Etna
Etna (Catania – Sicilia)

Il vulcano e la viticoltura
La viticoltura dell’Etna occupa la fascia pedemontana di un vulcano attivo che supera i 3.300 metri e domina la Sicilia orientale. La zona vitata non coincide né con l’intero edificio vulcanico né con il territorio amministrativo dei comuni etnei: si distribuisce soprattutto lungo una fascia intermedia dei versanti.
Il vigneto incontra condizioni molto differenti per quota, esposizione, piovosità, pendenza, età delle colate e composizione dei materiali vulcanici. La presenza del vulcano costituisce il dato geologico comune, ma non rende uniforme il territorio.
Terrazzamenti, muri a secco, vecchi alberelli, palmenti e case rurali documentano un adattamento agricolo costruito nel tempo su pendii frequentemente difficili da lavorare.
Una geologia in continuo cambiamento
L’Etna è uno stratovulcano formato dalla sovrapposizione di lave, piroclastiti e altri prodotti generati da fasi eruttive differenti.
Colate di età diversa possono trovarsi a breve distanza: alcune sono profondamente alterate e ricoperte da suoli sviluppati, altre conservano ancora una struttura rocciosa evidente.
Ceneri, lapilli, pomici, sabbie vulcaniche e frammenti lavici partecipano in proporzioni differenti alla formazione dei terreni.
Parlare genericamente di “suolo vulcanico” descrive quindi l’origine dei materiali, ma non identifica un unico tipo di terreno.
Colate, sciare e suoli
Le colate laviche costituiscono uno degli elementi più evidenti del paesaggio etneo. Localmente le superfici di lava relativamente recente vengono indicate anche con il termine sciara.
Per trasformare alcune di queste aree in superfici coltivabili è stato necessario spostare pietre, costruire muri, creare terrazze e accumulare terreno.
Secondo il disciplinare, la maggior parte della viticoltura della DOC insiste su suoli di origine vulcanica, mentre una parte minore interessa terreni alluvionali e vertisuoli.
Età della colata, grado di alterazione, profondità del terreno, presenza di scheletro e capacità di trattenere l’acqua possono cambiare considerevolmente da un vigneto all’altro.
Quota
La vite occupa prevalentemente una fascia compresa tra circa 300 e 900 metri, con vigneti che in alcune aree raggiungono quote intorno ai 1.100 metri.
L’altitudine modifica temperature, durata della stagione vegetativa, escursioni termiche e tempi di maturazione, ma il suo effetto dipende anche da esposizione, versante e andamento dell’annata.
La semplice equivalenza tra maggiore quota e maggiore freschezza del vino non descrive quindi la complessità della viticoltura etnea.
Clima
Il clima della fascia viticola è mediterraneo, ma presenta differenze marcate tra i diversi versanti.
Le precipitazioni si concentrano soprattutto tra autunno e inverno e aumentano sensibilmente procedendo dalle aree sud-occidentali verso quelle settentrionali e nord-orientali.
Anche temperatura, umidità e ventilazione cambiano secondo quota e orientamento rispetto al mare e alla montagna.
Per questa ragione nord, est, sud e sud-ovest non costituiscono semplici varianti paesaggistiche dello stesso ambiente.
Il versante nord
Il versante settentrionale comprende soprattutto i territori viticoli di Randazzo, Castiglione di Sicilia e Linguaglossa.
La valle dell’Alcantara costituisce il limite naturale della denominazione verso nord, mentre i vigneti risalgono le pendici del vulcano su terrazzi e superfici formate da colate differenti.
In questa zona la viticoltura è fortemente articolata attraverso numerose contrade, particolarmente tra Randazzo, Passopisciaro, Solicchiata e Linguaglossa.
La maggiore piovosità e le escursioni termiche descritte per questo versante costituiscono dati climatici, non una formula automatica per prevedere struttura, profumi o longevità dei vini.
Il versante orientale
Il fianco orientale guarda direttamente verso il Mar Ionio e comprende territori come Milo, Sant’Alfio, Santa Venerina, Zafferana Etnea, Giarre e Mascali.
Il versante è interessato da precipitazioni relativamente abbondanti e da una maggiore esposizione alle masse d’aria provenienti dal settore ionico.
Pendii, valloni, colate laviche e centri abitati si susseguono lungo una fascia agricola fortemente frammentata.
Milo assume un ruolo particolare perché soltanto una parte del suo territorio delimitato può produrre Etna Bianco Superiore.
Il versante meridionale
Sul versante meridionale la zona della DOC attraversa territori di Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Belpasso, Nicolosi, Pedara, Trecastagni e Viagrande.
La fascia viticola si inserisce in un paesaggio generalmente più densamente abitato rispetto ad alcune aree settentrionali del vulcano.
Paesi, vigneti, frutteti, boschi, giardini e colate storiche formano un sistema territoriale nel quale la presenza agricola e quella urbana sono spesso molto vicine.
Il versante sud-occidentale
Il settore sud-occidentale comprende alcune delle aree meno piovose della fascia etnea.
Qui i vigneti possono raggiungere quote particolarmente elevate, mentre l’apertura verso le zone interne della Sicilia differenzia il contesto dalle pendici direttamente rivolte allo Ionio.
Anche questo settore è interessato da successioni di colate di età diverse e da forti variazioni nella profondità dei suoli.
La Etna DOC
La Etna DOC fu riconosciuta con DPR dell’11 agosto 1968.
È stata la prima DOC riconosciuta in Sicilia e appartiene al gruppo delle denominazioni italiane di più antica istituzione.
Il disciplinare attuale prevede Etna Bianco, Etna Bianco Superiore, Etna Rosso, Etna Rosso Riserva, Etna Rosato, Etna Spumante Bianco ed Etna Spumante Rosato o Rosé.
I venti comuni della DOC
La zona di produzione comprende parti dei territori di Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Belpasso, Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande, Aci Sant’Antonio, Acireale, Santa Venerina, Giarre, Mascali, Zafferana Etnea, Milo, Sant’Alfio, Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia e Randazzo.
Nessuno di questi comuni è compreso integralmente nella zona di produzione. La DOC interessa una fascia dei territori comunali disposta intorno al vulcano e aperta sul lato occidentale.
Il confine della denominazione deve quindi essere distinto tanto dal perimetro del Parco dell’Etna quanto dai confini amministrativi dei singoli comuni.
Nerello Mascalese
Il Nerello Mascalese è la principale varietà dei vini rossi e rosati della denominazione.
Il nome viene tradizionalmente collegato alla Contea di Mascali, antico territorio della Sicilia orientale nel quale il vitigno era già documentato nella prima metà dell’Ottocento.
Nei vini possono ricorrere ciliegia, piccoli frutti, fiori, erbe, spezie e componenti legate all’evoluzione.
Colore, tannino, acidità e struttura cambiano secondo maturazione, provenienza, annata e modalità di vinificazione.
Nerello Cappuccio
Il Nerello Cappuccio, indicato nel disciplinare anche con il sinonimo Nerello Mantellato, accompagna storicamente il Nerello Mascalese.
È documentato nell’area etnea almeno dall’Ottocento, con testimonianze relative anche ai territori di Trecastagni e Viagrande.
Nella Etna DOC può concorrere alla produzione di Rosso e Rosato fino al 20%.
Il suo ruolo varia secondo le scelte aziendali: non rappresenta una componente obbligatoria di ogni Etna Rosso.
Carricante
Il Carricante costituisce la varietà principale dell’Etna Bianco.
È storicamente coltivato sulle pendici del vulcano e può raggiungere quote elevate.
Il nome è stato collegato alla sua tradizionale capacità produttiva, documentata nelle fonti ampelografiche etnee almeno dall’Ottocento.
