Refrontolo (Treviso- Veneto)

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Refrontolo

Vigne ripide nelle Rive di Refrontolo: la verticalità delle colline e il lavoro del vignaiolo
Illustrazione generata per L’Enonauta: la “verticalità” delle Rive e l’idea di viticoltura di pendenza.

Refrontolo occupa un sistema di colline fra Pieve di Soligo, San Pietro di Feletto e la valle del Lierza, nel settore centro-orientale del Conegliano Valdobbiadene. Rispetto alle dorsali strette e molto ripide che caratterizzano le zone più occidentali verso Valdobbiadene, qui il paesaggio tende ad aprirsi in rilievi più morbidi, interrotti da piccoli corsi d’acqua, incisioni, boschi e superfici vitate.

La vite assume due forme particolarmente riconoscibili. La Glera collega Refrontolo al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG e alla relativa Rive di Refrontolo; il Marzemino conduce invece a una tradizione differente, quella del Colli di Conegliano Refrontolo DOCG, prodotto anche nella versione Passito. Nello stesso territorio convivono quindi una viticoltura prevalentemente spumantistica e una piccola produzione rossa fondata sull’appassimento.

Tra Pieve di Soligo e il Feletto

Refrontolo si trova su un rilievo che guarda verso il Quartier del Piave e costituisce un punto di passaggio fra il sistema collinare di Pieve di Soligo e quello di San Pietro di Feletto. Verso nord il territorio è inciso dalla valle del Lierza, che prosegue in direzione di Rolle e delle Prealpi; verso sud le colline degradano progressivamente verso la pianura.

La morfologia è meno aspra rispetto alle Rive di Valdobbiadene, Miane o Col San Martino. Gli studi di zonazione del Conegliano Valdobbiadene distinguono infatti un settore centro-meridionale comprendente Refrontolo, Feletto, Conegliano e Susegana, caratterizzato in generale da colline più dolci e da dorsali orientate prevalentemente lungo l’asse nord-sud.

Questo non significa che il territorio sia pianeggiante. Pendenze, piccole valli e cambiamenti di esposizione rimangono frequenti e determinano una forte frammentazione degli appezzamenti, ma le forme dei rilievi differiscono dalle strette creste che dominano la parte occidentale della denominazione.

Conglomerati e sedimenti

La geologia appartiene al complesso sistema sedimentario delle colline trevigiane. Una delle matrici più riconoscibili nel settore compreso tra Refrontolo, Farra di Soligo e Vidor è costituita da conglomerati poligenici: ciottoli prevalentemente calcarei e dolomitici cementati da una matrice più fine.

In diverse aree questi conglomerati formano un substrato molto compatto sul quale si sviluppa uno strato di terreno relativamente sottile, talvolta inferiore a mezzo metro. Le radici tendono allora a distribuirsi soprattutto nella parte superficiale disponibile, seguendo fratture e discontinuità del substrato.

Il quadro non è però uniforme. Marne, arenarie, materiali limoso-argillosi e depositi di versante compaiono in differenti porzioni del territorio e la profondità dei suoli aumenta in genere nelle aree meno acclivi o nelle zone di accumulo. Anche a Refrontolo è quindi preferibile parlare di una successione di situazioni pedologiche piuttosto che di un solo tipo di terreno.

La croda

Il rapporto con il conglomerato emerge direttamente nella toponomastica. Nel termine croda, utilizzato per indicare la parete rocciosa presso il Molinetto della Croda, la roccia entra nel nome stesso del luogo.

Qui il torrente Lierza supera un salto naturale e l’antico mulino è stato costruito direttamente a ridosso dell’affioramento. Roccia, acqua e costruzione rurale formano uno dei paesaggi più riconoscibili dell’intero territorio di Refrontolo.

La presenza degli affioramenti lungo il corso del torrente permette inoltre di osservare la struttura delle colline al di là delle superfici coltivate: la vegetazione e i vigneti coprono gran parte dei versanti, ma nelle incisioni più profonde il substrato ritorna visibile.

Il Lierza

Il Lierza nasce nel sistema collinare posto fra Arfanta e Rolle e attraversa il territorio di Refrontolo prima di confluire nel Soligo. È un corso d’acqua torrentizio e ha inciso una valle stretta, in alcuni punti profondamente incassata fra i rilievi.

La sua presenza introduce nel paesaggio ambienti diversi da quelli dei crinali vitati. Lungo il fondovalle aumentano boschi, vegetazione ripariale, pareti rocciose e superfici meno adatte alla vite, mentre sui versanti soprastanti ritornano gli appezzamenti agricoli.

Il sistema del Lierza ricorda così che il paesaggio di Refrontolo non è costituito da una successione continua di vigneti. Acqua, bosco e colture formano una struttura più complessa, nella quale gli spazi non vitati mantengono una presenza significativa.

Il Molinetto della Croda

Il Molinetto della Croda sorge lungo il Lierza, pochi chilometri a nord del centro di Refrontolo. Le prime strutture risalgono al Seicento e furono successivamente ampliate con gli ambienti destinati all’abitazione dei mugnai, alla stalla e al granaio.

Il mulino utilizzava la forza dell’acqua per azionare la macina e rimase operativo fino al 1953. Dopo un periodo di abbandono fu acquistato dal Comune di Refrontolo e restaurato, conservando la ruota e ricostruendo il funzionamento dell’impianto molitorio.

La sua presenza permette di leggere un’economia rurale nella quale la vite rappresentava soltanto una componente. Cereali, mais, allevamento, bosco e utilizzo dell’energia idraulica appartenevano allo stesso sistema agricolo che ha modellato le colline prima della specializzazione viticola contemporanea.

La Glera

La Glera occupa oggi gran parte delle superfici vitate di Refrontolo e costituisce la base del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. Come nel resto della denominazione, possono concorrere in misura minoritaria anche Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Perera e Glera Lunga.

La diffusione della Glera si è intensificata soprattutto nel corso del Novecento e nei primi decenni del XXI secolo, parallelamente alla crescita della produzione spumantistica. Questa specializzazione si è sovrapposta a un patrimonio viticolo precedentemente più diversificato.

Proprio la sopravvivenza del Marzemino distingue Refrontolo da numerosi altri settori delle colline e conserva una testimonianza particolarmente evidente di questa maggiore varietà storica.

Rive di Refrontolo

Refrontolo costituisce una delle 43 Rive riconosciute dal disciplinare del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG ed è l’unica Rive appartenente al comune omonimo.

Per utilizzare la menzione Rive di Refrontolo le uve devono provenire dall’unità geografica delimitata, la vendemmia deve essere effettuata manualmente e la resa massima è fissata a 13 tonnellate per ettaro. L’indicazione dell’annata è obbligatoria.

La menzione permette quindi di restringere la provenienza rispetto alla DOCG generale. Non corrisponde però a un singolo vigneto né identifica automaticamente una qualità superiore rispetto alle altre Rive: comprende superfici differenti per esposizione, pendenza, profondità del terreno e posizione all’interno del territorio comunale.

Il Marzemino

Accanto alla Glera, il Marzemino costituisce il vitigno storicamente più caratteristico di Refrontolo. La varietà è diffusa anche in altre regioni dell’Italia settentrionale, ma nelle colline trevigiane ha mantenuto una tradizione specificamente legata all’appassimento.

La vite produce grappoli generalmente allungati e acini dalla buccia blu-nera e pruinosa. Nel territorio di Refrontolo una parte delle uve veniva selezionata e lasciata appassire prima della vinificazione, ottenendo un vino rosso concentrato e tradizionalmente caratterizzato dalla presenza di zucchero residuo.

Questa pratica è sopravvissuta anche durante la fase di crescente specializzazione sulla Glera e costituisce oggi il fondamento del Colli di Conegliano Refrontolo DOCG.

Colli di Conegliano Refrontolo DOCG

La denominazione Colli di Conegliano Refrontolo DOCG comprende due tipologie: Refrontolo e Refrontolo Passito. Entrambe devono essere ottenute per almeno il 95% da Marzemino; fino al 5% può provenire da altre varietà rosse non aromatiche ammesse alla coltivazione nella provincia di Treviso.

La zona di produzione è più ampia del solo comune di Refrontolo. Il disciplinare comprende infatti, integralmente o parzialmente secondo la delimitazione prevista, territori appartenenti a Refrontolo, Pieve di Soligo e San Pietro di Feletto.

Questa precisazione distingue la denominazione dal semplice riferimento amministrativo al paese. Refrontolo rimane il centro storico e simbolico della produzione, ma il confine viticolo attraversa anche le colline adiacenti.

Due vini da uve appassite

Una particolarità della denominazione è che l’appassimento non riguarda esclusivamente il Refrontolo Passito. Il disciplinare prescrive una concentrazione delle uve prima della vinificazione anche per la tipologia Refrontolo non passito.

Per il Refrontolo le uve devono raggiungere attraverso l’appassimento un titolo alcolometrico volumico totale naturale minimo di 14,5%; per il Refrontolo Passito il limite sale al 16%. La resa massima delle uve in vino è fissata in entrambi i casi al 45%.

Le due tipologie si distinguono successivamente per fermentazione, residuo zuccherino e affinamento. Il Refrontolo viene portato a una configurazione sostanzialmente secca e richiede un invecchiamento complessivo di almeno ventiquattro mesi, dei quali dodici in botte e tre in bottiglia. Il Passito mantiene invece una quota significativa di zuccheri e prevede un periodo minimo più breve, con almeno tre mesi in bottiglia.

