Menfi / Terre Sicane (Agrigento – Sicilia)

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Menfi / Terre Sicane

Agrigento • Sicilia • Italia • costa sud-occidentale e colline sicane fra mare, vigneti e agricoltura diffusa • Menfi DOC, Sicilia DOC

Poster L’Enonauta dedicato a Menfi e alle Terre Sicane, luogo del vino nella Sicilia sud-occidentale
Menfi / Terre Sicane: colline, mare e una Sicilia agricola di ampiezza e misura. Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave: Inzolia, Catarratto, Grecanico, Grillo, Nero d’Avola, Belìce, Carboj, terrazzi marini, marne, argille, Porto Palo, Terre Sicane.

Vitigni: Inzolia, Catarratto, Grecanico, Grillo e Nero d’Avola costituiscono alcuni dei principali riferimenti della viticoltura locale, accanto a Perricone e a numerose varietà italiane e internazionali.

Denominazione: Menfi DOC. Le Terre Sicane costituiscono invece un riferimento territoriale, culturale ed enoturistico e non una denominazione vinicola autonoma.

Quadro territoriale: Menfi occupa la Sicilia sud-occidentale, tra la valle del Belìce, il bacino del Carboj e la costa del Canale di Sicilia. Il territorio passa dalle pianure costiere ai terrazzi marini, alle colline argillose e marnose dell’interno. La DOC Menfi comprende il territorio menfitano e si estende in parti di Sciacca, Sambuca di Sicilia e Castelvetrano.

Il territorio

Menfi si trova nella parte occidentale della provincia di Agrigento, a breve distanza dal confine con la provincia di Trapani.

Il centro abitato sorge su un pianoro a circa 100 metri sul livello del mare, mentre il territorio comunale degrada verso sud fino alle spiagge di Porto Palo, Lido Fiori e Bertolino.

Procedendo verso nord il paesaggio diventa progressivamente collinare e si collega alla valle del Belìce, a Montevago e a Sambuca di Sicilia.

La viticoltura occupa pianure, terrazzi e versanti ondulati, alternandosi a oliveti, seminativi e colture orticole e arboree.

Le Terre Sicane

L’espressione Terre Sicane viene utilizzata per indicare una parte della Sicilia occidentale compresa tra la valle del Belìce, i rilievi interni e la costa meridionale.

Nel sistema della Strada del Vino il nome mette in relazione Menfi, Montevago, Santa Margherita di Belìce, Sambuca di Sicilia, Contessa Entellina e Sciacca.

Non si tratta di una DOC o DOCG con un proprio disciplinare unitario.

All’interno delle Terre Sicane convivono infatti denominazioni differenti, territori amministrativi distinti e aree viticole con caratteristiche geografiche diverse.

Menfi e Terre Sicane non sono sinonimi

Menfi costituisce uno dei principali centri viticoli delle Terre Sicane, ma le due definizioni non coincidono.

La Menfi DOC possiede confini stabiliti dal disciplinare e comprende anche una parte del territorio di Castelvetrano, che non appartiene necessariamente allo stesso sistema culturale utilizzato dalla Strada del Vino.

Al contrario, Montevago, Santa Margherita di Belìce e Contessa Entellina appartengono alle Terre Sicane ma non alla zona della Menfi DOC.

Territorio culturale e denominazione vinicola devono quindi essere mantenuti distinti.

Tra Belìce e Carboj

Due corsi d’acqua costituiscono riferimenti essenziali per la geografia del territorio: il Belìce e il Carboj.

Entrambi scorrono prevalentemente dall’interno verso la costa meridionale e raccolgono una rete di valloni e torrenti minori.

Il Belìce raggiunge il mare a ovest del territorio menfitano, presso l’area protetta della sua foce, mentre il Carboj segna il settore orientale del comune.

Tra i due fiumi si sviluppa gran parte della campagna di Menfi.

Dal mare alle colline

Il paesaggio cambia progressivamente procedendo dalla costa verso l’interno.

Alle quote inferiori compaiono pianure costiere, depositi alluvionali e terrazzi marini.

Più a nord aumentano le ondulazioni del terreno, le formazioni argillose e le successioni marnose e calcaree.

Verso Sambuca e il Lago Arancio compaiono inoltre aree caratterizzate da depositi lacustri e fluvio-lacustri.

Geologia e suoli

La zona viticola non presenta un unico substrato.

Pianure alluvionali, terrazzi marini, calcari marnosi, marne, argille e depositi lacustri formano sistemi pedologici differenti.

