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Monreale / Alto Belice
Palermo • Sicilia • Italia • colline dell’entroterra nord-occidentale fra Monreale, valli interne e paesaggio dell’Alto Belice • Monreale DOC, Sicilia DOC

In breve
Parole chiave: Catarratto, Perricone, Syrah, Alto Belice, valle dello Jato, Camporeale, Corleone, colline argillose, rilievi calcarei, alberello, controspalliera.
Vitigni: Catarratto, Inzolia, Perricone, Nero d’Avola e Syrah.
Denominazione: Monreale DOC.
Quadro territoriale: La Monreale DOC occupa un vasto settore dell’entroterra palermitano, dal territorio di Monreale verso la valle dello Jato, Camporeale, Corleone e l’alto bacino del Belìce. Colline prevalentemente comprese tra 300 e 600 metri, rilievi calcarei, terreni argillosi e marnosi, vertisuoli e depositi alluvionali costruiscono una geografia molto più ampia della città di Monreale e della Conca d’Oro.
Il territorio
Monreale sorge alle falde del Monte Caputo, immediatamente a sud-ovest di Palermo, su un rilievo affacciato sulla Conca d’Oro e sulla valle dell’Oreto.
Il territorio comunale è però enormemente più vasto del nucleo urbano che circonda la cattedrale.
Si estende per decine di chilometri verso l’interno, attraversando montagne, altopiani, vallate agricole e aree forestali fino al settore corleonese.
La geografia viticola della Monreale DOC appartiene soprattutto a questa parte interna e collinare.
Monreale città e Monreale DOC
La città di Monreale e la denominazione non coincidono geograficamente.
Il disciplinare comprende una parte molto ampia del territorio comunale, ma esclude alcuni settori settentrionali e sud-orientali.
La DOC si estende inoltre oltre i confini di Monreale, comprendendo territori di altri sette comuni della provincia di Palermo.
Il nome della denominazione richiama quindi un centro storico e amministrativo, ma identifica oggi una geografia viticola molto più articolata.
La zona della DOC
La zona di produzione comprende parte del comune di Monreale e parte del comune di Piana degli Albanesi.
Vi rientrano inoltre integralmente i territori comunali di Camporeale, San Giuseppe Jato, San Cipirello, Santa Cristina Gela, Corleone e Roccamena.
Si tratta quindi di una delle denominazioni territorialmente più estese della provincia di Palermo.
Il suo perimetro attraversa vallate, spartiacque e sistemi collinari differenti.
L’Alto Belice
L’espressione Alto Belice viene utilizzata per una parte dell’entroterra palermitano che gravita intorno ai rami superiori del bacino del Belìce e ai territori immediatamente circostanti.
Nel contesto della Monreale DOC il nome viene associato soprattutto a Camporeale, San Giuseppe Jato, San Cipirello, Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela.
Non corrisponde però a una denominazione vinicola autonoma né a un confine amministrativo preciso.
Anche dal punto di vista idrografico la definizione deve essere utilizzata con cautela: la valle dello Jato appartiene infatti a un bacino che raggiunge il Tirreno, pur costituendo uno dei passaggi naturali verso la valle del Belìce.
Tra Palermo e la valle del Belìce
La posizione dell’area viticola mette in comunicazione la costa settentrionale della Sicilia con le grandi vallate che scendono verso il Canale di Sicilia.
Monte Iato, la valle dello Jato, Camporeale e Roccamena appartengono a un sistema di passaggi naturali utilizzati per secoli per attraversare l’interno dell’isola.
Procedendo ancora verso sud il bacino del Belìce conduce verso Poggioreale, Salaparuta, Santa Margherita, Castelvetrano e la costa meridionale.
La valle dello Jato
Il fiume Jato nasce nell’entroterra palermitano e attraversa un bacino di circa 193 chilometri quadrati prima di raggiungere il Tirreno.
Nel suo bacino ricadono San Giuseppe Jato, San Cipirello e parte del territorio di Camporeale.
La valle è delimitata da rilievi carbonatici e da colline costituite anche da formazioni argillose e marnose.
Fondovalle, versanti e pianori offrono quindi condizioni agricole differenti.
Monte Iato
Monte Iato domina San Giuseppe Jato e San Cipirello raggiungendo gli 852 metri di altitudine.