L’appassimento

La pratica tradizionale prevede la selezione dei grappoli più integri e la loro disposizione in ambienti aerati, un tempo soprattutto su graticci o strutture che permettessero la circolazione dell’aria intorno alle uve.

Durante questa fase gli acini perdono progressivamente acqua e la composizione dell’uva cambia prima della vinificazione. Durata e intensità dell’appassimento possono variare secondo condizioni dell’annata, caratteristiche dei grappoli e obiettivo produttivo.

Il disciplinare contemporaneo permette anche il controllo delle condizioni ambientali, purché le temperature utilizzate siano analoghe a quelle proprie dei processi tradizionali. La tecnica rimane quindi legata al principio dell’appassimento naturale pur potendo beneficiare di strumenti moderni per la gestione degli ambienti.

Una piccola denominazione dentro un grande territorio spumantistico

Il Refrontolo da Marzemino occupa quantitativamente uno spazio molto ridotto rispetto alla produzione di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Questa sproporzione rende particolarmente evidente la trasformazione viticola delle colline trevigiane durante il Novecento.

La crescita della Glera ha portato alla specializzazione di molte superfici, mentre il Marzemino è sopravvissuto in un nucleo territoriale relativamente ristretto. Le due produzioni oggi convivono e possono provenire perfino da vigneti collocati nello stesso sistema collinare, pur appartenendo a denominazioni e tradizioni enologiche differenti.

Refrontolo costituisce quindi uno dei luoghi in cui la storia del vino trevigiano appare meno lineare: accanto al vitigno che ha costruito il successo contemporaneo della zona rimane una varietà rossa legata a pratiche precedenti e a una produzione di dimensioni molto più contenute.

Dal Marzemino al Refrontolo DOCG

Il riconoscimento normativo della tradizione del Marzemino di Refrontolo è relativamente recente. Nel 1993 il vino entrò nella denominazione Colli di Conegliano come produzione specificamente identificata con il territorio; nel 2011, con il passaggio dei Colli di Conegliano alla DOCG, anche Refrontolo acquisì la denominazione di origine controllata e garantita.

Il disciplinare attuale conserva sia la versione Passito sia quella Refrontolo senza questa specificazione. La prima rimane tuttavia quella maggiormente associata alla tradizione locale e all’immagine del paese.

Il Marzemino e il Don Giovanni

Il nome Marzemino è entrato anche nella storia della musica attraverso il Don Giovanni di Mozart, su libretto di Lorenzo Da Ponte. Da Ponte era originario di Ceneda, l’attuale Vittorio Veneto, e conosceva quindi il territorio trevigiano.

A Refrontolo esiste una lunga tradizione locale che identifica nel vino ricordato nell’opera proprio il Marzemino prodotto su queste colline. Il legame è diventato parte dell’immaginario del paese ed è ricordato anche da un monumento dedicato al vino.

La vicinanza biografica di Da Ponte rende l’associazione plausibile come tradizione culturale, ma non consente di stabilire con certezza che il Marzemino evocato nell’opera fosse specificamente quello di Refrontolo. Il vitigno era infatti presente anche in altre aree dell’Italia settentrionale.

Il paesaggio rurale

Il territorio conserva una trama nella quale il vigneto convive ancora con boschi, prati, case rurali e piccoli corsi d’acqua. Le superfici vitate occupano prevalentemente i rilievi più aperti, mentre le incisioni del Lierza e i versanti più ombrosi mantengono una maggiore copertura forestale.

L’assetto differisce tanto dai grandi vigneti pianeggianti quanto dalle pendenze estreme della parte occidentale del Conegliano Valdobbiadene. Le colline sono generalmente più ampie e arrotondate, ma rimangono fortemente articolate e conservano una fitta successione di piccoli appezzamenti.

È in questa struttura che Glera e Marzemino condividono oggi lo stesso paesaggio, pur seguendo percorsi produttivi profondamente diversi.

Un luogo con due identità viticole

Refrontolo offre una delle situazioni più nette per osservare la sovrapposizione di differenti geografie del vino all’interno delle colline trevigiane. La Rive di Refrontolo individua la provenienza della Glera destinata al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore; il Colli di Conegliano Refrontolo delimita invece un territorio parzialmente diverso e costruisce la propria identità sul Marzemino e sull’appassimento.

Le due denominazioni non rappresentano una gerarchia né due interpretazioni dello stesso vino. Sono il risultato di storie viticole differenti che condividono una parte dello stesso paesaggio.

Il Lierza, il Molinetto della Croda, i conglomerati affioranti, i vigneti di Glera e le piccole superfici rimaste al Marzemino permettono così di osservare Refrontolo non soltanto come uno dei paesi del Prosecco Superiore, ma come un territorio nel quale la specializzazione contemporanea continua a convivere con una tradizione enologica precedente.

Riferimenti essenziali