Nei vini possono ricorrere agrumi, mela, fiori, erbe e altre componenti che cambiano secondo maturazione e vinificazione.
Catarratto e altre varietà bianche
Il Catarratto, nelle forme ammesse dal disciplinare, costituisce l’altra principale presenza nell’Etna Bianco.
Accanto a Carricante e Catarratto, la viticoltura storica dell’Etna conserva anche altre varietà a bacca bianca, tra cui la Minnella Bianca.
Le vecchie vigne possono presentare composizioni varietali più complesse rispetto agli impianti contemporanei specializzati.
Etna Bianco
L’Etna Bianco deve essere prodotto con almeno il 60% di Carricante.
Il Catarratto bianco comune o lucido può concorrere fino ai limiti stabiliti dal disciplinare, insieme a una quota di altre varietà bianche non aromatiche autorizzate in Sicilia.
La denominazione comprende vigneti distribuiti su versanti e quote differenti: la dicitura Etna Bianco non identifica quindi un unico profilo stilistico.
Etna Bianco Superiore
L’Etna Bianco Superiore rappresenta un caso particolare all’interno della denominazione.
Le uve devono provenire esclusivamente dalla zona specificamente delimitata nel territorio di Milo.
Il Carricante deve costituire almeno l’80% della base ampelografica.
La menzione Superiore è quindi collegata sia a requisiti produttivi sia a una provenienza geografica circoscritta, e non può essere utilizzata per vini provenienti dagli altri comuni della DOC.
Etna Rosso e Rosato
Etna Rosso ed Etna Rosato devono contenere almeno l’80% di Nerello Mascalese.
Il Nerello Cappuccio può concorrere fino al 20%, mentre il disciplinare consente entro i propri limiti anche altre varietà ammesse.
Rosso e Rosato condividono quindi la principale base ampelografica, ma differiscono profondamente per modalità di vinificazione e caratteristiche finali.
Etna Rosso Riserva
L’Etna Rosso Riserva utilizza la stessa base ampelografica prevista per l’Etna Rosso.
Deve essere sottoposto ad almeno quattro anni di invecchiamento, calcolati dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve.
Almeno dodici mesi devono trascorrere in recipienti di legno.
La menzione Riserva indica quindi requisiti definiti dal disciplinare e non una specifica area geografica dell’Etna.
Etna Spumante
La denominazione comprende Etna Spumante Bianco ed Etna Spumante Rosato o Rosé.
La base deve comprendere almeno l’80% di Nerello Mascalese.
Lo spumante bianco viene ottenuto attraverso vinificazione in bianco delle uve rosse.
La rifermentazione deve avvenire esclusivamente in bottiglia, con una permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi.
Le contrade
Il disciplinare riconosce 133 contrade come unità geografiche aggiuntive utilizzabili nella presentazione dei vini quando le uve provengono dalle aree specificamente delimitate.
La contrada è una denominazione geografica tradizionale, spesso precedente alla moderna organizzazione della DOC.
I suoi confini possono seguire strade, valloni, corsi d’acqua, limiti catastali, colate laviche e confini amministrativi.
Le contrade non costituiscono una classificazione gerarchica della qualità: il loro riconoscimento indica una provenienza più circoscritta.
Contrada non significa suolo uniforme
Anche all’interno di una singola contrada possono cambiare quota, pendenza, esposizione e profondità del terreno.
Colate di epoche differenti possono inoltre intersecarsi o trovarsi a breve distanza.
La menzione geografica consente quindi di precisare l’origine delle uve, ma non assegna a ogni contrada un profilo aromatico o gustativo obbligatorio.
Alberello etneo
L’alberello costituisce una delle forme di allevamento storicamente più diffuse sull’Etna.
Nei vigneti tradizionali ogni pianta viene sostenuta da un tutore, spesso in castagno, e mantiene una struttura individuale.
