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Sulcis (sud-ovest Sardegna)
Sud Sardegna (Sulcis) • Sardegna • Italia • sabbie, vento e mare • Carignano del Sulcis DOC

In breve
Parole chiave: Carignano, Sant’Antioco, sabbie, piede franco, alberello, Mediterraneo, Sulcis, Monte Sirai, miniere.
Vitigno: Carignano, con un minimo dell’85% nella Carignano del Sulcis DOC.
Denominazione: Carignano del Sulcis DOC, nelle tipologie Rosso, Riserva, Superiore, Rosato, Novello e Passito.
Quadro territoriale: il Sulcis occupa l’estremo sud-occidentale della Sardegna e comprende pianure costiere, basse colline, rilievi paleozoici e le isole di Sant’Antioco e San Pietro. La viticoltura si concentra soprattutto nelle aree occidentali e meridionali, dove il Carignano convive con terreni sabbiosi, alluvionali, vulcanici e con suoli sviluppati su rocce molto più antiche dell’interno.
Il territorio
Il Sulcis costituisce una regione storica e geografica della Sardegna sud-occidentale.
A nord-est confina con il Campidano, mentre la valle del Cixerri lo separa dall’Iglesiente. A oriente il territorio è delimitato dal sistema montuoso che comprende Monte Arcosu e i rilievi interni; a sud e a ovest si apre verso il Mediterraneo.
Santadi, Narcao, Nuxis, Carbonia, San Giovanni Suergiu, Giba, Masainas, Sant’Anna Arresi, Teulada, Portoscuso e Sant’Antioco appartengono a un territorio nel quale montagne, pianure, lagune e coste si susseguono in uno spazio relativamente ristretto.
Sulcis storico e zona della DOC
Il Sulcis storico non coincide perfettamente con la zona della Carignano del Sulcis DOC.
La regione storica comprende anche una parte del territorio di Iglesias e viene definita attraverso elementi geografici, insediativi e culturali più ampi della sola viticoltura.
La DOC utilizza invece una delimitazione precisa stabilita dal disciplinare, comprendente diciassette comuni nei quali possono essere prodotte le uve destinate alla denominazione.
Una geologia molto antica
Il Sulcis presenta una delle successioni geologiche più articolate della Sardegna.
Nel settore interno affiorano rocce paleozoiche sedimentarie e metamorfiche, tra cui scisti, metarenarie, metacalcari e dolomie, interessate dalle deformazioni delle antiche orogenesi che hanno costruito il basamento sardo.
A queste si aggiungono intrusioni granitiche, successioni sedimentarie più recenti, formazioni vulcaniche del Cenozoico e depositi alluvionali e costieri quaternari.
Una descrizione del Sulcis fondata su un solo tipo di roccia o di terreno sarebbe quindi geologicamente insufficiente.
Metamorfiti e graniti
Le montagne interne del Sulcis sono costituite in larga parte da rocce paleozoiche metamorfiche, associate localmente a corpi granitici.
Queste formazioni emergono soprattutto nel settore orientale e meridionale, tra Narcao, Nuxis, Santadi e Teulada.
L’erosione produce terreni di profondità e tessitura differenti, spesso con una presenza significativa di materiale grossolano.
Nelle vallate e nelle zone pianeggianti questi materiali vengono mescolati ai sedimenti trasportati dai corsi d’acqua.
Le rocce vulcaniche
Una parte importante del Sulcis occidentale e delle isole di Sant’Antioco e San Pietro è invece caratterizzata da rocce vulcaniche formatesi durante l’Oligocene e il Miocene.
Andesiti, rioliti, riodaciti, ignimbriti e depositi piroclastici costituiscono un mosaico particolarmente complesso.
A Calasetta e in altre parti dell’isola di Sant’Antioco sono ben conservate successioni vulcaniche mioceniche, mentre San Pietro presenta estesi paesaggi modellati su rocce di origine vulcanica.
