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Todi
Perugia • Umbria • Italia • colline della media valle del Tevere tra Todi, Collazzone, Massa Martana e Monte Castello di Vibio • Todi DOC

Todi domina da un colle la media valle del Tevere, in una parte dell’Umbria dove il paesaggio alterna ampie fasce fluviali, colline coltivate, oliveti, boschi e i rilievi che introducono verso est alla dorsale dei Monti Martani. Il territorio viticolo legato alla città si sviluppa su entrambe le sponde del fiume e comprende, oltre a Todi, Collazzone, Monte Castello di Vibio e Massa Martana.
Il riferimento ampelografico più riconoscibile è il Grechetto di Todi, nome locale associato al materiale vegetale conosciuto come G5 o Grechetto Gentile. Accanto a esso Sangiovese e Merlot costituiscono la base delle principali tipologie rosse della denominazione. La DOC Todi, istituita nel 2010, ha dato autonomia a un territorio che in precedenza trovava spazio all’interno della più ampia Colli Martani DOC.
La media valle del Tevere
Il Tevere costituisce l’asse geografico principale del Tuderte. A nord il paesaggio prosegue verso Marsciano e Perugia; verso sud il fiume entra nel tratto compreso nel Parco regionale del Tevere e raggiunge successivamente le Gole del Forello e il Lago di Corbara. Todi sorge in posizione dominante rispetto alla valle, mentre Monte Castello di Vibio occupa le colline della sponda opposta.
Il fondovalle è relativamente stretto rispetto ad altre grandi conche umbre e lascia rapidamente spazio ai rilievi. La trama agricola cambia così nel giro di pochi chilometri: alle superfici pianeggianti prossime al fiume seguono versanti coltivati, crinali, piccoli altopiani e aree boscate.
La DOC esclude i terreni di fondovalle e ammette i vigneti posti fra 150 e 600 metri di altitudine. Gran parte della viticoltura si concentra quindi sulle colline che accompagnano il Tevere e sui rilievi che salgono verso i Monti Martani.
Verso i Monti Martani
A est di Todi il territorio risale progressivamente verso Massa Martana e la dorsale dei Monti Martani, sistema montuoso calcareo che separa la valle del Tevere dalla Valle Umbra. La presenza della montagna introduce un paesaggio diverso da quello delle colline immediatamente affacciate sul fiume: aumentano quota, boschi e articolazione dei versanti.
Massa Martana occupa il settore orientale della denominazione e costituisce il principale collegamento fra la viticoltura tuderte e il territorio dei Martani. Collazzone si trova invece più a nord, lungo una successione di colline che accompagnano la media valle del Tevere verso Marsciano.
La denominazione comprende quindi ambienti piuttosto differenti, accomunati soprattutto dalla prevalenza della viticoltura collinare e dalla posizione all’interno del bacino del medio Tevere.
Suoli
Il disciplinare descrive i terreni vitati della zona come prevalentemente di medio impasto, con una frequente componente argillosa e limosa e una presenza significativa di carbonati di calcio. Si tratta generalmente di suoli abbastanza profondi, con buona capacità di trattenere l’acqua.
Questa indicazione rappresenta una caratterizzazione generale e non elimina la variabilità interna. Depositi di versante, materiali sedimentari e superfici rimaneggiate dall’erosione possono produrre differenze sensibili per profondità, tessitura e percentuale di scheletro, soprattutto passando dalle colline prossime al Tevere alle zone più elevate verso i Martani.
Il disciplinare privilegia esposizioni favorevoli e individua nella fascia collinare il nucleo della viticoltura della DOC. La scelta di escludere i fondovalle distingue inoltre il territorio produttivo dalla parte più pianeggiante della media valle del Tevere.
Clima
Il Tuderte presenta un clima interno dell’Italia centrale, con estati calde, precipitazioni distribuite soprattutto fra autunno, inverno e primavera e differenze termiche sensibili fra giorno e notte nelle aree collinari.
Il disciplinare indica una piovosità media annuale nell’ordine dei 750–800 millimetri. Una parte delle precipitazioni interessa anche il periodo vegetativo e le piogge estive non sono eccezionali, pur variando considerevolmente secondo l’annata.