Anche all’interno della stessa formazione cambiano profondità, tessitura, presenza di scheletro e quantità di calcare o argilla.

La geografia dei suoli deve quindi essere descritta separatamente dalle caratteristiche sensoriali dei vini.

Pianure alluvionali e costiere

Nella fascia prossima al mare e ai corsi d’acqua sono presenti terreni relativamente giovani formati anche dall’accumulo di materiali alluvionali.

Sono generalmente superfici pianeggianti o poco inclinate, frequentemente profonde e sottoposte a un’intensa utilizzazione agricola.

Vigneto, oliveto e colture orticole possono occupare aree contigue.

La maggiore profondità dei terreni costieri non corrisponde automaticamente a uno specifico stile dei vini.

I terrazzi marini

Una parte significativa della campagna menfitana occupa antichi terrazzi marini.

Si tratta di superfici formatesi durante precedenti fasi dell’evoluzione della linea di costa e successivamente sollevate ed erose.

Vi si incontrano terreni rossi o rosso-bruni, spesso con una componente sabbiosa e quantità variabili di scheletro.

Il colore è legato anche alla presenza di ossidi di ferro e non costituisce un indicatore diretto del profilo del vino.

Marne e calcari marnosi

Procedendo verso la parte settentrionale del territorio aumentano le formazioni costituite da marne e calcari marnosi.

I versanti assumono frequentemente un andamento lungo e ondulato, con variazioni nella componente argillosa e calcarea.

In queste aree il vigneto convive con oliveti, seminativi e superfici non coltivate.

Marna e calcare descrivono il substrato e le condizioni fisiche del terreno, non un particolare aroma o livello di longevità del vino.

Le colline argillose

Altre parti della zona viticola sono caratterizzate da versanti con una presenza significativa di argilla.

Questi terreni possono mostrare forti variazioni stagionali di umidità e consistenza, soprattutto durante le estati asciutte.

Pendenza, profondità, lavorazioni e gestione della superficie assumono quindi particolare rilevanza nella conduzione del vigneto.

La presenza di argilla non determina però automaticamente concentrazione, colore o struttura del vino.

Verso il Lago Arancio

Procedendo verso Sambuca di Sicilia si raggiunge il sistema collinare intorno al Lago Arancio.

Il lago è un bacino artificiale realizzato sul sistema idrografico del Carboj e costituisce oggi uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio interno delle Terre Sicane.

A ovest del lago sono documentati terreni profondi sviluppati anche su antichi depositi lacustri e fluvio-lacustri.

Queste superfici si distinguono dai terrazzi marini e dalle colline marnose della fascia più vicina a Menfi.

Clima

Il clima della zona è mediterraneo a carattere relativamente asciutto.

Le estati sono calde e generalmente povere di precipitazioni, mentre le piogge si concentrano soprattutto tra autunno e inverno.

Nell’area di Menfi le precipitazioni medie sono indicate intorno ai 500-600 millimetri annui, con variazioni tra costa e interno.

Temperature, piovosità e disponibilità idrica cambiano secondo annata, quota e posizione del vigneto.

Il mare

La costa dista pochi chilometri da gran parte della zona viticola di Menfi.

La vicinanza del Canale di Sicilia interviene sulla circolazione dell’aria e contribuisce a moderare alcune escursioni termiche della fascia costiera.

Procedendo verso l’interno l’influenza diretta del mare diminuisce mentre aumentano gli effetti della quota e della morfologia collinare.

La prossimità marina non implica però una trasmissione automatica di sapidità al vino.

Il vento

La ventilazione è frequente, soprattutto nelle zone aperte verso la costa.

Brezze marine e venti provenienti dai diversi quadranti possono modificare temperatura, evaporazione e permanenza dell’umidità sulla vegetazione.

Intensità ed effetto cambiano però secondo esposizione, morfologia e distanza dal mare.

Il vento costituisce quindi una condizione ambientale concreta, non un descrittore sensoriale del vino.

Inzolia

L’Inzolia, indicata anche come Ansonica, appartiene alle varietà storicamente coltivate nel territorio.

È diffusa nella Sicilia occidentale e in altre aree del Mediterraneo italiano.

Nella Menfi DOC partecipa alla composizione del Bianco e può essere utilizzata anche per vini con indicazione varietale secondo i requisiti del disciplinare.

Nei vini possono ricorrere fiori, agrumi, frutta bianca, erbe e mandorla, con espressioni differenti secondo maturazione e vinificazione.

Catarratto

Il Catarratto appartiene alla storia della viticoltura della Sicilia occidentale e mantiene una presenza significativa anche nel territorio menfitano.

Il disciplinare della Menfi DOC comprende il Catarratto Bianco Lucido tra le varietà utilizzabili per la tipologia Bianco.

La varietà compare inoltre in una viticoltura molto più ampia, che attraversa gran parte della Sicilia.

Grecanico

Il Grecanico costituisce un altro riferimento storico dei vigneti bianchi delle Terre Sicane.

È presente nella base ampelografica del Menfi Bianco e può comparire come indicazione varietale nei vini della DOC.

Nei vini possono ricorrere frutta bianca, agrumi, fiori e componenti erbacee, senza che queste rappresentino una firma obbligatoria della varietà o del territorio.

Grillo

Il Grillo ha assunto un peso crescente nella viticoltura contemporanea di Menfi.

La varietà, nata in Sicilia dall’incrocio tra Catarratto Bianco Comune e Moscato d’Alessandria, si diffuse inizialmente soprattutto nella parte occidentale dell’isola.

Oggi è presente anche nei vigneti menfitani e rientra tra le varietà previste dal sistema della denominazione.

La sua diffusione nel territorio è relativamente più recente rispetto a quella di Inzolia, Catarratto e Grecanico.

Nero d’Avola

Il Nero d’Avola è oggi una delle principali varietà a bacca nera coltivate nel territorio.

La sua presenza significativa a Menfi è più recente rispetto ad alcune varietà bianche tradizionali della zona.

Entra nella composizione del Menfi Rosso e può essere utilizzato anche con indicazione varietale secondo le condizioni del disciplinare.

Nei vini possono ricorrere ciliegia, prugna, agrumi, erbe e spezie, con struttura e tannino variabili secondo vigneto, annata e vinificazione.

Perricone e altre varietà

La viticoltura di Menfi comprende un numero di varietà molto superiore a quelle maggiormente associate al territorio.

Tra le uve siciliane sono presenti anche Perricone, Frappato, Nerello Mascalese, Damaschino e altre cultivar.

Il Perricone, un tempo più diffuso nella Sicilia occidentale, conserva oggi una presenza minoritaria ma è tornato a essere vinificato da alcune aziende del territorio.

Il disciplinare della DOC Menfi ammette complessivamente numerose varietà, siciliane, italiane e internazionali.

Le varietà internazionali

Tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento il panorama ampelografico di Menfi cambiò considerevolmente.

Nei vigneti furono introdotti o ampliarono la propria presenza Chardonnay, Syrah, Merlot e Cabernet Sauvignon, insieme ad altre varietà.

Questa fase appartiene alla modernizzazione della viticoltura siciliana e alla ricerca di nuovi mercati e modelli produttivi.

Il patrimonio viticolo contemporaneo di Menfi deriva quindi dalla compresenza di varietà storiche e introduzioni più recenti.

La Menfi DOC

La Menfi DOC è stata riconosciuta nel 1995.

La zona di produzione si sviluppa nel territorio di Menfi e in aree delimitate dei comuni di Sciacca e Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento, e Castelvetrano, in provincia di Trapani.

La denominazione attraversa quindi anche il confine amministrativo provinciale.

I confini della DOC non coincidono né con quelli delle Terre Sicane né con la sola superficie comunale di Menfi.

Una denominazione molto articolata

La Menfi DOC è stata costruita per comprendere una viticoltura ampelograficamente molto diversificata.

Il disciplinare contempla vini bianchi e rossi, produzioni varietali e ulteriori tipologie collegate a specifiche composizioni ampelografiche.

Secondo l’Osservatorio della DOC Menfi, il disciplinare ammette oggi 26 varietà tra uve siciliane, italiane e internazionali.

La denominazione non può quindi essere identificata con un solo vitigno o con una sola tradizione produttiva.

Menfi Bianco

Per il Menfi Bianco il disciplinare individua come base Inzolia, Chardonnay, Catarratto Bianco Lucido e Grecanico, utilizzabili singolarmente o congiuntamente nelle proporzioni previste.

La composizione riflette insieme la presenza di varietà storiche siciliane e quella dello Chardonnay, introdotto su scala significativa durante la modernizzazione viticola del Novecento.

Altre varietà possono concorrere entro i limiti stabiliti dal disciplinare.

Menfi Rosso

Anche il Menfi Rosso utilizza una base ampelografica plurale.

