Degustazioni, Eventi

La Barolata

Barolo 2018: stappare, assaggiare, poi parlare

Resoconto della Barolata di mercoledì 22 aprile al Magazzino.

Dell’annata 2018, per i Barolo, si è parlato e sentito parlare più volte. Quasi mai in termini convintamente positivi; più spesso con cautela, senza sbilanciarsi troppo, quasi temendo il confronto con chi l’aveva battezzata presto come annata fragile, diluita, sostanzialmente negativa.

Soprattutto una certa critica internazionale, a mio avviso, su quell’annata non disse il vero. O, almeno, non tutto il vero.

E poi le annate e le parole non si bevono. Si bevono i vini. La pratica, l’empiria, il cavatappi e il bicchiere prima di tutto. Stappare, assaggiare, e poi parlare.

Proprio perché la 2018 fu davvero un’annata climaticamente problematica nelle Langhe, la critica negativa non nasceva dal nulla. Ma il passaggio automatico da “annata piovosa e complicata” a “Barolo acquosi e privi di tenuta” mi è sempre sembrato quantomeno azzardato; e soprattutto prematuro, ripensando al momento in cui quel giudizio è stato formulato.

La degustazione orizzontale di mercoledì 22 ha permesso di tracciare un distinguo tra il dato climatico, che resta, e la resa concreta dei vini, che va verificata nel bicchiere. Il campione assaggiato, nella sua totalità, non solo ha conservato identità ed energia, ma ha anche suscitato pensieri prospettici su quanto di buono potrebbe ancora riservare nel futuro. Anche lontano.

I vini in degustazione

Barolo Gianetto 2018 — Guido Porro

Serralunga d’Alba · sito aziendale · Serralunga d’Alba su L’Enonauta

Una dimensione inedita per il classicista Guido Porro con questo Gianetto, MGA del comune di Serralunga d’Alba con esposizione sud-est. Riempie la bocca di frutto nonostante uno scheletro poderoso, ed è fragrante, luminoso, filologico nel suo profilo olfattivo: piccoli frutti rossi, un mazzetto di erbe essiccate, chinotto.

Nessuno dei presenti ha dubitato della sua longevità potenziale. Uno dei più apprezzati della serata, grazie a questa rara congiunzione di durezze e delicatezze.

Barolo Castellero 2018 — Giacomo Fenocchio

MGA Castellero, comune di Barolo; azienda a Monforte d’Alba · sito aziendale · Enotour Langhe su L’Enonauta

Barolo classico, figlio di un cru con presenza di sabbia, risulta principalmente balsamico e fruttato, caldo e mediamente corposo, con buona componente acida e tannini indulgenti. Probabilmente il più pronto. Anzi, pronto.

Non il più profondo della serie, ma il più disponibile, e proprio per questo capace di raccontare un volto più immediato e sorridente della 2018.

Barolo 2018 — Massolino

Serralunga d’Alba · scheda aziendale · Serralunga d’Alba su L’Enonauta · Barolo Massolino 2013 su L’Enonauta

Unico Barolo prodotto da Massolino nell’annata 2018, beneficia dell’apporto delle uve aziendali da cui, in altre annate, sarebbero nati i vari cru: Vigna Rionda, Parafada, Margheria e Parussi. Se nei passati assaggi era sempre risultato buono, ma un po’ contratto, oggi mostra invece di essere in un punto di evoluzione in cui appare piuttosto disinvolto e direi anche risolto.

Colore chiarissimo; fragranze di lampone, mandarino, eucalipto, spezia fine, ma si potrebbe continuare. Delicato e al contempo penetrante, pervasivo. Sorso teso, preciso, con acidità innervata e tannini di qualità.

Barolo Mosconi 2018 — E. Pira & Figli / Chiara Boschis

MGA Mosconi, Monforte d’Alba · scheda aziendale · Nebbiolo su L’Enonauta

Lascia interdetti gli amanti del Barolo classico e tradizionale, tra i quali mi annovero, ma piazza un allungo dove complessità e finezza vanno a braccetto. Unico Barolo modernista tra sei classici, a mio avviso fa buona figura.

Più frutto scuro che agrumi, più spezie che radici ed erbe aromatiche, viaggia sicuro fino al finale, dove fa breccia il ricordo del tè nero. Eseguito, per certo, da mano sapiente.

Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2018 — Rivetto

Serralunga d’Alba · scheda aziendale · Serralunga d’Alba su L’Enonauta

Scherzando, l’ho voluto definire un vino metafisico, per quanto di potenziale lascia intendere dietro il velo della sua misurata eleganza. L’equilibrio è la sua qualità principale: per qualcuno ricorda il Pinot Noir, con tutte le cose al loro posto. Sentori di rosa e frutti rossi, scorza d’arancia e bitter. Vino precisissimo.

Barolo Roncaglie 2018 — Eraldo Viberti

MGA Roncaglie, La Morra · scheda aziendale · La Morra su L’Enonauta · Nebbiolo su L’Enonauta

Il più generoso e materico del lotto. Barolo classico nei riferimenti, con un profilo principalmente fruttato, poi liquirizia, bosco, cenni ferrosi e una nota ematica che aggiunge profondità. Il sorso è caldo, pieno, già molto espressivo, con una maturità più evidente rispetto agli altri vini della batteria.

È probabilmente quello che oggi si concede con maggiore immediatezza: meno giocato sulla tensione prospettica, più sulla presenza e sulla pienezza del momento. Anche in questo caso, però, nessuna idea di annata fragile o diluita; semmai una 2018 interpretata sul versante della consistenza e della generosità.

Barolo Monvigliero 2018 — Fratelli Alessandria

Verduno · scheda aziendale · Nebbiolo su L’Enonauta

Quintessenza del Barolo di Verduno, ma anche del Barolo in senso lato. Potente, tanto radicalmente asciutto nella forma quanto profondamente saporito e vigoroso. Rosa, gelso, incenso, lampone, alloro.

Vino essenziale, idea di vino che esce dalla grotta delle ombre platonica.

Conclusioni

Si rinnova il piacere della condivisione delle buone bottiglie con il pubblico competente ed esigente del Magazzino Vino e Vino – Happy Wine.

Dell’annata 2018 per il Barolo, dopo questa serata, cosa possiamo affermare?

Ammesso che non sia stata la più grande delle annate, oggi, a un checkpoint gustativo di mezza corsa, il campione esaminato racconta altro rispetto alla caricatura di una vendemmia fragile o acquosa. Racconta tensione, ricchezza gustativa, tenuta, identità territoriale ed estrema fedeltà alla tipologia.

Non una 2018 da celebrare in blocco, dunque, ma nemmeno da archiviare con formule sbrigative. I vini assaggiati hanno mostrato energia, precisione e prospettiva: qualità che appartengono ai Barolo veri, e che il tempo, almeno per ora, non sembra aver indebolito.

Barolo 2018: open, taste, then speak

Report from the Barolata held on Wednesday, 22 April, at Magazzino.

The 2018 vintage for Barolo has been discussed many times. Rarely in openly positive terms; more often with caution, with a certain hesitation, almost as if there were some fear of contradicting those who had labelled it early on as a fragile, diluted, essentially negative vintage.

In my view, a certain strand of international criticism did not tell the truth about that vintage. Or at least, not the whole truth.

And in any case, vintages and words are not what we drink. We drink wines. Practice, empiricism, corkscrew and glass must come first. Open, taste, and only then speak.

Precisely because 2018 really was a climatically problematic vintage in the Langhe, the negative criticism did not come out of nowhere. But the automatic leap from “rainy and complicated vintage” to “watery Barolos with no ageing potential” has always seemed to me at least questionable; and above all premature, considering when that judgement was made.

The horizontal tasting held on Wednesday 22 made it possible to draw a distinction between the climatic data, which remain, and the actual performance of the wines, which must be verified in the glass. The sample tasted, in its entirety, not only retained identity and energy, but also raised forward-looking thoughts about how much good it may still have to offer in the future. Even a distant one.

Wines tasted

Barolo Gianetto 2018 — Guido Porro

Serralunga d’Alba · winery website · Serralunga d’Alba on L’Enonauta

An almost unexpected dimension for a classicist such as Guido Porro. This Gianetto, from the MGA of the same name in the commune of Serralunga d’Alba, with south-east exposure, fills the mouth with fruit despite its powerful frame. It is fragrant, luminous, almost philological in its aromatic profile: small red berries, a small bunch of dried herbs, chinotto.

None of those present had any doubt about its ageing potential. One of the most appreciated wines of the evening, thanks to this rare conjunction of firmness and delicacy.

Barolo Castellero 2018 — Giacomo Fenocchio

MGA Castellero, commune of Barolo; winery based in Monforte d’Alba · winery website · Enotour Langhe on L’Enonauta

A classic Barolo, born from a cru with a sandy component, mainly balsamic and fruit-driven, warm and medium-bodied, with good acidity and indulgent tannins. Probably the most ready of the group. In fact, ready.

Not the deepest wine in the line-up, but the most immediately open, and for that very reason capable of showing a more accessible and smiling side of the 2018 vintage.

Barolo 2018 — Massolino

Serralunga d’Alba · winery sheet · Serralunga d’Alba on L’Enonauta · Barolo Massolino 2013 on L’Enonauta

The only Barolo produced by Massolino in the 2018 vintage, it benefits from the contribution of estate grapes that, in other years, would have gone into the various crus: Vigna Rionda, Parafada, Margheria and Parussi. In previous tastings it had always seemed good, but somewhat compressed; today, instead, it appears to have reached a stage of evolution in which it is rather relaxed, and I would even say resolved.

Very pale in colour; aromas of raspberry, mandarin, eucalyptus, fine spice — and one could go on. Delicate and, at the same time, penetrating, pervasive. A taut, precise palate, with well-wired acidity and high-quality tannins.

Barolo Mosconi 2018 — E. Pira & Figli / Chiara Boschis

MGA Mosconi, Monforte d’Alba · winery sheet · Nebbiolo on L’Enonauta

It may leave lovers of classic and traditional Barolo — among whom I count myself — somewhat unsettled, but it makes a long stride where complexity and finesse go hand in hand. The only modernist Barolo among six classical wines, in my view it acquits itself very well.

More dark fruit than citrus, more spices than roots and aromatic herbs, it moves confidently through to the finish, where a memory of black tea breaks through. Clearly executed by a skilled hand.

Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2018 — Rivetto

Serralunga d’Alba · winery sheet · Serralunga d’Alba on L’Enonauta

Half-jokingly, I called it a metaphysical wine, because of the potential it seems to suggest behind the veil of its measured elegance. Balance is its main quality: for some, it recalled Pinot Noir, with everything in its proper place. Notes of rose and red fruit, orange peel and bitter. An extremely precise wine.

Barolo Roncaglie 2018 — Eraldo Viberti

MGA Roncaglie, La Morra · winery sheet · La Morra on L’Enonauta · Nebbiolo on L’Enonauta

The most generous and material wine of the line-up. Classical Barolo in its references, with a mainly fruit-driven profile, then liquorice, woodland, ferrous hints and a blood-like note that adds depth. The palate is warm, full, already highly expressive, with a more evident maturity than the other wines in the flight.

It is probably the wine that gives itself most readily today: less centred on future tension, more on presence and fullness in the moment. Here too, however, there is no sense of a fragile or diluted vintage; rather, this is a 2018 interpreted on the side of consistency and generosity.