I vigneti occupano frequentemente versanti aperti e ventilati, spesso orientati verso sud o sud-est. Quota, esposizione e posizione rispetto alla valle introducono tuttavia differenze locali che impediscono di ricondurre l’intero territorio a un unico modello climatico.
Il Grechetto di Todi
Il nome Grechetto comprende in Umbria materiali genetici differenti e ha prodotto nel tempo una certa confusione terminologica. Nel Tuderte il riferimento storico è soprattutto al Grechetto di Todi, associato al biotipo G5 e conosciuto anche come Grechetto Gentile.
Le analisi genetiche hanno mostrato che questo materiale coincide con il vitigno conosciuto in Emilia-Romagna come Pignoletto. Il Grechetto di Orvieto, tradizionalmente associato invece al G109, rappresenta materiale distinto. L’uso dello stesso nome Grechetto per entrambi ha a lungo nascosto questa differenza.
La coincidenza genetica con il Pignoletto non cancella naturalmente la storia locale del vitigno. Nomi, selezioni aziendali, tecniche di coltivazione e adattamento a territori differenti appartengono alla storia agricola dei rispettivi areali e spiegano perché le denominazioni continuino a utilizzare riferimenti geografici diversi.
Una presenza documentata nel tempo
La viticoltura del Tuderte ha radici antiche. Plinio il Vecchio cita nelle sue descrizioni delle viti dell’Italia centrale una produzione legata ai Tudertes, gli abitanti dell’antica Tuder. Il passo è stato spesso collegato direttamente al Grechetto di Todi, ma non permette di identificare con certezza una varietà antica con il vitigno coltivato oggi.
Documentazioni ampelografiche più vicine all’età contemporanea permettono invece di seguire con maggiore sicurezza la presenza delle uve indicate come Grechetto o Greco nell’Umbria centrale. Nell’Ottocento e nel Novecento diversi autori descrivono materiali riconducibili ai Grechetti umbri, fino alla progressiva distinzione fra il tipo tuderte e quello maggiormente diffuso nell’Orvietano.
Dalla Colli Martani alla Todi DOC
Prima della nascita della denominazione autonoma, il legame fra Grechetto e Todi era già riconosciuto all’interno della Colli Martani DOC. Il relativo disciplinare prevedeva infatti la sottodenominazione “di Todi” per il Grechetto prodotto con uve raccolte e vinificate nel territorio comunale.
Nel 2010 il riconoscimento della Todi DOC ha ampliato la zona a quattro comuni considerati parte dello stesso sistema territoriale: Todi, Collazzone, Monte Castello di Vibio e Massa Martana. La denominazione comprende integralmente il territorio amministrativo di tutti e quattro.
La DOC Todi
La denominazione comprende vini bianchi, rossi e tipologie varietali. Il Todi Bianco deve contenere almeno il 50% di Grechetto; la restante parte può provenire da altre varietà bianche ammesse alla coltivazione in Umbria.
Il Todi Rosso richiede almeno il 50% di Sangiovese. È prevista anche la tipologia Superiore, sottoposta a rese più contenute e a un periodo minimo di invecchiamento.
Le indicazioni varietali Grechetto o Grechetto di Todi, Sangiovese o Sangiovese di Todi e Merlot o Merlot di Todi richiedono almeno l’85% della varietà indicata. Per tutte e tre sono previste versioni Superiore; per il Grechetto è prevista inoltre la tipologia Passito.
Grechetto Superiore e Passito
Il Todi Grechetto Superiore prevede rese inferiori rispetto alla tipologia ordinaria e un periodo minimo di maturazione di cinque mesi a partire dal 1° novembre dell’anno della vendemmia.
Per il Grechetto Passito l’appassimento può avvenire sulla pianta oppure in locali a ventilazione naturale o controllata, purché senza riscaldamento. La resa delle uve fresche in vino è limitata al 40% e il disciplinare stabilisce un periodo minimo di maturazione di dieci mesi.
La presenza di una tipologia passita mostra una possibilità storicamente associata anche ad altre zone umbre coltivate a Grechetto, senza trasformarla tuttavia nel modello prevalente della produzione tuderte contemporanea.