Nero d’Avola, Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah e altre varietà previste dal disciplinare possono concorrere alla produzione.

Esistono inoltre tipologie con specificazione del vitigno, nelle quali la varietà indicata deve costituire la quota prevalente stabilita dalle norme.

La DOC comprende quindi interpretazioni rosse costruite secondo impostazioni molto differenti.

Feudo dei Fiori e Bonera

Il disciplinare conserva anche due nomi geografici legati alla storia della denominazione: Feudo dei Fiori per una produzione bianca e Bonera per una produzione rossa.

Si tratta di indicazioni disciplinate separatamente rispetto alle tipologie generiche Menfi Bianco e Menfi Rosso.

La loro presenza mostra come la DOC abbia cercato fin dalla sua organizzazione di conservare alcuni riferimenti geografici più circoscritti.

Questi nomi non costituiscono una gerarchia qualitativa dell’intero territorio.

Una viticoltura cooperativa

La storia contemporanea del vino di Menfi è strettamente legata anche alla cooperazione.

Nella seconda metà del Novecento le strutture cooperative permisero a numerosi piccoli viticoltori di organizzare insieme trasformazione e commercializzazione delle uve.

Questo modello ha assunto nel territorio dimensioni particolarmente rilevanti e ha contribuito alla trasformazione tecnica ed economica della viticoltura menfitana.

Accanto alle cooperative operano oggi aziende familiari e produttori di dimensioni differenti.

Dal vino sfuso all’imbottigliamento

Per buona parte del Novecento una quota consistente del vino prodotto nella Sicilia occidentale veniva commercializzata come vino sfuso o destinata ad altri mercati.

Dalla seconda metà del secolo la crescita delle strutture cooperative, gli investimenti in cantina, l’introduzione di nuove varietà e l’aumento dell’imbottigliamento modificarono progressivamente questo sistema.

Il riconoscimento della Menfi DOC nel 1995 appartiene a questa lunga trasformazione.

Porto Palo

Porto Palo è il principale nucleo costiero del territorio di Menfi.

Il piccolo porto occupa una posizione naturale all’interno di un ampio golfo, dominato dalla torre di avvistamento costruita nel 1583.

Il sito ebbe nel tempo funzioni di approdo e collegamento tra la campagna e le rotte marittime.

Nell’Ottocento l’organizzazione di un imbarco doganale favorì l’esportazione dei prodotti agricoli del territorio.

Menfi e Selinunte

Procedendo verso ovest lungo la costa si raggiunge il territorio di Selinunte, una delle principali colonie greche della Sicilia antica.

Il territorio menfitano si trovava quindi lungo una fascia costiera interessata già nell’antichità da insediamenti, coltivazioni e traffici mediterranei.

Porto Palo viene tradizionalmente collegato al sistema di approdi della vicina area selinuntina.

Questi rapporti storici non permettono però di stabilire una continuità diretta tra vitigni antichi e varietà coltivate oggi.

Inycon

Nella letteratura sul vino di Menfi ricorre frequentemente il nome di Inycon o Inico, località ricordata dalle fonti antiche e associata anche alla produzione di vino.

Una tradizione identifica il suo territorio con l’area menfitana, ma la precisa localizzazione dell’antico centro non può essere considerata definitivamente stabilita.

Il riferimento appartiene quindi alla ricostruzione storica dell’area, ma deve essere mantenuto distinto dalla geografia viticola contemporanea.

La fondazione di Menfi

L’attuale centro urbano di Menfi venne fondato nel 1638 da Diego Aragona Tagliavia Pignatelli, principe di Castelvetrano.

La nuova colonia agricola sorse nell’area dell’antico feudo di Burgiomilluso.

Il nucleo urbano venne organizzato secondo un impianto regolare, ancora riconoscibile nella struttura di alcune strade del centro.

Agricoltura, gestione delle terre e insediamento appartengono quindi fin dall’origine moderna della città allo stesso processo.

Il terremoto del Belìce

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento terremoto colpì la valle del Belìce e una vasta parte della Sicilia occidentale.

Menfi subì danni molto gravi, così come Santa Margherita di Belìce, Contessa Entellina e numerosi altri centri della zona.

Montevago, insieme a Gibellina, Poggioreale e Salaparuta, fu tra i paesi maggiormente distrutti.

Il sisma modificò profondamente anche il patrimonio rurale, con conseguenze su abitazioni, aziende agricole e organizzazione del territorio.

