Valle dei Laghi (Trentino occidentale)

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Valle dei Laghi (Trentino occidentale)

Trento • Trentino-Alto Adige • Italia • laghi, venti e conoidi tra Adige e Garda • Trentino DOC (Nosiola) & Trentino Vino Santo

Poster illustrato della Valle dei Laghi: specchi d’acqua, pendii luminosi e vento che risale dal Garda
Nosiola e attese lunghe: qui il tempo ha un clima. Poster: L’Enonauta

Tra la conca di Trento e l’Alto Garda, la Valle dei Laghi occupa un ampio corridoio prealpino compreso fra il Monte Bondone a est e il sistema della Paganella e del Monte Gazza a ovest. Terlago ne costituisce l’estremità settentrionale; procedendo verso sud si incontrano Vezzano, Padergnone, Santa Massenza, Toblino, Calavino, Lasino, Pergolese e Cavedine, fino a raggiungere Sarche e il corso del Sarca.

Il nome restituisce immediatamente uno dei caratteri fondamentali del territorio. Terlago, Lamar, Santa Massenza, Toblino, Lagolo e Cavedine formano una successione di specchi d’acqua distribuiti tra fondovalle, conche e terrazzi. Intorno si alternano pareti calcaree, conoidi, depositi glaciali, aree coltivate, boschi termofili e piccoli nuclei abitati. La vite occupa soprattutto le superfici meglio esposte e ventilate e convive con frutteti, orti e altre colture.

In questo paesaggio la Nosiola ha conservato una continuità particolare. Viene vinificata come bianco secco, ma è soprattutto la materia prima del Vino Santo Trentino, prodotto attraverso un lungo appassimento naturale che costituisce una delle pratiche enologiche storicamente più riconoscibili della valle.

Una valle modellata dai ghiacci

La morfologia della Valle dei Laghi deriva in larga parte dalle glaciazioni quaternarie. Il passaggio delle grandi masse di ghiaccio ha allargato e approfondito il solco vallivo, lasciando conche, soglie rocciose, depositi morenici e superfici successivamente rimaneggiate dall’acqua e dai materiali provenienti dai versanti.

A Vezzano sono ancora visibili numerose marmitte glaciali, cavità scavate nella roccia dall’azione vorticosa di acqua e detriti al di sotto del ghiacciaio. Poco più a sud, la successione dei laghi mostra un altro aspetto della stessa storia. Alla fine dell’ultima glaciazione Toblino, Santa Massenza e Cavedine appartenevano a un sistema lacustre molto più esteso, progressivamente suddiviso dall’accumulo di sedimenti e dalla formazione dei conoidi.

I terreni vitati riflettono questa complessità. Depositi glaciali e fluvioglaciali si alternano a ghiaie, sabbie, materiali calcarei provenienti dai versanti e sedimenti più fini nelle aree pianeggianti. Non esiste quindi un unico suolo della Valle dei Laghi: profondità, scheletro, drenaggio ed esposizione cambiano anche nello spazio di pochi chilometri.

Il sistema dei laghi

A nord, il lago di Terlago occupa una conca ai piedi della Paganella e introduce al settore che comunica più direttamente con Trento. I vicini laghi di Lamar sono collocati in posizione più appartata, sotto le pendici occidentali della Paganella.

Procedendo verso sud, Santa Massenza e Toblino costituiscono il nucleo paesaggistico più noto della valle. Il lago di Santa Massenza è oggi profondamente legato anche al sistema idroelettrico trentino; quello di Toblino conserva invece estese fasce di vegetazione ripariale ed è tutelato come riserva naturale. Sulle sue rive, il castello costruito su un piccolo promontorio roccioso costituisce uno degli elementi storici più riconoscibili del territorio.

Più a sud-est si apre la conca del lago di Cavedine, delimitata dalle pendici del Monte Bondone e, verso il Sarca, dal sistema delle Marocche. Il lago di Lagolo si trova invece più in alto, sul versante occidentale del Bondone. Questa disposizione su quote differenti contribuisce alla forte articolazione topografica della valle.

L’Òra del Garda

Nonostante la posizione interna e alpina, la Valle dei Laghi risente dell’influenza del Garda. Nelle giornate favorevoli l’Òra risale dal lago nelle ore centrali e pomeridiane, percorre il Basso Sarca e raggiunge la valle, dove viene incanalata dalla disposizione dei rilievi.

La ventilazione costituisce un elemento costante del paesaggio agricolo e ha assunto un ruolo particolare anche nella tradizione del Vino Santo. Durante l’appassimento, l’aria circola negli ambienti in cui vengono disposti i grappoli, accompagnando una fase che può protrarsi dall’autunno fino alla primavera successiva.

L’influenza del Garda non è però uniforme. Il settore meridionale, verso Sarche, Toblino e Santa Massenza, presenta condizioni generalmente più miti; procedendo verso Vezzano e Terlago aumentano l’altitudine e la distanza dal lago. Esposizioni e conformazione dei versanti introducono ulteriori differenze all’interno della stessa valle.

La Nosiola

La Nosiola è il vitigno a bacca bianca maggiormente associato alla Valle dei Laghi. La sua coltivazione non è esclusiva di questo territorio — è storicamente presente anche in altre zone del Trentino — ma qui ha mantenuto una particolare continuità sia nella produzione di vini secchi sia nella tradizione dell’appassimento.

I vigneti si distribuiscono soprattutto tra Padergnone, Santa Massenza, Toblino, Calavino, Lasino, Pergolese e Cavedine, con situazioni differenti per quota, pendenza ed esposizione. Accanto alle sistemazioni a pergola trentina sono oggi presenti anche impianti a Guyot e altre forme di allevamento a parete.

Vinificata senza appassimento, la Nosiola rientra nella Trentino DOC con indicazione varietale. Le interpretazioni aziendali possono differire per maturazione delle uve, permanenza sulle fecce, impiego di contenitori inerti o legno e tempi di affinamento. Il vitigno rimane tuttavia strettamente legato alla viticoltura della valle anche quando non è destinato alla produzione del Vino Santo.

Il Vino Santo Trentino

Il Vino Santo rappresenta la forma più specifica assunta dalla Nosiola nella Valle dei Laghi. La produzione comincia con la selezione dei grappoli più adatti all’appassimento, tradizionalmente quelli più spargoli e integri. Dopo la raccolta vengono disposti sulle arèle, graticci un tempo realizzati con canne e oggi costruiti anche con altri materiali che permettono la circolazione dell’aria.

L’appassimento naturale dura diversi mesi. I grappoli perdono progressivamente acqua e subiscono una forte concentrazione; in determinate condizioni può intervenire anche la Botrytis cinerea nella forma della cosiddetta muffa nobile. La ventilazione degli appassitoi e l’andamento meteorologico dell’inverno partecipano quindi a un processo che non è completamente standardizzabile da un’annata all’altra.

La tradizione colloca la pigiatura tra marzo e la Settimana Santa, circostanza alla quale viene comunemente collegato anche il nome del vino. Segue una fermentazione generalmente lenta e un affinamento prolungato. I tempi reali adottati dai produttori possono superare ampiamente i minimi previsti dal disciplinare.

La Trentino DOC Vino Santo prevede almeno l’85% di Nosiola e l’appassimento naturale delle uve su graticci. La denominazione contempla anche la tipologia Trentino Superiore Vino Santo, sottoposta a requisiti più restrittivi e legata a una zona di produzione delimitata all’interno della Valle dei Laghi.

Santa Massenza e Padergnone

Santa Massenza concentra in pochi edifici una parte considerevole della memoria produttiva della valle. Vino Santo e distillazione hanno convissuto a lungo nello stesso piccolo centro sulle rive del lago: numerose famiglie hanno esercitato l’attività di distillatore e ancora oggi il paese conserva una densità insolita di alambicchi e piccole distillerie.

La produzione della grappa si inserisce nello stesso ciclo agricolo della vite, utilizzando le vinacce dopo la vinificazione. La vicinanza fra cantina e distilleria ha quindi radici economiche e materiali prima ancora che gastronomiche.

Poco distante, Padergnone costituisce un altro centro storico della Nosiola e del Vino Santo. Qui la Casa Caveau del Vino Santo occupa l’antico appassitoio sociale e conserva documentazione e testimonianze relative alla coltivazione della Nosiola, alle arèle e alle pratiche di appassimento.

Toblino, Calavino e Lasino

Attorno al lago di Toblino la vite occupa terrazzi, conoidi e superfici leggermente rilevate rispetto alle zone più umide del fondovalle. Il paesaggio alterna vigneti, boschi e pareti rocciose, mentre verso Calavino il versante del Bondone acquista maggiore evidenza.

Calavino e Lasino sorgono sul lato orientale della valle, in posizione rialzata rispetto ai laghi. La viticoltura si distribuisce lungo le pendici e sulle superfici sottostanti, con Nosiola, Chardonnay e altre varietà trentine. Scendendo verso Pergolese e il lago di Cavedine aumentano nuovamente le superfici pianeggianti e i depositi lasciati dall’azione glaciale e dai corsi d’acqua.

Cavedine e Pergolese

La parte meridionale della valle si sviluppa attorno al bacino di Cavedine e alle frazioni distribuite sulle pendici circostanti. Pergolese si trova lungo l’asse che collega Toblino al lago di Cavedine e conserva una presenza significativa di vigneti.

Qui la Nosiola convive con Chardonnay, Pinot grigio e varietà a bacca rossa. Tra queste ha acquisito particolare diffusione il Rebo, ottenuto nel Novecento nell’ambito delle sperimentazioni condotte da Rebo Rigotti all’Istituto agrario di San Michele all’Adige mediante incrocio fra Merlot e Teroldego.

Il Rebo non appartiene esclusivamente alla Valle dei Laghi, ma vi ha trovato una presenza riconoscibile e costituisce oggi una delle componenti della viticoltura locale accanto alla più antica tradizione della Nosiola.

Vezzano e Terlago

Verso nord la valle cambia progressivamente carattere. Vezzano si trova nel punto in cui il corridoio lacustre comincia ad avvicinarsi alla conca di Trento; le marmitte glaciali presenti nei dintorni permettono di osservare direttamente alcune delle tracce lasciate dal grande sistema glaciale che ha modellato il territorio.

Terlago occupa l’estremità settentrionale della valle, in una conca delimitata dal Monte Bondone e dalle propaggini della Paganella. Qui la relazione con il Garda diventa meno immediata e il paesaggio introduce gradualmente quello della Valle dell’Adige.

Le denominazioni

La viticoltura della Valle dei Laghi rientra principalmente nella Trentino DOC, che comprende la Nosiola e numerose altre tipologie varietali. Chardonnay, Pinot grigio, Sauvignon, Merlot e Rebo fanno parte del quadro viticolo contemporaneo e possono assumere un peso differente secondo zona e azienda.

Il legame normativo più specifico rimane quello con il Vino Santo. Sia la Trentino DOC Vino Santo sia la versione Trentino Superiore hanno nella Nosiola la varietà di riferimento; per la tipologia Superiore la delimitazione territoriale e i parametri produttivi sono più restrittivi.

La Valle dei Laghi non coincide quindi con una sola denominazione né con una monocoltura. La sua identità viticola nasce dall’incontro fra un sistema geografico molto articolato e alcune pratiche mantenute nel tempo. Fra queste, la lunga permanenza della Nosiola sulle arèle costituisce ancora oggi il tratto che più nettamente distingue la valle nel panorama trentino.

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