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Canelli
ASTI • PIEMONTE • Italia • città collinare del sud astigiano fra cattedrali sotterranee, vigne e case spumantiere storiche • Canelli DOCG • Asti DOCG • Moscato d’Asti DOCG

In breve
Parole chiave: Moscato Bianco, Belbo, Langhe, Monferrato, marne, arenarie, spumante, cantine sotterranee, UNESCO.
Vitigno: Moscato Bianco in purezza per il Canelli DOCG.
Denominazioni: Canelli DOCG e Asti DOCG.
Quadro territoriale: Canelli si trova nella valle del Belbo, nel punto di incontro tra le colline del Monferrato astigiano e quelle che salgono verso la Langa cuneese. Il Moscato Bianco accompagna da secoli la viticoltura locale e ha contribuito, insieme allo sviluppo ottocentesco della spumantizzazione, alla trasformazione della città in uno dei principali centri storici dell’enologia piemontese.
Il territorio
Canelli si trova nella parte meridionale della provincia di Asti, lungo il corso del Belbo. Il centro urbano occupa il fondovalle, mentre i vigneti risalgono le colline che circondano la città e proseguono verso Calosso, Cassinasco, Loazzolo e Santo Stefano Belbo.
La posizione segna il passaggio tra due grandi sistemi collinari piemontesi. Verso nord e nord-est il paesaggio appartiene al Monferrato astigiano; procedendo verso sud e sud-ovest le colline si collegano progressivamente alla Langa.
La vite occupa soprattutto i pendii e le dorsali, mentre il fondovalle del Belbo ospita l’abitato, le infrastrutture e le attività produttive sviluppatesi intorno alla città.
Tra Langhe e Monferrato
Il territorio viticolo di Canelli non appartiene in modo esclusivo né alle Langhe né al Monferrato. La valle del Belbo attraversa una fascia di transizione nella quale cambiano progressivamente morfologia, pendenze e composizione dei terreni.
La stessa Canelli DOCG si sviluppa a cavallo delle province di Asti e Cuneo e comprende colline appartenenti ai due sistemi geografici.
Le differenze interne sono evidenti anche a breve distanza: versanti relativamente dolci si alternano a pendii molto più ripidi, soprattutto procedendo verso Santo Stefano Belbo, Cassinasco, Loazzolo e le colline più interne.
La valle del Belbo
Il Belbo nasce nell’Alta Langa e attraversa Santo Stefano Belbo e Canelli prima di proseguire verso Nizza Monferrato e confluire nel Tanaro.
La valle costituisce uno degli assi geografici principali del territorio del Moscato. Le colline che la delimitano sono incise da valloni secondari e presentano esposizioni molto differenti.
Le vigne occupano soprattutto le posizioni ben soleggiate sui versanti, mentre le superfici pianeggianti e umide del fondovalle non rientrano nelle condizioni previste per il Canelli DOCG.
Geologia e suoli
Le colline di Canelli appartengono al Bacino Terziario Piemontese e sono costituite prevalentemente da sedimenti di origine marina.
Marne, argille, sabbie e livelli arenacei compaiono in proporzioni differenti secondo quota e posizione geografica. Il disciplinare del Canelli DOCG ammette terreni calcarei con tessiture comprese tra franco-argillose e franco-sabbiose.
I suoli sono generalmente poveri di sostanza organica e spesso distribuiti su versanti con pendenze significative. Profondità, drenaggio e disponibilità idrica cambiano con la composizione dei sedimenti e con la posizione lungo il pendio.
Due fasce pedologiche
Il disciplinare distingue nel territorio del Canelli due grandi situazioni pedologiche.
Nei settori che comprendono Neive, Coazzolo, Castiglione Tinella, Calosso, Costigliole d’Asti, Moasca, San Marzano Oliveto e Calamandrana sono diffusi suoli marnoso-argillosi su colline dalle pendenze generalmente più contenute.
Verso Neviglie, Mango, Cossano Belbo, Santo Stefano Belbo, Loazzolo, Cassinasco e Canelli acquistano invece maggiore rilievo terreni arenaceo-marnosi stratificati, spesso associati a pendii più accentuati.
La distinzione descrive due tendenze geologiche all’interno di un territorio comunque articolato e non attribuisce automaticamente ai vini caratteristiche sensoriali differenti.
Altitudine ed esposizione
Il disciplinare del Canelli DOCG ammette vigneti compresi tra 165 e 500 metri di altitudine, esclusivamente in posizione collinare.
Sono esclusi i terreni di fondovalle, ombreggiati, pianeggianti e umidi. Alle quote superiori ai 400 metri vengono inoltre escluse alcune esposizioni direttamente settentrionali sui pendii più ripidi.
Quota e orientamento incidono sulla quantità di radiazione solare ricevuta dalle vigne, sulle temperature e sull’andamento della maturazione del Moscato Bianco.
Clima
Il clima è temperato continentale, con estati calde e inverni freddi. Le precipitazioni si concentrano soprattutto in primavera e autunno.
La morfologia collinare favorisce la circolazione dell’aria e il drenaggio delle acque, mentre le escursioni termiche cambiano secondo quota, esposizione e posizione all’interno delle vallate.
Nei versanti più elevati le temperature notturne possono scendere maggiormente durante la fase finale della maturazione, mentre le esposizioni più soleggiate accumulano più rapidamente calore durante il giorno.
Il Moscato Bianco
Il Moscato Bianco è una delle varietà aromatiche più anticamente documentate nel Piemonte meridionale e costituisce l’unico vitigno ammesso per la produzione del Canelli DOCG.
La sua aromaticità deriva in larga parte da composti terpenici già presenti nell’uva, tra cui il linalolo, responsabili di una parte dei caratteristici profumi floreali, fruttati e balsamici.
Fiori d’acacia e di campo, pesca, albicocca, agrumi, salvia e altre erbe aromatiche ricorrono frequentemente nei vini, con intensità e combinazioni differenti secondo maturazione, annata e vinificazione.
La Canelli DOCG
La denominazione autonoma Canelli DOCG è stata riconosciuta nel 2023, dopo essere stata per anni una sottozona del Moscato d’Asti DOCG.
Il vino deve essere ottenuto esclusivamente da Moscato Bianco. Le tipologie previste sono Canelli o Canelli Moscato e Canelli Riserva o Canelli Moscato Riserva.
La DOCG riguarda vini appartenenti alla categoria del vino fermo. Il prodotto può presentare una lieve vivacità naturale derivante dalla fermentazione, con una sovrappressione massima prevista dal disciplinare di 2,5 bar, ma non è uno spumante.
L’annata di produzione delle uve deve essere obbligatoriamente indicata in etichetta. È inoltre consentita la menzione vigna accompagnata dal relativo toponimo, nel rispetto delle condizioni previste dal disciplinare.
I diciassette comuni
La Canelli DOCG comprende territori distribuiti tra le province di Asti e Cuneo.
In provincia di Asti rientrano integralmente Calamandrana, Calosso, Canelli, Cassinasco e Coazzolo, insieme a porzioni dei comuni di Bubbio, Castagnole delle Lanze, Costigliole d’Asti, Loazzolo, Moasca e San Marzano Oliveto.
In provincia di Cuneo sono compresi integralmente Castiglione Tinella e Santo Stefano Belbo e, in parte, Cossano Belbo, Neive, Neviglie e Mango.
La denominazione attraversa quindi il confine amministrativo tra Astigiano e Cuneese e occupa una fascia collinare compresa tra Tanaro e Bormida attraverso la valle del Belbo.
Una viticoltura fortemente manuale
Molti vigneti della denominazione occupano pendii sui quali la meccanizzazione è limitata. Il disciplinare impone la raccolta manuale delle uve.
La forma di allevamento tradizionale è la controspalliera con potatura Guyot, mentre nei nuovi impianti è prevista una densità minima di quattromila ceppi per ettaro.
Sui versanti più ripidi gran parte delle operazioni continua quindi a richiedere un consistente lavoro manuale.
La Riserva
La tipologia Canelli Riserva rappresenta una particolarità all’interno della produzione piemontese da Moscato Bianco.
Il disciplinare impone almeno 30 mesi di invecchiamento e affinamento, calcolati dal 1° ottobre dell’anno della vendemmia, dei quali almeno 20 mesi in bottiglia.
Nel corso dell’evoluzione la componente aromatica primaria del Moscato può affiancarsi a profumi di frutta matura e candita, erbe balsamiche, miele e spezie.
La Riserva mantiene comunque la natura dolce e aromatica della denominazione: l’affinamento ne modifica l’espressione senza trasformarla in un vino di tipologia differente.
Dalla sottozona alla DOCG autonoma
Prima del 2023 il nome Canelli era utilizzato come sottozona del Moscato d’Asti DOCG. La successiva denominazione autonoma ha ristretto e definito un proprio areale, con regole specifiche per viticoltura, resa, raccolta e affinamento.
