Noto / Val di Noto (Ragusa – Sicilia)

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Noto / Val di Noto

Siracusa • Sicilia • Italia • sud-est siciliano tra campagne aperte, città barocche e asse viticolo da Avola a Pachino • Noto DOC, Sicilia DOC

Poster L’Enonauta dedicato a Noto e al Val di Noto, luogo del vino nella Sicilia sud-orientale
Noto / Val di Noto: città barocche, campagne luminose e una delle geografie più coerenti del sud-est siciliano. Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave: Nero d’Avola, Moscato Bianco, Val di Noto, altopiano ibleo, calcareniti, terre calcaree, Asinaro, Tellaro, Pachino, Avola, Rosolini.

Vitigni: Moscato Bianco e Nero d’Avola costituiscono i riferimenti fondamentali della Noto DOC.

Denominazione: Noto DOC. Nel territorio del sud-est si sovrappongono inoltre Eloro DOC, Sicilia DOC e altre indicazioni geografiche, con delimitazioni differenti.

Quadro territoriale: Noto occupa un territorio molto esteso della Sicilia sud-orientale, dalle propaggini dell’altopiano ibleo alle pianure e ai terrazzi costieri rivolti verso lo Ionio. La Noto DOC comprende integralmente i comuni di Noto, Avola, Rosolini e Pachino. Il Val di Noto è invece una regione storica molto più ampia: non coincide né con la DOC né con il sito UNESCO delle città tardobarocche.

Il territorio

Noto si trova nella Sicilia sud-orientale, tra l’altopiano dei Monti Iblei e la costa ionica.

Il territorio comunale è uno dei più estesi della Sicilia e comprende ambienti molto differenti: colline calcaree, tavolati, profonde cave, vallate fluviali, pianure costiere, zone umide e lunghe fasce litoranee.

La città contemporanea occupa una posizione relativamente bassa, mentre procedendo verso l’interno si raggiungono rapidamente quote superiori e il paesaggio dell’altopiano ibleo.

Noto e Val di Noto

Il nome Val di Noto non indicava originariamente una valle in senso geomorfologico.

Era uno dei grandi compartimenti amministrativi nei quali la Sicilia fu organizzata dall’età medievale fino all’inizio dell’Ottocento.

Il territorio storico occupava una parte molto ampia della Sicilia sud-orientale e raggiungeva aree oggi comprese nelle province di Siracusa, Ragusa, Catania e Caltanissetta.

Noto svolse per lunghi periodi il ruolo di centro di riferimento di questo sistema territoriale.

Un vallo, non una valle

La parola Val presente nel nome non deve quindi essere interpretata come indicazione di una singola valle fluviale.

Il Val di Noto riuniva coste, pianure, altopiani, città e campagne molto differenti.

Il sistema dei valli venne abolito nell’Ottocento e sostituito da nuove circoscrizioni amministrative.

L’uso contemporaneo del nome Val di Noto è quindi prevalentemente storico, culturale, paesaggistico e turistico.

Il Val di Noto dell’UNESCO

Nel 2002 l’UNESCO ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale il sito seriale Le città tardobarocche del Val di Noto.

Ne fanno parte Noto, Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli.

Il riconoscimento riguarda parti dei centri storici ricostruiti dopo il terremoto del 1693.

Questo perimetro UNESCO non costituisce una regione vinicola né coincide con la Noto DOC.

Il terremoto del 1693

L’11 gennaio 1693 un violentissimo terremoto colpì la Sicilia sud-orientale.

Noto antica, costruita sul Monte Alveria, venne distrutta insieme a numerosi altri centri del Val di Noto.

La catastrofe determinò una delle più grandi operazioni di ricostruzione urbana della Sicilia moderna.

Alcune città furono ricostruite sullo stesso sito, altre vennero trasferite in posizioni differenti.

Noto Antica

L’antica città, identificata con Netum, occupava il Monte Alveria, circa otto chilometri dall’attuale Noto.

Il pianoro è difeso naturalmente da profonde vallate e conserva resti delle fortificazioni, delle strade, degli edifici e degli insediamenti succedutisi nei secoli.

Noto fu municipium in età romana e divenne successivamente uno dei principali centri amministrativi della Sicilia sud-orientale.

Il terremoto del 1693 pose fine alla vita urbana sul Monte Alveria.

La città nuova

Dopo il terremoto la città venne ricostruita più a valle, in una posizione maggiormente accessibile.

Il nuovo impianto urbano fu progettato secondo criteri differenti dalla città medievale precedente, con strade più ampie, piazze e assi monumentali.

La pietra calcarea locale venne utilizzata estesamente negli edifici, contribuendo al colore caratteristico del centro storico.

La città barocca appartiene però a una storia urbana distinta dalla geografia dei vigneti della DOC.

L’altopiano ibleo

La parte interna del territorio appartiene al sistema dell’altopiano ibleo.

Si tratta di un grande tavolato sedimentario inciso profondamente da corsi d’acqua e valloni, localmente indicati come cave.

Le quote aumentano procedendo dalla costa verso Noto Antica, Testa dell’Acqua e i territori di Palazzolo Acreide.

Il paesaggio alterna superfici relativamente pianeggianti a incisioni dalle pareti ripide.

Geologia

Il settore sud-orientale degli Iblei è formato soprattutto da successioni sedimentarie marine.

Calcari, calcareniti, calcari marnosi e marne appartengono a formazioni sviluppatesi durante differenti fasi del Cenozoico.

Nell’area compaiono, tra le altre, le formazioni di Ragusa, Tellaro e Palazzolo.

Depositi più recenti ricoprono queste successioni nelle pianure, lungo i fiumi e presso la costa.

Calcareniti

Le calcareniti rappresentano uno dei materiali geologici maggiormente visibili nel territorio di Noto e Rosolini.

Sono rocce sedimentarie prevalentemente carbonatiche, formatesi in antichi ambienti marini.

Possono presentarsi in grandi bancate, alternate localmente a livelli marnosi o calcarei differenti.

Dove affiorano direttamente, partecipano alla formazione delle pareti delle cave e dei tavolati caratteristici del paesaggio.

Marne e calcari

Le successioni carbonatiche comprendono anche marne e calcari marnosi, materiali nei quali la componente calcarea si accompagna a quantità variabili di argilla.

L’erosione produce forme differenti rispetto alle bancate calcarenitiche più resistenti.

Nei terreni agricoli la profondità, la percentuale di argilla, il contenuto di carbonati e la quantità di scheletro cambiano considerevolmente.

Il carattere calcareo non determina automaticamente acidità, sapidità o finezza del vino.

Le terre rosse

In diverse aree del sud-est siciliano compaiono suoli dal colore rossastro.

La tonalità deriva principalmente dagli ossidi di ferro presenti nei terreni sviluppati o rielaborati sulle superfici calcaree.

Sabbia, limo, argilla e carbonati possono essere presenti in proporzioni molto differenti.

L’espressione “terra rossa” descrive quindi un carattere pedologico generale, non un singolo tipo di terreno né uno stile predeterminato del vino.

Verso la costa

Scendendo dagli Iblei verso il mare diminuiscono progressivamente le quote e aumentano le superfici pianeggianti.

Calcareniti pleistoceniche, sabbie, limi, depositi alluvionali e sedimenti costieri ricoprono localmente le formazioni più antiche.

Tra Noto, Pachino e la costa si alternano tavolati bassi, pianure, zone umide e terrazzi marini.

L’Asinaro

Il fiume Asinaro attraversa il territorio a sud della città di Noto e raggiunge il Mar Ionio.

Il suo bacino è compreso tra quello del Cassibile a nord e quello del Tellaro a sud.

Lungo il corso del fiume l’erosione e la sedimentazione hanno prodotto superfici differenti rispetto ai tavolati circostanti.

Il Tellaro

Più a sud scorre il Tellaro, uno dei principali corsi d’acqua della Sicilia sud-orientale.

Il fiume attraversa un territorio caratterizzato da calcari, calcareniti, marne e depositi più recenti.

La sua valle collega l’interno degli Iblei alla fascia costiera compresa tra Noto e Pachino.

In prossimità della foce si trovano l’antico sito di Eloro e la zona di Vendicari.

Eloro

Eloro era una città greca situata su una collina nei pressi della foce del Tellaro.

Venne fondata nell’ambito dell’espansione siracusana lungo la costa meridionale.

Il suo nome sopravvive oggi nella Eloro DOC, denominazione distinta dalla Noto DOC.

L’Eloro DOC interessa infatti in tutto o in parte Noto, Pachino, Portopalo di Capo Passero, Rosolini e Ispica, secondo una delimitazione diversa da quella della Noto DOC.

Vendicari

Lungo la costa del territorio di Noto si sviluppa il sistema di Vendicari.

Pantani, dune, spiagge, falesie basse e superfici calcarenitiche costruiscono un ambiente profondamente diverso dalle colline interne.

La successione geologica costiera comprende calcareniti, marne calcaree, depositi fluviali, saline e sedimenti delle zone umide.

L’area protetta appartiene al territorio di Noto, ma non rappresenta da sola il paesaggio viticolo della DOC.

Clima

La parte meridionale della provincia di Siracusa presenta un clima mediterraneo caldo e relativamente asciutto.

Nella descrizione ufficiale della Noto DOC la temperatura media viene indicata intorno ai 17,6 °C e le precipitazioni medie annue intorno ai 400 millimetri.

Le piogge si concentrano prevalentemente tra autunno e inverno, mentre l’estate è generalmente asciutta.

Questi valori descrivono un quadro territoriale generale: costa, pianura e zone interne presentano condizioni differenti.

Dalla pianura alla bassa collina

La descrizione del legame geografico della Noto DOC colloca la viticoltura prevalentemente tra pianura e bassa collina, indicativamente tra il livello del mare e circa 300 metri.

Non si tratta di un limite altimetrico generale imposto dal disciplinare ai vigneti.

Il territorio dei quattro comuni comprende infatti anche aree a quote superiori.

Esposizione, profondità dei suoli, disponibilità idrica e andamento dell’annata intervengono insieme alla quota.

Il Moscato Bianco

Il Moscato Bianco costituisce la base di tutte le tipologie Moscato previste dalla Noto DOC.

Il disciplinare richiede in questi casi l’utilizzo del vitigno in purezza.

La varietà appartiene all’antica famiglia dei Moscati e presenta una marcata componente aromatica.

Nei vini possono ricorrere fiori, agrumi, frutta matura ed erbe aromatiche, con differenze molto rilevanti secondo tipologia e vinificazione.

Il Moscato di Noto

Il Moscato di Noto rappresenta il nucleo storico dal quale si è sviluppata l’attuale denominazione.

La DOC Moscato di Noto naturale o Moscato di Noto venne riconosciuta nel 1974.

Nel 2008 la denominazione fu trasformata nella più ampia Noto DOC, comprendendo anche tipologie rosse a base Nero d’Avola.

Il Moscato rimane quindi una componente fondativa della DOC, non un’aggiunta successiva alla produzione dei vini rossi.

Le tipologie Moscato

La Noto DOC comprende Moscato di Noto, Moscato di Noto Spumante, Moscato di Noto Liquoroso e Moscato Passito di Noto o Passito di Noto.

Tutte queste tipologie devono essere ottenute esclusivamente da Moscato Bianco.

Spumantizzazione, fortificazione e appassimento producono però categorie profondamente differenti tra loro.

Il nome del vitigno e l’origine geografica costituiscono quindi gli elementi comuni, non lo stile produttivo.

Il Passito di Noto

Il Moscato Passito di Noto o Passito di Noto viene ottenuto attraverso l’appassimento delle uve.

Il disciplinare consente che l’appassimento avvenga sulla pianta oppure dopo la raccolta, secondo i metodi ammessi dalla normativa.

Quando l’intero processo avviene attraverso esposizione al sole, l’etichetta può riportare la specifica indicazione prevista dal disciplinare.

La resa massima dell’uva in vino per questa tipologia è fissata al 50%.

Il Moscato Liquoroso

La denominazione comprende anche il Moscato di Noto Liquoroso.

La fermentazione viene condotta fino al raggiungimento del livello minimo previsto dal disciplinare, dopo il quale è possibile procedere alla fortificazione.

Il vino non può essere immesso al consumo prima che siano trascorsi almeno cinque mesi dall’alcolizzazione.

Il Liquoroso appartiene quindi a una tradizione produttiva distinta tanto dal Moscato base quanto dal Passito.

Nero d’Avola

Il Nero d’Avola, indicato storicamente anche con il nome Calabrese, costituisce il principale riferimento a bacca nera della Noto DOC.

La varietà è profondamente legata alla storia viticola della Sicilia sud-orientale e al territorio compreso tra Avola, Noto, Pachino e Rosolini.

Il collegamento geografico espresso dal nome moderno non permette però di ricostruire da solo l’origine genetica o l’esatto luogo di nascita della varietà.

Nei vini possono ricorrere ciliegia, prugna, agrumi, erbe e spezie, con caratteristiche differenti secondo provenienza, maturazione, annata e vinificazione.

Noto Rosso

Il Noto Rosso deve essere ottenuto con almeno il 65% di Nero d’Avola.

La parte restante può essere costituita da altri vitigni a bacca nera non aromatici idonei alla coltivazione in Sicilia.

La tipologia consente quindi una composizione più ampia rispetto al Noto Nero d’Avola.

Noto Nero d’Avola

La tipologia Noto Nero d’Avola richiede almeno l’85% di Nero d’Avola.

Fino al 15% può provenire da altre varietà a bacca nera non aromatiche autorizzate in Sicilia.

Il disciplinare distingue quindi chiaramente la tipologia varietale dal Noto Rosso.

Le due categorie non indicano una gerarchia qualitativa, ma composizioni ampelografiche differenti.

La Noto DOC

L’attuale Noto DOC comprende sei tipologie: Moscato di Noto, Moscato di Noto Spumante, Moscato di Noto Liquoroso, Moscato Passito di Noto o Passito di Noto, Noto Rosso e Noto Nero d’Avola.

Il disciplinare riunisce quindi due famiglie produttive molto diverse: i vini aromatici a base Moscato Bianco e i rossi fondati sul Nero d’Avola.

La denominazione non può essere identificata esclusivamente con uno di questi due vitigni.

I quattro comuni della DOC

La zona di produzione comprende integralmente i territori comunali di Noto, Avola, Rosolini e Pachino.

La delimitazione è quindi semplice dal punto di vista amministrativo, ma riunisce ambienti molto differenti.

Colline iblee, tavolati calcarei, pianure meridionali e fasce costiere appartengono alla stessa denominazione.

Il nome Noto DOC non identifica quindi il solo territorio del comune di Noto.

Avola

Avola si trova a nord-est di Noto, su una fascia relativamente pianeggiante tra gli Iblei e il mare.

Anche l’antico centro di Avola venne distrutto dal terremoto del 1693 e ricostruito in una posizione più vicina alla costa.

Il nome della città è oggi strettamente associato al Nero d’Avola, ma il territorio appartiene anche alla storia produttiva del Moscato e ad altre colture della Sicilia sud-orientale.

L’intero comune rientra nella Noto DOC.

Rosolini

Rosolini occupa il settore sud-occidentale della denominazione, in prossimità del confine con la provincia di Ragusa.

Il territorio appartiene alla parte meridionale dell’altopiano ibleo ed è inciso da cave e valloni.

Calcareniti biancastre, calcareniti marnose e superfici agricole delimitate da muri a secco costituiscono elementi ricorrenti del paesaggio.

Rosolini appartiene sia alla Noto DOC sia, per le aree previste dal relativo disciplinare, alla Eloro DOC.

Pachino

Pachino occupa l’estremo sud-orientale della Sicilia, in prossimità dell’incontro tra il Mar Ionio e il Canale di Sicilia.

Il territorio è prevalentemente basso e aperto, con pianure, lievi ondulazioni, calcareniti, terreni calcarei e depositi costieri.

L’agricoltura contemporanea è fortemente caratterizzata anche dall’orticoltura, ma la vite appartiene alla storia produttiva della zona.

Pachino rientra integralmente nella Noto DOC e partecipa inoltre alla geografia della Eloro DOC.

Portopalo e il limite della Noto DOC

Portopalo di Capo Passero si trova immediatamente a sud-est di Pachino.

Pur appartenendo alla stessa grande geografia culturale e agricola del sud-est siciliano, il comune non rientra nella Noto DOC.

È invece compreso nella zona della Eloro DOC secondo la delimitazione prevista da quel disciplinare.

Questo caso mostra la necessità di distinguere continuità territoriale e confini normativi delle denominazioni.

Noto DOC ed Eloro DOC

Noto DOC ed Eloro DOC si sovrappongono in alcune parti del sud-est siciliano, ma non possiedono gli stessi confini né la stessa base ampelografica.

La Noto DOC comprende integralmente Noto, Avola, Rosolini e Pachino.

L’Eloro DOC interessa invece in tutto o in parte Noto, Pachino, Portopalo di Capo Passero, Rosolini e Ispica.

L’Eloro è inoltre una denominazione concentrata sui vini rossi e rosati, mentre Noto comprende anche l’intera tradizione del Moscato.

Valdinoto e denominazioni

Nel linguaggio enoturistico contemporaneo viene utilizzato anche il nome Valdinoto per collegare territori e produzioni del sud-est siracusano.

