggiore attenzione alle denominazioni hanno costruito una nuova fase della viticoltura nazionale.
Vecchie varietà e nuovi impianti
Il recupero ampelografico non riguarda soltanto i nomi ormai internazionalmente conosciuti. Numerose varietà rimaste confinate a poche zone sono state rivalutate e reimpiantate.
Vidiano, Dafni, Plyto e Thrapsathiri a Creta; Limniona in Tessaglia; Kidonitsa e altre uve del Peloponneso; Robola nelle Ionie rappresentano soltanto alcuni esempi.
Parallelamente Assyrtiko e Malagousia sono usciti dalle rispettive aree di origine e vengono oggi coltivati in numerose regioni, creando una nuova geografia varietale che si sovrappone a quella storica.
Vento e sistemi di allevamento
Nelle isole dell’Egeo il vento costituisce uno dei principali vincoli della coltivazione e ha favorito forme di allevamento basse, alberelli e sistemi locali di protezione della vegetazione.
Santorini rappresenta il caso più particolare con la kouloura, ma altre isole adottano alberelli bassi o forme adattate ai rispettivi ambienti.
Sul continente sono invece molto diffusi gli impianti a spalliera e, in numerosi territori, l’irrigazione. Non esiste quindi una forma di allevamento tipicamente “greca” valida per tutto il paese.
Terrazze
La forte pendenza di numerosi territori ha portato alla costruzione di terrazze tanto sulle isole quanto nelle regioni continentali.
Le pezoules di diverse isole egee consentono di trattenere terreno e acqua sui versanti e di limitare l’erosione. Strutture analoghe, con nomi e tecniche differenti, compaiono in molti altri territori mediterranei.
Anche qui il valore paesaggistico contemporaneo deriva da una funzione agricola molto concreta.
Vulcano non significa Grecia insulare
L’immagine di Santorini ha reso particolarmente visibile il tema dei vini vulcanici greci, ma non tutte le isole dell’Egeo sono vulcaniche e non tutta la viticoltura greca può essere letta attraverso questa categoria.
Samos presenta una propria struttura geologica; Rodi e Paros altre ancora; Creta è una grande isola montuosa con prevalenza di formazioni sedimentarie e metamorfiche in numerosi settori.
Persino a Santorini il dato vulcanico deve essere descritto come condizione geologica e agronomica, non tradotto automaticamente in “mineralità”, “sale” o aromi fumé.
Una viticoltura mediterranea, ma non uniforme
La Grecia appartiene pienamente al Mediterraneo, ma il termine descrive una posizione geografica più che uno stile viticolo unitario.
Attica, Creta e numerose isole affrontano estati molto asciutte; l’Epiro possiede invece precipitazioni abbondanti; Macedonia e Amyndeon risentono maggiormente della continentalità; Mantinia e altri altopiani presentano cicli vegetativi sensibilmente diversi dalle pianure costiere.
Parlare genericamente di “sole mediterraneo” rischia quindi di cancellare proprio la caratteristica più interessante della Grecia: la continua alternanza fra mare e montagna.
Una geografia di varietà e luoghi
Il sistema greco permette di osservare numerose relazioni particolarmente strette fra vitigno e territorio: Assyrtiko e Santorini, Xinomavro e Naoussa, Agiorgitiko e Nemea, Moschofilero e Mantinia, Robola e Cefalonia.
Queste associazioni hanno un fondamento storico e normativo, ma non implicano che un vitigno possieda un unico luogo possibile. Assyrtiko, Xinomavro, Agiorgitiko e numerose altre varietà vengono coltivate anche fuori dalle rispettive denominazioni più celebri.
La distinzione fra varietà e luogo permette quindi di comprendere meglio tanto le denominazioni tradizionali quanto la trasformazione contemporanea della viticoltura greca.
La Grecia del vino
La Grecia viticola può essere letta come una successione di sistemi territoriali differenti: il nord continentale della Macedonia e della Tracia; le montagne di Epiro e Tessaglia; Attica e Grecia centrale; gli altopiani e le coste del Peloponneso; le Ionie; l’arcipelago egeo; infine Creta.
Le PDO individuano luoghi storicamente circoscritti, mentre le PGI costruiscono scale geografiche più ampie e flessibili. A entrambe si sovrappone un patrimonio varietale che continua a evolversi attraverso recuperi, nuovi impianti e spostamenti delle varietà fuori dalle loro zone tradizionali.
Il risultato è una geografia nella quale mare, montagna, isole, altitudine e storia agricola assumono significati differenti da luogo a luogo. Per comprenderla è più utile seguire regioni, denominazioni e vitigni nella loro concreta distribuzione che attribuire alla Grecia un unico carattere mediterraneo o trasformare vulcano, vento e quota in formule sensoriali predeterminate.
I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi