Manduria (Taranto – Puglia)

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Manduria

Taranto • Puglia • Italia • arco ionico del Salento, fra terre rosse, calcare e sabbie costiere • Primitivo di Manduria DOC • Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOCG

Vigneto di Primitivo nei dintorni di Manduria fra terra rossa e luce ionica
Manduria e il Primitivo: vigne basse, vento ionico, calore e concentrazione. Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave: Primitivo, arco ionico, terra rossa, calcare, sabbie, alberello pugliese, appassimento, Manduria.

Vitigno: Primitivo.

Denominazioni: Primitivo di Manduria DOC, nelle tipologie base e Riserva, e Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOCG.

Quadro territoriale: Manduria si trova nella parte orientale della provincia di Taranto, tra l’arco ionico e il Salento settentrionale. La zona del Primitivo di Manduria si estende molto oltre il territorio comunale, comprendendo aree delle province di Taranto e Brindisi caratterizzate da pianure e basse ondulazioni, substrati calcarei, terre rosse e suoli che diventano localmente più sabbiosi procedendo verso la costa.

Il territorio

Manduria si trova nell’entroterra ionico, a circa dieci chilometri dalla costa, in una zona prevalentemente pianeggiante compresa tra Taranto, il Salento e il limite meridionale delle Murge.

Il territorio comunale scende gradualmente verso San Pietro in Bevagna e il litorale ionico, mentre verso nord e nord-est si collega alle campagne di Sava, Oria e Francavilla Fontana.

Vigneti, oliveti, seminativi, muretti a secco, masserie e piccoli appezzamenti costituiscono la trama agricola della zona. La vite è particolarmente diffusa nei territori di Manduria, Sava, Maruggio, Lizzano, Torricella e Avetrana.

Tra arco ionico e Salento

La zona della denominazione occupa un settore di transizione tra l’arco ionico tarantino e il Salento nord-occidentale.

Nel settore occidentale il paesaggio presenta superfici subpianeggianti e successioni di terrazzi che degradano verso il mare.

Procedendo verso Manduria, Sava, Avetrana, Oria ed Erchie aumentano le superfici calcaree e i suoli sviluppati sui sedimenti della piattaforma salentina.

Le differenze tra costa e interno riguardano profondità dei suoli, componente sabbiosa, drenaggio e disponibilità idrica, oltre alla diversa esposizione ai venti.

Geologia e suoli

Il substrato dell’area è costituito in larga parte da rocce carbonatiche, ricoperte da depositi più recenti di origine marina e continentale.

Calcari, calcareniti, argille, sabbie e depositi alluvionali compaiono in proporzioni differenti secondo posizione e distanza dalla costa.

Nell’entroterra sono frequenti suoli franco-argillosi e di media tessitura, mentre nelle aree costiere possono aumentare le componenti sabbiose e diminuire sensibilmente lo spessore utile del terreno.

Manduria, Sava e Avetrana presentano un’alternanza di suoli sottili e più profondi, spesso con il substrato calcareo a distanza relativamente ridotta dalla superficie.

La terra rossa

La terra rossa costituisce uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio viticolo di Manduria e di ampie zone circostanti.

Il colore è dovuto soprattutto alla presenza di ossidi di ferro accumulati nei materiali residuali sviluppati sopra il substrato calcareo.

La sua profondità non è costante: in alcuni vigneti forma uno strato relativamente sottile sopra la roccia, mentre in depressioni e conche può raggiungere spessori maggiori.

La terra rossa descrive quindi una condizione pedologica diffusa, ma non un terreno identico in tutta la denominazione e non determina automaticamente concentrazione, grado alcolico o struttura del vino.

I suoli costieri

Avvicinandosi alla costa ionica, soprattutto nelle zone di Maruggio, Campomarino, San Pietro in Bevagna e Torre Colimena, aumentano i terreni con componente sabbiosa.

In alcuni settori il substrato si trova a poche decine di centimetri dalla superficie e limita l’approfondimento radicale.

Dune, depressioni retrodunali, depositi marini e materiali calcarei introducono ulteriori variazioni all’interno della fascia costiera.

Anche qui il termine “sabbia” identifica situazioni differenti e non corrisponde a un profilo sensoriale prestabilito del Primitivo.

Clima

Il clima è mediterraneo, con estati calde e asciutte, inverni generalmente miti e precipitazioni concentrate soprattutto tra autunno e inverno.

La vicinanza dello Ionio influenza temperatura, umidità e circolazione dell’aria, con effetti differenti tra litorale e zone più interne.

Maestrale, tramontana e scirocco interessano frequentemente il territorio. La loro azione cambia secondo stagione, intensità e provenienza.

Il disciplinare non stabilisce particolari requisiti di esposizione o giacitura dei vigneti, coerentemente con una morfologia prevalentemente pianeggiante.

Il Primitivo

Il Primitivo deve il proprio nome alla maturazione relativamente precoce rispetto ad altre varietà coltivate tradizionalmente in Puglia.

La prima selezione documentata viene ricondotta alla fine del Settecento a Gioia del Colle, dove Francesco Filippo Indellicati individuò e propagò una vite localmente indicata come Primativo o Primaticcio.

Nel corso dell’Ottocento il vitigno si diffuse anche nella Puglia meridionale e divenne progressivamente centrale nella viticoltura dell’area di Manduria.

La varietà possiede grappoli relativamente compatti e accumula zuccheri con rapidità. Nei vini possono ricorrere prugna, mora, ciliegia, frutti maturi, spezie ed erbe, con struttura e grado alcolico variabili secondo vigneto, maturazione e vinificazione.

Primitivo, Zinfandel e Tribidrag

Le analisi genetiche hanno dimostrato che Primitivo e Zinfandel appartengono alla stessa varietà.

Successive ricerche condotte sulla costa dalmata hanno individuato la corrispondenza con antiche varietà croate conosciute con nomi quali Tribidrag e Crljenak Kaštelanski.

L’identità genetica non elimina le differenze prodotte nei diversi territori da clima, pratiche viticole, maturazione e tecniche di cantina.

L’alberello pugliese

L’alberello pugliese è la forma di allevamento più strettamente associata alla storia del Primitivo di Manduria.

La pianta viene mantenuta bassa, con una struttura autonoma e una chioma raccolta intorno al ceppo.

Molti vigneti storici conservano ancora questa impostazione, mentre gli impianti più recenti possono essere allevati anche a controspalliera.

Il disciplinare ammette alberello pugliese e controspalliera, quest’ultima potata a Guyot o cordone speronato.

La Primitivo di Manduria DOC

La Primitivo di Manduria DOC è stata riconosciuta nel 1974 e comprende le tipologie Primitivo di Manduria e Primitivo di Manduria Riserva.

Il disciplinare vigente richiede Primitivo per almeno l’85%. Fino al 15% può essere costituito da altri vitigni a bacca nera non aromatici idonei alla coltivazione nelle province di Taranto e Brindisi.

La resa massima delle uve è fissata a 9 tonnellate per ettaro. L’indicazione dell’annata di produzione delle uve è obbligatoria in etichetta.

Le uve possono essere sottoposte ad appassimento e il disciplinare vieta l’arricchimento dei mosti e dei vini.

La zona della DOC

La zona di produzione si estende nelle province di Taranto e Brindisi.

In provincia di Taranto comprende i comuni di Manduria, Carosino, Monteparano, Leporano, Pulsano, Faggiano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico, San Marzano di San Giuseppe, Fragagnano, Lizzano, Sava, Torricella, Maruggio e Avetrana.

Sono comprese inoltre la frazione tarantina di Talsano e alcune isole amministrative del comune di Taranto.

In provincia di Brindisi rientrano i territori di Erchie, Oria e Torre Santa Susanna.

La Riserva

Il Primitivo di Manduria Riserva segue la stessa base ampelografica della tipologia principale.

Deve essere sottoposto ad almeno 24 mesi di affinamento, calcolati dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve, dei quali almeno 9 mesi in legno.

Il titolo alcolometrico naturale minimo richiesto alle uve è superiore rispetto alla tipologia base.

Il maggiore periodo di affinamento non definisce da solo uno stile uniforme: contenitore, durata effettiva, maturazione delle uve e tecniche di vinificazione rimangono variabili.

Il Dolce Naturale

Il Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOCG è stato riconosciuto come DOCG nel 2011 ed è stata la prima denominazione controllata e garantita della Puglia.

Deve essere prodotto esclusivamente da Primitivo al 100% e utilizza la stessa zona geografica di riferimento della denominazione.

Le uve possono essere sottoposte ad appassimento sulla pianta, su graticci, in cassette all’aperto oppure in locali destinati a questa operazione.

La resa massima è di 7 tonnellate per ettaro, mentre la resa dell’uva in vino non può superare il 60%.

Un vino dolce da Primitivo

Il Dolce Naturale deve possedere all’immissione al consumo un residuo zuccherino non inferiore a 50 grammi per litro.

Il titolo alcolometrico volumico totale minimo è del 16% vol, dei quali almeno 13% effettivi.

Il vino non può essere immesso al consumo prima del 1° giugno dell’anno successivo a quello della vendemmia.

Prugna, frutta matura, frutta essiccata e spezie possono comparire nel profilo, mentre grado di appassimento, maturazione e vinificazione modificano equilibrio tra zucchero, alcol e acidità.

Una storia di vino sfuso

Tra la fine dell’Ottocento e gran parte del Novecento il Primitivo dell’area di Manduria fu commercializzato in quantità rilevanti come vino sfuso.

Il suo grado alcolico, il colore e la concentrazione ne favorirono l’impiego in assemblaggi destinati ad altri mercati italiani ed europei.

Cooperative, stabilimenti vinicoli e commercianti ebbero un ruolo importante nell’economia locale, mentre soltanto progressivamente aumentò la quota di vino imbottigliata con il nome della denominazione.

La DOC del 1974 e la successiva DOCG del Dolce Naturale appartengono a questa trasformazione dalla vendita prevalentemente sfusa alla valorizzazione dell’origine.

Manduria e la civiltà messapica

Manduria conserva uno dei complessi archeologici più importanti della civiltà messapica.

Le grandi cinte murarie, la necropoli e le altre testimonianze dell’antico insediamento documentano l’importanza della città prima della conquista romana.

Il territorio agricolo contemporaneo si sviluppa quindi intorno a un centro la cui storia precede di molti secoli la moderna specializzazione viticola.

Il Fonte Pliniano

Tra i luoghi più conosciuti di Manduria figura il Fonte Pliniano, una cavità naturale nella quale affiora una sorgente già descritta in età romana.

Plinio il Vecchio ricordò una fonte presso Manduria il cui livello rimaneva costante nonostante il prelievo di acqua.

La sorgente appartiene al sistema carsico locale e testimonia la circolazione delle acque sotterranee all’interno del substrato calcareo.

Il paesaggio viticolo

Il paesaggio del Primitivo di Manduria è prevalentemente pianeggiante o debolmente ondulato.

Vigneti ad alberello, impianti a spalliera, oliveti, muretti a secco, masserie e terreni di colore rosso costituiscono elementi ricorrenti, ma non uniformemente distribuiti.

Procedendo verso la costa aumentano sabbie, macchia mediterranea e sistemi dunali, mentre nell’entroterra diventano più frequenti i suoli argillosi e calcarei.

I vecchi alberelli rappresentano una componente storica importante del territorio, accanto a vigneti più recenti impostati secondo sistemi di allevamento differenti.

Manduria nel bicchiere

Nei Primitivo di Manduria possono ricorrere prugna, mora, ciliegia, frutta matura, spezie, erbe e componenti balsamiche.

Il vitigno può raggiungere concentrazioni zuccherine elevate, ma grado alcolico, residuo zuccherino, tannino e acidità cambiano secondo vendemmia e impostazione produttiva.

La DOC stessa ammette vini dal secco all’abboccato, mentre il Dolce Naturale DOCG appartiene a una categoria distinta fondata su Primitivo in purezza e contenuto zuccherino più elevato.

Terra rossa, calcare, sabbia, clima caldo e vicinanza dello Ionio descrivono condizioni ambientali concrete, ma non determinano automaticamente morbidezza, potenza, dolcezza o concentrazione del vino.

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