Rive (Treviso – Veneto)

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Rive

Treviso • Veneto • Italia • colline ripide del Conegliano Valdobbiadene • Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Rive

Poster illustrato dedicato alle Rive del Conegliano Valdobbiadene: colline ripide, vigneti terrazzati e paesaggio vitato
Più che un luogo unico, una costellazione di pendii. Poster: L’Enonauta

Nel paesaggio collinare compreso tra Valdobbiadene e Conegliano, il termine Rive indica una geografia viticola fatta di pendii, crinali e piccoli versanti identificati con il nome di un comune o di una frazione. Nella parlata locale la riva è la costa della collina, spesso ripida e difficile da lavorare; nel disciplinare del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG il termine ha assunto un significato preciso e accompagna oggi 43 unità geografiche.

Le Rive attraversano l’intera denominazione, da San Vito, Santo Stefano e Guia nel territorio di Valdobbiadene fino a Scomigo, Ogliano, Collalbrigo-Costa, San Vendemiano e Colle Umberto nel settore orientale. Non descrivono quindi un singolo tipo di suolo o una sola forma di collina: riuniscono aree differenti per pendenza, esposizione, altitudine e substrato geologico, accomunate dalla volontà di indicare con maggiore precisione la provenienza delle uve.

Dal Piave alle Prealpi trevigiane

La zona del Conegliano Valdobbiadene occupa una fascia collinare della provincia di Treviso compresa fra il Piave e le Prealpi Bellunesi. A nord i rilievi prealpini chiudono l’orizzonte; verso sud le colline degradano progressivamente nella pianura veneta. Tra i due margini si sviluppa un sistema di dorsali strette, vallate secondarie e pendii che raggiungono spesso inclinazioni molto elevate.

La denominazione comprende quindici comuni: Valdobbiadene, Vidor, Miane, Farra di Soligo, Follina, Cison di Valmarino, Pieve di Soligo, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Tarzo, Vittorio Veneto, Susegana, Conegliano, San Vendemiano e Colle Umberto. In ciascuno di essi è riconosciuta almeno una Riva.

La distribuzione delle 43 menzioni permette di osservare il territorio a una scala più ravvicinata rispetto alla DOCG nel suo complesso. Una Riva può corrispondere all’area collinare di un comune oppure prendere il nome da una frazione storica, ma non coincide necessariamente con l’intero territorio amministrativo che porta quel nome.

Hogback, valli e ciglioni

Nella parte centrale e occidentale della denominazione il paesaggio è segnato dai cosiddetti hogback: dorsali strette e allungate, con versanti fortemente inclinati, separate da piccole valli quasi parallele. Questa morfologia è particolarmente evidente fra Valdobbiadene, Miane, Farra di Soligo e Pieve di Soligo.

La coltivazione della vite ha seguito a lungo la forma naturale delle colline. Sui pendii più ripidi compaiono i ciglioni, sistemazioni a terrazza erbosa che riducono la pendenza dei singoli appezzamenti senza ricorrere necessariamente a muri di sostegno. Filari, boschi, siepi, piccoli prati e nuclei abitati formano così un mosaico nel quale le superfici vitate non costituiscono una copertura continua.

Hogback, ciglioni e mosaico agricolo sono anche tra gli elementi che hanno contribuito nel 2019 all’iscrizione delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Il sito UNESCO e la categoria enologica Rive rimangono tuttavia due realtà differenti: la prima riguarda un paesaggio culturale, la seconda una menzione disciplinata della DOCG.

Una geologia frammentata

Le colline non possiedono una matrice geologica uniforme. Il territorio deriva da una lunga storia di sedimentazione marina, sollevamento tettonico, erosione e, in alcuni settori, dall’azione dei ghiacciai quaternari.

