Castagnole Monferrato (Asti – Piemonte)

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Castagnole Monferrato

ASTI • PIEMONTE • Italia • città collinare del sud astigiano fra cattedrali sotterranee, vigne e case spumantiere storiche • Canelli DOCG • Asti DOCG • Moscato d’Asti DOCG

Poster L’Enonauta dedicato a Castagnole Monferrato
Castagnole Monferrato Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave: Ruchè, Monferrato astigiano, Tanaro, colline, marne, sabbie plioceniche, aromaticità, Castagnole Monferrato.

Vitigno: Ruchè, con eventuale presenza di Barbera e Brachetto nei limiti previsti dal disciplinare.

Denominazione: Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, nelle tipologie base e Riserva.

Quadro territoriale: Castagnole Monferrato si trova nelle colline astigiane a nord del Tanaro, in un piccolo comprensorio nel quale il Ruchè ha conservato una presenza quasi esclusiva. La denominazione comprende sette comuni e occupa un territorio di basse colline segnato dal passaggio tra le marne del Monferrato e le sabbie plioceniche dell’Astigiano.

Il territorio

Castagnole Monferrato si trova a nord-est di Asti, nel Basso Monferrato, su un crinale collinare posto a circa 230 metri di altitudine. Il territorio comunale si sviluppa tra Asti, Montemagno, Grana, Portacomaro, Refrancore e Scurzolengo.

Il paesaggio alterna vigneti, seminativi, prati e superfici boscate. Le colline hanno generalmente quote moderate e profili ondulati, incisi da piccoli rii e valloni.

La viticoltura occupa soprattutto i versanti meglio esposti, mentre le aree di fondovalle e quelle più umide hanno destinazioni agricole differenti.

Le colline a nord del Tanaro

L’area del Ruchè si trova sulla riva sinistra del Tanaro, in una parte del Monferrato astigiano distinta dalle colline meridionali di Nizza, Canelli e della valle del Belbo.

Il territorio della denominazione forma un insieme relativamente compatto di basse colline, con quote comprese dal disciplinare tra 120 e 400 metri.

Esposizione e posizione sul versante incidono sull’insolazione e sulla maturazione delle uve. Per i nuovi impianti il disciplinare esclude le esposizioni direttamente settentrionali.

Geologia e suoli

Il territorio si trova in una zona di transizione geologica tra le formazioni marnose del Monferrato e i depositi sabbiosi pliocenici dell’Astigiano.

Il disciplinare comprende terreni argillosi, limosi, sabbiosi e calcarei, presenti in combinazioni differenti. Marne, sedimenti fini e componenti sabbiose possono quindi cambiare anche tra versanti vicini.

La diversa proporzione tra argilla, limo, sabbia e calcare modifica profondità, drenaggio e disponibilità idrica dei suoli. Non esiste un unico terreno identificabile con l’intera zona del Ruchè.

Clima

Il clima è temperato continentale, con estati calde e inverni freddi. Le precipitazioni si concentrano soprattutto nelle stagioni intermedie.

La morfologia collinare favorisce la circolazione dell’aria, mentre esposizione, pendenza e posizione dei vigneti determinano differenze locali di temperatura e insolazione.

Il Ruchè raggiunge normalmente la maturazione tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, con variazioni legate all’annata e alla posizione del vigneto.

Il Ruchè

Il Ruchè è una varietà a bacca nera strettamente legata alle colline di Castagnole Monferrato e dei comuni circostanti. Fuori da quest’area la sua presenza rimane molto limitata.

Le sue origini non sono documentate con certezza. Diverse ricostruzioni ne hanno ipotizzato provenienze differenti e anche l’etimologia del nome rimane incerta.

In passato le uve venivano utilizzate anche per il consumo diretto e per piccole produzioni familiari di vino dolce. La moderna identità del Ruchè come vino rosso secco si sviluppò soprattutto nella seconda metà del Novecento.

Un vitigno aromatico

Il Ruchè possiede un corredo aromatico particolarmente riconoscibile. Rosa e viola ricorrono frequentemente, accompagnate da frutto rosso, ciliegia, piccoli frutti, erbe e una componente speziata.

L’intensità aromatica non implica però un unico modello di vino. Maturazione, estrazione, durata delle macerazioni, eventuale affinamento in legno e tempo trascorso in bottiglia modificano sensibilmente il profilo finale.

Anche la struttura tannica può assumere intensità differenti, dalle versioni più fragranti e immediate a quelle destinate a un’evoluzione più lunga.

Don Giacomo Cauda

La storia contemporanea del Ruchè è strettamente legata a don Giacomo Cauda, parroco di Castagnole Monferrato dalla metà degli anni Sessanta.

Nei vigneti della parrocchia Cauda trovò vecchie piante di Ruchè e iniziò a vinificarne separatamente le uve, puntando su un vino secco e varietale in un periodo nel quale il vitigno aveva ormai una diffusione molto limitata.

L’imbottigliamento e la vendita del vino della parrocchia contribuirono a riportare attenzione sulla varietà e a incoraggiare altri viticoltori della zona a conservarla e reimpiantarla.

La Vigna del Parroco

Il vigneto legato all’attività di don Giacomo Cauda è rimasto uno dei luoghi simbolici della storia moderna del Ruchè.

Del Parroco figura oggi nell’elenco regionale delle menzioni vigna riconosciute per il Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, con una delimitazione catastale precisa nel territorio di Castagnole.

Nello stesso elenco compaiono altre vigne delimitate all’interno della denominazione, tra cui Bricco Montiò a Castagnole, Vigna del Castello a Montemagno e Montepirano e San Rocco a Grana.

I sette comuni

La zona di produzione della DOCG comprende integralmente sette comuni della provincia di Asti: Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi.

Il nome Castagnole Monferrato identifica quindi il centro storico della denominazione, ma le vigne del Ruchè si distribuiscono anche sulle colline dei sei comuni limitrofi.

Le differenze di esposizione, tessitura dei suoli e posizione geografica producono condizioni viticole diverse all’interno di questo piccolo comprensorio.

La Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG

Il Ruchè di Castagnole Monferrato ottenne il riconoscimento della DOC nel 1987 e della DOCG nel 2010.

Il disciplinare prevede Ruchè per almeno il 90%. Il restante 10% può essere costituito da Barbera e Brachetto, utilizzati singolarmente o insieme.

Sono previste le tipologie Ruchè di Castagnole Monferrato e Ruchè di Castagnole Monferrato Riserva. L’annata di produzione delle uve deve essere indicata obbligatoriamente in etichetta.

La menzione vigna può essere utilizzata con un toponimo o nome tradizionale inserito nell’apposito elenco regionale, nel rispetto delle condizioni stabilite dal disciplinare.

La Riserva

Il Ruchè di Castagnole Monferrato Riserva deve essere sottoposto a un periodo minimo di invecchiamento di 24 mesi, calcolati dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve.

Almeno 12 mesi devono trascorrere in botti di legno. La Riserva può riportare anche una menzione vigna quando sono rispettati i relativi requisiti.

Il maggiore tempo di affinamento può modificare il carattere floreale e fruttato del Ruchè, facendo emergere spezie e componenti evolutive, senza definire un modello sensoriale unico.

Un recupero recente

La superficie dedicata al Ruchè rimase a lungo molto limitata. La riscoperta avviata nella seconda metà del Novecento precedette il riconoscimento della DOC e favorì una progressiva diffusione della varietà nei sette comuni.

Il passaggio alla DOCG nel 2010 consolidò il legame tra il vitigno e questo piccolo settore del Monferrato astigiano.

La storia recente della denominazione resta quindi inseparabile dalla conservazione di una varietà che aveva rischiato di occupare uno spazio marginale nella viticoltura piemontese.

Il paesaggio viticolo

Le vigne di Castagnole Monferrato seguono le ondulazioni delle colline, alternandosi a boschi, seminativi, prati e altre colture.

Il vigneto non forma una superficie continua: appezzamenti di dimensioni differenti occupano soprattutto le esposizioni più favorevoli, mentre le aree più fresche o umide mantengono una maggiore presenza di vegetazione spontanea e boschiva.

La frammentazione agricola rimane uno dei caratteri riconoscibili di questo settore del Monferrato, nonostante la crescente specializzazione legata al Ruchè.

Castagnole Monferrato nel bicchiere

Nei Ruchè possono ricorrere rosa, viola, ciliegia, frutti rossi, erbe e spezie, con una componente aromatica particolarmente evidente.

Il vino è normalmente secco e può presentare tannino riconoscibile, mentre struttura e maturità del frutto cambiano secondo vigneto, vendemmia, epoca di raccolta e vinificazione.

Marne, sabbie, argille e calcari descrivono la complessità dei terreni della denominazione, ma non determinano automaticamente intensità aromatica, morbidezza o altri caratteri sensoriali.

La specificità di Castagnole Monferrato risiede soprattutto nella continuità tra un territorio molto circoscritto, una varietà scarsamente diffusa altrove e il recupero viticolo avviato nella seconda metà del Novecento.

I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi

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