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Spoleto
Perugia • Umbria • Italia • Valle Spoletina e fasce collinari del Trebbiano Spoletino • Spoleto DOC

Spoleto occupa l’estremità meridionale della Valle Umbra, nel punto in cui la grande pianura che sale verso Campello, Trevi e Foligno incontra i rilievi dell’Appennino umbro-marchigiano. La città si dispone ai piedi del Monteluco e delle montagne che chiudono la valle a est; sul lato opposto, oltre la pianura, il paesaggio risale verso Castel Ritaldi, Montefalco e i Monti Martani.
La viticoltura di questo territorio è oggi strettamente associata al Trebbiano Spoletino, varietà a maturazione tardiva che per lungo tempo è sopravvissuta anche nelle forme della coltura promiscua e della vite maritata agli alberi. La DOC Spoleto, riconosciuta nel 2011, ne ha fatto il proprio riferimento esclusivo, estendendosi ben oltre il territorio comunale della città.
La parte meridionale della Valle Umbra
La Valle Umbra è una vasta conca intermontana che si sviluppa da Spoleto verso Foligno, Spello e Assisi. Nel settore meridionale il fondovalle si mantiene generalmente intorno ai 200–250 metri e presenta una superficie pianeggiante molto più ampia rispetto alle valli appenniniche che circondano la regione.
Spoleto sorge sul margine orientale della conca, leggermente rialzata rispetto alla pianura. Da qui il territorio viticolo si estende verso nord attraverso Eggi, Poreta, Campello sul Clitunno e Trevi e verso ovest in direzione di Castel Ritaldi e Montefalco. La DOC raggiunge anche una parte del territorio di Foligno.
La pianura e le colline circostanti formano ambienti agricoli distinti ma strettamente collegati. Nel fondovalle prevalgono seminativi, vigneti e colture specializzate; sulle pendici orientali, soprattutto tra Campello e Trevi, l’olivo assume una presenza crescente; verso ovest si incontrano le colline vitate di Castel Ritaldi e Montefalco.
Acque, bonifiche e paesaggio agrario
La pianura spoletina è attraversata dal Marroggia e da una rete di fossi, canali e corsi d’acqua che confluiscono nel sistema Topino-Chiascio-Tevere. Poco più a nord, dalle sorgenti di Campello nasce il Clitunno, che attraversa la valle mantenendo una portata relativamente costante.
La presenza dell’acqua ha condizionato profondamente l’organizzazione agricola del fondovalle. Opere di regimazione e bonifica si sono succedute dall’età romana fino all’età moderna, trasformando progressivamente le aree soggette a ristagno in superfici coltivabili. Parte della trama dei canali storici è ancora leggibile nel paesaggio rurale.
La regolarità di alcuni appezzamenti conserva inoltre tracce della centuriazione romana, successivamente adattata alle trasformazioni della proprietà agricola, delle strade e del sistema idraulico.
I suoli del fondovalle
La parte centrale della valle è formata principalmente da depositi alluvionali e fluvio-lacustri accumulati nel corso del tempo dai corsi d’acqua. I suoli sono generalmente profondi e presentano combinazioni variabili di sabbia, limo e argilla, con quantità relativamente contenute di scheletro.
Questi terreni hanno storicamente favorito una viticoltura di pianura inserita in sistemi agricoli promiscui. Il Trebbiano Spoletino, vigoroso e capace di sviluppare tralci molto lunghi, trovava proprio in questi ambienti uno dei contesti tradizionali di coltivazione.
Le fasce collinari
Avvicinandosi ai margini della valle la struttura dei terreni cambia. Sul lato orientale affiorano sedimenti argillosi e argillo-sabbiosi, marne e arenarie, insieme a depositi provenienti dai versanti appenninici.
Sul margine opposto compaiono materiali detritici e colluviali, terreni calcarei e, in alcuni settori, suoli rossastri derivati dalla dissoluzione dei carbonati e dalla concentrazione di argille e ossidi di ferro.
La denominazione comprende quindi sia superfici pianeggianti sia vigneti collinari, senza poter essere ricondotta a una sola matrice geologica. Il disciplinare ammette alla DOC esclusivamente vigneti situati a una quota media non superiore ai 400 metri, anche se il territorio geografico interessato dalla denominazione raggiunge quote maggiori.
Il clima della valle
La conca è delimitata a est dalla dorsale appenninica e a ovest dai rilievi dei Monti Martani. La disposizione delle montagne influenza la circolazione delle masse d’aria e contribuisce a distinguere il clima della pianura da quello delle zone più elevate.
Le precipitazioni medie si collocano intorno agli 800 millimetri annui, con una distribuzione concentrata soprattutto nelle stagioni intermedie e durante l’inverno. Le estati sono generalmente calde e relativamente asciutte.
Quota, posizione nella conca, esposizione e distanza dai rilievi introducono tuttavia differenze locali significative. I vigneti di pianura, quelli posti sui conoidi e quelli situati sulle colline occidentali o orientali non condividono necessariamente le stesse condizioni microclimatiche.
Trebbiano Spoletino
Il Trebbiano Spoletino è una varietà distinta dal Trebbiano Toscano e dagli altri vitigni che condividono il nome Trebbiano. La sua presenza storica è concentrata nella Valle Umbra meridionale e il riferimento geografico contenuto nel nome compare già nelle descrizioni agronomiche ottocentesche.
La pianta presenta vigoria elevata, germogliamento relativamente tardivo e maturazione anch’essa tardiva. I tralci lunghi e flessibili hanno favorito storicamente sistemi di allevamento espansi, mentre gli acini possiedono una buccia piuttosto consistente.
Una caratteristica osservata nel vitigno è la capacità di conservare una componente acida significativa anche con maturazioni avanzate. Questa proprietà ha favorito negli ultimi decenni sperimentazioni molto diverse, dai vini fermi alle lunghe maturazioni, dalle macerazioni sulle bucce alla spumantizzazione.
Le viti maritate
Uno degli elementi più riconoscibili della storia viticola spoletina è la vite maritata, cioè coltivata utilizzando alberi vivi come sostegno. Olmi, aceri campestri e altre essenze venivano disposti lungo i confini degli appezzamenti e collegati dai lunghi tralci delle viti.
Nel territorio erano diffuse le cosiddette tese: tralci lasciati sviluppare fra un albero e l’altro, formando festoni sospesi sopra i campi. Il sistema permetteva di coltivare cereali, foraggi o altre produzioni sotto le viti e apparteneva quindi a un’agricoltura promiscua nella quale lo stesso terreno assolveva funzioni differenti.
La meccanizzazione e la trasformazione dell’agricoltura del secondo Novecento hanno provocato una forte riduzione di queste sistemazioni. Alcuni vecchi esemplari sono però sopravvissuti e hanno svolto un ruolo importante nel recupero del patrimonio genetico del Trebbiano Spoletino.
Il recupero del vitigno
Durante il Novecento la presenza del Trebbiano Spoletino diminuì sensibilmente, mentre altre varietà e forme di agricoltura specializzata sostituivano progressivamente la coltura promiscua. Fra gli anni Ottanta e i decenni successivi furono avviati lavori di individuazione, selezione e conservazione delle vecchie piante ancora presenti nella valle.
Il recupero si è tradotto progressivamente in nuovi vigneti specializzati e in una maggiore attenzione enologica. La nascita della DOC Spoleto nel 2011 ha formalizzato il rapporto fra il vitigno e il territorio, mentre il numero delle interpretazioni aziendali è aumentato in modo significativo negli anni successivi.
La DOC Spoleto
La Spoleto DOC comprende l’intero territorio comunale di Montefalco e parti dei comuni di Spoleto, Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Trevi e Foligno. La denominazione attraversa quindi una porzione considerevole della Valle Umbra meridionale e non coincide con il solo territorio amministrativo di Spoleto.
Nel disciplinare vigente tutte le tipologie sono costruite intorno al Trebbiano Spoletino. Per il vino Spoleto Trebbiano Spoletino il vitigno deve rappresentare almeno l’85% dell’uvaggio; il restante 15% può provenire da altre varietà bianche non aromatiche ammesse alla coltivazione in Umbria.
La stessa percentuale minima dell’85% vale per le tipologie Riserva, Spumante e Passito.
Riserva
La tipologia Trebbiano Spoletino Riserva prevede un periodo minimo di invecchiamento di diciotto mesi, dei quali almeno tre in bottiglia. L’immissione al consumo può avvenire dal 1° maggio del secondo anno successivo alla vendemmia.
Il disciplinare consente sia la vinificazione e l’affinamento in legno sia la macerazione sulle bucce per le tipologie Trebbiano Spoletino e Riserva. La normativa lascia quindi spazio a tecniche di cantina differenti senza identificare la denominazione con un unico modello produttivo.
Spumante e Passito
La versione Spumante può essere elaborata sia attraverso rifermentazione in autoclave sia mediante Metodo Classico. La presenza di questa tipologia riflette l’interesse per la maturazione tardiva del vitigno e per la sua capacità di mantenere acidità anche a maturità avanzata.
Il Passito utilizza uve sottoposte ad appassimento e prevede una resa massima dell’uva fresca in vino sensibilmente inferiore rispetto alle altre tipologie. Il disciplinare consente nella fase iniziale dell’appassimento l’impiego di aria ventilata non riscaldata.
Spoleto ed Eggi
La città di Spoleto si colloca sul margine orientale della valle, sotto i rilievi del Monteluco. Il centro storico domina la pianura mentre il territorio agricolo si distribuisce soprattutto a nord e a ovest dell’abitato.
Verso Eggi e Bazzano la valle si restringe progressivamente contro le pendici appenniniche. I vigneti occupano superfici pianeggianti, conoidi e primi rilievi, alternandosi a oliveti e seminativi. È uno dei settori in cui la transizione fra fondovalle e montagna appare più evidente.
Poreta e Campello sul Clitunno
Procedendo verso nord si incontrano Poreta e Campello sul Clitunno. I borghi storici si dispongono prevalentemente sui primi rilievi orientali, mentre ai loro piedi si estende la pianura agricola.
La zona segna anche il passaggio verso un paesaggio nel quale l’olivicoltura assume maggiore evidenza. Le sorgenti del Clitunno, poco a nord di Campello, alimentano un corso d’acqua che attraversa longitudinalmente la valle e costituisce uno dei suoi principali elementi idrografici.
Trevi e Foligno
La DOC prosegue verso nord interessando parte dei territori di Trevi e Foligno. Trevi sorge in posizione elevata sul versante orientale, circondata da una delle aree olivicole storiche dell’Umbria; i vigneti trovano spazio soprattutto nelle fasce più basse e nella pianura.
Verso Foligno la Valle Umbra si amplia ulteriormente. Qui il territorio della Spoleto DOC raggiunge il settore settentrionale della propria delimitazione e si avvicina ad altre aree viticole umbre, mantenendo nel Trebbiano Spoletino il proprio riferimento ampelografico.
Castel Ritaldi e Montefalco
Sul lato occidentale della valle la denominazione comprende Castel Ritaldi e l’intero comune di Montefalco. Il paesaggio passa progressivamente dalla pianura alle colline che separano la Valle Umbra dai Monti Martani.
In quest’area la Spoleto DOC si sovrappone geograficamente ai territori delle denominazioni Montefalco e Montefalco Sagrantino, costruite principalmente attorno ai vini rossi. La presenza del Trebbiano Spoletino introduce quindi una lettura diversa dello stesso sistema collinare.
Una storia viticola più antica della DOC
Le testimonianze sul vino di Spoleto precedono di molti secoli la denominazione contemporanea. Marziale, nel I secolo d.C., cita il vino spoletino; nel secolo successivo anche Ateneo ricorda vini provenienti da questo territorio. Questi riferimenti non permettono naturalmente di identificare le varietà coltivate allora con quelle attuali, ma documentano una produzione vinicola già riconosciuta in età romana.
Nel corso dei secoli la vite rimase parte dell’agricoltura della valle, spesso integrata con altre colture e con gli alberi utilizzati come sostegno. Il Trebbiano Spoletino conserva una traccia particolarmente evidente di questa lunga storia: da vitigno della pianura coltivato sulle tese è diventato il centro di una denominazione contemporanea che comprende pianura, versanti e colline della Valle Umbra meridionale.
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