Costituisce l’estrema propaggine meridionale dei Monti di Palermo e controlla uno dei passaggi naturali tra la Conca d’Oro e la valle del Belìce.
La sommità forma un ampio pianoro sul quale si sviluppò l’antica città di Iaitas, poi Ietas e infine Giato.
L’insediamento rimase abitato per oltre duemila anni, fino alla distruzione del 1246.
Una geologia complessa
L’interno palermitano presenta una geologia profondamente diversa dalle aree vulcaniche della Sicilia orientale.
Rilievi calcarei, successioni marnose, argille, formazioni di flysch e depositi alluvionali si succedono nel territorio della DOC.
Anche il bacino dello Jato presenta rilievi carbonatici isolati circondati da formazioni terziarie più plastiche, nelle quali prevalgono argille e marne.
Non esiste quindi un singolo “suolo di Monreale”.
I rilievi calcarei
Calcari e rocce carbonatiche formano alcuni dei principali rilievi della zona.
Monte Iato costituisce uno degli esempi più evidenti, così come numerosi rilievi che separano i diversi bacini idrografici dell’entroterra.
Ai piedi di queste montagne possono accumularsi detriti di versante, materiali colluviali e terreni di maggiore profondità.
La presenza del calcare descrive la geologia ma non determina automaticamente acidità, finezza o longevità dei vini.
Argille e marne
Le colline della zona viticola sono frequentemente modellate su argille e marne.
Questi materiali producono versanti generalmente più morbidi rispetto ai rilievi carbonatici.
I terreni possono cambiare consistenza sensibilmente tra la stagione piovosa e quella asciutta e presentare differenti proporzioni di limo, argilla e sabbia.
La componente argillosa influisce sulle proprietà fisiche del terreno, non assegna però direttamente struttura o concentrazione al vino.
Suoli bruni e vertisuoli
Il disciplinare individua tra i suoli più diffusi associazioni di suoli bruni, suoli bruni vertici e vertisuoli.
Sono frequenti soprattutto nella bassa e media collina, generalmente tra 300 e 600 metri.
I vertisuoli possono raggiungere spessori considerevoli e presentano una forte componente argillosa.
Tessitura, profondità e disponibilità idrica cambiano tuttavia notevolmente tra i singoli vigneti.
Suoli alluvionali
Nei fondovalle e lungo i corsi d’acqua sono presenti suoli alluvionali.
Possono raggiungere notevoli profondità e mostrare tessiture comprese tra il sabbioso e l’argilloso.
La loro composizione deriva dal trasporto e dalla deposizione di materiali provenienti dai rilievi circostanti.
Vigneti relativamente vicini possono quindi trovarsi su terreni molto diversi secondo la posizione sul versante o nel fondovalle.
Il gesso nel Corleonese
Nel settore del Corleonese compaiono localmente anche formazioni e suoli gessosi.
Si inseriscono in una geologia più ampia nella quale convivono calcari, argille, marne e successioni sedimentarie differenti.
Il gesso non caratterizza quindi l’intera Monreale DOC né l’intero territorio di Corleone.
Deve essere considerato una componente di specifiche aree, non una firma sensoriale automatica dei vini.
Quota
Gran parte dei vigneti della denominazione si trova tra circa 300 e 600 metri.
In alcune aree dell’interno la vite raggiunge quote superiori, avvicinandosi ai 700 metri.
L’altitudine modifica temperature, durata delle fasi vegetative ed escursioni termiche.
I suoi effetti dipendono però anche da esposizione, pendenza, suolo e andamento dell’annata.
Clima
Il clima è mediterraneo, con estati calde e asciutte e precipitazioni concentrate soprattutto in autunno e inverno.
La posizione interna rende gli inverni generalmente più freddi rispetto alle fasce costiere palermitane.
Il disciplinare indica una piovosità media intorno agli 800 millimetri annui, distribuita in modo non uniforme sul territorio.
Quota, esposizione, rilievi e vallate introducono differenze anche rilevanti tra le diverse aree della DOC.
Camporeale
Camporeale occupa il settore occidentale della denominazione, tra il bacino dello Jato e le colline che introducono alla valle del Belìce.
Il territorio è prevalentemente collinare e la vite convive con seminativi, oliveti e altre colture mediterranee.
Sono diffusi terreni di medio impasto, con presenza variabile di argilla, sabbia e scheletro.
Camporeale costituisce oggi uno dei centri maggiormente identificati con la produzione della Monreale DOC.
San Giuseppe Jato e San Cipirello
San Giuseppe Jato e San Cipirello occupano il cuore della valle dello Jato.
I due centri sorgono ai piedi di Monte Iato e sono circondati da colline, vallate agricole e rilievi calcarei.
I vigneti si distribuiscono soprattutto sulle ondulazioni collinari e sui pianori che circondano i centri abitati.
Entrambi i comuni sono integralmente compresi nella Monreale DOC.
Piana degli Albanesi
Piana degli Albanesi occupa un territorio montano e collinare a quote generalmente superiori rispetto alla valle dello Jato.
Solo una parte del comune rientra nella Monreale DOC: il settore settentrionale indicato dal disciplinare rimane escluso.
Boschi, pascoli, seminativi e coltivazioni arboree condividono un paesaggio nel quale la vite non costituisce l’unica presenza agricola.
La maggiore quota distingue quest’area dalle colline più basse di Camporeale e dello Jato.
Santa Cristina Gela
Santa Cristina Gela si trova immediatamente a sud-est di Piana degli Albanesi.
Il suo territorio è interamente compreso nella DOC e si sviluppa tra rilievi e vallate interne.
La comunità conserva legami storici con la presenza arbëreshë nell’area palermitana: il nucleo moderno si sviluppò attraverso concessioni di terre a famiglie provenienti da Piana degli Albanesi.
La storia insediativa appartiene quindi alla più ampia stratificazione culturale dell’entroterra monrealese.
Corleone
Corleone occupa il settore orientale e sud-orientale della denominazione.
Il territorio comprende vallate, colline e rilievi che si collegano sia al bacino del Belìce sia ai sistemi montuosi dell’interno.
Vigneti, seminativi, pascoli e oliveti formano un paesaggio agricolo molto diverso dalla fascia prossima a Palermo.
L’intero territorio comunale rientra nella Monreale DOC.
Roccamena
Roccamena si trova nella valle del Belìce Destro, a sud di Camporeale.
Il piccolo centro è circondato da un paesaggio prevalentemente agricolo, con seminativi, vigneti e oliveti.
Poco a nord-ovest si innalza Monte Maranfusa, massiccio calcareo sul quale si sviluppò un importante insediamento antico.
Anche Roccamena è integralmente compresa nella Monreale DOC.
Monte Maranfusa
Monte Maranfusa domina il corso del Belìce Destro con ripide pareti soprattutto sui lati meridionale e occidentale.
Gli scavi archeologici hanno documentato un insediamento presente almeno dal IX-VIII secolo a.C., con una forte espansione durante l’età arcaica.
La posizione lungo il Belìce favoriva i rapporti con le città della costa meridionale.
Il sito restituisce una storia del territorio molto precedente alla moderna organizzazione delle denominazioni vinicole.
Monreale e l’Arcivescovado
La storia medievale del territorio è strettamente collegata all’Abbazia di Santa Maria la Nuova.
Nella seconda metà del XII secolo Guglielmo II d’Altavilla fondò l’abbazia e le assegnò vastissimi possedimenti.
La successiva elevazione ad Arcivescovado trasformò Monreale nel centro amministrativo di un territorio molto più esteso dell’attuale nucleo urbano.
Parte dell’eccezionale dimensione del moderno comune di Monreale deriva proprio da questa storia patrimoniale e feudale.
La vite nel Medioevo
Un atto del 1182, redatto in greco, latino e arabo, descrive i confini di numerosi possedimenti concessi all’Abbazia di Monreale.
Nel documento compaiono anche contrade nelle quali la vite era coltivata.
Gli archivi dell’Arcivescovado documentano nei secoli coltivazione, produzione, trasporto, commercio e tassazione del vino.
La viticoltura appartiene quindi alla storia agricola del territorio molto prima della nascita della moderna DOC.
Il Duomo e la città
Il centro storico di Monreale si sviluppò intorno al complesso benedettino fondato nel XII secolo.
La cattedrale e il chiostro costituiscono uno dei principali esempi dell’incontro tra tradizioni artistiche occidentali, bizantine e islamiche nella Sicilia normanna.
Dal 2015 la cattedrale di Monreale appartiene al sito seriale UNESCO “Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale”.
Il riconoscimento UNESCO riguarda il patrimonio storico e architettonico, non la denominazione vinicola.
La Monreale DOC
La Monreale DOC è stata riconosciuta con decreto ministeriale del 2 novembre 2000.
Il disciplinare è stato successivamente modificato più volte e ha conosciuto una revisione significativa approvata nel 2024.
La revisione ha semplificato sensibilmente la base ampelografica e il numero delle tipologie, concentrando la DOC su un gruppo più ristretto di varietà.
Cinque vitigni
Il disciplinare attuale concentra la denominazione su cinque varietà: Catarratto, Inzolia, Perricone, Nero d’Avola e Syrah.
Catarratto e Inzolia costituiscono la base dei bianchi.
Perricone e Nero d’Avola formano quella di Rosso e Rosato.
Il Syrah dispone invece di una propria tipologia varietale.
Catarratto
Il Catarratto costituisce oggi il principale riferimento per il Monreale Bianco.
È una varietà storicamente molto diffusa nella Sicilia occidentale e presente da lungo tempo anche nell’entroterra palermitano.
Nei vini possono ricorrere agrumi, frutta bianca, fiori ed erbe, con intensità differenti secondo maturazione, provenienza e vinificazione.
Queste caratteristiche non costituiscono una firma obbligatoria del vitigno.
Inzolia
L’Inzolia, conosciuta anche come Ansonica, accompagna il Catarratto nella tipologia Monreale Bianco.
Il disciplinare ne consente una presenza fino al 40%.
È una varietà diffusa da lungo tempo nella Sicilia occidentale e presente anche in altre regioni del Mediterraneo italiano.
Il suo ruolo nella DOC è oggi complementare a quello del Catarratto.
Perricone
Il Perricone è stato posto al centro della nuova impostazione dei vini rossi della Monreale DOC.
Si tratta di una varietà storica della Sicilia occidentale, un tempo diffusa in misura maggiore anche nelle province di Palermo e Trapani.
Nei vini possono ricorrere piccoli frutti, prugna, erbe e spezie, con tannino e struttura variabili.
La varietà non deve essere descritta attraverso un unico modello sensoriale.
Nero d’Avola
Il Nero d’Avola, o Calabrese, accompagna il Perricone nelle tipologie Rosso e Rosato.
La sua presenza può raggiungere il 40% della composizione.
È una varietà diffusa in tutta la Sicilia e non identifica specificamente il territorio di Monreale.
All’interno della DOC svolge oggi un ruolo complementare rispetto al Perricone.
Syrah
Il Syrah costituisce l’unica varietà non autoctona alla quale il disciplinare riserva una tipologia specifica.
La sua coltivazione è ormai consolidata in diverse parti dell’entroterra siciliano, compresa la zona di Monreale e Camporeale.
La presenza del Syrah nella DOC documenta anche le trasformazioni ampelografiche della viticoltura siciliana contemporanea.
Il vitigno non sostituisce però le varietà storiche: convive con esse all’interno di un sistema produttivo plurale.
Monreale Bianco
Il Monreale Bianco deve essere prodotto con almeno il 60% di Catarratto.
L’Inzolia può concorrere fino al 40%.
Il disciplinare attuale costruisce quindi la tipologia su due varietà tradizionalmente presenti nella Sicilia occidentale.
Monreale Rosso
Il Monreale Rosso deve contenere almeno il 60% di Perricone.
Il Calabrese o Nero d’Avola può completare la composizione fino al 40%.
La stessa base ampelografica viene utilizzata per la tipologia Rosato.
La revisione del disciplinare ha quindi assegnato al Perricone una posizione centrale nell’identità normativa dei rossi della DOC.
Monreale Syrah
La tipologia Monreale Syrah richiede almeno l’85% di Syrah.
Il restante 15% può essere costituito da altre varietà a bacca dello stesso colore autorizzate in Sicilia.
Sono previste le versioni Rosso, Rosato e Riserva.
La tipologia varietale rimane distinta dal Monreale Rosso, la cui base principale è invece il Perricone.
Rese
Il disciplinare fissa per Monreale Bianco, Rosso, Rosato e Rosso Riserva una resa massima di 12 tonnellate di uva per ettaro.
Per le tipologie Syrah il limite scende a 10 tonnellate per ettaro.
La resa massima dell’uva in vino finito è fissata al 70%.
Questi valori costituiscono requisiti produttivi della DOC e non criteri di classificazione qualitativa tra vigneti.
Alberello e controspalliera
Nei nuovi impianti il disciplinare richiede almeno 3.000 ceppi per ettaro.
Le forme di allevamento previste sono la controspalliera e l’alberello, insieme alle eventuali varianti similari.
Il sistema a tendone è invece escluso.
Vigneti storici e impianti contemporanei possono quindi presentare geometrie e sistemi di gestione differenti.
La Riserva
I vini rossi che possiedono i requisiti previsti possono utilizzare la menzione Riserva.
L’invecchiamento minimo è di 24 mesi, calcolati dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve.
Il disciplinare non prescrive un periodo minimo obbligatorio in legno.
La menzione riguarda quindi tempi e requisiti produttivi, non una specifica zona geografica della denominazione.
L’annata
Il disciplinare attuale stabilisce che sulle bottiglie di Monreale DOC debba sempre comparire l’annata di vendemmia.
La prescrizione riguarda tutte le tipologie della denominazione.
L’annata diventa così una componente obbligatoria della presentazione del vino, indipendentemente dalla tipologia o dal vitigno.
La menzione «vigna»
Il disciplinare consente anche l’utilizzo della menzione vigna.
Il nome deve appartenere all’apposito elenco regionale previsto per la Monreale DOC e le uve devono provenire dalla superficie specificamente delimitata.
La menzione precisa quindi una provenienza più circoscritta.
Non costituisce una classificazione gerarchica dei vigneti.
Un territorio molto più vasto del nome
La denominazione attraversa territori che differiscono profondamente per paesaggio e organizzazione agricola.
Il Monrealese prossimo a Palermo, la valle dello Jato, Camporeale, Piana degli Albanesi, Corleone e Roccamena non costituiscono variazioni minime dello stesso ambiente.
Quote, suoli, orientamento delle vallate e distanza dal mare cambiano considerevolmente.
Il nome Monreale DOC riunisce quindi una geografia interna molto articolata.
Il «Vigneto di Palermo»
Nella comunicazione contemporanea della denominazione compare anche l’espressione Vigneto di Palermo.
Il riferimento sottolinea il rapporto tra il capoluogo e il grande territorio agricolo che si sviluppa immediatamente alle sue spalle.
Non si tratta però di una denominazione geografica autonoma né di una sottozona prevista dal disciplinare.
La DOC ufficiale rimane Monreale, con i confini stabiliti dalle norme di produzione.
Un paesaggio agricolo plurale
La vite condivide il territorio con seminativi, oliveti, pascoli, mandorli e altre colture.
Nelle aree di alta collina aumentano inoltre boschi e superfici non coltivate.
Il vigneto forma in alcuni settori superfici relativamente ampie, mentre altrove compare in parcelle intervallate da colture differenti.
La Monreale DOC appartiene quindi a un paesaggio agricolo misto e non a una monocultura continua.
Il paesaggio viticolo
I vigneti occupano soprattutto colline ondulate, pianori e versanti di media altitudine.
Suoli argillosi, marne, terreni bruni, vertisuoli, depositi alluvionali e substrati calcarei si alternano lungo la denominazione.
Alberelli e controspalliere convivono con masserie, strade rurali, seminativi e oliveti.
La grande estensione della DOC impedisce di ridurre questo paesaggio a una sola immagine territoriale.
Monreale / Alto Belice nel bicchiere
La revisione del disciplinare concentra oggi la produzione su Catarratto, Inzolia, Perricone, Nero d’Avola e Syrah.
Nei bianchi possono ricorrere agrumi, frutta bianca, fiori ed erbe; nei rossi piccoli frutti, prugna, spezie e componenti vegetali possono presentarsi in combinazioni differenti.
Perricone, Nero d’Avola e Syrah producono inoltre strutture tanniche e profili profondamente diversi secondo maturazione, vigneto e vinificazione.
Altitudine, argille, marne, calcari, vertisuoli, ventilazione e posizione interna descrivono condizioni concrete della viticoltura, ma non determinano automaticamente freschezza, mineralità, concentrazione, eleganza o longevità del vino.
I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi