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Roero
Cuneo • Piemonte • Italia • sinistra del Tanaro, Rocche, sabbie marine, Nebbiolo e Arneis • Roero DOCG

In breve
- Parole chiave
- Tanaro, Rocche, sabbie, marne, fossili, Nebbiolo, Arneis, MGA, boschi, frutteti.
- Vitigni
- Nebbiolo e Arneis.
- Denominazione
- Roero DOCG: Roero, Roero Riserva, Roero Arneis, Roero Arneis Riserva e Roero Arneis Spumante.
- Quadro territoriale
- Il Roero occupa le colline della sinistra orografica del Tanaro, a nord di Alba. Sabbie e sedimenti marini, versanti profondamente erosi, Rocche, boschi e colture diverse dalla vite distinguono nettamente questo paesaggio dalle Langhe poste sull’altra sponda del fiume.
Il Roero si estende a nord di Alba, sulla riva sinistra del Tanaro, tra la pianura di Carmagnola, le colline astigiane e il fiume che lo separa dalle Langhe. È un territorio collinare composito, nel quale la vite convive con boschi, frutteti, noccioleti, seminativi e profonde incisioni create dall’erosione.
Il nome indica una regione storica più ampia della zona delimitata dalla Roero DOCG. La denominazione comprende diciannove comuni, integralmente o solo in parte, e concentra la propria identità enologica soprattutto su due varietà: il Nebbiolo per il rosso e l’Arneis per il bianco.
Territorio, Rocche, suoli e clima
La sinistra del Tanaro
Il Tanaro costituisce il grande confine geografico tra Roero e Langhe. Alba si trova immediatamente a sud del fiume, mentre sulla sponda opposta iniziano le colline di Guarene, Castagnito, Monticello d’Alba, Piobesi d’Alba e Corneliano d’Alba.
Procedendo verso nord e nord-ovest il territorio raggiunge Canale, Vezza d’Alba, Monteu Roero, Santo Stefano Roero, Montà e Pocapaglia. La morfologia diventa progressivamente più incisa, con una presenza crescente di boschi e versanti ripidi.
Dal mare alle colline
Il Roero è costituito in larga parte da sedimenti deposti nell’antico bacino marino piemontese. Sabbie, marne e argille conservano in numerose zone fossili di organismi marini e testimoniano le differenti fasi di sedimentazione.
L’emersione delle colline avvenne circa due-tre milioni di anni fa. Dopo il sollevamento, depositi alluvionali ed eolici si sovrapposero localmente ai materiali di origine marina.
Il risultato è una geologia molto variabile: la sabbia può raggiungere percentuali elevate in alcuni settori, mentre altrove aumentano argilla, limo, marna, calcare o depositi continentali più grossolani.
La cattura del Tanaro
Tra circa 220.000 e 150.000 anni fa il Tanaro modificò profondamente il proprio corso. In precedenza il sistema fluviale procedeva verso la pianura lungo la direttrice Bra-Carmagnola; successivamente il fiume iniziò a scorrere lungo l’attuale direttrice Alba-Asti.
L’erosione dei sedimenti relativamente friabili contribuì alla separazione morfologica tra Langhe e Roero e alla formazione del sistema delle Rocche.
Le Rocche
Le Rocche costituiscono l’elemento geomorfologico più riconoscibile del Roero. Formano una lunga fascia di pareti, gole e rilievi scoscesi che procede da Pocapaglia verso Montà.
Lungo questa linea vengono a contatto territori di diversa origine: da una parte depositi continentali costituiti soprattutto da ghiaie e argille fluviali, dall’altra sedimenti marini nei quali sono frequenti sabbie e marne.
Le Rocche non rappresentano soltanto un fondale paesaggistico: interrompono la continuità delle colline, creano valloni, limitano in alcuni punti la superficie coltivabile e contribuiscono alla forte presenza di boschi nel settore occidentale del territorio.
Le sabbie
I terreni sabbiosi costituiscono uno degli elementi più diffusi del Roero, ma non sono presenti ovunque nelle stesse proporzioni.
Le cosiddette Sabbie di Asti affiorano in numerosi settori e sono costituite da sedimenti marini pliocenici nei quali la componente sabbiosa può diventare dominante.
Altrove sabbia, limo e argilla si alternano in percentuali differenti. Descrivere tutto il Roero semplicemente come “terra di sabbia” eliminerebbe quindi una parte consistente della sua varietà geologica.
Clima ed esposizioni
Il clima è temperato subcontinentale, con estati calde, inverni freddi e precipitazioni concentrate soprattutto in primavera e autunno.
La successione di dorsali e valloni produce differenze di esposizione, ventilazione e insolazione. Anche all’interno dello stesso comune le condizioni possono cambiare rapidamente tra un versante e quello opposto.
Altitudine, orientamento, profondità del terreno e disponibilità idrica intervengono sulla maturazione delle uve senza tradursi automaticamente in un determinato profilo sensoriale.
Due vitigni: Nebbiolo e Arneis
La Roero DOCG riunisce sotto lo stesso nome un vino rosso e un vino bianco fondati su due varietà differenti.
Il Roero rosso deve essere prodotto con almeno il 95% di Nebbiolo. Fino al 5% può provenire da altri vitigni a bacca rossa non aromatici autorizzati alla coltivazione in Piemonte.
Il Roero Arneis deve invece contenere almeno il 95% di Arneis; il restante 5% può essere costituito da altri vitigni a bacca bianca non aromatici ammessi nella regione.
Nella pratica molti produttori utilizzano entrambi i vitigni in purezza, ma la normativa mantiene questa possibilità di integrazione varietale.
Il Nebbiolo nel Roero
Il Nebbiolo è documentato nel territorio almeno dall’inizio del XIV secolo. La sua presenza precede quindi di molti secoli la nascita delle moderne denominazioni.
Il lungo ciclo vegetativo della varietà, dalla germogliazione relativamente precoce alla maturazione tardiva, rende particolarmente significative posizione del vigneto ed esposizione.
Rosa, viola, ciliegia, piccoli frutti, agrumi, erbe e spezie possono ricorrere nei vini, mentre tannino e acidità costituiscono elementi strutturali propri della varietà.
La frequente descrizione del Nebbiolo del Roero come necessariamente più morbido o immediato di quello delle Langhe rimane una generalizzazione. Suoli, esposizioni, annate, maturazione e modalità di vinificazione producono differenze significative anche all’interno della stessa denominazione.
L’Arneis
L’Arneis possiede un legame storico particolarmente stretto con il Roero. Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento compaiono documenti con le forme Reneysium e Ornesium, associate anche alla località Renesio, nel territorio di Canale.
Nel Settecento l’uva era considerata di pregio e veniva utilizzata anche per vini dolci. Il nome Arneis compare stabilmente nella documentazione dell’Ottocento.
Nel Novecento la superficie coltivata diminuì drasticamente. Negli anni Settanta, quando rimanevano pochi ettari, alcuni produttori tornarono a impiantare vigneti dedicati esclusivamente alla varietà e svilupparono la moderna produzione di Arneis secco.
Nei vini possono ricorrere pera, mela, pesca, fiori, agrumi, erbe e mandorla. Maturazione, gestione delle fecce, contenitore e durata dell’affinamento possono modificarne sensibilmente struttura e profilo aromatico.
La Roero DOCG
Il Roero ottenne il riconoscimento della DOC nel 1985 e della DOCG nel 2004.
Il disciplinare attuale comprende cinque tipologie: Roero, Roero Riserva, Roero Arneis, Roero Arneis Riserva e Roero Arneis Spumante.
Il Roero rosso richiede almeno 20 mesi di invecchiamento, dei quali almeno 6 in legno. Per il Roero Riserva il periodo minimo sale a 32 mesi, mantenendo almeno 6 mesi in legno.
Il Roero Arneis Riserva richiede invece almeno 16 mesi di invecchiamento. La tipologia spumante è prevista esclusivamente per il vino bianco a base di Arneis.
I diciannove comuni della DOCG
La zona di produzione comprende interamente i comuni di Canale, Corneliano d’Alba, Piobesi d’Alba e Vezza d’Alba.
Sono inoltre comprese porzioni dei comuni di Baldissero d’Alba, Castagnito, Castellinaldo d’Alba, Govone, Guarene, Magliano Alfieri, Montà, Montaldo Roero, Monteu Roero, Monticello d’Alba, Pocapaglia, Priocca, Santa Vittoria d’Alba, Santo Stefano Roero e Sommariva Perno.
I confini della denominazione non coincidono quindi con quelli dell’intera regione storica del Roero, che comprende un territorio più ampio.
Le Menzioni Geografiche Aggiuntive
Dopo un lungo lavoro di delimitazione, il Roero ha introdotto nel disciplinare un sistema di Menzioni Geografiche Aggiuntive. Il Consorzio ne indica attualmente 134, comprese 19 menzioni comunali.
Le MGA possono essere utilizzate sia per i vini a base di Nebbiolo sia per quelli a base di Arneis, nel rispetto delle condizioni previste dal disciplinare.
Tra i nomi presenti nella cartografia compaiono, fra molti altri, Renesio, Valmaggiore, Srü, Monfriggio, San Michele, Occhetti e Patarrone.
Le menzioni identificano aree geograficamente delimitate. Non costituiscono una gerarchia qualitativa e non attribuiscono automaticamente a ciascun luogo uno stile sensoriale.
Una denominazione bianca e rossa
La compresenza di Nebbiolo e Arneis distingue il Roero da molte denominazioni piemontesi costruite intorno a un solo colore o a una sola varietà.
Il Nebbiolo rappresenta il nucleo storico della produzione rossa, mentre la rinascita dell’Arneis nella seconda metà del Novecento ha trasformato il bianco in una componente altrettanto riconoscibile della viticoltura contemporanea.
Le MGA comuni alle due tipologie consentono inoltre di osservare come due varietà molto differenti vengano coltivate all’interno della stessa geografia.
Storia e paesaggio
Il nome Roero
Il territorio prende il nome dalla famiglia astigiana dei Roero, documentata dal Medioevo e divenuta proprietaria di numerosi feudi e castelli sulla sinistra del Tanaro.
Il nome della famiglia compare già nel Quattrocento nella denominazione di alcuni centri, tra cui Monteu Roero, Montaldo Roero e Santo Stefano Roero. L’uso di Roero per indicare l’intera regione si consolidò molto più tardi.
Castelli e borghi
Il paesaggio conserva una fitta presenza di castelli, torri e borghi collinari. Monticello d’Alba, Guarene, Monteu Roero, Sommariva Perno, Govone e Magliano Alfieri testimoniano fasi diverse della storia feudale e sabauda.
I centri abitati occupano spesso le sommità delle dorsali, mentre cascine, vigneti e altre colture si distribuiscono lungo i versanti.
Vigna, bosco e frutteto
La specializzazione viticola non ha cancellato la pluralità agricola del Roero. Il vigneto convive con boschi, noccioleti e frutteti, particolarmente visibili nei settori più vicini alle Rocche.
Pesche, fragole, castagne e la pera Madernassa appartengono alla storia agricola locale insieme alla coltivazione della vite.
Alcuni luoghi del Roero viticolo
Canale
Canale occupa una posizione centrale nella denominazione ed è uno dei comuni interamente compresi nella DOCG. Intorno al paese si distribuiscono numerose MGA, tra cui Renesio, nome legato anche alla documentazione storica dell’Arneis.
Vezza d’Alba
Vezza d’Alba si trova nel settore centro-meridionale del Roero. Le colline presentano una successione di sabbie, marne e sedimenti dalle proporzioni variabili. Tra le MGA più note figura Valmaggiore.
Monteu Roero e Santo Stefano Roero
Monteu Roero e Santo Stefano Roero si trovano lungo il sistema delle Rocche. Qui vigneti, boschi e profonde incisioni si alternano in un paesaggio particolarmente frammentato.
Guarene e Castagnito
Guarene e Castagnito occupano il settore più vicino al Tanaro e ad Alba. Le colline sono generalmente meno aspre rispetto alla fascia delle Rocche, ma conservano differenze significative di esposizione e composizione dei terreni.
Roero e sito UNESCO
Dal 2014 il nome Roero compare nel sito UNESCO Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato.
Le sei componenti iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale sono tuttavia la Langa del Barolo, il Castello di Grinzane Cavour, le Colline del Barbaresco, Nizza Monferrato e il Barbera, Canelli e l’Asti Spumante e il Monferrato degli Infernot: non esiste attualmente una componente autonoma corrispondente alla DOCG Roero.
Nel 2025 è stata esaminata una proposta di ampliamento della zona tampone del sito verso il territorio del Roero. Il Comitato del Patrimonio Mondiale ha rinviato la proposta allo Stato italiano chiedendo ulteriori elementi sulla tutela paesaggistica e sulle visuali comprese nell’area.
Roero nel bicchiere
Nel Roero da Nebbiolo possono ricorrere rosa, viola, ciliegia, fragola, piccoli frutti, agrumi, erbe e spezie, sostenuti dalla struttura tannica e acida della varietà.
Nel Roero Arneis sono frequenti pera, mela, pesca, fiori, agrumi, erbe e mandorla. Le versioni Riserva mostrano come la varietà possa essere sottoposta anche ad affinamenti più prolungati rispetto alla tradizionale interpretazione di bianco giovane.
Le elevate percentuali di sabbia presenti in alcune zone, così come marne, argille e altri sedimenti presenti altrove, descrivono le condizioni fisiche dei vigneti ma non corrispondono automaticamente a maggiore profumo, morbidezza, finezza o minore tannino.
La presenza di 134 MGA rende evidente la varietà interna di un territorio relativamente compatto e impedisce di ridurre il Roero a un unico modello sensoriale.
In chiusura
Il Roero è definito innanzitutto dalla propria posizione sulla sinistra del Tanaro e da una morfologia profondamente diversa da quella delle Langhe poste sulla riva opposta.
Rocche, sabbie marine, marne, boschi e colture diverse dalla vite compongono un territorio discontinuo, nel quale Nebbiolo e Arneis condividono la stessa denominazione senza perdere le rispettive identità varietali.
La mappatura delle MGA aggiunge una scala geografica più precisa: comuni, dorsali e singole aree viticole sostituiscono progressivamente l’immagine di un Roero indistinto con una geografia fatta di luoghi concretamente delimitati.
I territori e i vitigni affrontati in questa sezione possono diventare anche percorsi di degustazione e incontri dedicati. → Didattica e Servizi