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Nus
Aosta • Valle d’Aosta • Italia • versanti della valle centrale fra rossi autoctoni e malvoisie valdostana • Valle d’Aosta Nus DOC, Nus Malvoisie DOC

Nus occupa la media Valle d’Aosta, sulla sinistra orografica della Dora Baltea, allo sbocco del vallone di Saint-Barthélemy. Il borgo si trova a poco più di 500 metri di quota, ai piedi di un vasto adret esposto prevalentemente verso sud, sul quale vigneti, frutteti, prati e piccoli nuclei rurali risalgono progressivamente verso la montagna.
La geografia viticola identificata dalla menzione Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste Nus DOC è più ampia del solo comune: interessa anche Quart, Saint-Christophe e Aosta sulla sinistra della Dora e una parte di Fénis sulla sponda opposta. All’interno della stessa delimitazione convivono due tradizioni molto differenti: il Nus rosso, costruito soprattutto su Vien de Nus e Petit Rouge, e il Nus Malvoisie, ottenuto dal Pinot Grigio localmente conosciuto con questo nome.
La collina di Nus
Il paesaggio più riconoscibile si sviluppa immediatamente sopra il borgo. Il versante sale verso Plane, Rovarey, Messigné, Mazod e le numerose frazioni che precedono l’ingresso nel vallone di Saint-Barthélemy, formando una fascia agricola intensamente esposta al sole.
La vite occupa soprattutto terrazzi naturali e artificiali, superfici moreniche e piccoli pendii intervallati da castagneti, prati e alberi da frutto. La continuità del vigneto è frequentemente interrotta da ruscelli, strade, muri e affioramenti rocciosi.
Procedendo verso l’alto aumentano progressivamente quota, bosco e frammentazione delle superfici coltivabili. La zona DOC raggiunge sulla sinistra orografica quote fino a 850 metri, anche se la maggior parte dei vigneti si concentra più in basso.
Fra Chambave e la conca di Aosta
Nus occupa una posizione intermedia fra due sistemi viticoli della valle centrale. Verso ovest la delimitazione arriva fino al confine fra Aosta e Sarre e si avvicina al territorio del Torrette; verso est inizia al confine fra Verrayes e Nus, immediatamente dopo la zona di Chambave.
Questa successione non produce frontiere paesaggistiche nette. L’adret continua lungo la Dora Baltea e mantiene numerosi elementi comuni: esposizione meridionale, clima relativamente asciutto, depositi glaciali, piccoli vigneti e presenza diffusa del Petit Rouge.
Cambiano però i vitigni ai quali le singole menzioni territoriali assegnano il ruolo principale. A Nus emerge il Vien de Nus, mentre la Malvoisie introduce una seconda identità costruita sul Pinot Grigio.
Una valle glaciale
La morfologia deriva in larga parte dall’azione del grande ghiacciaio che percorreva la Valle d’Aosta durante il Quaternario. L’erosione glaciale ha modellato il corridoio principale e le valli laterali, mentre le successive fasi di ritiro hanno lasciato enormi quantità di materiale sui versanti.
Sopra Nus è documentata una notevole copertura morenica, sovrapposta a un substrato di rocce metamorfiche. In diversi settori si incontrano inoltre corpi di frana e materiali successivamente rimaneggiati dall’acqua superficiale.
Il risultato è un paesaggio nel quale la natura del terreno può cambiare rapidamente anche lungo lo stesso versante.
Calcescisti e prasiniti
Il substrato della collina e del vallone di Saint-Barthélemy comprende diffusamente calcescisti, ai quali si associano localmente metabasiti trasformate in rocce di facies prasinitica, le cosiddette prasiniti.
Queste rocce affiorano soprattutto nelle zone dove la copertura glaciale o detritica si assottiglia. Altrove rimangono sepolte sotto morene, depositi di versante e materiali trasportati dai piccoli corsi d’acqua.
Non sarebbe quindi corretto definire Nus semplicemente attraverso un “suolo di calcescisto”. La vite affonda spesso le radici in materiali quaternari molto più recenti rispetto alla roccia sottostante.