Barolo Monvigliero 2018 — Fratelli Alessandria

Verduno · winery sheet · Nebbiolo on L’Enonauta

The quintessence of Barolo from Verduno, but also of Barolo in a broader sense. Powerful, as radically dry in form as it is deeply savoury and vigorous. Rose, mulberry, incense, raspberry, bay leaf.

An essential wine: an idea of wine emerging from the Platonic cave of shadows.

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Bottiglie, Degustazioni

Barolo Cerretta 2016 – Ettore Germano

Barolo Cerretta 2016 – Ettore Germano 

Tanto ho apprezzato questo vino che mi sembra un peccato raccontarlo riducendolo a una successione di dettagli tecnici anche se condivido l’idea che sia comunque utile e, a suo modo, divertente. 

Vigneto con esposizione sud-est frutto di una selezione operata da Ettore Germano. Lunga macerazione, invecchiamento in legni diversi per capienza e numero di passaggi. Un anno in bottiglia.

Vino caratterizzato dalla dualità radicale innescata dalla sua potenza/struttura e dalla gentilezza del frutto. Vino di nerbo, ma con un’anima delicata…

Dopo averlo sturato e versato nel bicchiere la fragranza si avverte a un metro di distanza. Un bel ventaglio di profumi tra cui l’Anguria, la cenere bianca, il  rosmarino, la genziana, le rose e il mentolo. 

Potenza ben dispiegata, struttura importante. L’acidità è dritta, un tannino, mai rustico, che ti rincorre ovunque, con un sapore che è una delizia, una vitalità che a mio avviso è garanzia di un futuro di qualita. Sapido, quasi salino, finale esaltante con frutti rossi, scorza d’arancio, bitter.

Enonauta/Degustazione di Vino #450 - review - Barolo Cerretta 2016 - Ettore Germano  | Potenza e Delicatezza nel Barolo Cerretta di Germano
Enonauta/Degustazione di Vino #450 - review - Barolo Cerretta 2016 - Ettore Germano  | Potenza e Delicatezza nel Barolo Cerretta di Germano

Barolo Cerretta 2016 – Ettore Germano 

I appreciated this wine so much that it seems a shame to describe it by reducing it to a succession of technical details even if I share the idea that it is still useful and, in its own way, fun. 

Vineyard with south-east exposure, the result of a selection made by Ettore Germano. Long maceration, aging in woods of different capacities and number of passages. One year in the bottle.

Wine characterized by the radical duality triggered by its power/structure and the gentleness of the fruit. A wine with strength, but with a delicate soul…

After uncorking and pouring it into the glass, the fragrance can be felt from a meter away. A beautiful range of aromas including watermelon, white ash, rosemary, gentian, roses and menthol. 

Power well displayed, important structure. The acidity is straight, a tannin, never rustic, that chases you everywhere, with a flavor that is a delight, a vitality that in my opinion is a guarantee of a future of quality. Savory, almost salty, exhilarating finish with red fruits, orange peel, bitter.

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Degustazioni

Barolo di Serralunga d’Alba Rivetto/Barolo Mosconi Chiara Boschis – 2018

Barolo 2018 – 2 a confronto | Chiara Boschis/Enrico Rivetto

Capita di stappare in un intervallo di tempo breve due vini che condividono annata e tipologia e viene automatico fare un confronto.

Si trattava del Barolo Mosconi 2018 di E. PIRA & FIGLI | CHIARA BOSCHIS (mga Monforte d’Alba) e del Barolo di Serralunga d’Alba 2018 dell’azienda Rivetto.

Entrambi i vini presentano un tono di colore molto chiaro, per il Barolo Rivetto chiarissimo traslucido. 

Barolo di Serralunga d’Alba 2018 – Rivetto

Uve provenienti dalle vigne di Serra, Manocino e San Bernardo. 25 giorni di macerazione, attitudine biodinamica, 30 mesi in grandi botti di rovere.

Vino di straordinaria chiarezza e luminosità. Precisamente e nettamente rosa e melograno in primo piano, completano il quadro sentori mentolato/balsamici, di erbe aromatiche, radici, appena accennata la scorza di arancio.

Sorso ben bilanciato e piacevole, lineare nell’andamento, ben sapido e intenso al gusto con acidità fusa e tannini di forza misurata. Non una virgola fuori posto e, come già successo con altri omologhi della stessa annata, già godibilissimo. Direi addirittura pronto.

Barolo Mosconi 2018 – E. PIRA & FIGLI | CHIARA BOSCHIS

Due anni in botte piccola più un anno in bottiglia per il Mosconi.

Scorbutico, un po’ lontano dalla finezza assoluta riscontrata in certe bottiglie dell’azienda di Barolo, ultimo il Cannubi 2020 assaggiato a Grandi Langhe 2024 per cui avrei speso tranquillamente un 100/100.

Il Colore è chiaro, non molto espressivo al naso dove dominano le note speziate, eteree e di resina, vagamente vegetali,  lasciando i sentori di frutta in secondo piano.

Anche in bocca lascia un po’ perplessi per certe suggestioni ammezzate e per il sorso contratto, chiuso, dove giocano una parte importante i tannini verdi, la fruttuosità immatura. 

Deludente.

Enonauta/Degustazione di Vino #412/413 - review - Barolo 2018 a confronto | Rivetto Serralunga d'Alba - Mosconi Chiara Boschis

Barolo 2018 – 2 compared | Chiara Boschis/Enrico Rivetto

It happens that in a short space of time you uncork two wines that share a vintage and type and a comparison is automatic.

It was the Barolo Mosconi 2018 by E. PIRA & FIGLI | CHIARA BOSCHIS (mga Monforte d’Alba) and the Barolo di Serralunga d’Alba 2018 from the Rivetto company.

Both wines have a very light color tone, for the Barolo Rivetto very light translucent. 

Barolo di Serralunga d’Alba 2018 – Rivet

Grapes from the Serra, Manocino and San Bernardo vineyards. 25 days of maceration, biodynamic attitude, 30 months in large oak barrels.

Wine of extraordinary clarity and brightness. Precisely and clearly rose and pomegranate in the foreground, the picture is completed by menthol/balsamic hints, aromatic herbs, roots, and just a hint of orange peel.

Well-balanced and pleasant on the palate, linear in progression, well-savory and intense on the palate with melted acidity and tannins of measured strength. Not a comma out of place and, as has already happened with other counterparts of the same vintage, already very enjoyable. I would even say ready.

Barolo Mosconi 2018 – E. PIRA & FIGLI | CHIARA BOSCHIS

Two years in small barrels plus one year in the bottle for the Mosconi.

Grumpy, a little far from the absolute finesse found in certain bottles of the Barolo company, last is the Cannubi 2020 tasted at Grandi Langhe 2024 for which I would have easily spent a 100/100.

The color is light, not very expressive on the nose where the spicy, ethereal and resinous, vaguely vegetal notes dominate, leaving the hints of fruit in the background.

Even in the mouth it leaves a little perplexed by certain suggestions in the middle and by the contracted, closed sip, where the green tannins and the immature fruitiness play an important part. 

Disappointing.

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Grandi Langhe 2024 | Indicazioni ricevute, i migliori assaggi e altri riconoscimenti
Degustazioni, Eventi

Grandi Langhe 2024 | Indicazioni ricevute, i migliori assaggi e altri riconoscimenti

Grandi Langhe 2024 – L’EVENTO

Davvero apprezzabile la formula dell’evento Grandi Langhe a Torino anche nel 2024. Organizzazione, contesto, clima. Sicuramente il più importante tra gli eventi dedicati al vino di Langa organizzato dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e il Consorzio di Tutela Roero, con il supporto di Regione Piemonte e il sostegno di Intesa San Paolo.

Grandi Langhe 2024 – INDICAZIONI GENERALI

Le indicazioni generali non mancano. L’annata 2020 per il Barolo sembra felice nella sua misurata vitalità. La 2021 per il Barbaresco felicissima, molto espressiva soprattutto nelle interpretazioni classiche. La 2022 per i Langhe Nebbiolo e i Nebbiolo d’Alba un po’ problematica. 

Dal Roero arrivano a Torino vini di qualità media piuttosto alta, ma soprattutto vini caratterizzati da grande carattere unito a perizia nell’esecuzione.

I migliori | Barolo 2020 a Grandi Langhe 2024

Al Barolo Cannubi 2020 Pira di Chiara Boschis giudicando sull’onda dell’emozione non lesinerei un 100/100.

Grandi emozioni sono venute da 

Barolo Parafada 2020 di Palladino

Barolo Marenca 2020 di Pira

Barolo Pianpolvere 2020 di Chionetti

E poi da ricordare anche 

Barolo del Comune di La Morra 2019 di Boglietti

Barolo Sarmassa 2020 di Brezza

Barolo Margheria 2020 di Massolino

Barolo Sottocastello di Novello 2020 di Ca Viola per la sua suadenza.

Barolo 4 Vigne 2019 di Cascina Adelaide da ricordare per il vasto bouquet profumiero.

Fuori Categoria il Barolo Riserva San Bernardo 2016 di Palladino. 

I migliori | Barbaresco 2021

Da ricordare in un quadro di generale validità

Barbaresco Albesani 2021 di Massolino

Barbaresco Cottà 2021 di Sottimano che è un fulgido esempio di precisione 

Barbaresco Rio Sordo 2021 e Barbaresco Pora 2021

ovvero i due presentati da Musso che mostrano uno straordinario equilibrio di forze

Barbaresco Montersino 2021 di Albino Rocca per la sua anima duplice, dura e dolce al tempo stesso.

I migliori | Nebbiolo d’Alba e Langhe Nebbiolo 2022

Non mancano vini dal sorso un po’ sbavato, un po’ pienotti, grassi e alcolici. Spiccano il Nebbiolo di Pira da Serralunga e di Musso da Barbaresco che rispetto agli altri mostrano di aver probabilmente gestito meglio le condizioni climatico ambientali.

I migliori | Barbera e Dolcetto

La Barbera d’Alba Bricco delle Olive 2021 di Palladino è una vera Bomba. 

Barbera d’Asti 2022 di Emilio Vada. Distintiva e possente.

Barbera d’Alba Sup. Marun 2020 di Correggia è espressiva ed equilibrata.

Per il Dolcetto 2020 San Luigi di Chionetti spenderei il termine Archetipico. 

Ca ed Curen porta al banco degli ottimi dolcetti. Il preferito il “Cent’anni anni e più” 2021. 

Il Dolcetto d’Alba 2021 di Enzo Boglietti è secco, preciso, incisivo.

Molto buono anche il Dolcetto d’Alba 2022 dei Fratelli Barale

I migliori | Roero

Per mio gusto i migliori sono risultati:

Alberto Oggero con i suoi Roero Anime 2021 e Roero Le Coste 2021 che per certo concorrono per il riconoscimento del migliore vino di tutta la manifestazione.

Matteo Correggia e i suoi due Roero 2021 e Roero Riserva 2020 La Val dei Preti il cui tratto dominante è l’eleganza.

Stefano Occhetti i cui Roero sviluppano in potenza senza trascurare la propria identità.