Queste formazioni non coincidono però necessariamente con i terreni dei singoli vigneti, che possono essere ricoperti da depositi sabbiosi o da materiali più recenti.
Le pianure e le alluvioni
Tra Carbonia, San Giovanni Suergiu, Giba, Masainas e Sant’Anna Arresi si sviluppano aree pianeggianti e debolmente ondulate costituite da depositi alluvionali di età differenti.
Sabbie, limi, argille, ghiaie e materiali derivati dall’erosione dei rilievi formano terreni variabili per profondità e drenaggio.
Il sistema del Rio Palmas costituisce uno dei principali assi idrografici del Sulcis. Il corso d’acqua è oggi regolato dal bacino artificiale di Monte Pranu.
Le sabbie costiere
Nei settori prossimi alla costa e soprattutto nell’isola di Sant’Antioco sono presenti terreni con una componente sabbiosa particolarmente elevata.
Dune antiche e recenti, depositi marini e materiali trasportati dal vento hanno prodotto in alcune aree suoli molto sciolti.
La sabbia non caratterizza però l’intera denominazione: nell’entroterra sono presenti terreni alluvionali, argillosi, metamorfici, granitici e vulcanici.
Anche all’interno delle zone sabbiose cambiano profondità, granulometria e rapporto con il substrato sottostante.
Sant’Antioco e il piede franco
L’isola di Sant’Antioco conserva una delle presenze più significative in Italia di vecchie vigne coltivate a piede franco, cioè non innestate su portainnesti americani.
La forte componente sabbiosa di alcuni terreni ha limitato storicamente la diffusione della fillossera e ha consentito la sopravvivenza di ceppi precedenti alla generalizzazione dell’innesto.
Non tutti i vigneti dell’isola sono però a piede franco e non tutta Sant’Antioco presenta lo stesso tipo di terreno.
Nel 2025 Regione Sardegna, Agenzia Laore e Università di Sassari hanno presentato uno studio specificamente dedicato alla caratterizzazione della viticoltura a piede franco dell’isola.
L’alberello
L’alberello costituisce la forma di allevamento storicamente più legata al Carignano del Sulcis.
La pianta viene mantenuta bassa e sviluppa una struttura relativamente compatta, con o senza l’appoggio di tutori e fili.
Il disciplinare consente anche altre forme non espanse di allevamento, mentre esclude per i nuovi impianti tendoni, pergole, palmette e sistemi analoghi.
Per il Carignano del Sulcis Superiore le uve devono provenire esclusivamente da vigneti allevati ad alberello o alberello appoggiato.
Clima
Il clima del Sulcis è mediterraneo, con estati lunghe, calde e asciutte e precipitazioni concentrate soprattutto nei mesi autunnali e invernali.
La fascia costiera appartiene alle aree più calde e aride della Sardegna, mentre i rilievi interni ricevono quantità di precipitazioni maggiori.
Maestrale e altre correnti interessano frequentemente le coste e le isole, mentre montagne e vallate modificano localmente direzione e intensità della ventilazione.
Il disciplinare della DOC esclude i vigneti posti oltre i 400 metri di altitudine.
Il Carignano
Il Carignano è il vitigno che identifica maggiormente la viticoltura del Sulcis contemporaneo.
La stessa varietà è conosciuta in altre aree mediterranee con nomi come Carignan e Cariñena.
La sua introduzione in Sardegna non è documentata con sufficiente precisione per stabilire un’unica origine storica certa.
Sono state avanzate ipotesi che ne collegano la presenza tanto alle antiche rotte mediterranee quanto ai rapporti con la penisola iberica in epoche successive.
Una varietà mediterranea
Il Carignano è coltivato in diverse regioni del Mediterraneo occidentale.
Nel Sulcis ha trovato una presenza particolarmente continua nelle pianure, sulle basse colline e nelle isole costiere.