Morene e massi erratici
La copertura morenica contiene materiali di dimensioni estremamente differenti, dalle particelle fini a grandi massi erratici trasportati dal ghiacciaio. Alcuni di questi blocchi sono stati inglobati direttamente nelle sistemazioni agricole.
Studi archeologici condotti sulla collina di Nus documentano terrazzamenti nei quali grandi massi glaciali sono stati riutilizzati come elementi strutturali, riducendo la quantità di pietra che doveva essere movimentata per rendere coltivabile il pendio.
Il vigneto attuale è quindi il risultato dell’interazione fra una morfologia glaciale preesistente e una lunga opera di trasformazione agricola.
Il Ru de Val
La scarsità relativa delle precipitazioni della valle centrale ha reso storicamente decisiva la gestione dell’acqua. Sulla collina di Nus questa funzione è stata svolta anche dal Ru de Val, parte del sistema di canali irrigui costruiti in Valle d’Aosta per condurre l’acqua lungo i versanti asciutti.
Il ru segue la montagna sfruttando una pendenza minima e distribuisce l’acqua alle superfici agricole poste a quote differenti. La sua costruzione e le successive modifiche hanno contribuito alla bonifica e alla sistemazione di vaste porzioni della collina.
Come in altri territori valdostani, l’irrigazione mostra che l’aridità dell’adret non rappresenta soltanto un elemento favorevole alla vite: senza una gestione collettiva dell’acqua molte superfici sarebbero state assai più difficili da coltivare.
Un clima asciutto
Nus appartiene alla zona interna delle Alpi valdostane, relativamente protetta dalle perturbazioni più umide. Le precipitazioni sono contenute rispetto a numerosi altri territori alpini e il versante esposto a sud riceve una quantità elevata di radiazione solare.
Durante l’estate le giornate possono essere calde e asciutte, mentre la quota favorisce un calo sensibile delle temperature durante la notte. Il vento e le brezze che percorrono la Dora e le vallate laterali contribuiscono alla circolazione dell’aria.
Le condizioni non sono però identiche lungo tutta la sottozona. Fénis, fondovalle, terrazzi dell’adret e vigneti prossimi agli 800 metri costituiscono ambienti differenti.
L’adret e l’envers
La maggior parte dell’immagine storica di Nus è associata all’adret, il grande versante sulla sinistra della Dora Baltea. Qui si trovano Nus, Quart, Saint-Christophe e le colline che proseguono verso Aosta.
La DOC comprende tuttavia anche parte di Fénis, sulla destra orografica. Il versante opposto riceve generalmente meno sole e presenta una maggiore copertura forestale, ma alcune superfici possiedono esposizioni e condizioni locali sufficientemente favorevoli alla vite.
La denominazione non coincide quindi con un’unica esposizione e attraversa entrambe le sponde del sistema vallivo.
La zona di produzione
La zona destinata a Nus e Nus Malvoisie è la stessa. Sulla destra orografica comprende parte del territorio di Fénis, dal confine con Chambave a quello con Saint-Marcel, fra l’alveo della Dora Baltea e la quota di 650 metri.
Sulla sinistra interessa invece parti di Nus, Quart, Saint-Christophe e Aosta, dal confine Verrayes–Nus fino al confine Aosta–Sarre, fra il fiume e la quota di 850 metri.
Il nome Nus assume quindi nel disciplinare un significato territoriale che supera ampiamente i confini del comune da cui deriva.
Il Vien de Nus
Il Vien de Nus è il vitigno più specificamente associato al territorio. È una varietà rossa autoctona valdostana con una distribuzione oggi molto limitata al di fuori della regione e una presenza particolarmente significativa sulla collina di Nus.
Il suo nome lega direttamente il vitigno al paese, anche se la storia precisa della denominazione ampelografica è meno semplice di quanto possa suggerire questa coincidenza.
La varietà è stata a lungo coltivata insieme a Petit Rouge, Fumin, Cornalin, Mayolet e altre uve all’interno di vigneti misti. La moderna specializzazione degli impianti ha reso più facile distinguerne l’identità, ma la tradizione locale rimane legata agli assemblaggi.
Nus rosso
Il Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste Nus DOC non è un vino varietale puro di Vien de Nus. Il disciplinare richiede che Vien de Nus e Petit Rouge costituiscano insieme almeno il 70% della base ampelografica e che il Vien de Nus rappresenti almeno il 40%.
Fino al 30% può provenire da altre varietà rosse autorizzate in Valle d’Aosta.
Questa struttura conserva il carattere tradizionale di vino d’assemblaggio e distingue Nus dalle menzioni regionali costruite intorno a un solo vitigno prevalente.
Il Petit Rouge
Il Petit Rouge costituisce il secondo elemento fondamentale del Nus rosso e collega il territorio alle altre zone della media Valle d’Aosta.
È infatti la varietà principale del Torrette e dell’Enfer d’Arvier e partecipa a numerosi altri vini regionali. La sua presenza a Nus mostra una continuità ampelografica lungo l’adret fra Chambave, Nus, Aosta e Arvier.
L’obbligo di una quota minima di Vien de Nus impedisce però che questa continuità cancelli l’identità specifica della menzione Nus.
Fumin, Cornalin e altre varietà
La quota complementare può comprendere varietà come Fumin, Cornalin, Mayolet e altre uve rosse autorizzate. Nei vecchi vigneti la compresenza di più vitigni costituiva una situazione normale, soprattutto nelle aziende familiari che producevano vino principalmente per il consumo locale.
Il vigneto contemporaneo tende a una maggiore separazione varietale, ma numerose aziende della collina continuano a coltivare un patrimonio ampelografico particolarmente ampio.
La Malvoisie di Nus
Accanto al rosso, Nus possiede una seconda tradizione profondamente radicata: la Malvoisie. Il nome potrebbe suggerire una delle numerose Malvasie mediterranee, ma in questo caso identifica il Pinot Grigio coltivato storicamente nella zona.
La denominazione ufficiale Nus Malvoisie è infatti riservata al vino prodotto da vigneti di Pinot Grigio compresi nella medesima zona geografica del Nus.
È un esempio particolarmente interessante di come la terminologia storica locale e quella ampelografica contemporanea possano convivere: Malvoisie rimane il nome territoriale del vino, mentre il vitigno è geneticamente e normativamente Pinot Grigio.
Malvoisie non è Malvasia
La distinzione merita di essere mantenuta esplicita. Malvoisie non indica qui una Malvasia aromatica e non deve essere confusa con il Moscato di Chambave.
Il vitigno è il Pinot Grigio, varietà dalla buccia grigio-rosata che può produrre vini dalle tonalità differenti secondo maturazione, macerazione e tecnica di vinificazione.
L’uso storico del nome Malvoisie appartiene a una più ampia tradizione europea nella quale termini simili sono stati applicati nel tempo a varietà diverse, senza implicare necessariamente una parentela genetica.
Nus Malvoisie DOC
Il Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste Nus Malvoisie DOC proviene dalla stessa delimitazione territoriale del Nus rosso ed è costruito sul Pinot Grigio.
La resa massima prevista è di 8 tonnellate di uva per ettaro, inferiore alle 10 tonnellate ammesse per il Nus rosso.
La tipologia permette di osservare lo stesso territorio attraverso un vitigno e una vinificazione completamente differenti rispetto all’assemblaggio di Vien de Nus e Petit Rouge.
Nus Malvoisie Passito / Flétri
La tradizione della Malvoisie comprende anche il Nus Malvoisie Passito o Nus Malvoisie Flétri. Le uve vengono selezionate e lasciate appassire dopo la raccolta in locali idonei, anche con controllo delle condizioni di temperatura e ventilazione.
L’appassimento riduce progressivamente il contenuto d’acqua degli acini e concentra le componenti dell’uva prima della fermentazione.
Il termine francese flétri, “appassito”, è utilizzato nella nomenclatura valdostana insieme all’italiano Passito e collega Nus ad altre tradizioni regionali come il Chambave Muscat Flétri.
La resa del Passito
Per il Nus Malvoisie Passito la resa massima in uva è fissata anch’essa a 8 tonnellate per ettaro, ma la quantità massima trasformabile in vino scende al 40%, conseguenza della perdita d’acqua durante l’appassimento.
Il disciplinare richiede che le uve raggiungano durante questa fase la concentrazione zuccherina stabilita per i passiti regionali e vieta l’utilizzo di mosti concentrati per ottenere artificialmente lo stesso risultato.
Il vino non può essere commercializzato prima del 1° novembre dell’anno successivo alla vendemmia.
Nus Superiore
Per il rosso è prevista anche la tipologia Nus Superiore o Supérieur. La zona di produzione e la struttura ampelografica rimangono quelle della versione base: Vien de Nus e Petit Rouge insieme almeno al 70%, con almeno il 40% di Vien de Nus.
Cambiano i requisiti di maturità delle uve e il periodo minimo di affinamento. Il Nus ordinario richiede almeno cinque mesi dal 1° dicembre dell’anno della vendemmia; per il Superiore il periodo sale a otto mesi.
La menzione Superiore non identifica quindi vigneti posti più in alto né una sottozona particolare del territorio.
Viticoltura di pendio
Sulla collina la vite viene coltivata in appezzamenti generalmente piccoli, spesso distribuiti su superfici inclinate e separate da muri, strade agricole, prati e frutteti.
La spalliera è oggi molto diffusa, ma l’assetto dei filari deve adattarsi continuamente alla morfologia. Dove il pendio aumenta, le terrazze diventano più strette e la possibilità di meccanizzare le lavorazioni diminuisce.
La frammentazione della proprietà rimane una delle caratteristiche strutturali della viticoltura valdostana e assume anche a Nus un peso considerevole.
Terrazzamenti
Gli interventi agricoli sul versante sono documentati da secoli. In alcuni settori i terrazzamenti incorporano direttamente massi erratici glaciali, utilizzandoli come elementi di contenimento.
Muri e ciglioni permettono di limitare l’erosione, trattenere il terreno e costruire superfici relativamente pianeggianti. La loro manutenzione costituisce parte integrante della gestione del vigneto.
L’abbandono di una parcella comporta quindi non soltanto la perdita delle viti, ma anche il progressivo deterioramento dell’intero sistema di sistemazione del pendio.
Vigneti e frutteti
La collina di Nus non è esclusivamente viticola. Meli, altri alberi da frutto, castagni, prati e piccoli orti si alternano ai filari, soprattutto nelle zone prossime agli insediamenti.
Questa struttura deriva da una tradizione di agricoltura mista nella quale ogni famiglia utilizzava superfici distribuite a quote ed esposizioni differenti per produzioni diverse.
La specializzazione moderna ha aumentato la superficie e la regolarità di alcuni vigneti, senza cancellare completamente il mosaico agricolo precedente.
Nus
Il borgo di Nus sorge a circa 529 metri di quota, immediatamente allo sbocco del vallone di Saint-Barthélemy. La sua posizione lungo l’antica via della Gallia contribuì fin dall’epoca romana alla funzione di luogo di passaggio nella valle centrale.
Il nome viene tradizionalmente ricondotto a ad nonum lapidem, il nono miglio da Augusta Praetoria, l’attuale Aosta.
Vigneti e castagneti raggiungono quasi direttamente il margine dell’abitato e risalgono verso i nuclei rurali della collina.
Il castello di Nus
Sopra il borgo, su una prominenza rocciosa presso Plane, sorge il castello di Nus. La struttura è documentata almeno dalla fine del XIII secolo, anche se alcune parti potrebbero avere origini precedenti.
Il castello controllava l’imbocco della valle di Saint-Barthélemy e apparteneva ai signori di Nus. Le trasformazioni succedutesi fra Medioevo ed età moderna ne modificarono progressivamente l’aspetto da fortificazione a residenza signorile.
La posizione permette ancora oggi di osservare dall’alto il rapporto fra il borgo, la Dora Baltea e i versanti agricoli.
Il castello di Pilato
Nel centro storico si trovano invece i resti del cosiddetto castello di Pilato, casaforte costruita dai signori di Nus fra XII e XIII secolo.
Il nome deriva da una leggenda secondo la quale Ponzio Pilato avrebbe soggiornato qui durante il viaggio verso l’esilio in Gallia, una tradizione priva naturalmente di riscontro storico.
Dopo un incendio la famiglia signorile abbandonò la costruzione in favore del castello situato più in alto sulla collina.
Saint-Barthélemy
Alle spalle di Nus si apre il lungo vallone di Saint-Barthélemy, che risale verso un ambiente decisamente montano. Il contrasto con la collina vitata del fondovalle è molto netto: nel giro di pochi chilometri cambiano quota, vegetazione e utilizzazione agricola.
Lignan, a oltre 1600 metri, appartiene ormai a un paesaggio alpino di pascoli e boschi. Il sito archeologico protostorico individuato sopra la valle documenta inoltre una frequentazione umana molto precedente alla nascita del borgo medievale di Nus.
La viticoltura rimane invece concentrata nella fascia più bassa e soleggiata, entro i limiti altimetrici fissati dal disciplinare.
Fénis
Sulla destra orografica della Dora la denominazione comprende una parte di Fénis. Il comune è noto soprattutto per il grande castello medievale, ma possiede anche una fascia agricola posta fra il fiume e le prime pendici.
Il limite della zona Nus raggiunge qui soltanto i 650 metri, contro gli 850 consentiti sul versante opposto. La differenza riflette la diversa esposizione generale delle due sponde.
La presenza di Fénis impedisce comunque di ridurre la sottozona al solo adret di Nus.
Quart
Verso ovest la collina continua nel comune di Quart. Il paesaggio rimane costituito da piccoli vigneti, prati, frutteti e nuclei abitati distribuiti lungo un versante ampio e soleggiato.
Quart segna anche il progressivo avvicinamento alla conca di Aosta. Il confine comunale non determina un cambiamento improvviso della morfologia: morene, terrazzi e pendii agricoli proseguono senza una cesura evidente.
Saint-Christophe e Aosta
La zona Nus continua ulteriormente verso ovest attraverso Saint-Christophe e raggiunge il territorio comunale di Aosta fino al confine con Sarre.
La crescente urbanizzazione della conca ha ridotto la continuità delle superfici agricole, ma vigneti e frutteti sopravvivono soprattutto nelle fasce più alte del versante.
In questo settore Nus e Torrette arrivano a interessare geografie molto vicine: sono i rispettivi disciplinari e le basi ampelografiche a distinguere le due menzioni territoriali.
Verso Chambave
A est il confine fra Verrayes e Nus segna la fine della zona Chambave e l’inizio di quella Nus.
La continuità del paesaggio è particolarmente evidente: l’adret rimane soleggiato e relativamente asciutto e continua a essere coltivato a vite. Cambia però il ruolo assegnato alle varietà.
Il Petit Rouge, dominante nel Chambave, continua a Nus ma viene affiancato obbligatoriamente dal Vien de Nus; contemporaneamente compare la tradizione bianca della Malvoisie.
Verso Torrette
Procedendo in direzione opposta, la denominazione raggiunge Aosta e si avvicina al territorio del Torrette. Anche qui la transizione avviene lungo lo stesso grande versante esposto a sud.
Il Petit Rouge fornisce un elemento di continuità fra le due aree, ma nel Torrette assume il ruolo principale, mentre a Nus deve condividere la base del vino con almeno il 40% di Vien de Nus.
Le due menzioni permettono così di leggere differenze storiche e ampelografiche che la sola osservazione del paesaggio non renderebbe immediatamente visibili.
Una viticoltura documentata nel Medioevo
La coltivazione della vite sulla collina è documentata da fonti medievali. Atti relativi a proprietà ecclesiastiche e signorili mostrano come il vino facesse già parte dell’economia agricola della media valle.
Fonti locali ricordano anche conferimenti di uve e vino ai canonici del Gran San Bernardo. Queste testimonianze confermano la lunga presenza della vite, senza permettere naturalmente di identificare le produzioni medievali con le attuali tipologie Nus o Nus Malvoisie.
Vitigni conservati sulla collina
Nus ha mantenuto un patrimonio varietale particolarmente ricco. Oltre a Vien de Nus, Petit Rouge e Pinot Grigio-Malvoisie vengono coltivati Fumin, Cornalin, Mayolet, Vuillermin, Pinot Nero e altre varietà.
Il recupero di alcuni di questi vitigni è avvenuto proprio attraverso la conservazione di vecchi vigneti familiari che rischiavano l’abbandono.
La collina funziona così anche come serbatoio della diversità ampelografica valdostana, al di là delle sole varietà richieste dalle due menzioni territoriali.
La cooperazione
La piccola dimensione delle parcelle ha reso importante il ruolo delle strutture cooperative. Numerosi viticoltori di Nus hanno storicamente conferito le uve alla cooperazione della media valle, che raccoglie produzioni provenienti sia dall’area di Chambave sia da quella di Nus.
Accanto alle cooperative sono cresciute aziende private che hanno recuperato vigne familiari e sviluppato vinificazioni autonome.
I due modelli convivono in un territorio nel quale la frammentazione rende difficile concentrare grandi superfici continue nelle mani di una sola azienda.
Due anime, senza gerarchie
Come Chambave, Nus possiede due anime viticole che non possono essere ridotte a una gerarchia. Il rosso rappresenta la continuità del patrimonio autoctono della valle centrale attraverso Vien de Nus e Petit Rouge; la Malvoisie conserva invece una tradizione specifica costruita intorno al Pinot Grigio.
Il Passito aggiunge un’ulteriore possibilità senza rendere secondaria la versione non appassita. Sono tecniche e vini differenti provenienti dallo stesso sistema territoriale.
Una geografia più ampia del nome
Il principale rischio nel descrivere Nus è identificarlo esclusivamente con i vigneti immediatamente sopra il borgo. Quella collina ne rappresenta il nucleo storico e visivo, ma l’attuale zona DOC raggiunge Fénis sulla sponda opposta e prosegue attraverso Quart e Saint-Christophe fino ad Aosta.
Anche la geologia cambia lungo questa estensione: morene, depositi di frana, conoidi, superfici alluvionali e substrati metamorfici si combinano in modi differenti.
La denominazione funziona quindi come un contenitore territoriale comune di vigneti che condividono una storia viticola e una base ampelografica, non come l’indicazione di un terreno uniforme.
Vien de Nus e Malvoisie
Le due varietà che rendono il luogo immediatamente riconoscibile raccontano inoltre storie molto diverse. Vien de Nus è un vitigno autoctono il cui stesso nome rimanda alla località; Malvoisie è invece un nome tradizionale attribuito localmente al Pinot Grigio.
Nel primo caso il legame fra toponimo e vitigno è diventato parte dell’identità ampelografica; nel secondo un antico nome territoriale continua a convivere con una classificazione varietale moderna differente.
La loro compresenza rende Nus uno dei luoghi più interessanti per osservare come geografia, tradizione linguistica e ampelografia non coincidano sempre perfettamente.
La collina di Nus
Vista nel suo insieme, la collina di Nus rappresenta una delle forme più leggibili della viticoltura della media Valle d’Aosta: un grande adret soleggiato, coperto da depositi glaciali, attraversato da canali irrigui e progressivamente trasformato in terrazzamenti, vigneti e frutteti.
Il paesaggio non deriva però da un solo fattore. Esposizione, aridità, substrato metamorfico, morene e altitudine acquistano significato soltanto insieme alla gestione dell’acqua e al lavoro con cui generazioni di agricoltori hanno costruito superfici coltivabili.
Nus rosso e Nus Malvoisie traducono questa geografia in due tradizioni enologiche differenti. La prima mantiene al centro il Vien de Nus e il Petit Rouge; la seconda conserva nel nome Malvoisie la memoria locale del Pinot Grigio. È proprio questa duplicità, più che la ricerca di un unico stile territoriale, a definire la posizione di Nus nel mosaico viticolo valdostano.