Gli amici del Magazzino in Viale Antonelli 19 a Pistoia continuano nella loro opera di divulgazione sul vino, mescolandola all’intrattenimento e alla buona compagnia. Riccardo Viganò ci racconta la serata del 21 gennaio dedicata al Nebbiolo, se non il principe dei vitigni italiani, perlomeno il Generale.
Cosa succede quando togliamo l’etichetta e lasciamo che sia solo il calice a parlare? Ieri sera al Magazzino in Viale Antonelli a Pistoia, abbiamo esplorato l’anima del Nebbiolo sotto la guida della nostra super Anastasia.
L’obiettivo della serata non era la competizione, ma la libertà sensoriale. Parlando con i produttori o leggendo i libri di settore si racconta sempre del suolo e di come questo imprima un carattere indelebile ai vini. Ma poi, all’atto di berli, si tratta di narrazione, suggestione o realtà? Servendo i 7 vini rigorosamente alla cieca, abbiamo voluto verificare proprio questo: ricercare le differenze geografiche e pedoclimatiche reali, eliminando il condizionamento psicologico del blasone.
Per orientarsi, ogni partecipante ha ricevuto una mappa delle varie zone e la lista dei vini in ordine sparso. Dopo un briefing iniziale per introdurre denominazioni meno note come Boca e Carema, siamo partiti con la degustazione.
I Protagonisti
Le etichette che hanno composto il puzzle della serata:
- Carema DOC 2022 – Produttori di Carema
- Langhe Nebbiolo DOC 2023 – Bosco
- Boca DOC “Vigna Cristina” 2015 – Podere ai Valloni
- Ghemme DOCG – Quarna
- Gattinara DOCG 2022 – Vegis
- Barolo DOCG (La Morra) 2021 – Borgogno Rivata (Cru Boiolo 50%)
- Fara DOC 2012 – Castaldi
La bellezza della diversità
A fine serata, alla fatidica domanda sul vino preferito, non c’è stata alcuna unanimità. Se per il rapporto qualità-prezzo il Gattinara di Vegis 2022 e il Carema dei Produttori 2022 sono stati indicati come i migliori della batteria, per il resto i voti si sono frammentati in modo sorprendente. È emerso chiaramente come le diverse sensibilità a tavola portino a preferenze opposte: c’è chi cerca la verticalità e chi ama note più suadenti ed esili, come la fresca frutta agrumata del Langhe di Bosco 2023.
Il grande nome non ha dominato necessariamente la tavola. Il Barolo di Borgogno Rivata 2021, figlio del Cru Boiolo a La Morra, si è rivelato ancora “un bimbo”: un vino con tutte le componenti per farsi grande, ma dove tannino e acidità stanno ancora litigando in bocca in attesa di trovare l’armonia del tempo. Un esempio perfetto di come non sempre il “titolo” debba essere il protagonista assoluto.
Grande curiosità ha destato il Ghemme di Quarna: ha spiazzato molti al naso per una pulizia non esemplare, ma ha recuperato con una pienezza di sorso incredibile. È stato il più nominato, nel bene e nel male, ma alla fine nei calici non ne è rimasta una goccia… a riprova del detto “chi disprezza, compra”.
Conclusioni
Riconoscere le differenze tra il tannino dell’Alto Piemonte e la struttura di un Barolo senza poter leggere il nome in etichetta è un esercizio di umiltà. La serata al Magazzino ha dimostrato che il Nebbiolo cambia volto a seconda che affondi le radici nel porfido vulcanico, nelle marne di Sant’Agata o tra le rocce granitiche delle Alpi.
Grazie ad Anastasia e a tutti i partecipanti per aver condiviso questo viaggio dove a vincere è stata la soggettività del gusto e l’incredibile ricchezza del Piemonte.