Nei vini possono ricorrere ciliegia, prugna, mora, erbe mediterranee, fiori e spezie.
Struttura, tannino, acidità, grado alcolico e maturità del frutto cambiano secondo vigneto, vendemmia e tecniche di vinificazione.
La Carignano del Sulcis DOC
La denominazione Carignano del Sulcis DOC è stata riconosciuta nel 1977.
Il disciplinare richiede Carignano per almeno l’85%. Il restante 15% può essere costituito da altri vitigni a bacca nera non aromatici idonei alla coltivazione in Sardegna.
Sono previste le tipologie Rosso, Riserva, Superiore, Rosato, Novello e Passito.
Alla denominazione può essere anteposto il nome geografico Sardegna, secondo le condizioni previste dal disciplinare.
I diciassette comuni della DOC
La zona di produzione comprende integralmente i territori di Calasetta, Carbonia, Carloforte, Giba, Masainas, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Santadi, Sant’Anna Arresi, Sant’Antioco, Teulada, Tratalias e Villaperuccio.
La DOC comprende quindi tanto territori continentali quanto le isole di Sant’Antioco e San Pietro.
L’ampiezza della zona riunisce condizioni molto differenti per substrato geologico, distanza dal mare, esposizione e caratteristiche dei suoli.
Rosso
Il Carignano del Sulcis Rosso rappresenta la tipologia di base della denominazione.
La resa massima in coltura specializzata è fissata a 11 tonnellate per ettaro.
Il disciplinare richiede un periodo minimo di affinamento in bottiglia di 40 giorni.
Le caratteristiche del vino cambiano secondo provenienza, maturazione delle uve, durata della macerazione e modalità di affinamento.
Riserva e Superiore
Le tipologie Riserva e Superiore richiedono almeno due anni di invecchiamento, dei quali almeno sei mesi in bottiglia.
Il periodo decorre dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia.
Per il Superiore la resa massima scende a 7,5 tonnellate per ettaro.
Il Superiore deve inoltre provenire esclusivamente da vigneti allevati ad alberello o alberello appoggiato e non può essere sottoposto ad arricchimento.
Rosato e Novello
La denominazione comprende anche le tipologie Rosato e Novello.
Entrambe utilizzano la stessa base ampelografica, con almeno l’85% di Carignano.
Vinificazione in rosato e macerazione carbonica o semicarbonica del Novello producono vini molto diversi dalle versioni rosse destinate a un affinamento più prolungato.
Passito
Il Carignano del Sulcis Passito viene prodotto attraverso l’appassimento naturale delle uve.
L’appassimento può avvenire sulla pianta, al sole, sotto tettoie oppure in locali idonei; è ammessa anche una parziale disidratazione mediante aria ventilata.
La resa massima delle uve è di 7,5 tonnellate per ettaro e quella dell’uva fresca in vino non può superare il 50%.
Il periodo minimo di invecchiamento è di sei mesi, dei quali almeno tre in bottiglia.
Santadi
Santadi si trova nel settore meridionale dell’interno, ai piedi dei rilievi del Sulcis.
Intorno al paese vigneti e altre colture occupano pianori, vallate e basse colline, mentre procedendo verso est aumentano i rilievi e le superfici boscate.
Il territorio rappresenta uno dei nuclei principali della produzione contemporanea di Carignano sulla terraferma.
Le condizioni pedologiche sono differenti da quelle delle vigne sabbiose di Sant’Antioco e comprendono terreni sviluppati su depositi alluvionali e sulle formazioni più antiche dell’interno.
Sant’Antioco e Calasetta
L’isola di Sant’Antioco ospita i comuni di Sant’Antioco e Calasetta.
Qui il Carignano è coltivato sia su terreni sabbiosi prossimi alla costa sia su substrati e depositi differenti nelle zone interne dell’isola.