Ricostruzione

La ricostruzione successiva al terremoto trasformò profondamente Menfi e gli altri centri del Belìce.

A Menfi furono perduti o gravemente danneggiati edifici storici come la Chiesa Madre e la torre medievale.

Gli interventi successivi modificarono il centro urbano e ampliarono le zone residenziali, mentre la modernizzazione agricola proseguiva nelle campagne.

Il paesaggio contemporaneo delle Terre Sicane conserva quindi anche le conseguenze materiali e sociali del terremoto del 1968.

Montevago e Santa Margherita di Belìce

Montevago e Santa Margherita di Belìce si trovano nell’entroterra immediatamente a nord di Menfi.

Entrambi appartengono al sistema territoriale delle Terre Sicane e condividono una lunga tradizione agricola e viticola.

Non rientrano però nella zona della Menfi DOC.

Questo rende evidente la differenza tra un territorio storico e culturale e il perimetro di una singola denominazione vinicola.

Sambuca di Sicilia

Sambuca di Sicilia occupa il settore più interno della zona considerata e parte del suo territorio rientra nella Menfi DOC.

Intorno al Lago Arancio il paesaggio viticolo si sviluppa tra colline, versanti argillosi, depositi lacustri e superfici agricole a quote maggiori rispetto alla costa.

Sambuca possiede inoltre una propria denominazione vinicola, distinta dalla Menfi DOC.

Lo stesso territorio può quindi partecipare a sistemi denominativi differenti secondo provenienza delle uve e requisiti produttivi.

Contessa Entellina

Contessa Entellina appartiene alla parte settentrionale delle Terre Sicane e presenta un paesaggio decisamente più interno rispetto a Menfi.

Il territorio si sviluppa tra rilievi, vallate e altopiani e possiede una propria denominazione vinicola.

Il collegamento con Menfi avviene attraverso il sistema storico e culturale delle Terre Sicane, non attraverso la Menfi DOC.

Sciacca

Verso est il territorio viticolo di Menfi si collega a quello di Sciacca.

Una parte del comune di Sciacca rientra nella zona della Menfi DOC.

Colline, terrazzi costieri e vallate proseguono verso il sistema del Carboj senza coincidere con i confini amministrativi.

Anche Sciacca compare oggi negli itinerari della Strada del Vino Terre Sicane.

Castelvetrano

Sul lato occidentale la DOC raggiunge una parte del territorio di Castelvetrano, in provincia di Trapani.

Il confine mostra come la denominazione segua una geografia agricola che supera quella provinciale.

Le campagne si collegano inoltre al territorio di Selinunte e alla bassa valle del Belìce.

Castelvetrano non deve però essere automaticamente incluso nelle Terre Sicane ogni volta che si descrive la Menfi DOC: i due perimetri rispondono a criteri differenti.

Vite e olivo

La vite condivide il paesaggio agricolo di Menfi con una presenza molto importante dell’olivo.

Biancolilla, Nocellara del Belìce e Cerasuola figurano tra le cultivar coltivate nell’area.

Vigneti e oliveti si alternano soprattutto sulle superfici collinari e sui terrazzi che circondano il centro abitato.

Il territorio non costituisce quindi un paesaggio esclusivamente viticolo.

Il paesaggio viticolo

La vite occupa superfici molto differenti, dalle pianure prossime alla costa alle ondulazioni dell’entroterra.

Filari, oliveti, seminativi, frutteti, valloni e case rurali costruiscono un paesaggio agricolo aperto e discontinuo.

Procedendo verso nord aumentano pendenze e rilievi, mentre verso il mare diventano più frequenti i terrazzi e le pianure costiere.

La pluralità dei paesaggi corrisponde alla stessa ampiezza geografica e ampelografica della viticoltura locale.

Menfi / Terre Sicane nel bicchiere

Il territorio produce vini bianchi e rossi attraverso una gamma particolarmente ampia di varietà.

Inzolia, Catarratto, Grecanico e Grillo possono mostrare combinazioni differenti di frutta bianca, agrumi, fiori, erbe e componenti legate all’evoluzione.

Nero d’Avola, Perricone, Syrah e altre varietà possono invece esprimere frutti rossi e scuri, erbe, spezie e strutture tanniche molto diverse.

Pianure alluvionali, terrazzi marini, sabbie, marne, calcari, argille, vento e vicinanza al Canale di Sicilia descrivono condizioni concrete della viticoltura, ma non determinano automaticamente aromaticità, sapidità, freschezza, struttura o longevità del vino.

I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi

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