Nella fascia centrale sono frequenti marne, arenarie e argille, appartenenti a successioni sedimentarie marine. I diversi gradi di resistenza all’erosione di questi materiali hanno contribuito alla formazione delle dorsali e delle forti pendenze. Verso Valdobbiadene e in altri settori occidentali compaiono anche conglomerati e livelli calcarei.

Nell’area orientale, soprattutto tra Vittorio Veneto, Colle Umberto, Ogliano e alcune zone di Conegliano, assumono invece maggiore importanza i depositi lasciati dai ghiacciai e i materiali morenici, generalmente più ricchi di ciottoli e scheletro.

Tra San Pietro di Feletto, Refrontolo e le zone limitrofe si incontrano inoltre terreni profondi e fortemente evoluti, talvolta riconoscibili per le colorazioni rossastre dovute alla presenza di ossidi di ferro. Pochi chilometri possono quindi separare substrati e suoli sensibilmente differenti.

Pendenze e lavoro manuale

La pendenza costituisce uno degli elementi più evidenti delle Rive. In numerosi settori supera il 40–50% e localmente può oltrepassare il 60%. La meccanizzazione diventa di conseguenza difficile o impossibile in molte operazioni e una parte considerevole del lavoro deve essere eseguita manualmente.

La vendemmia manuale non è soltanto una conseguenza pratica di questa morfologia: per i vini che utilizzano la menzione Rive è espressamente prevista dal disciplinare.

La gestione dei pendii richiede inoltre particolare attenzione al controllo dell’erosione e alla stabilità dei versanti. Inerbimento, regimazione delle acque e manutenzione delle sistemazioni agricole assumono quindi un ruolo particolarmente evidente nelle zone più acclivi.

Clima tra Prealpi e pianura veneta

La fascia collinare si trova fra le Prealpi, che si elevano immediatamente a nord, e la pianura veneta aperta verso l’Adriatico. Le precipitazioni sono relativamente abbondanti e interessano anche la stagione vegetativa, mentre l’articolazione dei rilievi favorisce una circolazione locale dell’aria lungo pendii e piccole valli.

Altitudine ed esposizione cambiano rapidamente. I vigneti si distribuiscono indicativamente fra circa 100 e 500 metri e la stessa successione di dorsali determina versanti rivolti in direzioni differenti, con durata dell’insolazione e condizioni termiche non uniformi.

È proprio questa frammentazione a rendere poco utile l’idea di un unico microclima delle Rive. Guia, Rolle, Refrontolo, Ogliano o Colbertaldo appartengono alla stessa denominazione, ma occupano posizioni geografiche diverse e devono essere osservate individualmente.

La Glera

La Glera costituisce il vitigno fondamentale della denominazione. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG deve provenire da vigneti costituiti principalmente da questa varietà; fino al 15% possono concorrere Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Perera e Glera Lunga, utilizzati singolarmente o congiuntamente.

La Glera è una varietà vigorosa, con grappolo generalmente grande e maturazione relativamente tardiva. La sua lunga presenza nelle colline trevigiane precede la moderna diffusione internazionale del nome Prosecco e si intreccia con una viticoltura nella quale erano tradizionalmente presenti anche le altre varietà locali oggi ammesse dal disciplinare.

Verdiso, Bianchetta, Perera e Glera Lunga

La specializzazione sulla Glera ha ridotto nel corso del Novecento il peso di numerosi vitigni storici, ma il disciplinare conserva la possibilità di utilizzare alcune delle varietà che appartenevano agli antichi vigneti promiscui delle colline.

Il Verdiso ha una presenza particolarmente radicata nel territorio di Combai e Miane. La Bianchetta Trevigiana è una vecchia varietà dell’area veneta; la Perera, oggi quantitativamente minoritaria, prende tradizionalmente il nome dall’aroma che ricordava la pera attribuito alle sue uve. La Glera Lunga è distinta dalla Glera e completa il gruppo delle varietà storiche ammesse.