Vecchi alberelli a piede franco costituiscono una parte particolarmente riconoscibile della viticoltura isolana, ma convivono con impianti più recenti e vigneti innestati.
San Pietro e Carloforte
L’isola di San Pietro, il cui unico comune è Carloforte, rientra integralmente nella zona della DOC.
L’isola è caratterizzata da una geologia prevalentemente vulcanica e da un paesaggio nel quale macchia mediterranea, coste rocciose e piccole superfici agricole convivono in spazi limitati.
La viticoltura ha oggi un peso minore rispetto a Sant’Antioco e alla terraferma, ma appartiene alla stessa delimitazione del Carignano del Sulcis.
Sulki e il nome del territorio
Il nome Sulcis deriva dall’antica città di Sulky, fondata dai Fenici nell’isola di Sant’Antioco intorno all’VIII secolo a.C.
Sulky divenne uno dei principali centri commerciali fenici e successivamente punici della Sardegna.
In età romana la città mantenne un ruolo importante grazie al porto, ai traffici mediterranei e alle risorse minerarie del territorio retrostante.
Dal territorium Sulcitanum deriva la denominazione della regione storica contemporanea.
Monte Sirai
Nei pressi di Carbonia sorge il complesso archeologico di Monte Sirai, fondato dai Fenici e successivamente sviluppato in età punica.
La posizione dominante consentiva il controllo delle vie che collegavano la costa, Sulky e le aree minerarie dell’interno.
L’insediamento appartiene alla lunga storia di relazioni mediterranee che precede di molti secoli la moderna specializzazione viticola del Sulcis.
Miniere e Carbonia
La storia contemporanea del Sulcis è profondamente segnata dall’attività mineraria.
Piombo, zinco, argento e soprattutto carbone hanno determinato per secoli importanti trasformazioni economiche e insediative.
Carbonia venne fondata nel 1938 in relazione allo sfruttamento del bacino carbonifero del Sulcis.
Miniere, villaggi industriali e infrastrutture convivono oggi con un paesaggio agricolo nel quale vite e olivo mantengono una presenza significativa.
Furriadroxius e medaus
Nelle campagne del Sulcis sono diffusi insediamenti rurali tradizionalmente indicati come furriadroxius e medaus.
Si tratta di nuclei agricoli e pastorali distribuiti nel territorio, spesso formati da abitazioni, ricoveri e strutture legate alle attività rurali.
La loro presenza testimonia una struttura insediativa dispersa, particolarmente caratteristica del Basso Sulcis.
Viticoltura, allevamento, cerealicoltura e olivicoltura hanno convissuto all’interno di questa organizzazione dello spazio agricolo.
Il paesaggio viticolo
Il vigneto assume forme molto differenti all’interno del Sulcis.
Nell’isola di Sant’Antioco compaiono vecchi alberelli su terreni sabbiosi; nell’entroterra i vigneti possono occupare pianure alluvionali, basse colline e versanti sviluppati su substrati più antichi.
Macchia mediterranea, oliveti, pascoli, lagune, sistemi dunali e rilievi boscati interrompono frequentemente la continuità delle vigne.
La denominazione comprende quindi paesaggi viticoli distinti, riuniti dalla presenza del Carignano ma non da un unico ambiente fisico.
Sulcis nel bicchiere
Nei Carignano del Sulcis possono ricorrere ciliegia, prugna, mora, fiori, erbe mediterranee e spezie.
La denominazione comprende però vini molto diversi: Rosato, Novello, Rosso, Riserva, Superiore e Passito.
Anche all’interno della stessa tipologia, maturazione delle uve, posizione del vigneto, età delle piante, allevamento e vinificazione producono differenze sostanziali.
Sabbia, rocce vulcaniche, metamorfiti, depositi alluvionali, vento e vicinanza al mare descrivono condizioni concrete del territorio, ma non determinano automaticamente sapidità, morbidezza, concentrazione o finezza del vino.