Ci sono grandissimi vini e ci sono grandissimi Grignolini. Le due cose non si escludono. Io però faccio parte di quella schiera di enomaniaci convinti che un vino vada valutato prima di tutto all’interno del proprio insieme originario: rispetto al vitigno che lo genera, al territorio da cui proviene, alla storia delle sue interpretazioni. Solo in un secondo momento ha senso collocarlo dentro un insieme più vasto.
Quello di cui si tratta qui è un grandissimo Grignolino, Grignolino d’Asti per la precisione, prodotto da una delle più piacevoli scoperte del 2025: Cascina Rey. È prodotto in sole 380 bottiglie.
Cascina Rey si trova a Valle del Re, a pochi chilometri dal centro di Asti, ed è nelle mani della stessa famiglia dal 1913. Oggi la conduce Monica Monticone, che ha preso le redini dell’azienda alla fine del 2016. Sei ettari complessivi, circa 12.000 bottiglie l’anno, vigne in parte storiche — alcuni impianti di Barbera, Grignolino e Cortese risalgono al 1970 — e terreni costituiti in larga parte dalle sabbie astiane plioceniche di origine marina. Una piccola realtà familiare che continua a lavorare soprattutto sui vitigni tradizionali dell’Astigiano.
La vinificazione è in rosso, in vasche d’acciaio, con una macerazione sulle bucce di circa dieci giorni a temperatura controllata. Dopo la malolattica spontanea, il vino affina per diciotto mesi in barrique di quarto passaggio: un legno quindi già ampiamente utilizzato, che sembra avere soprattutto una funzione di affinamento e di lenta evoluzione, di “contenitore” senza sovrapporsi al carattere del Grignolino.
È l’ultima bottiglia rimasta di quelle recuperate al Mercato FIVI 2025.

Com’è un grandissimo Grignolino?
Fragrante, prima di tutto. Brillante e chiaro. Fresco, tannico, tonico. Capace di sviluppare molto sapore senza ricorrere alla concentrazione. Riconoscibile al naso con piccoli frutti rossi, agrumi, floreale delicato, spezie, una vena amaricante che allunga il sorso. Energia, precisione e bevibilità.
E che mostri appieno le potenzialità del vitigno. Che indubbiamente sono molte.
In piena corrispondenza con l’identikit appena tracciato, il Grignolino di Cascina Rey mostra di avere tutte le carte in regola: fragrante e con un profilo profondamente riconoscibile: fragolina di bosco, agrumi, una sottile vena bitter, un floreale delicato e spezie appena accennate.
Al palato è fresco, tannico, energico, con una materia senza peso, ma tonico e con intensità di gusto. Il tannino ha carattere, mai rustico però. Insieme all acidità diffusa dona al vino struttura restituendo un Grignolino saldo e dinamico, che va oltre l’immagine del rosso leggero e immediato in un’interpretazione che sembra voler ricordare quanto questo vitigno possa essere serio, profondamente territoriale e dotato di una evidente attitudine all’evoluzione.
Grignolino d’Asti DOC “Lasme Sté” 2022 di Cascina Rey
There are great wines, and there are great Grignolinos. The two things are not mutually exclusive. I belong, however, to that group of wine obsessives who believe that a wine should first be judged within its own original context: in relation to the grape variety it comes from, the territory it belongs to, and the history of its interpretations. Only afterwards does it make sense to place it within a broader framework.
What we are dealing with here is a truly great Grignolino — Grignolino d’Asti, to be precise — made by one of the most pleasant discoveries of 2025: Cascina Rey. Only 380 bottles were produced.
Cascina Rey is located in Valle del Re, just a few kilometres from the centre of Asti, and has been in the hands of the same family since 1913. Today it is run by Monica Monticone, who took over the estate at the end of 2016. Six hectares in total, around 12,000 bottles a year, with some old vineyards — certain plots of Barbera, Grignolino and Cortese date back to 1970 — and soils largely composed of Pliocene Asti sands of marine origin.
A small family estate that continues to work mainly with the traditional grape varieties of the Asti area.
This is the last bottle left from those I picked up at the 2025 Mercato FIVI.
How should a truly great Grignolino be?
Fragrant, first and foremost. Bright and clear. Fresh, tannic, taut. Capable of developing plenty of flavour without relying on concentration. Recognisable on the nose through small red berries, citrus fruit, delicate floral notes, spices, and a slightly bitter vein that lengthens the palate. Energy, precision and drinkability.
And it should fully reveal the potential of the grape variety. Which is undoubtedly considerable.
Perfectly matching the profile just outlined, Cascina Rey’s Grignolino has everything in place: fragrant and deeply recognisable, with wild strawberry, citrus fruit, a subtle bitter note, delicate floral aromas and lightly sketched spices.
On the palate it is fresh, tannic and energetic, with substance but no heaviness, taut and intensely flavourful. The tannin has character without ever becoming rustic. Together with the pervasive acidity, it gives the wine structure, producing a firm and dynamic Grignolino that goes well beyond the image of a light, immediate red.
It is an interpretation that seems intent on reminding us just how serious, deeply rooted in its territory and naturally suited to evolution this grape variety can be.

L’Enonauta è un navigatore.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.




