Lipari / Eolie (Messina – Sicilia)

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Lipari / Eolie

Messina • Sicilia • Italia • arcipelago vulcanico del Tirreno fra isole, terrazzamenti e vigne di mare • Malvasia delle Lipari DOC, Salina IGT, Sicilia DOC

Poster L’Enonauta dedicato a Lipari e alle Eolie, luogo del vino nel Tirreno siciliano
Lipari / Eolie: isole vulcaniche, vigne di mare e una viticoltura di luce, pendenza e vento. Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave: Malvasia di Lipari, Corinto Nero, Eolie, vulcanismo, pomice, ossidiana, terrazzamenti, vento, appassimento, Salina IGT.

Vitigni: Malvasia di Lipari e Corinto Nero sono le varietà della Malvasia delle Lipari DOC; nell’arcipelago sono coltivati anche altri vitigni ammessi dalla Salina IGT.

Denominazioni: Malvasia delle Lipari DOC e Salina IGT.

Quadro territoriale: Lipari è la maggiore delle Isole Eolie e occupa la parte centrale dell’arcipelago. È un’isola interamente vulcanica, formata da edifici eruttivi, duomi lavici, depositi di pomice, colate di ossidiana e superfici modellate dall’erosione. Vigneti, cappereti, oliveti e piccoli appezzamenti agricoli occupano soprattutto terrazzi e pendii lavorabili. La Malvasia delle Lipari DOC riguarda l’intero arcipelago e non deve essere identificata con la sola isola di Lipari.

L’isola di Lipari

Lipari si trova nel Tirreno meridionale, immediatamente a nord di Vulcano, e con i suoi circa 37 chilometri quadrati è la maggiore isola dell’arcipelago eoliano.

La morfologia è fortemente articolata: coste alte, valloni, antichi edifici vulcanici, terrazzi marini e rilievi si succedono in uno spazio ristretto.

La quota massima viene raggiunta dal Monte Chirica, poco sopra i 600 metri.

Gli abitati principali e le superfici agricole si concentrano nelle aree dove pendenze e disponibilità di terreno permettono un utilizzo più continuo del suolo.

Lipari, Eolie e comune di Lipari

Il nome Lipari può indicare realtà geografiche differenti.

Lipari è innanzitutto una delle sette maggiori isole Eolie. È anche il nome del comune che amministra, oltre all’isola principale, Vulcano, Stromboli, Panarea, Filicudi e Alicudi.

Salina costituisce invece un caso amministrativo distinto ed è suddivisa nei comuni di Malfa, Leni e Santa Marina Salina.

Questa distinzione diventa particolarmente rilevante parlando di vino, perché i confini delle denominazioni comprendono più isole e non coincidono con la sola Lipari.

Un arcipelago vulcanico

Lipari appartiene a un arcipelago formato interamente dall’attività vulcanica.

Le sette isole maggiori — Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea — rappresentano parti emerse di edifici vulcanici sviluppatisi nel Tirreno meridionale.

La loro storia non è però identica: età, composizione delle lave, forme degli edifici, attività eruttiva e processi erosivi cambiano da isola a isola.

Anche l’espressione “viticoltura vulcanica eoliana” riunisce quindi territori geologicamente differenti.

La geologia di Lipari

Lipari presenta una delle storie vulcaniche più complesse dell’arcipelago.

L’attività subaerea è iniziata circa 267.000 anni fa e ha costruito nel tempo piccoli stratovulcani, duomi lavici, coni di pomice e colate di composizione differente.

Il settore meridionale conserva edifici e duomi legati al ciclo di Monte Guardia, mentre la parte nord-orientale è caratterizzata soprattutto dai prodotti più recenti di Monte Pilato.

Parlare di una sola “lava di Lipari” non descrive quindi la complessità geologica dell’isola.

Monte Pilato

Monte Pilato, nella parte nord-orientale, appartiene alla fase eruttiva più recente dell’isola.

Una forte attività esplosiva produsse grandi quantità di pomice chiara, mentre successive emissioni di lava riolitica formarono spettacolari colate di ossidiana.

Le datazioni più recenti collocano l’ultima fase eruttiva intorno al 1230.

Lipari è oggi classificata come sistema vulcanico quiescente, con attività idrotermale e fumarolica residua.

Pomice e ossidiana

Pomice e ossidiana costituiscono due dei materiali più riconoscibili della storia geologica e umana di Lipari.

La pomice deriva da magmi ricchi di gas raffreddati rapidamente durante eruzioni esplosive e presenta una struttura estremamente porosa.

L’ossidiana è invece un vetro vulcanico prodotto dal rapido raffreddamento di lave molto ricche in silice.

Le due rocce appartengono allo stesso sistema vulcanico, ma derivano da processi e strutture differenti.

Rocche Rosse

Nel settore nord-orientale dell’isola si trova la grande colata di Rocche Rosse.

È costituita da lava riolitica fortemente vetrosa e rappresenta una delle manifestazioni più recenti dell’attività vulcanica di Lipari.

L’alternanza visibile tra pomici bianche, ossidiana scura e vegetazione costituisce uno degli aspetti più riconoscibili del paesaggio geologico dell’isola.

L’ossidiana e i primi insediamenti

L’ossidiana ebbe un’importanza decisiva nella storia antica delle Eolie.

Prima della diffusione della metallurgia, questo vetro vulcanico permetteva di produrre strumenti e lame particolarmente taglienti.

Alcuni dei primi insediamenti stabili di Lipari risalgono a diversi secoli prima del 4000 a.C. e sono strettamente collegati allo sfruttamento e al commercio dell’ossidiana.

Il materiale proveniente dall’isola raggiungeva la Sicilia, l’Italia peninsulare e altre regioni del Mediterraneo.

I suoli agricoli

I terreni coltivati si sono sviluppati su materiali vulcanici appartenenti a fasi eruttive differenti.

Tufi, pomici, ceneri, lave alterate e altri prodotti piroclastici compaiono in proporzioni variabili.

Erosione, pendenza, trasporto dei materiali e intervento agricolo hanno ulteriormente modificato la struttura dei suoli.

Profondità, tessitura, pietrosità e capacità di trattenere l’acqua possono quindi cambiare notevolmente anche all’interno della stessa isola.

Terrazzi e muri a secco

La scarsità di superfici pianeggianti ha favorito nei secoli la costruzione di terrazzamenti.

I muri a secco permettono di trattenere il terreno sui pendii, ridurre l’erosione e creare piccole superfici utilizzabili per vite, cappero, olivo e altre colture.

Pietra locale e materiali vulcanici sono stati utilizzati anche per delimitare proprietà e costruire sentieri, ricoveri e strutture rurali.

Il paesaggio agricolo contemporaneo conserva numerose tracce di questa lunga sistemazione delle pendici.

Clima

Il clima delle Eolie è mediterraneo, con estati calde e generalmente asciutte e piogge concentrate soprattutto nei mesi autunnali e invernali.

La disponibilità idrica costituisce uno dei fattori più delicati dell’agricoltura insulare.

Esposizione, quota e orientamento rispetto ai venti producono differenze anche tra versanti della stessa isola.

La presenza costante del mare influenza temperature e circolazione dell’aria, ma non determina automaticamente sapidità o altri caratteri del vino.

Il vento

La ventilazione costituisce una presenza frequente nell’arcipelago.

Maestrale, tramontana, scirocco e venti provenienti dagli altri quadranti possono interessare le isole con intensità molto differenti.

Nei vigneti maggiormente esposti il vento interviene sulla crescita della vegetazione, sull’evaporazione dell’acqua e sulla permanenza dell’umidità sulle piante.

La risposta concreta dipende però dalla posizione del singolo appezzamento e dalle pratiche agricole.

La Malvasia di Lipari

La Malvasia di Lipari è il principale vitigno associato alla storia vinicola moderna delle Eolie.

Appartiene al complesso gruppo delle Malvasie, costituito da varietà differenti accomunate soprattutto da un nome di origine storica.

La denominazione Malvasia viene generalmente ricondotta a Monemvasia, importante porto del Peloponneso medievale, ma il percorso preciso attraverso il quale il vitigno giunse nelle Eolie non è documentato in ogni passaggio.

Nei vini possono ricorrere fiori, agrumi, albicocca, erbe, miele e frutta essiccata, con espressioni differenti secondo maturazione, appassimento e vinificazione.

Corinto Nero

Il Corinto Nero accompagna la Malvasia nella composizione obbligatoria della DOC.

È una varietà a bacca nera presente storicamente nell’arcipelago e in altre aree del Mediterraneo.

Nella Malvasia delle Lipari viene utilizzato in quantità minoritaria, ma il disciplinare ne prevede espressamente la presenza.

Il suo ruolo appartiene quindi alla base ampelografica della denominazione e non a una scelta puramente facoltativa del produttore.

La Malvasia delle Lipari DOC

La Malvasia delle Lipari DOC è stata riconosciuta nel 1973.

La denominazione comprende le tipologie Malvasia delle Lipari, Passito e Liquoroso.

La base ampelografica prevista dal disciplinare è costituita da Malvasia di Lipari fino al 95% e Corinto Nero dal 5 all’8%.

Ne deriva una presenza della Malvasia compresa, nella composizione finale, tra il 92 e il 95%.

Una DOC dell’intero arcipelago

Nonostante il nome, la Malvasia delle Lipari DOC non è riservata alla sola isola di Lipari.

Il disciplinare stabilisce che le uve possano provenire dall’arcipelago delle Isole Eolie in provincia di Messina.

La zona comprende quindi anche Salina, Vulcano, Stromboli, Panarea, Filicudi e Alicudi.

La denominazione deve essere letta nel significato storico di “Isole Lipari”, antico nome utilizzato per l’intero arcipelago.

Salina e la Malvasia

La storia produttiva della Malvasia delle Lipari è legata in modo particolare all’isola di Salina.

Qui la coltivazione della Malvasia ha mantenuto nel tempo una presenza particolarmente significativa, soprattutto nei territori di Malfa, Leni e Santa Marina Salina.

La produzione documentata al momento della definizione storica della DOC era concentrata soprattutto a Salina e, in misura minore, a Stromboli.

Il nome della denominazione non deve quindi essere usato per attribuire alla sola isola di Lipari un primato produttivo che storicamente appartiene soprattutto a Salina.

Salina IGT

Anche la Salina IGT presenta un nome che può generare un’apparente ambiguità geografica.

La zona di produzione non coincide infatti con la sola isola di Salina: comprende l’intero territorio amministrativo delle Isole Eolie.

Possono essere prodotti vini bianchi, rossi e rosati nelle differenti categorie previste dal disciplinare, anche con specificazione varietale quando consentita.

Questa indicazione consente una produzione più ampia dal punto di vista ampelografico rispetto alla Malvasia delle Lipari DOC.

Una viticoltura più ampia della Malvasia

Identificare il vino delle Eolie esclusivamente con la Malvasia sarebbe riduttivo.

Nell’ambito della Salina IGT possono essere utilizzate numerose varietà autorizzate alla coltivazione in Sicilia.

Tra quelle presenti nella viticoltura contemporanea dell’arcipelago figurano anche Corinto Nero, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante, Catarratto e altre uve bianche e nere.

La Malvasia rimane il principale riferimento storico, ma non esaurisce la produzione vinicola contemporanea delle isole.

La tipologia base

La tipologia Malvasia delle Lipari prevista dalla DOC è un vino dolce ottenuto dalla stessa base ampelografica della versione Passito.

Il titolo alcolometrico volumico totale minimo stabilito dal disciplinare è dell’11,5% vol, di cui almeno l’8% svolto.

Non deve essere confusa con i vini secchi contemporaneamente prodotti nelle Eolie da Malvasia di Lipari nell’ambito di altre indicazioni geografiche.

Il Passito

Il Malvasia delle Lipari Passito viene ottenuto da uve sottoposte ad appassimento naturale.

L’esposizione delle uve al sole su graticci, stuoie o strutture analoghe appartiene alla tradizione produttiva dell’arcipelago.

Durante l’appassimento l’acqua contenuta negli acini diminuisce e aumenta la concentrazione di zuccheri e altre sostanze.

Il disciplinare stabilisce un titolo alcolometrico volumico totale minimo del 18% vol, con almeno 60 grammi per litro di zuccheri residui.

Appassimento e clima

L’appassimento naturale richiede un controllo costante delle uve durante il periodo di esposizione.

Sole, temperatura, umidità e ventilazione possono accelerare o rallentare la perdita d’acqua.

Il procedimento non deve quindi essere descritto come semplice conseguenza del clima caldo e ventoso: disposizione delle uve, durata dell’appassimento e selezione sanitaria partecipano direttamente al risultato.

Il Liquoroso

La DOC comprende anche il Malvasia delle Lipari Liquoroso.

In questa tipologia il vino viene fortificato secondo le pratiche previste dal disciplinare.

Il titolo alcolometrico volumico totale minimo è del 20% vol, dei quali almeno il 16% svolto.

Il Liquoroso deve inoltre trascorrere almeno sei mesi di affinamento a partire dalla data dell’alcolizzazione.

Una viticoltura di pendio

Gran parte della viticoltura eoliana si sviluppa su terreni inclinati, parcelle di dimensioni contenute e superfici discontinue.

Terrazzamenti, muri a secco, sentieri stretti e difficoltà di accesso rendono numerose operazioni meno facilmente meccanizzabili rispetto alle grandi aree viticole pianeggianti.

Le difficoltà aumentano nelle isole minori, dove ogni fase della produzione deve confrontarsi anche con trasporti e collegamenti marittimi.

La fillossera e la crisi ottocentesca

La viticoltura eoliana raggiunse una fase di particolare espansione durante l’Ottocento.

La Malvasia veniva commercializzata anche fuori dall’arcipelago e la produzione vinicola costituiva una componente importante dell’economia locale.

L’arrivo della fillossera alla fine del secolo provocò una grave crisi dei vigneti e contribuì, insieme ad altri fattori economici, a un’intensa emigrazione.

La ricostruzione su portainnesti resistenti modificò successivamente la struttura della viticoltura delle isole.

Capperi, vite e policoltura

La vite non è l’unica coltura storicamente associata alle Eolie.

Capperi, olivi, alberi da frutto, cereali e piccoli orti hanno condiviso gli spazi agricoli delle isole.

Il cappero conserva tuttora una forte presenza ed è tutelato dalla denominazione Cappero delle Isole Eolie DOP.

Vigneto e cappereto appartengono quindi a un paesaggio agricolo diversificato, non a una monocultura viticola continua.

Lipari antica

Il principale insediamento storico dell’isola si sviluppa intorno alla rocca del Castello di Lipari, posizione naturalmente difesa tra Marina Corta e Marina Lunga.

Gli scavi archeologici hanno documentato una lunghissima successione di insediamenti dal Neolitico alle epoche greca, romana, medievale e moderna.

La ricchezza derivata dall’ossidiana precede di millenni la documentazione sulla moderna viticoltura e costituisce uno degli elementi fondamentali della storia dell’isola.

Pomice e industria

Nel settore nord-orientale di Lipari i grandi depositi di pomice sono stati sfruttati per secoli.

L’estrazione divenne particolarmente importante in epoca industriale, modificando profondamente il paesaggio di Acquacalda e Porticello.

L’attività estrattiva ha costituito per lungo tempo una componente centrale dell’economia dell’isola, accanto ad agricoltura, pesca e commercio.

Le grandi pareti chiare delle ex cave rimangono oggi una delle tracce più evidenti di questa fase storica.

Le Eolie e l’UNESCO

Nel 2000 le Isole Eolie sono state iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Il riconoscimento riguarda soprattutto il valore geologico e vulcanologico dell’arcipelago.

Stromboli e Vulcano hanno inoltre dato il proprio nome alle tipologie eruttive stromboliana e vulcaniana, utilizzate nella terminologia vulcanologica internazionale.

Il sito UNESCO non costituisce una denominazione vinicola e il suo valore non deve essere trasferito automaticamente alla qualità dei vini.

Il paesaggio viticolo

A Lipari il vigneto appare frammentato tra pendii, terrazzi, abitazioni, macchia mediterranea, cappereti e altre colture.

Le superfici vitate non formano una fascia continua e cambiano sensibilmente tra le diverse parti dell’isola.

Nelle altre Eolie il paesaggio assume configurazioni ancora differenti: dalle conche e dai versanti di Salina alle pendici di Stromboli e alle piccole superfici agricole delle isole occidentali.

Parlare di un unico “paesaggio della Malvasia” nasconderebbe quindi la diversità dell’arcipelago.

Lipari nel bicchiere

La Malvasia di Lipari costituisce il riferimento varietale più riconoscibile della tradizione vinicola eoliana.

Nelle diverse tipologie possono ricorrere fiori, agrumi, albicocca, miele, erbe, frutta matura e frutta essiccata, con differenze rilevanti tra vino base, Passito e Liquoroso.

La Salina IGT amplia ulteriormente il quadro attraverso vini secchi, bianchi, rossi e rosati ottenuti anche da varietà differenti.

Pomice, ossidiana, ceneri, lave, vento, insolazione e vicinanza del mare descrivono condizioni ambientali concrete, ma non determinano automaticamente mineralità, sapidità, aromaticità, dolcezza o struttura del vino.

I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi

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