La forma ad alberello convive oggi con impianti a spalliera e con altri sistemi consentiti dal disciplinare.
Non rappresenta quindi l’unica forma della viticoltura etnea contemporanea, pur rimanendo una componente importante del paesaggio storico.
Terrazzamenti e muri a secco
La forte pendenza di molte aree vitate ha favorito nei secoli la costruzione di terrazzamenti sostenuti da muri in pietra lavica a secco.
I muri permettono di creare superfici più facilmente coltivabili, contenere il terreno e rallentare il deflusso delle acque superficiali.
Sono quindi strutture agricole funzionali prima ancora che elementi paesaggistici.
La loro diffusione documenta la quantità di lavoro necessaria per rendere coltivabili numerose pendici del vulcano.
Vigne vecchie e piede franco
In alcune aree dell’Etna sopravvivono vigneti molto vecchi e, più raramente, piante non innestate su portainnesto americano.
Questi appezzamenti sono spesso indicati come vigne prefillosseriche o a piede franco.
La loro presenza non riguarda però tutta la denominazione e non deve essere estesa genericamente a ogni vecchio vigneto etneo.
Età delle piante e tipo di propagazione rappresentano caratteristiche del singolo vigneto, non attributi automatici della DOC.
I palmenti
Il paesaggio agricolo dell’Etna conserva numerosi palmenti, strutture tradizionalmente destinate alla lavorazione delle uve.
Vasche poste a livelli differenti permettevano di utilizzare la gravità durante pigiatura, raccolta del mosto e successive lavorazioni.
Molti palmenti non sono più impiegati per la produzione corrente, ma documentano la diffusione storica della viticoltura nelle campagne etnee.
Una lunga storia viticola
La presenza della vite nella Sicilia orientale precede di molti secoli la nascita della DOC.
Fonti antiche e documentazione storica testimoniano la coltivazione della vite sulle pendici dell’Etna in epoche diverse, dall’antichità all’età moderna.
Nell’Ottocento il vigneto raggiunse una notevole estensione nella provincia di Catania, sostenuto anche dal commercio del vino.
La fillossera, le trasformazioni economiche, le eruzioni e l’abbandono di aree difficili da coltivare ridussero successivamente la superficie vitata.
La rinascita contemporanea
Tra la fine del Novecento e i primi decenni del XXI secolo la viticoltura etnea ha conosciuto una nuova fase di espansione e investimenti.
Vecchi vigneti sono stati recuperati, nuove aziende si sono insediate e la provenienza delle uve ha assunto un peso crescente nella presentazione dei vini.
La formalizzazione delle contrade nel disciplinare appartiene a questa fase, ma utilizza toponimi e suddivisioni territoriali spesso molto più antichi.
L’Etna Patrimonio Mondiale
Nel 2013 il Monte Etna è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO per il suo valore geologico e vulcanologico.
Il sito UNESCO comprende la parte sommitale e maggiormente protetta del vulcano e non coincide con la zona viticola della Etna DOC.
Il riconoscimento riguarda i processi geologici, l’attività vulcanica e il valore scientifico della montagna, non direttamente il paesaggio vitivinicolo.
Etna nel bicchiere
La denominazione comprende bianchi, rossi, rosati e spumanti prodotti con varietà e tecniche differenti.
Nei Nerello Mascalese possono ricorrere ciliegia, piccoli frutti, fiori, erbe e spezie; nei vini a base Carricante agrumi, mela, fiori ed elementi erbacei possono assumere intensità differenti.
Questi descrittori non costituiscono una firma obbligatoria del territorio. Varietà, maturazione, annata, provenienza e scelte di cantina partecipano insieme al risultato finale.
Lava, cenere, lapilli, quota, escursione termica e vicinanza al mare descrivono condizioni reali della viticoltura etnea, ma non determinano automaticamente mineralità, sapidità, eleganza, freschezza o longevità del vino.