Roero Rosso Le Sanche 2021

Roero Rosso Riserva Occhetti 2021

I migliori | Roero Arneis

Assaggiati con piacere diversi esperimenti per portare l’Arneis a un livello di gusti più articolato.

Tra questi:

Roero Arneis 2016 La Val dei Preti – Matteo Correggia

Non è una classifica, ma solo ricordi rimasti più impressi di altri alla fine di due giornate passate in piedi senza ovviamente poter assaggiare tutto.

Fotografie di Dario Agostini

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Venerdì 17, Barolo 2016

Degustazione Barolo 2016 – Un fantastico venerdì 17 in buona compagnia e  con sei Barolo da annata favorevole con abbondanza di vini moderni e piccola rappresentanza di tradizionali. Tre da cru, tre classicamente solo annata.

In ordine di apertura:

Barolo 2016 – Trediberri

Da uve in Berri e Capalot, 24 mesi in botte e grande e bottiglia.

Chiaro, lineare, con spiccati rimandi agrumati, di ribes e rosa, moderatamente speziati e di bitter. Sorso ben definito, si sviluppa intorno all’asse fresco/tannica, in modo piuttosto fluente, ordinato e con ottimo finale dove tornano la scorza di arancio e il bitter.
Manca forse del guizzo che lo renda unico, o più semplicemente particolare, ma è un vino ben fatto, piacevole già adesso. Un vino che riberrei.

Barolo Neirane 2016 – Agostino Bosco

Vigna in Verduno, acciaio e poi prima barrique e tonneau e a seguire botte grande.

Un Barolo dalla forza oscura, imbrigliata, in attesa del momento di essere liberata del tutto. Mi fa pensare per analogia al brano “Electric Funeral” dei Black Sabbath (accostamento ovviamente elogiativo) come il vino precedente ai Whitesnake, o ai Guns and Roses come mi hanno corretto i compagni di tavolo, volendo abusare delle canzoni hardrock come riferimento.
Colore scuro, note predominanti di marasca matura e prugna, muschio, eucalipto, balsamiche e terrose.
Al palato mostra una certa densità, struttura, pienezza, tannini non spigolosi, ma ben presenti. Un vino brulicante di forze che per il momento non hanno ancora trovato equilibrio.
Al momento lo consiglierei solo con piatti di grande struttura.

Barolo Bricco Luciani 2016 – Mauro Molino


Macerazione breve e fermentazione in acciaio  18 mesi in barrique.

Il meno complesso dei sei. Che può essere al contempo un pregio oppure un disincentivo in relazione a cosa cerca il bevitore.
Colore rubino scuro, ricordi di resine, vaniglia, prugna e ciliegia, cenere spenta e note di tostato. Porta ben chiari i segni dell’elevamento in legno.
Sorso agevole, di medio corpo, il più vellutato dei sei con un centrobocca ricco, torna molto frutto, sembra aver già raggiunto un buon punto di equilibrio con tannini ingentiliti e acidità ben diffusa.

Barolo Gattera 2016 – Mauro Veglio


Vigna a La Morra. Prima acciaio e poi 24 mesi in barrique per il 30% nuove.

Un vino che spicca per precisione ed equilibrio. Per quanto non possa considerare questo genere di Barolo tra quelli del cuore trovo in questo vino chiarezza di intenti e ottima esecuzione.
Colore di media intensità, bouquet bello con suggestioni che spaziano dalla ciliegia e dall’arancia al chiodo di garofano, dal mentolo alla vaniglia, con ricordi di erbe aromatiche e di viola.
Vino misurato al palato che ha uno sviluppo gustativo per cui spenderei il controverso termine elegante. Una bella progressione, generale levigatezza e buon corpo in un quadro di vitalità e tonicità. Vino quasi risolto, con bel finale sapido e rinfrescante.


Barolo 2016 – F.lli Barale


Da vigneti situati nel comune di Barolo: Coste di Rose, Preda e Monrobiolo. 3 anni in botti di rovere dai 15 ai 30 hl.

Con questo vino fanno festa gli amanti del Barolo tradizionale. Si innesca all’istante quella zona del cerebro sensibile alle stimolazioni del Barolo un po’ austero, un pochino rustico, ma anche gentile con la sua fruttuosità delicata.
Traslucido granata, profumatissimo, rose e arancia navel, melograno, timo, genziana. Non complessissimo però netto e intenso.
Vino dalla freschezza appuntita, asciutto nella forma, con tannini di carattere e una qualità di gusto eccellente e molto persistente per un effetto generale rinfrancante.

Barolo 2016 – Giacomo Grimaldi


Dalle vigne Terlo in Barolo e Sottocastello di Novello.
8/10 giorni di macerazione a temperatura controllata in acciaio.
Fermentazione malolattica in barrique. Affinamento per 12 mesi in barrique francesi (25% nuove), e 12 mesi in botte grande, blend in acciaio per 8 mesi. 

Barolo d’impatto, penalizzato forse dall’essere l’ultima bottiglia degustata, ma è apparso un vino poco dinamico. Colore scuro, un corredo aromatico orchestrato su registri cupi, non molto vivaci, dove a predominare sono i rimandi all’elevazione in legno come la vaniglia, le essenze orientali, il tabacco e con le fragranze fruttate di prugna e floreali in secondo piano.
Ingresso con calore e densità, tocco vellutato, finale su frutto-spezie, un po’ monolitico, non molto dinamico come premesso.

Che ci dice questa serata?
Che l’annata 2016, questa è una conferma, ci ha consegnato mediamente ottimi vini. Ci dice anche che in compagnia si beve meglio e si vive bene e che la faziosità è quasi sempre un limite e che il buono, si parla in questo caso di stili di vinificazione, sta nel moderno e nel classico. Basta saper accorgersene.

Panoramica Barolo 2016

Barolo 2016 Trediberri - Barolo Neirane A. Bosco
Barolo 2016 Trediberri – Barolo Neirane A. Bosco
Fratelli Barale
F.lli Barale
Enonauta/Degustazione di Vino #374/379 - review - Degustazione Barolo 2016 | Mauro Veglio, Trediberri, Barale, Grimaldi, Molino, Bosco
Barolo Bricco Luciani M. Molino – Barolo Gattera M. Veglio

Enonauta/Degustazione di Vino #374/379 - review - Degustazione Barolo 2016 | Mauro Veglio, Trediberri, Barale, Grimaldi, Molino, Bosco
Barolo 2016 G. Grimaldi

Enonauta/Degustazione di Vino #374/379 - review - Degustazione Barolo 2016 | Mauro Veglio, Trediberri, Barale, Grimaldi, Molino, Bosco
Enonauta/Degustazione di Vino #374/379 - review - Degustazione Barolo 2016 | Mauro Veglio, Trediberri, Barale, Grimaldi, Molino, Bosco
Enonauta/Degustazione di Vino #374/379 - review - Degustazione Barolo 2016 | Mauro Veglio, Trediberri, Barale, Grimaldi, Molino, Bosco

Degustazione Barolo 2016 – Barolo Tasting 2016

Barolo Tasting 2016 – A fantastic Friday 17th in good company and with six Barolos from a favorable vintage with an abundance of modern wines and a small representation of traditional ones. Three from cru, three classically single vintage.

What does this evening tell us?
This is a confirmation that the 2016 vintage gave us excellent wines on average. It also tells us that in company we drink better and live well and that bias is almost always a limit and that the good, in this case we are talking about winemaking styles, lies in the modern and the classic. You just need to know how to notice it.

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Barolo Rocchettevini 2015 – Eraldo Viberti

Barolo Rocchettevini 2015 – Eraldo Viberti

Sostanza, molta sostanza, e precisione per questo Barolo di Eraldo Viberti da La Morra.
Colore di media concentrazione molto luminoso, con ricordi di scorza di arancia, eucalipto, marasca, erbe medicinali, spezie un accenno, cosi come i sentori resinoso/tostati sono appena percepibili. Il tutto con grande generosità e pulizia.
Sorso altrettanto generoso, caldo, voluminoso, caratterizzato da spiccata piacevolezza di beva, scorrevolezza, integrità, misurata acidità e tannini ben scolpiti.
Buono da bersi adesso, ma anche in prospettiva 2028.
Altra bella interpretazione dell’annata 2015 (qui un altro esempio) per l’azienda di La Morra. Annata che è sì buona, ma non esente da rischi sulla distanza.

Enonauta/Degustazione di Vino #372 - review - Barolo Rocchettevini 2015 - Eraldo Viberti | Sostanza, molta sostanza, e precisione per questo Barolo di Eraldo Viberti

Barolo Rocchettevini 2015 – Eraldo Viberti

Substance, a lot of substance, and precision for this Barolo by Eraldo Viberti from La Morra.
Very bright medium concentration colour, with hints of orange peel, eucalyptus, morello cherry, medicinal herbs, a hint of spices, just as the resinous/toasted hints are barely perceptible. All with great generosity and cleanliness.
Equally generous sip, warm, voluminous, characterized by a marked drinking pleasure, smoothness, integrity, measured acidity and well-sculpted tannins.
Good to drink now, but also in 2028.
Another beautiful interpretation of the 2015 vintage (here is another example) for the La Morra company. A good year, yes, but not without risks over distance.

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Bottiglie, Degustazioni

Tre Grandi Barolo – Principiano/Sandrone/Fenocchio

Tre Grandi Barolo – Principiano/Sandrone/Fenocchio

In occasione di una riunione enogastronomica che mancava da un po’ di tempo si decide per un menu di varie portate di carne, Lingua bollita con salsa verde, Trippa in bianco con fagioli e salsiccia, Coniglio al forno con patate e Roastbeef all’aceto balsamico, e tre bottiglie di Barolo. Sicuramente tre dei migliori Barolo in circolazione a un prezzo, se non proprio economico, perlomeno accessibile. Ognuno con una sua precisa, netta identità.

Barolo Boscareto 2016 – Ferdinando Principiano

36 mesi in botti da 30 hl.

Vino Raggiante, luminoso granato chiaro, traslucido, molta energia, ma non solo energia. Ho avuto la fortuna di poter stappare 2008 e 2009 in rapida sequenza non molto tempo fa e mi sono reso conto di cosa può diventare questo vino. 

Profumi di arancia navel e melograno, foglia di the, rosmarino, con una nettezza davvero impressiva.

Il sorso è esplosivo, incalzante, austerità declinata in modo approcciabile per cui è un Barolo altamente godibile già nel 2023. Fluisce, scalda, tannini appena rustici, ha ottima dinamica di gusto, spazialità senza impacci ed è già ben definito. 

Enonauta/Degustazione di Vino #367/369 - review - Tre Grandi Baroli - Principiano/Sandrone/Fenocchio | Una tripletta di giovani Barolo
Barolo Boscareto 2016 – Ferdinando Principiano

Barolo Bussia Riserva 90 dì – Giacomo Fenocchio

Monforte d’Alba. Per me il 90 dì di Giacomo Fenocchio rappresenta l’emblema del Barolo tradizionale. 4 anni in botte grande, 90 giorni di macerazione. Ebbi l’occasione di assaggiare il 2011 direttamente dalla botte di invecchiamento e fu un colpo di fulmine.

Si può dire che è giovane e che si sarebbe potuto bere tra trent’anni, ma per me e i miei compagni di tavolo trent’anni sembrano una scommessa troppo rischiosa.