Il riconoscimento europeo della nuova DOP è arrivato nel giugno 2023. Canelli è diventata così la diciannovesima DOCG piemontese.
La denominazione contemporanea riguarda esclusivamente il vino da Moscato Bianco previsto dal nuovo disciplinare e va distinta dalla più ampia storia spumantistica della città.
Una storia antica del Moscato
La coltivazione della vite nel territorio di Canelli è documentata almeno dal Medioevo. Gli Statuti comunali del 1344 testimoniano il peso assunto dalla viticoltura nell’economia agricola locale.
Il Moscato viene esplicitamente ricordato nel Seicento negli Annali di Alessandria di Gerolamo Ghilini, anche se la presenza della varietà nel territorio è probabilmente precedente.
Nei secoli successivi il Moscato Bianco divenne progressivamente uno degli elementi fondamentali dell’agricoltura delle colline tra Canelli e Santo Stefano Belbo.
Canelli e lo spumante
Nel XIX secolo Canelli divenne uno dei principali centri italiani della produzione di vini spumanti. Carlo Gancia, dopo esperienze maturate in Francia, sviluppò tra Santo Stefano Belbo e Canelli tecniche di fermentazione applicate ai vini ottenuti da Moscato Bianco.
Nel 1865 venne prodotto a Canelli quello che viene generalmente indicato come il primo spumante italiano realizzato secondo il metodo classico.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la produzione spumantistica acquistò dimensioni industriali. Intorno a essa si svilupparono competenze enologiche, aziende di imbottigliamento, infrastrutture e una rete commerciale rivolta anche ai mercati internazionali.
Questa storia appartiene oggi soprattutto al sistema dell’Asti DOCG e alla tradizione spumantistica canellese; non va confusa con l’attuale Canelli DOCG, che identifica una distinta tipologia di vino da Moscato Bianco.
Le Cattedrali Sotterranee
Lo sviluppo dell’industria vinicola ha lasciato nel sottosuolo di Canelli una delle testimonianze architettoniche più caratteristiche della città.
Sotto le vie e gli edifici del centro si estende una rete di gallerie, sale voltate e cantine scavate su più livelli all’interno delle colline.
Questi ambienti, conosciuti come Cattedrali Sotterranee, garantiscono naturalmente temperature e umidità relativamente costanti e furono utilizzati per la lavorazione, la conservazione e l’affinamento di vini e spumanti.
Agli inizi del Novecento a Canelli erano attive più di cinquanta aziende imbottigliatrici, molte delle quali disponevano di strutture sotterranee collegate alle attività produttive.
Canelli e l’UNESCO
Dal 2014 Canelli fa parte del sito Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato, iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
Una delle sei componenti del sito è denominata Canelli e l’Asti Spumante e comprende le colline vitate, la città e le cantine storiche associate allo sviluppo della produzione spumantistica.
Il riconoscimento riguarda il rapporto tra paesaggio agricolo, coltivazione della vite, trasformazione del vino, architetture produttive e sviluppo storico dell’industria enologica.
Il paesaggio viticolo
Intorno a Canelli il vigneto occupa soprattutto pendii e dorsali, spesso con filari disposti a giropoggio o secondo le linee di livello.
Procedendo dalle colline più morbide verso la parte interna della valle del Belbo aumentano pendenza e frammentazione, mentre boschi e altre colture si alternano con maggiore frequenza alle vigne.
La città mantiene un rapporto particolarmente evidente con questa campagna: vigneti e colline raggiungono i margini dell’abitato, mentre nel sottosuolo prosegue la rete delle cantine storiche.
Canelli nel bicchiere
Il Canelli DOCG è un vino dolce nel quale il carattere aromatico del Moscato Bianco rimane centrale.
Fiori, pesca, albicocca, agrumi, salvia, melissa e altre erbe aromatiche possono comparire con intensità differenti, accompagnati dalla componente zuccherina e da un’acidità necessaria al loro equilibrio.
Provenienza del vigneto, quota, esposizione, maturazione delle uve e tecniche di vinificazione determinano differenze tra i vini della denominazione.
Marne, argille e arenarie descrivono le condizioni fisiche dei diversi versanti. Non corrispondono automaticamente a maggiore finezza, aromaticità, freschezza o altre categorie sensoriali attribuibili a priori al vino.
I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi