Quello che sempre mi colpisce nei vini dell’azienda Fiorenzo Nada, oggi condotta da Bruno Nada, è questa chiarissima predisposizione all’invecchiamento: anche dopo anni, nel bicchiere, troviamo vini tonici e di espressività rigorosa.
Che cosa racconta questo Barbaresco Manzola 2011, al di là del dato puramente edonico per cui si è accompagnato mirabilmente a un petto di pollo con funghi porcini, arricchendo una cena familiare di notevole profondità sensoriale?
Racconta, nel mio caso, di un altro 2011 di Langa che col tempo ha dato esiti più congrui di quanto certe gerarchie d’annata lasciassero prevedere.
Manzola, MGA in Treiso. Esposizione sud-ovest, ovviamente Nebbiolo con 24 mesi in botte e 6 mesi in bottiglia.
Il colore è un granato luminoso, perfetto. Si apre su prevalenti richiami di mora di gelso e chinotto, per poi allargare il campo verso sentori di eucalipto, umami, rabarbaro ed erbe aromatiche. Il chinotto, col tempo, tende a farsi più presente e caratterizzante dentro un quadro olfattivo decisamente ben dispiegato. Al palato è setoso e risolto, di medio corpo, con acidità viva, cospicua sapidità e buona persistenza. Del tannino si può immaginare un’antica severità, di cui resta una forma, una traccia. Vino dall’andatura sicura, con lodevole progressione gustativa.
Barbaresco Manzola 2011 – Fiorenzo Nada
What always strikes me in the wines of the Fiorenzo Nada estate, now run by Bruno Nada, is their clear predisposition to ageing: even after many years, the glass reveals wines that remain vibrant, rigorous, and expressive without losing their sense of measure.
What does this Barbaresco Manzola 2011 tell us, beyond the purely hedonistic fact that it paired beautifully with chicken breast and porcini mushrooms, lending remarkable sensory depth to a family dinner?
In my case, it tells of yet another 2011 from the Langhe that has found a convincing, fully resolved form over time. After all, wine does not question vintage rankings, nor does it allow its own achievement to be contaminated by the forecasts of experts.
Manzola, an MGA in Treiso. South-west exposure, 24 months in oak and 6 months in bottle.
The colour is a perfect, luminous garnet.
It opens with prevailing notes of mulberry and chinotto, then broadens towards hints of eucalyptus, umami, rhubarb and aromatic herbs. With time, the chinotto becomes more present and more defining within an olfactory profile that is decidedly well unfolded.
On the palate it is silky and resolved, medium-bodied, with lively acidity, marked sapidity and good persistence. In the tannin one can still imagine an ancient severity, of which a shape, a trace, remains.
A wine of assured gait and commendable gustatory progression.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Prima di dirigerci, ciascuno, verso veglioni, cene in casa e feste danzanti, con alcuni amici enoappassionati ci siamo ritrovati al Magazzino 19 di Pistoia per stappare un paio di bottiglie beneauguranti.
Una coppia che mi conferma che tutti i vitigni hanno il loro perché, ma che alcuni hanno più di un perché. Uno di questi è il Nebbiolo, che qui assaggiamo in due declinazioni lontane eppure fedeli, entrambe di qualità ineccepibile.
Un inizio sfortunato: Bramaterra e TCA
Abbiamo provato ad aprire con il Bramaterra di Colombera & Garella che, ahinoi, sapeva di tappo: un’altra vittima del TCA e della nostra fissazione per il sughero. Messo da parte.
Barbaresco Morassino 2021 – Cascina Morassino
Cambiamo allora scaffale e ci dirigiamo verso il Barbaresco Morassino 2021 di Cascina Morassino.
Un Barbaresco cicciuto, dal colore più scuro della media, di immediata piacevolezza apprezzata unanimemente.
Naso: lampone e arancia navel; sullo sfondo spezie ed erbe aromatiche.
Bocca: sorso pieno, appagante, molto lungo e definito.
Stile: Nebbiolo luminoso e muscolare, con margine per crescere in complessità.
Affinamento: acciaio e botte da 25 hl.
A mio avviso avrà tutto il tempo per sviluppare una complessità più marcata: oggi convince per la sua immediatezza e per la nettezza del frutto, senza rinunciare a struttura e allungo.
Lessona Crose 2021 – Colombera & Garella
Il Lessona Crose 2021 di Colombera & Garella impiega una ventina di minuti per aprirsi nel bicchiere e, alla sua iniziale ritrosia severa,
aggiunge un bel ventaglio di profumi filologici.
Naso: melograno, rosa, chiodo di garofano; cenni di sottobosco e una nota balsamica.
Bocca: dritta e slanciata; asciutta nella forma ma intensa di sapore.
Struttura: scheletro robusto, acidità vigorosa e tannini energici mai acerbi. Botte grande e dopo Cemento.
Before heading off—each to our own New Year’s parties, home dinners, and dancing nights—a few wine-loving friends and I met at Magazzino 19 in Pistoia to open a couple of good-luck bottles.
A pair that once again reminds me that every grape has its reason to be, but some have more than one. One of them is Nebbiolo, tasted here in two expressions that are far apart yet equally true to the variety—and both impeccably made.
An Unlucky Start: Bramaterra and TCA
We tried to start with Colombera & Garella’s Bramaterra, but unfortunately it was corked: another victim of TCA and our obsession with natural cork. We set it aside.
Barbaresco Morassino 2021 – Cascina Morassino
So we switched shelves and went for Cascina Morassino’s Barbaresco Morassino 2021.
A generous, chunky Barbaresco—darker in colour than the average—whose immediate appeal everyone agreed on.
Nose: raspberry and navel orange; spices and aromatic herbs in the background.
Palate: satisfying, full, very long and clearly defined.
Style: a bright, muscular take on Nebbiolo in Barbaresco form, with room to grow in complexity.
Ageing: stainless steel and a 25 hl cask.
In my view it has plenty of time to develop a more pronounced complexity. Today it wins on clarity of fruit, structure, and length.
Lessona Crose 2021 – Colombera & Garella
Colombera & Garella’s Lessona Crose 2021 takes about twenty minutes to unfold in the glass, adding to its initially stern reserve a wide range of textbook aromas.
Nose: pomegranate, rose, clove; hints of woodland floor and a balsamic note.
Palate: straight and streamlined—dry in shape, yet intense in flavour.
Structure: a sturdy frame, vigorous acidity, and firm tannins that never come across as green.
La 2018 sembra sempre di più un’annata che sta svelando, bicchiere alla mano, la sua natura di millesimo “a tempo determinato”. Ne ho avuto la riprova lampante mettendo a confronto due cru della stessa mano, quella artigiana, concreta e sempre ammirevole di Renato Fenocchio, trovandomi di fronte a due velocità evolutive completamente diverse.
Se il Rombone 2018, stappato la settimana scorsa, mi aveva lasciato addosso una certa malinconia, certo ancora godibile ma segnato da terziarizzazioni già dominanti e da un principio di stanchezza ossidativa, lo Starderi gioca decisamente un altro campionato, dimostrando una quadratura che al fratello mancava e regalando una fotografia nitida di cosa significhi “beva” nel senso più nobile del termine.
Nel calice i colori differiscono ma non di molto. Un po’ più concentrato Rombone, più brillante Starderi. Ma già al naso quest’ultimo rivela una freschezza incomparabile con il fratello, che già all’olfatto si presentava seduto su sentori molto maturi. Starderi ci pare invece all’apice della sua parabola, in equilibrio perfetto tra eleganza ed espressività. Tutto è al posto giusto, al naso e in bocca: il frutto è integro, non ancora cedevole, sorretto da una spina acida vibrante che dà ritmo al sorso e con le note balsamiche del nebbiolo che ancora sussurrano «bevi, bevi, bevi…». I tannini compostissimi, levigati, perfettamente fusi nella materia. È un vino risolto, vibrante, che ti riconcilia con l’annata difficile e che spicca, nel mio personale cartellino, come una delle migliori bevute dell’anno. Uno stato di grazia di cui, a chi avesse giusto una bottiglia da parte, consiglierei di godere hic et nunc, senza la tentazione di sperare in una ulteriore evoluzione, visto l’andamento del millesimo.
Barbaresco Starderi 2018 – Renato Fenocchio
The 2018 increasingly seems, glass in hand, like a vintage on a “fixed-term contract”. I had a striking confirmation of this by comparing two crus from the same hand – the artisanal, down-to-earth and always admirable one of Renato Fenocchio – and finding myself faced with two completely different evolutionary speeds.
If the Rombone 2018, opened last week, had left me with a lingering sense of melancholy – still enjoyable, of course, but marked by tertiary aromas already in the foreground and the first signs of oxidative fatigue – the Starderi is playing in a completely different league. It shows a balance the “sibling” lacked and offers a sharp snapshot of what drinkability means in the noblest sense of the word.
In the glass, the colours differ, but not by much: Rombone is a touch more concentrated, Starderi more luminous. It’s on the nose that the gap really opens up. Starderi shows a freshness that simply doesn’t compare with its brother, which was already resting on very mature notes. Starderi, instead, seems to be at the apex of its curve, in perfect balance between elegance and expressiveness.
Everything is in its place, both on the nose and on the palate: the fruit is intact, not yet giving way, supported by a vibrant acidic backbone that sets the pace of the sip, with nebbiolo’s balsamic notes still whispering “drink, drink, drink…”. The tannins are deeply composed and polished, perfectly integrated into the body of the wine. It’s a resolved, vibrant wine that reconciles you with this tricky vintage and stands out, on my personal scorecard, as one of the best bottles of the year.
A moment of grace which, for anyone who happens to have a bottle laid down, I’d suggest enjoying hic et nunc, without the temptation to hope for further evolution, given how this vintage is behaving.
CURRÁ mga in Neive con esposizione sud-ovest. 22 mesi in barrique e un anno in bottiglia. Barrique in parte nuove.
il 2010
Ho avuto l’occasione di assaggiare negli anni un certo numero di Barolo e Barbaresco del millesimo 2010 e certamente si può dire che l’annata fu favorevole. Eppure non ci si finisce mai di stupire per ciò che il tempo ci consegna in queste bottiglie che ogni tanto abbiamo la fortuna di aprire.
Lo stappo e mi vengono in mente una moltitudine di esclamazioni tra cui alcune toscane che non si possono mettere per scritto. Esclamazioni di apprezzamento per questo Barbaresco che mette insieme estrema definizione e profondità.
Il colore è granato, traslucido, colpisce istantaneamente l’anima balsamica di questo vino che mi ricorda l’eucalipto, la carne cruda, il ribes rosso. In secondo piano reminiscenze di radici aromatiche, bitter e ancora più in fondo al bouquet di questo vino si trovano suggestioni che riportano all’ingresso nel bosco, in una drogheria o in un emporio di un tempo che fu.
Vino Freschissimo, l’acidità è la guida di questo vino setoso, che è risolto, equilibrato, con alcool completamente fuso, tannini di grana extrafine e di discreto piglio. Colpisce la capacità di stratificarsi del sorso, la sua qualità e profondità, vino che non smette di metterti la mano sulla spalla con fare complice e dirti “senti?” nel suo sviluppo gustativo. Mentolato, Fruttato, speziato. Finissimo.
Con davanti ancora buone prospettive anche se preferisco averlo aperto adesso.
Se in questi ultimi anni mi avevano impressionato di Sottimano gli assaggi delle ultime annate, alla luce di questo stappo trova conferma anche la propensione alla longevità.
Prese un bel riconoscimento nel 2014 e chi lo diede non si sbagliò.
Barbaresco CURRÁ 2010 – Sottimano
CURRÁ mga in Neive with south-west exposure. 22 months in barrique and one year in bottle. Partly new barriques.
Over the years I have had the opportunity to taste a certain number of Barolo and Barbaresco from the 2010 vintage and it can certainly be said that the vintage was favourable. Yet we never cease to be amazed by what time gives us in these bottles that we are lucky enough to open every now and then.
I uncork it and a multitude of exclamations come to mind, including some Tuscan ones that cannot be written down. Exclamations of appreciation for this Barbaresco which combines extreme definition and depth.
The color is garnet, translucent, it instantly strikes the balsamic soul of this wine which reminds me of eucalyptus, raw meat, red currants. In the background are reminiscences of aromatic roots, bitters and even further down the bouquet of this wine there are suggestions that take you back to entering the woods, a grocery store or a general store from times gone by.
Very fresh wine, acidity is the guide of this silky wine, which is resolved, balanced, with completely melted alcohol, extrafine grain tannins and discreet tone. The sip’s ability to stratify, its quality and depth is striking, a wine that never stops putting its hand on your shoulder with an accomplice and telling you “can you feel?” in its gustatory development. Mentholated, fruity, spicy. Extremely fine.
With still good prospects ahead even if I prefer to have it open now.
If in recent years I have been impressed by the tastings of the latest vintages of Sottimano, in light of this stature the propensity for longevity is also confirmed.
He received a nice recognition in 2014 and whoever gave it was not wrong.
Davvero apprezzabile la formula dell’evento Grandi Langhe a Torino anche nel 2024. Organizzazione, contesto, clima. Sicuramente il più importante tra gli eventi dedicati al vino di Langa organizzato dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e il Consorzio di Tutela Roero, con il supporto di Regione Piemonte e il sostegno di Intesa San Paolo.
Grandi Langhe 2024 – INDICAZIONI GENERALI
Le indicazioni generali non mancano. L’annata 2020 per il Barolo sembra felice nella sua misurata vitalità. La 2021 per il Barbaresco felicissima, molto espressiva soprattutto nelle interpretazioni classiche. La 2022 per i Langhe Nebbiolo e i Nebbiolo d’Alba un po’ problematica.