La loro presenza non è obbligatoria: molti vini sono prodotti interamente o quasi interamente da Glera. La possibilità di utilizzarle conserva tuttavia nel disciplinare una traccia della maggiore diversità ampelografica che caratterizzava in passato il territorio.

La menzione Rive

Rive può accompagnare esclusivamente il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG nella tipologia spumante e deve essere seguita dal nome dell’unità geografica prevista dal disciplinare.

Le uve devono provenire dalla singola Riva indicata in etichetta. La resa massima è fissata a 13 tonnellate per ettaro, rispetto alle 13,5 tonnellate previste per la produzione ordinaria della denominazione, e la raccolta deve avvenire esclusivamente a mano.

È inoltre obbligatoria l’indicazione dell’annata. Il vino non può essere immesso al consumo prima del 1° marzo dell’anno successivo alla vendemmia. In questo modo il nome della località, la vendemmia e una disciplina produttiva specifica diventano parte integrante dell’identificazione del vino.

Le 43 Rive

  • Valdobbiadene: San Vito, Bigolino, San Giovanni, San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, Guia.
  • Vidor: Vidor, Colbertaldo.
  • Miane: Miane, Combai, Campea, Premaor.
  • Farra di Soligo: Farra di Soligo, Col San Martino, Soligo.
  • Follina: Follina, Farrò.
  • Cison di Valmarino: Cison di Valmarino, Rolle.
  • Pieve di Soligo: Pieve di Soligo, Solighetto.
  • Refrontolo: Refrontolo.
  • San Pietro di Feletto: San Pietro di Feletto, Rua di Feletto, Santa Maria di Feletto, San Michele di Feletto, Bagnolo.
  • Tarzo: Tarzo, Resera, Arfanta, Corbanese.
  • Susegana: Susegana, Colfosco, Collalto.
  • Vittorio Veneto: Formeniga, Cozzuolo, Carpesica, Manzana.
  • Conegliano: Scomigo, Collalbrigo-Costa, Ogliano.
  • San Vendemiano: San Vendemiano.
  • Colle Umberto: Colle Umberto.

Valdobbiadene e il settore occidentale

Attorno a Valdobbiadene le colline acquistano alcune delle pendenze più accentuate dell’intera denominazione. San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Guia si distribuiscono fra strette dorsali e vallate secondarie; più a sud San Giovanni, Bigolino e San Vito accompagnano la transizione verso il Piave.

Procedendo verso est, Colbertaldo e Vidor segnano il passaggio alle colline che risalgono verso Combai e Miane. Il paesaggio rimane fortemente articolato e alterna versanti vitati, boschi e piccoli fondovalle.

Miane, Farra di Soligo e il cuore delle dorsali

Miane, Combai, Campea e Premaor occupano il settore posto ai piedi delle Prealpi. Da qui verso Farra di Soligo, Col San Martino e Soligo si sviluppa una delle successioni più nette di dorsali strette e parallele, separate da incisioni e vallette.

Il lavoro agricolo si adatta alla forte frammentazione delle superfici e gli appezzamenti possono essere molto piccoli. Le differenze fra un versante e quello immediatamente successivo riguardano esposizione, inclinazione e substrato, circostanza che aiuta a comprendere la scelta di utilizzare nomi geografici più circoscritti rispetto alla denominazione generale.

Rolle, Follina e Cison di Valmarino

Verso nord, Follina, Farrò, Cison di Valmarino e Rolle si collocano nel sistema di passaggio fra le colline vitate e le Prealpi. Rolle occupa una piccola conca circondata dai rilievi, mentre Cison e Follina gravitano sulla Valmareno, valle longitudinale che corre ai piedi della dorsale prealpina.

Qui vigneti e boschi si alternano con particolare evidenza e la vite occupa soprattutto le superfici favorevoli lungo i versanti e le fasce collinari meno elevate.