Rubino chiaro, naso progressivo. Marasca, rosa, note balsamiche e di chinotto, genziana. Fedelissimo. 

Al palato è risoluto, potente, in questo momento assai compatto, tetragono, uno sviluppo gustativo fatto di piccoli passi. Tannini robusti, molto scheletro, si intravedono come premesso delle potenzialità infinite per un futuro anche remoto, ma per l’intanto con il Roastbeef all’aceto balsamico si fecero buona compagnia.

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Barolo Bussia Riserva 90 dì 2015 – Giacomo Fenocchio

Barolo Le Vigne 2015 – Sandrone

Barolo Le Vigne 2015 – Sandrone

Con uve dai vigneti Baudana a Serralunga d’Alba, Villero a Castiglione Falletto, Vignane a Barolo e Merli a Novello è un Barolo che va dichiaratamente e con successo a cercare la misura e l’equilibrio.

Elevazione in rovere francese da 500 litri e 18 mesi di affinamento in bottiglia.

Mette insieme la classicità dell’assemblaggio con un’idea più contemporanea del Barolo.

Di colore più intenso, con predominanti reminiscenze fruttate di corbezzolo e ribes rosso e di spezie dolci, floreale elegante, echi di bosco, cipria, eucalipto. Finezza manifesta.

Vellutato e sapido, ben orchestrato, certamente il più pronto dei tre, eppure nella sua amichevole disposizione mantiene una costante tensione, una forza trascinante senza spigoli e nemmeno cercando di proposito e con animo ostile si riuscirebbe a individuare un punto debole a questo Barolo.

Enonauta/Degustazione di Vino #367/369 - review - Tre Grandi Baroli - Principiano/Sandrone/Fenocchio | Una tripletta di giovani Barolo

Enonauta/Degustazione di Vino #367/369 - review - Tre Grandi Barolo - Principiano/Sandrone/Fenocchio | Una tripletta di giovani Barolo
Tre Grandi Barolo – Principiano, Fenocchio, Sandri

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BAROLO RISERVA VIGNOLO 2009 – Cavallotto

Barolo Riserva Vignolo 2009 – Cavallotto

Vignolo: vigna esposta a sud-ovest in Castiglione Falletto. Vinificazione tradizionale, lunga macerazione a cappello semi sommerso, invecchiamento altrettanto lungo in botte grande.

Vino dall’aspetto brillante, di considerevole complessità con reminiscenze eteree e fruttate passando, col tempo, dalla marasca a frutti più scuri. E poi le radici aromatiche, il goudron/asfalto bagnato (la prima volta che lo percepisco davvero nettamente e ho la conferma reale della sua esistenza in quanto percezione potenziale), felce e humus, l’ossigeno lo arricchisce ed emergono sentori di foglia di the, cuoio fresco, tamarindo. Giudicando dal naso lo si direbbe in una fase di ottima espressività.

Al palato potrebbe invece per qualcuno risultare intimidatorio. Perché dal punto di vista gustativo sviluppa molta potenza e un impatto tattile che impegna. Parte caldo, acidità penetrante e sapidità trainanti che innescano una ottima progressione, in piena coerenza e integrità di frutto. Tannini di grana finissima animati da forza indomita che impegnano la bocca.
Un buon esempio di salda finezza.

Un vino emblematico che aggiunge qualcosa all’idea di longevità potenziale. Dell’altra bottiglia in mio possesso credo potranno goderne i miei figli intorno all’anno 2035. Che è un po’ un bene, ma anche un po’ il disincentivo a spendere, il prezzo stesso a dire il vero non economico potrebbe essere disincentivante, per vini che racchiudono il mistero del famoso momento giusto, quello in cui il miracolo della prontezza si compirà, la risultante dell’evoluzione simultanea di più elementi che non sempre va a buon fine.
In questo caso le premesse fanno pensare che nel 2035 si potrà, con questo Riserva Vignolo 2009 di Cavallotto, fare una bella esperienza enoica.

Buon abbinamento insieme all’Ossobuco in umido.

Enonauta/Degustazione di Vino #342 - review - Barolo Riserva Vignolo 2009 - Cavallotto | Longevo, potente, molto complesso

Enonauta/Degustazione di Vino #342 – review – Barolo Riserva Vignolo 2009 – Cavallotto | Longevo, potente, molto complesso

Enonauta/Degustazione di Vino #342 - review - Barolo Riserva Vignolo 2009 - Cavallotto | Longevo, potente, molto complesso

Barolo Riserva Vignolo 2009 – Cavallotto

Vignolo: vineyard facing south-west in Castiglione Falletto. Traditional vinification, long semi-submerged cap maceration, equally long aging in large barrels.

A wine with a brilliant appearance, of considerable complexity with ethereal and fruity reminiscences, passing, over time, from morello cherry to darker fruits. And then the aromatic roots, the goudron/wet asphalt (the first time I really perceive it clearly and have real confirmation of its existence as a potential perception), fern and humus, the oxygen enriches it and hints of tea leaf emerge , fresh leather, tamarind. Judging by the nose one would say it is in a phase of excellent expressiveness.

On the palate, however, it could be intimidating for some. Because from a gustatory point of view it develops a lot of power and a tactile impact that engages. Warm start, penetrating acidity and driving flavor that trigger an excellent progression, in full coherence and fruit integrity. Very fine-grained tannins animated by indomitable strength that engage the mouth.
A good example of firm finesse.

An emblematic wine that adds something to the idea of ​​potential longevity. I think my children will be able to enjoy the other bottle in my possession around the year 2035. Which is a bit of a good thing, but also a bit of a disincentive to spend, the price itself, to be honest, not cheap could be a disincentive, for wines that contain the mystery of the famous right moment, the one in which the miracle of readiness will be accomplished, the result of the simultaneous evolution of multiple elements that does not always end well.
In this case the premises suggest that in 2035 it will be possible, with this Riserva Vignolo 2009 from Cavallotto, to have a beautiful wine experience.

Good pairing with stewed ossobuco.

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Bottiglie, Degustazioni

Barolo 2018 – Massolino

Barolo 2018 – Massolino

Vino sottile, incisivo, denso di aspetti positivi, unico Barolo aziendale prodotto nel 2018, ma non saprei dire se questo ha nettamente inciso sulla qualità del vino perché devo dire che il Barolo di Massolino (non cru) prodotto nelle altre annate e assaggiato in passato (ad esempio) , anche senza le uve dei cru aziendali, l’ho sempre trovato ottimo. Forse questo 2018 risulta meno austero e più immediato. Questo sì.
Colore molto chiaro, traslucido, largamente profumato, di anguria, rose rosse, note balsamiche e di cuoio, ma anche ricordi di cannella.
Al palato risulta caldo, brillante, succoso, si potrebbe parlare di immanenza del frutto, ben delineato, con tannini di buona presenza, ma non tetragoni.
Provato più volte, da solo e in compagnia, ogni volta consenso unanime.
L’annata sarà stata difficile, ma questo che ci consegna Massolino è un ottimo vino.

Enonauta/Degustazione di Vino #325 - review - Barolo 2018 - Massolino | Vino sottile, incisivo, denso di aspetti positivi
Enonauta/Degustazione di Vino #325 - review - Barolo 2018 - Massolino | Vino sottile, incisivo, denso di aspetti positivi
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Barolo/Barbaresco 2015 – una indagine amichevole

Barolo Barbaresco 2015 – una indagine amichevole


Barolo Sorano – Claudio Alario

Barolo – Domenico Clerico

Barolo – Ferdinando Principiano

Barolo – Cascina Fontana

Barbaresco – Francesco Versio

Barbaresco Autinbej – Ca del Baio


Reduci da una serata dedicata al Brunello di Montalcino dalla quale siamo usciti delusi e con una quantità anomala di sensazioni negative, e che non so nemmeno se raccontare, ci sediamo a tavola con entuasiasmo rinnovato per fare una piccola escursione nell’annata 2015 in Langa con 4 Barolo e 2 Barbaresco e ne ricaviamo ottime indicazioni sull’annata e per quanto riguarda i vini già degustati in precedenza anche interessanti informazioni sulla loro evoluzione.
I vini appaiono tutti, pur nella loro talvolta radicale differenza, approcciabili. Sembra che l’annata abbia contribuito a creare vini meno complessi e più immediatamente interpretabili e dal considerevole tenore alcolico ben integrato.

In ordine di apertura:

Barbaresco Autinbej Ca del Baio

Barbaresco classico con uve provenienti da diversi vigneti e che io definirei un giusto compromesso tra la potenza e la finezza. Dal primo assaggio (https://wp.me/pavwJ6-aP) risulta meno assertivo e decisamente più lineare ed equilibrato. Mantiene l’identità con la sua scorta di sentori che spaziano dal lampone alle erbe aromatiche, passando per la rosa e le spezie.

Resta un vino dal vigoroso impatto, ma c’è già più spazio di gusto, più grazia tattile.

Il Barolo di Domenico Clerico, già assaggiato, dà segni evidenti di apertura. Se in precedenti occasioni era risultato chiuso pare adesso avviato verso una fase di più brillante espressività. Barolo moderno, di colore più scuro degli altri, con sentori di marasca matura, essenze orientali, resine fresche, spezie dolci, sorso setoso, coerente, ben calibrato, senza particolari asperità.

Il Barbaresco di Francesco Versio brilla per la finezza esemplare, la pulizia e la nitidezza dei richiami, la precisione e la definizione del sorso, ha colore chiarissimo in un quadro di fragranza di piccoli frutti rossi, cannella, arancia navel, finale arioso e rinfrescante. Ci si può leggere chiarezza d’intenti ben realizzati in questo vino che è immediato, ma assai ben concertato.

Il Barolo di Serralunga d’Alba di Ferdinando Principiano ha energia straripante, è appena rustico, fresco assai, molto floreale, sanguigno, note di ciliegia e balsamiche, al palato risulta diretto, godibile, a tratti entusiasmante, tannini di grana fine che lasciano spazio alla dolcezza del frutto.

Cascina Fontana è animato da una forza oscura, ancora imbrigliata, ricorda certe bottiglie del cav. Accomasso. Il più tannico e austero del gruppo, ma a me è sembrato un grande vino in attesa di dare il meglio. Per la complessità e la ricchezza del bouquet, dove si trovano reminiscenze di rosa, marasca, carne cruda, humus, genziana, per il suo scheletro e la profondità di gusto. Non esiterei a scommettere su una cassa da conservare in cantina.

Il Barolo Sorano di Claudio Alario mostra un po’ i muscoli. Il più concentrato e denso del gruppo che potrebbe far storcere il naso ai fanatici dl Barolo Classico. Io l’ho invece apprezzato molto nella sua ottima intepretazione moderna. Un bel ventaglio di aromi (prugna matura, chiodo di garofano, mentolato/balsamico, vaniglia, viola), sorso stratificato che sviluppa una buona dinamica, tannini non domati che tracciano un bel profilo, lungo finale balsamico/fruttato.

Barolo Barbaresco 2015

Barolo Sorano - Claudio AlarioBarolo - Domenico Clerico
Barolo - Ferdinando Principiano
Barolo - Cascina Fontana
Barbaresco - Francesco Versio
Barbaresco Autinbej - Ca del Baio
Barolo Barbaresco 2015 – una indagine amichevole
Barolo Barbaresco 2015 – una indagine amichevole
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