Sangiovese e Merlot
Il Sangiovese rappresenta la principale varietà rossa tradizionale della denominazione. Costituisce almeno metà dell’uvaggio del Todi Rosso e può essere utilizzato con indicazione varietale quando raggiunge almeno l’85%.
Il Merlot appartiene a una fase più recente della storia viticola locale ma ha acquisito una presenza tale da ottenere una propria tipologia all’interno della DOC. Sangiovese e Merlot prevedono entrambi un periodo minimo di invecchiamento di dodici mesi; per la versione Superiore sono richiesti ulteriori sei mesi di maturazione.
La DOC riflette così una situazione nella quale una forte identificazione territoriale con il Grechetto convive con una produzione rossa costruita sia su una varietà storica dell’Italia centrale sia su un vitigno internazionale ormai stabilmente presente nel paesaggio locale.
Il Grero
Nel patrimonio viticolo tuderte compare anche il Grero, nome locale attribuito a un’antica uva a bacca nera documentata almeno dalla fine dell’Ottocento. Le fonti dell’epoca ricordano la presenza di un “Greco” nero coltivato nell’area di Todi e in altre parti dell’Umbria.
Il Grero non costituisce il centro della Todi DOC e la sua presenza rimane quantitativamente limitata, ma il suo recupero contemporaneo aggiunge un elemento alla storia ampelografica del territorio, mostrando come il patrimonio locale non si esaurisca nei vitigni oggi maggiormente rappresentati dal disciplinare.
Todi e Pantalla
Il territorio comunale di Todi attraversa una parte considerevole della denominazione. Il centro storico occupa il colle dominante il Tevere, mentre frazioni, poderi e vigneti si distribuiscono lungo i rilievi circostanti e verso la valle.
Pantalla si trova più a nord, nella fascia di raccordo con Collazzone e Marsciano. Il paesaggio agricolo è più aperto rispetto a quello immediatamente circostante la città e alterna seminativi, oliveti e vigneti sulle prime elevazioni che si staccano dal fondovalle.
Collazzone
Collazzone occupa il settore settentrionale della DOC. Il borgo sorge su un rilievo che domina la valle, circondato da una rete di piccoli centri e campagne distribuite sulle colline che accompagnano il Tevere.
La viticoltura si inserisce in un paesaggio agricolo composito, nel quale vigneti, oliveti, seminativi e boschi si alternano secondo quota e pendenza. Verso nord il territorio introduce progressivamente alla fascia collinare di Marsciano e alla parte centrale della valle del Tevere.
Monte Castello di Vibio
Monte Castello di Vibio si trova sulla sponda occidentale del Tevere, di fronte al sistema collinare tuderte. Il centro storico domina dall’alto la valle e parte del territorio comunale rientra anche nel Parco regionale del Fiume Tevere.
La posizione consente di osservare con chiarezza la struttura del territorio: il fiume occupa il fondovalle, mentre l’agricoltura si sposta rapidamente sui pendii e sui crinali. Vite e olivo appartengono alla componente agricola storica di queste colline.
Massa Martana
Massa Martana costituisce il settore più orientale della denominazione. Il territorio si dispone ai piedi dei Monti Martani e presenta quote mediamente più elevate e una maggiore vicinanza alla dorsale montuosa.
La viticoltura si colloca soprattutto nelle fasce collinari e pedemontane, prima che il bosco e le pendenze più accentuate assumano il predominio. Qui il paesaggio della Todi DOC entra direttamente in relazione con quello dei Colli Martani, ricordando anche la precedente appartenenza del Grechetto di Todi a quella denominazione.
Un territorio tra fiume e dorsale appenninica
La geografia viticola di Todi non coincide con un unico versante né con una sola matrice agricola. Dal Tevere alle pendici dei Monti Martani si succedono colline, valli secondarie, crinali e superfici poste a quote molto differenti.
Il Grechetto di Todi costituisce il principale elemento di continuità storica e ampelografica, mentre Sangiovese, Merlot e varietà minori completano il quadro. La denominazione del 2010 ha riunito sotto il nome della città quattro comuni che appartengono allo stesso tratto della media valle del Tevere, restituendo autonomia a una tradizione viticola precedentemente compresa nel più ampio sistema dei Colli Martani.
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