La Strada del Vino del Valdinoto riunisce realtà appartenenti a Noto DOC, Eloro DOC, Siracusa DOC e Avola IGP.

Questo sistema di promozione territoriale non deve essere confuso né con l’antico Val di Noto amministrativo né con una singola denominazione vinicola.

Alberello e controspalliera

Il disciplinare della Noto DOC prevede per i nuovi impianti alberello o controspalliera.

Per le tipologie rosse sono richieste almeno 4.000 piante per ettaro.

Per i vigneti destinati al Moscato la densità minima è invece di 3.500 piante per ettaro.

Le due forme di allevamento convivono quindi all’interno della denominazione.

Le rese

Per le tipologie Moscato il disciplinare fissa una produzione massima di 12,5 tonnellate di uva per ettaro.

Per il Noto Rosso il limite è di 12 tonnellate per ettaro, mentre per il Noto Nero d’Avola scende a 11 tonnellate per ettaro.

Questi valori rappresentano requisiti produttivi della DOC e non una graduatoria qualitativa tra tipologie o vigneti.

La menzione «vigna»

Il disciplinare consente l’utilizzo della menzione vigna seguita dal relativo toponimo, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.

La menzione permette di indicare una provenienza più circoscritta.

Non introduce però una gerarchia ufficiale tra i vigneti della Noto DOC.

Una storia viticola antica

La vite è documentata nella Sicilia sud-orientale fin dall’antichità.

Colonizzazione greca, città costiere, vie commerciali e agricoltura hanno favorito nel tempo la produzione e lo scambio del vino.

Eloro e Siracusa appartenevano a un sistema di insediamenti collegati attraverso la costa e le vie interne.

Questa lunga presenza non permette però di identificare automaticamente le varietà antiche con quelle coltivate oggi.

La viticoltura tra Otto e Novecento

Nel corso dell’Ottocento la vite costituiva una componente importante dell’agricoltura siracusana.

La crisi fillosserica della fine del secolo distrusse una parte significativa del patrimonio viticolo.

La successiva ricostruzione dei vigneti su portainnesti americani modificò il materiale vegetale e l’organizzazione della coltivazione.

Nel Novecento altre colture e trasformazioni economiche ridussero in alcune aree il peso relativo della viticoltura.

Moscato e Nero d’Avola

La struttura della Noto DOC conserva due storie viticole differenti.

Il Moscato Bianco rappresenta la tradizione dei vini aromatici, dolci, passiti, spumanti e liquorosi.

Il Nero d’Avola identifica invece il principale riferimento dei rossi.

Riunire entrambe le varietà nella stessa denominazione riflette la pluralità produttiva del territorio, non l’esistenza di uno stile unico di Noto.

Il paesaggio agricolo

La vite convive con olivo, mandorlo, carrubo, agrumi, colture orticole e seminativi.

Muri a secco, masserie, piccoli appezzamenti, tavolati calcarei e cave caratterizzano soprattutto l’interno ibleo.

Verso Pachino e la fascia costiera aumentano invece pianure, colture intensive e paesaggi agricoli più aperti.

Il vigneto appartiene quindi a un mosaico agricolo molto ampio e non costituisce una superficie continua.

Il paesaggio viticolo

Nella Noto DOC i vigneti possono trovarsi su colline calcaree, superfici calcarenitiche, terre rosse, pianure e depositi più recenti.

Alberello e controspalliera convivono con sistemi agricoli e dimensioni aziendali differenti.

Procedendo da Avola a Pachino e da Rosolini verso l’interno di Noto cambiano quota, distanza dal mare, morfologia e disponibilità idrica.

La denominazione riunisce quindi una pluralità di paesaggi viticoli all’interno di un perimetro amministrativo relativamente semplice.

Noto / Val di Noto nel bicchiere

Moscato Bianco e Nero d’Avola costituiscono i due principali riferimenti della Noto DOC.

Nei Moscati possono ricorrere fiori, agrumi, frutta matura, erbe aromatiche e componenti legate all’appassimento o alla fortificazione, secondo la tipologia.

Nei vini a base Nero d’Avola possono comparire ciliegia, prugna, agrumi, erbe e spezie, con tannino e struttura variabili.

Calcari, calcareniti, marne, terre rosse, clima caldo, scarsità estiva delle precipitazioni e vicinanza al mare descrivono condizioni concrete della viticoltura del sud-est, ma non determinano automaticamente sapidità, mineralità, aromaticità, freschezza o struttura del vino.

I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi

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