Pieve di Soligo e Refrontolo

Pieve di Soligo e Solighetto si trovano lungo il Soligo, corso d’acqua che attraversa longitudinalmente una parte centrale della denominazione prima di dirigersi verso il Piave. Refrontolo occupa invece un sistema di colline immediatamente a est.

In questo settore la morfologia rimane movimentata ma le forme dei rilievi cominciano progressivamente a differenziarsi rispetto alle dorsali più strette dell’area occidentale. Marne, arenarie e conglomerati si alternano a suoli più profondi prodotti dall’evoluzione delle superfici collinari.

San Pietro di Feletto

San Pietro di Feletto concentra cinque Rive: San Pietro, Rua, Santa Maria, San Michele e Bagnolo. Le colline si dispongono fra la valle del Crevada e il sistema che scende verso Conegliano.

In questa parte della denominazione sono presenti anche i cosiddetti Feletti, suoli evoluti e frequentemente rossastri, ricchi di argilla e segnati dalla presenza di ossidi di ferro. Non costituiscono l’unica matrice dell’area, ma rappresentano uno degli elementi pedologici più riconoscibili del settore centro-orientale.

Tarzo e Vittorio Veneto

Tarzo, Resera, Arfanta e Corbanese introducono alla parte nord-orientale della denominazione, in prossimità delle colline che separano la zona viticola dalla conca dei laghi di Revine.

Più a est le Rive di Formeniga, Cozzuolo, Carpesica e Manzana appartengono al territorio di Vittorio Veneto. In quest’area l’azione degli antichi ghiacciai ha lasciato depositi morenici e materiali grossolani che distinguono parte dei suoli da quelli prevalentemente marnoso-arenacei delle zone centrali.

Susegana, Conegliano e il settore orientale

A sud-est, Susegana, Colfosco e Collalto occupano colline che dominano il Piave e segnano una progressiva apertura verso la pianura. Il castello di San Salvatore e il borgo di Collalto testimoniano la lunga storia insediativa e agricola di questo settore.

Le Rive di Scomigo, Collalbrigo-Costa e Ogliano appartengono invece al comune di Conegliano. Ogliano si trova all’interno di una zona interessata in modo particolarmente evidente dai depositi morenici, mentre Collalbrigo-Costa è entrata nell’elenco delle Rive con la revisione del disciplinare del 2019.

San Vendemiano e Colle Umberto completano verso est la geografia delle 43 unità, in un paesaggio nel quale le pendenze tendono generalmente ad attenuarsi e la collina entra progressivamente in rapporto con l’alta pianura trevigiana.

Rive e Cartizze

La menzione Rive non deve essere confusa con il Superiore di Cartizze. Cartizze è una sottozona autonoma della Conegliano Valdobbiadene DOCG, situata interamente nel comune di Valdobbiadene tra San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol.

Alcuni nomi geografici ricorrono quindi sia nel paesaggio delle Rive sia nell’area circostante Cartizze, ma le due indicazioni rispondono a delimitazioni e norme differenti. La resa massima prevista per il Cartizze è inoltre inferiore, pari a 12 tonnellate per ettaro.

Una denominazione letta a scala più piccola

Le Rive introducono nel Conegliano Valdobbiadene una lettura geografica più dettagliata rispetto al semplice riferimento alla DOCG. Non costituiscono una classificazione gerarchica dei singoli vigneti né affermano che tutte le parcelle comprese sotto uno stesso nome siano identiche.

Permettono piuttosto di seguire la provenienza delle uve attraverso una successione di comuni, frazioni e versanti. Marne e arenarie delle dorsali centrali, conglomerati, terreni evoluti dei Feletti e depositi morenici orientali appartengono così a un unico territorio viticolo, ma non a un unico ambiente.

Il sistema delle 43 Rive rende visibile questa frammentazione: dietro il nome generale Conegliano Valdobbiadene compaiono luoghi con una propria posizione nella sequenza delle colline e una storia agricola legata alle comunità che le hanno coltivate.

I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi

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