Dal Roero arrivano a Torino vini di qualità media piuttosto alta, ma soprattutto vini caratterizzati da grande carattere unito a perizia nell’esecuzione.
I migliori | Barolo 2020 a Grandi Langhe 2024
Al Barolo Cannubi 2020 Pira di Chiara Boschis giudicando sull’onda dell’emozione non lesinerei un 100/100.
Barolo Sottocastello di Novello 2020 di Ca Viola per la sua suadenza.
Barolo 4 Vigne 2019 di Cascina Adelaide da ricordare per il vasto bouquet profumiero.
Fuori Categoria il Barolo Riserva San Bernardo 2016 di Palladino.
I migliori | Barbaresco 2021
Da ricordare in un quadro di generale validità
Barbaresco Albesani 2021 di Massolino
Barbaresco Cottà 2021 di Sottimano che è un fulgido esempio di precisione
Barbaresco Rio Sordo 2021 e Barbaresco Pora 2021
ovvero i due presentati da Musso che mostrano uno straordinario equilibrio di forze
Barbaresco Montersino 2021 di Albino Rocca per la sua anima duplice, dura e dolce al tempo stesso.
I migliori | Nebbiolo d’Alba e Langhe Nebbiolo 2022
Non mancano vini dal sorso un po’ sbavato, un po’ pienotti, grassi e alcolici. Spiccano il Nebbiolo di Pira da Serralunga e di Musso da Barbaresco che rispetto agli altri mostrano di aver probabilmente gestito meglio le condizioni climatico ambientali.
I migliori | Barbera e Dolcetto
La Barbera d’Alba Bricco delle Olive 2021 di Palladino è una vera Bomba.
Barbera d’Asti 2022 di Emilio Vada. Distintiva e possente.
Barbera d’Alba Sup. Marun 2020 di Correggia è espressiva ed equilibrata.
Per il Dolcetto 2020 San Luigi di Chionetti spenderei il termine Archetipico.
Ca ed Curen porta al banco degli ottimi dolcetti. Il preferito il “Cent’anni anni e più” 2021.
Il Dolcetto d’Alba 2021 di Enzo Boglietti è secco, preciso, incisivo.
Molto buono anche il Dolcetto d’Alba 2022 dei Fratelli Barale
I migliori | Roero
Per mio gusto i migliori sono risultati:
Alberto Oggero con i suoi Roero Anime 2021 e Roero Le Coste 2021 che per certo concorrono per il riconoscimento del migliore vino di tutta la manifestazione.
Matteo Correggia e i suoi due Roero 2021 e Roero Riserva 2020 La Val dei Preti il cui tratto dominante è l’eleganza.
Stefano Occhetti i cui Roero sviluppano in potenza senza trascurare la propria identità.
Roero Rosso Le Sanche 2021
Roero Rosso Riserva Occhetti 2021
I migliori | Roero Arneis
Assaggiati con piacere diversi esperimenti per portare l’Arneis a un livello di gusti più articolato.
Tra questi:
Roero Arneis 2016 La Val dei Preti – Matteo Correggia
Non è una classifica, ma solo ricordi rimasti più impressi di altri alla fine di due giornate passate in piedi senza ovviamente poter assaggiare tutto.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Ci sono vini che spiccano in certi contesti e vini emblematici che contribuiscono a tracciare nuovi percorsi e rimodulano i parametri di giudizio generali.
Questo è un vino emblematico. Qualità percepita, espressività, finezza, resistenza al tempo oltre ogni aspettativa legata al fatto che la bottiglia era stata comprata in asta in Francia a un prezzo da grande colpo di fortuna.
Invece è un vino conservato al meglio, senza residui, nessun cedimento di colore.
Un Barbaresco tradizionale proposto nelle annate migliori, con fermentazione in tini di cemento e invecchiamento in grandi botti e in finale 3 anni di bottiglia.
È un vino squisito, chissà se questo termine ha diritto di cittadinanza nell’universo terminologico della degustazione, dal colore brillante, chiaro, parte da primi richiami di muschio e prugna. Con l’ossigenazione si schiude transitando su toni più luminosi e finisce per ricordare il melograno maturo, la foglia di thè nero, la scorza di chinotto e meno marcati sentori di radici, erbe aromatiche, resina.
Al palato è impressiva la sua capacità di sviluppare gusto, di stratificarlo per onde, con forza misurata e inesorabile. Raggiunto un equilibrio incredibile di elementi vivi, acidità fluente, integrità di frutto, con un tannino che non definirei integrato bensì organico, ben percepibile nel disegno preciso del sorso. Uno dei finali più intensi e ariosi mai sperimentati.
Considerato dall’azienda “annata del secolo”, considerazione che trova conferma a casa mia a Pistoia in un giorno prefestivo del mese di dicembre 2023.
Massima valutazione per un vino figlio della volontà di portare al bevitore, al termine di un lungo percorso, quanto di meglio si possa ottenere dal Nebbiolo. Volontà che in questo caso trova conferma.
Un vino che ha un costo non esiguo, ma che ha il pregio di essere la dimostrazione effettiva della possibilità di sperimentare le potenzialità immaginate di un vino.
Barbaresco Rabaja Riserva 2008 – Cortese
There are wines that stand out in certain contexts and emblematic wines that contribute to tracing new paths and reshape the general parameters of judgment.
This is an emblematic wine. Perceived quality, expressiveness, finesse, resistance to time beyond all expectations linked to the fact that the bottle had been bought at auction in France at a price that was a great stroke of luck.
Me l’avevavo consigliato più volte. Mi capita finalmente l’occasione di comprare due bottiglie dell’annata 2013, così da rispettare la regola personale dei 10 anni, e lo provo. “Cazzo! Che bel Vino!” penso subito al primo approccio e sento di essermi perso qualcosa in questi anni di bevute. Barbaresco di stampo tradizionale con lunga macerazione in cemento e invecchiamento in botte grande. Da Vigne le cui uve venivano un tempo conferite a un noto collega (si comprende bene il motivo). Vino di rare luminosità e intensità olfattiva, ripenso a quanto esclamò un amico annusando un famoso Sangiovese “sembra un profumo…” e non aggiungo altro. Ci sono reminiscenze nitide di Melograno, chinotto, rosa canina, floreale delicato, ma anche più defilati ricordi di erbe aromatiche e balsamici. Riconoscibile e molto fedele. Del melograno ha pure l’impatto tattile al palato. Sottile, pieno di energia, alcol giusto, porta in bocca questo frutto dolce, ultrapimpante e tonico che si accoppia meravigliosamente con l’abbondante acidità e i bei tannini profilanti. Sorso definito, lungo, arioso.
Che bel vino! (ripetere più volte…)
Barbaresco 2013 – Cascina Roccalini
I had recommended it several times. I finally have the opportunity to buy two bottles of the 2013 vintage, so as to respect the personal 10 year rule, and I try it. “Fuck! What a beautiful wine!” I immediately think of the first approach and feel like I’ve missed something in these years of drinking. Traditional Barbaresco with long maceration in cement and aging in large barrels. From Vigne whose grapes were once given to a well-known colleague (the reason is clear). A wine of rare brightness and olfactory intensity, I think back to what a friend exclaimed when smelling a famous Sangiovese “it looks like a perfume…” and I don’t add anything else. There are clear reminiscences of pomegranate, chinotto, dog rose, delicate floral, but also more secluded memories of aromatic herbs and balsamics. Recognizable and very loyal. It also has the tactile impact of pomegranate on the palate. Subtle, full of energy, right alcohol, it brings this sweet, ultra-perky and tonic fruit into the mouth which pairs wonderfully with the abundant acidity and the beautiful profiled tannins. Defined, long, airy sip.
Reduci da una serata dedicata al Brunello di Montalcino dalla quale siamo usciti delusi e con una quantità anomala di sensazioni negative, e che non so nemmeno se raccontare, ci sediamo a tavola con entuasiasmo rinnovato per fare una piccola escursione nell’annata 2015 in Langa con 4 Barolo e 2 Barbaresco e ne ricaviamo ottime indicazioni sull’annata e per quanto riguarda i vini già degustati in precedenza anche interessanti informazioni sulla loro evoluzione. I vini appaiono tutti, pur nella loro talvolta radicale differenza, approcciabili. Sembra che l’annata abbia contribuito a creare vini meno complessi e più immediatamente interpretabili e dal considerevole tenore alcolico ben integrato.
Barbaresco classico con uve provenienti da diversi vigneti e che io definirei un giusto compromesso tra la potenza e la finezza. Dal primo assaggio (https://wp.me/pavwJ6-aP) risulta meno assertivo e decisamente più lineare ed equilibrato. Mantiene l’identità con la sua scorta di sentori che spaziano dal lampone alle erbe aromatiche, passando per la rosa e le spezie.
Resta un vino dal vigoroso impatto, ma c’è già più spazio di gusto, più grazia tattile.
Il Barolo di Domenico Clerico, già assaggiato, dà segni evidenti di apertura. Se in precedenti occasioni era risultato chiuso pare adesso avviato verso una fase di più brillante espressività. Barolo moderno, di colore più scuro degli altri, con sentori di marasca matura, essenze orientali, resine fresche, spezie dolci, sorso setoso, coerente, ben calibrato, senza particolari asperità.
Il Barbaresco di Francesco Versio brilla per la finezza esemplare, la pulizia e la nitidezza dei richiami, la precisione e la definizione del sorso, ha colore chiarissimo in un quadro di fragranza di piccoli frutti rossi, cannella, arancia navel, finale arioso e rinfrescante. Ci si può leggere chiarezza d’intenti ben realizzati in questo vino che è immediato, ma assai ben concertato.
Il Barolo di Serralunga d’Alba di Ferdinando Principiano ha energia straripante, è appena rustico, fresco assai, molto floreale, sanguigno, note di ciliegia e balsamiche, al palato risulta diretto, godibile, a tratti entusiasmante, tannini di grana fine che lasciano spazio alla dolcezza del frutto.
Cascina Fontana è animato da una forza oscura, ancora imbrigliata, ricorda certe bottiglie del cav. Accomasso. Il più tannico e austero del gruppo, ma a me è sembrato un grande vino in attesa di dare il meglio. Per la complessità e la ricchezza del bouquet, dove si trovano reminiscenze di rosa, marasca, carne cruda, humus, genziana, per il suo scheletro e la profondità di gusto. Non esiterei a scommettere su una cassa da conservare in cantina.
Il Barolo Sorano di Claudio Alario mostra un po’ i muscoli. Il più concentrato e denso del gruppo che potrebbe far storcere il naso ai fanatici dl Barolo Classico. Io l’ho invece apprezzato molto nella sua ottima intepretazione moderna. Un bel ventaglio di aromi (prugna matura, chiodo di garofano, mentolato/balsamico, vaniglia, viola), sorso stratificato che sviluppa una buona dinamica, tannini non domati che tracciano un bel profilo, lungo finale balsamico/fruttato.
Barolo Barbaresco 2015
Barolo Barbaresco 2015 – una indagine amichevoleBarolo Barbaresco 2015 – una indagine amichevole
Langhe: itinerario nella tradizione e nella passione
“Un sentiero è sempre un sentiero anche nella nebbia” questo afferma il Signor Geiser protagonista del racconto L’uomo dell’Olocene di Max Frisch. E cosa più della tradizione è un sentiero che rimane tale anche nella nebbia?
Ed è così che ci avviamo verso il Piemonte, con l’intenzione di incontrare alcuni interpreti della tradizione vinicola di Langa.
Novembre è il mese dell’estate indiana. In certe annate, quando si è fortunati, ci sono giornate che non ci sono in nessun altro momento dell’anno. Inoltre i lavori della vendemmia sono finiti, l’aroma dell’uva in fermentazione pervade le strade e gli ambienti delle cantine e il Cavalier Accomasso mette le sue bottiglie a disposizione dei pochi fortunati che riescono ad arrivare in tempo.
Il viaggio fino a Savona si fa in autostrada poi decidiamo per la ex Statale 661 che da da Montezemolo, passando per Murazzano, arriva a Dogliani. La statale è la soluzione ideale per chi abbia il tempo e la voglia di immergersi nel paesaggio, nella sua varietà prima della monocoltura duffusa, godersi il tempo del viaggio con la possibilità di osservare l’arco delle Alpi, dal Col di Tenda fino al Monte Bianco, da un punto privilegiato. Nel nostro caso c’era la nebbia. Quindi il paesaggio sarà parte del prossimo viaggio e lo racconteremo un’altra volta…
Giorno 1
Cap. 1
Az. Agr. Brezza
Da diversi anni mi proponevo di visitare questa storica azienda di Barolo. Il 2022 è stato l’anno giusto. L’azienda è nell’abitato di Barolo e si completa con un Ristorante e l’Albergo. 20.5 gli ettari vitati tra Barolo, Monforte, Novello e Diano d’Alba. Nayla, francese che si occupa di vino italiano, ci accoglie mostrando curiosità, disponibilità, gentilezza e competenza.
Nayla con la carta del Barolo da Brezza
I Baroli 2018 che ci presenta in assaggio, Barolo, Barolo Castellero, Barolo Cannubi, Barolo Sarmassa brillano tutti per l’esattezza del tratto congiunta a una austerità tipica che nella 2018 pare stemperata a vantaggio di una accessibilità più spiccata, di un carattere luminoso. Il Barolo Cannubi 2017 porta invece un’impronta tannica molto più marcata.
Da non trascurare il resto della produzione composta di ottime interpretazioni dei vitigni tradizionali delle Langhe. Nebbiolo, Barbera e Dolcetto. Sottolineando la versatile precisione del Nebbiolo Santa Rosalia 2020.
Az. Agr. Brezza
Az. Agr. Brezza
Chi ben comincia è a metà dell’opera.Dopo una sosta per il pranzo ci avviamo verso il nostro secondo appuntamento.
Cap. 2
Ferdinando Principiano
Ferdinando Principiano è un vignaiolo dalla storia particolare. Parte con i Barolo Boys, di cui conserva un cimelio in azienda, e arriva come vignaiolo tradizionalista, ma soprattutto rispettoso dell’ecosistema, tenuto in considerazione anche dai grandi Classicisti delle Langhe.
L’azienda è a Monforte d’Alba.
La proposta è larga e tutta di livello. Si va dall’Alta Langa ai due Baroli di punta, Boscareto e Ravera, passando per il sorprendente Dolcetto 2021 che mi è sembrata una delle migliori interpretazioni provate recentemente, la Freisa (ovvero la cugina del Nebbiolo), per finire con un Boscareto 2009 stappato per testarne le qualità alla prova del tempo.
La nostra visita la ricorderemo anche per la particolarità di aver avuto come occasionali compagni di tavolo un gruppo di francesi che parlavano correntemente e volentieri in inglese.
Ferdinando Principiano
Cap. 3
Il Cav. Lorenzo Accomasso
Andare a trovare il Cavalier Accomasso senza parlare col Cavaliere è una situazione un po’ strana per chi ha avuto la fortuna di condividere con lui del tempo nella stanza degli assaggi al piano terra della sua casa di La Morra.
Non poter ascoltare la sua voce quasi plurale raccontare di tutto con generosità e con risparmio del vino, a momenti solo in modo tangenziale, come se fosse un corollario del ben più importante esistere. Comprensibile da parte di una persona per cui il lavoro di vigna fu per moltissimi anni principalmente fatica. Piacevole fatica, ma fatica. Prima che acquistare una vigna, come lo stesso Cavaliere sostiene, fosse diventata una questione per Fondi Internazionali e multinazionali del lusso e non c’era da vantarsi di fare il contadino.
La quercia nel vigneto, i funerali di Bartolo Mascarello con le bandiere rosse, le automobili, la pallapugno, l’Internazionale (la squadra di calcio), l’autoironia sul mancato uso delle barrique, la barbera e il formaggio coi vermi in vigna d’estate, ma tutto questo è materiale per un altro racconto ben più vasto.
Eppure la Signora Simona che all’oggi si occupa di gestire le visite e le vendite per Lorenzo Accomasso non si risparmia e ci accoglie con grande gentilezza e generosità.
I Baroli 2015 sono ottimi, in perfetto stile Accomasso, ma forse il millesimo li ha resi più immediati. Rocchette ha il sapore particolare di ciò che non si assaggerà mai più dal momento che il vigneto sarà espiantato. Ci sono anche il Dolcetto rustico annata 2020 e la Barbera 2018 che definirei un vero ordigno dall’alto potenziale. Pur non avendo parlato col Cavaliere se ne sentiva la presenza.
Enonauti da Lorenzo Accomasso
Ultimo Rocchette
Lorenzo Accomasso
Il vino della felicità ovvero il Barbera del Cavalier Lorenzo Accomasso
Finisce la prima giornata. Si raggiunge l’alloggio e si va a cena.
Giorno 2
Cap. 4
Teobaldo Rivella
Teobaldo Rivella ha un’azienda che porta il nome del padre Serafino. Un’azienda piccola, circa 12000 bottiglie in totale, che poggia sulla sommità di una delle migliori vigne di Langa. Montestefano. Per chi scrive si tratta della terza volta dal Signor Teobaldo Rivella, un uomo dalla proverbiale gentilezza e cordialità, che condivide con Lorenzo Accomasso il piacere nel definirsi un classicista e come il Cavaliere tradisce una certa disposizione per il parlare più volentieri di sport, nel suo caso il ciclismo, che di vino. Ma di vino evidentemente se ne intende e basta assaggiare il suo Langhe Nebbiolo e il Barbaresco Montestefano per averne subitanea contezza. Una cantina semplice, pulitissima e suggestiva che giustamente il Signor Rivella mostra con malcelato orgoglio.
I vini di Rivella sono austeri e precisi, rigorosi, tradizionali e rispettosi della propria origine. In parte somigliano al loro artefice. Resta il rimpianto per il Dolcetto che non viene più prodotto e del quale non ci resta che tenere il più a lungo possibile vivo il ricordo dell’ultima bottiglia stappata.
Barbaresco Montestefano – Rivella
Serafino Rivella
Il muro di bottiglie da Teobaldo Rivella
Cap. 5
Renato Fenocchio
Alla fine di una due giorni impegnativa andiamo a visitare l’azienda di Renato Fenocchio e Milva a Neive.
Milva ci chiede all’arrivo quanto tempo abbiamo a disposizione e capiamo il senso della domanda a fine visita. Una esperienza immersiva nella loro epopea familiare, nel loro modo di intendere la vita e il vino, nel loro vino, in una sala degustazioni stratificata che sembra ed è lo scenario perfetto per un pomeriggio di assaggi.
Conduce Milva con grande energia, generosità e simpatia. Non si risparmia nel racconto di come un anelito di indipendenza si sia trasformato con fatica nella splendida realtà che è oggi la loro azienda. Non ci si risparmia in assaggi e chi scrive trova conferma eclatante della qualità sperimentata in passati assaggi e diventa evidente il motivo per cui il nome di questa azienda, seppure non sia nei discorsi di tutti, si trova puntualmente nelle parole di molti credibili bevitori e raccontatori di vini. A un certo punto ci raggiunge anche Renato Fenocchio che impegnato coi lavori di cantina e ci si dilunga allegramente in chiacchiere, ma soprattutto in assaggi.
Espressività, concretezza e anche una politica dei prezzi apprezzabile. Sono i vini che io mi sentirei di consigliare senza timore di sbagliare e sono le persone che consiglierei di incontrare.
Renato Fenocchio a Neive
Su tutti Barbaresco Rombone 2018 che è un bell’esempio, quasi emblematico, di come un giovane Barbaresco riesca ad essere piacevole e approcciabile nella sua gioventù pur se di ispirazione classica.
Il Ritorno
Inebriati di vino si riprende la strada. Il maestro Alessio Chiappelli si occupa di selezionare la musica dal sedile posteriore fino allo Zenith che si raggiunge, a un punto del viaggio che non saprei indicare con certezza, forse Massarosa, quando si ascolta STARLESS dei King Crimson a un volume sconsiderato deliberando che la Barbera 2018 di Lorenzo Accomasso e Starless hanno qualcosa che le accomuna. Ovvero la forza inarginabile non lineare governata con maestria da mani sapienti.
Una delle migliori emozioni che può innescare una bottiglia di vino è quella che si prova allora che ci si rende conto di averla aperta nel momento giusto. Quando l’integrità del frutto, lo sviluppo aromatico, l’evoluzione e l’accordo delle parti sembrano aver trovato una sintonia che non potrà essere ripetuta e si può dire a voce piena “Questo è un vino pronto!” .
Barbaresco di ispirazione classica, macerazione per 20 giorni e 12 mesi di passaggio in grandi botti da 30 e 50 hl e 9 mesi in bottiglie.
Colore granato traslucido, alterna sentori di piccoli frutti rossi, melograno in prevalenza e ribes rosso alle spezie dolci, e poi scorza di chinotto, foglia di the, cipria, ricordi eterei e di timo in un quadro di grande precisione.
Ha l’impatto del Melograno. Estrema delicatezza del frutto e al contempo acidità radiosa e ficcante, la fermezza del tannino che un tempo doveva essere molto compatto e che qui, adesso, ha cominciato a sgranarsi conservando però forza. Sorso asciutto, sapido, intenso, definito, molto persistente e altamente equilibrato. Il Finale è un lento sfumare di ricordi fruttati e speziati che coinvolge tutto il cavo orale. In ottima compagnia con un piatto misto di formaggi (gorgonzola, parmigiano e caciotta fresca della Montagna Pistoiese).
Era il momento giusto.
Barbaresco Sanadaive 2011 – Adriano Marco & Vittorio
San Rocco Seno d’Elvio
(or the pleasure of arriving at the right time)
One of the best emotions that a bottle of wine can trigger is the one you feel when you realize you have opened it at the right time. When the integrity of the fruit, the aromatic development, the evolution and the agreement of the parts seem to have found a harmony that cannot be repeated and you can say in full voice “This is a ready wine!” .
Classically inspired Barbaresco, maceration for 20 days and 12 months in large 30 and 50 hl barrels and 9 months in bottles.
Translucent garnet colour, it alternates hints of small red fruits, mainly pomegranate and red currant with sweet spices, and then chinotto peel, tea leaf, face powder, ethereal memories and thyme in a highly precise framework.
It has the impact of Pomegranate. Extreme delicacy of the fruit and at the same time radiant and punchy acidity, the firmness of the tannin which once must have been very compact and which here, now, has begun to break down while retaining strength. Dry, savory, intense, defined, very persistent and highly balanced sip. The finish is a slow blur of fruity and spicy memories that involves the entire oral cavity. In excellent company with a mixed plate of cheeses (gorgonzola, parmesan and fresh caciotta from the Pistoiese mountains).