Continuando a esplorare quel segmento ricco di sorprese, e secondo alcuni anche di molte delusioni, della fascia entry level dei Borgogna, mi imbatto in questo Vosne-Romanèè (comprato a circa 40 euro in rete). Denominazione che genera grandi attese e che, ça va sans dire, atterra solitamente sulle nostre tavole a ben altri costi. Meno ambizioso delle bottiglie dei più celebri vigneron, questo 2019 del négociant JC Guyaux ci dà una interpretazione di un’annata rischiosa come quella del caldo 2019, giocando con la ricchezza del frutto senza troppo perdere in eleganza.
Appena versato nel bicchiere, il colore è quello che ti aspetti: un rubino brillante, vivo, per niente cupo. Al naso non esplode, è discreto. Inizia con una ventata di frutta più nera che rossa, poi si prende il suo tempo e lascia affiorare un tocco di spezie, quasi un pepe delicato, una sensazione di sottobosco pulito, di terra bagnata. Il legno si fa leggermente sentire, portando con sé una carezza di vaniglia, ma non copre nulla. L’assaggio conferma le sensazioni esterne. Il vino ha materia, una bella trama setosa, per niente pesante. Una vera spina dorsale acida tiene su tutto il frutto e lo rende scattante. I tannini ci sono, con una lieve astringenza, a suggerirci un possibile proficuo prolungamento dell’affinamento. Il finale è lungo, pulito, con un bel ricordo sapido che invita a mescere di nuovo.

Vivo e lavoro con i libri e tra i libri ma sotto sotto penso in ogni istante a cosa si potrebbe mangiare e bere di buono alla prima occasione. Di ciò che mi fa star bene amo parlare con entusiasmo agli amici. Adesso anche qui.