Ovada (Alessandria – Piemonte)

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Ovada

ALESSANDRIA • PIEMONTE • Italia • città di confluenza fra Orba e Stura nel cuore dell’Alto Monferrato • Ovada DOCG

Poster L’Enonauta dedicato a Ovada, città del vino nell’Alto Monferrato
Ovada, città-soglia fra colline monferrine e influssi liguri. Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave: Dolcetto, Alto Monferrato, Orba, Stura, Appennino, marne, arenarie, conglomerati, Genova.

Vitigno: Dolcetto in purezza per la vigente Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG.

Denominazioni: Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG e Dolcetto di Ovada DOC.

Quadro territoriale: Ovada si trova nell’Alto Monferrato alessandrino, alla confluenza tra Orba e Stura, poco a nord dei rilievi dell’Appennino ligure. La zona della DOCG comprende ventidue comuni e accompagna il passaggio dalle colline monferrine a un paesaggio progressivamente più elevato, inciso e boscoso procedendo verso sud.

Il territorio

Ovada sorge a circa 186 metri di altitudine nel punto in cui lo Stura confluisce nell’Orba. Intorno alla città si sviluppa un ampio sistema di colline che prosegue verso Cremolino, Tagliolo Monferrato, Rocca Grimalda, Carpeneto e Morsasco e, più a sud, verso Molare, Cassinelle, Bosio e Mornese.

Procedendo verso l’Appennino aumentano generalmente altitudine, pendenza e presenza dei boschi. Il vigneto occupa soprattutto i versanti collinari più favorevoli, alternandosi a castagneti, prati, seminativi e superfici forestali.

La zona viticola identificata dal nome Ovada è quindi molto più estesa del solo territorio comunale e comprende una parte consistente dell’Alto Monferrato meridionale.

Tra Monferrato e Appennino

L’Ovadese occupa una posizione di transizione tra le colline sedimentarie del Monferrato e i rilievi appenninici che separano il Piemonte dalla Liguria.

A nord le quote sono generalmente più contenute e le colline si aprono verso la pianura alessandrina; verso sud il reticolo delle vallate diventa più fitto e i versanti più ripidi.

Bosio, Mornese, Casaleggio Boiro e Molare si trovano già a diretto contatto con il sistema montuoso dell’Appennino, mentre Capriata d’Orba, Silvano d’Orba e Castelletto d’Orba occupano settori più settentrionali e meno elevati.

Orba e Stura

L’Orba costituisce il principale asse idrografico del territorio. Nasce nell’Appennino ligure e attraversa l’Ovadese prima di proseguire verso la pianura alessandrina e confluire nella Bormida.

A Ovada riceve le acque dello Stura, corso d’acqua proveniente dai rilievi di Bosio e della zona di Capanne di Marcarolo.

I due sistemi fluviali e i loro affluenti hanno inciso profondamente il territorio, separando dorsali, piccoli altopiani e versanti sui quali si distribuiscono vigneti e nuclei abitati.

Geologia

La geologia dell’Ovadese è più complessa di quella suggerita dalle tradizionali definizioni di terreni “tufacei” o semplicemente calcarei.

Gran parte delle colline appartiene al Bacino Terziario Piemontese, con successioni sedimentarie nelle quali compaiono marne, argille, arenarie, sabbie e conglomerati.

Tra le formazioni presenti nell’Alto Monferrato figurano depositi oligocenici e miocenici, tra cui la Formazione di Molare, composta in prevalenza da conglomerati, arenarie conglomeratiche e livelli sedimentari di diversa granulometria.

Verso il margine appenninico la situazione diventa ulteriormente articolata per il contatto con unità geologiche differenti da quelle delle colline monferrine.

Marne, arenarie e conglomerati

Nel territorio della denominazione la proporzione tra argilla, limo, sabbia e componente calcarea varia sensibilmente da zona a zona.

In alcune aree dominano sedimenti fini e marnosi; in altre acquistano maggiore rilievo arenarie e livelli conglomeratici. Profondità dei suoli, presenza di scheletro e capacità di trattenere l’acqua cambiano di conseguenza.

Lo stesso disciplinare della DOCG utilizza una definizione ampia, comprendendo terreni argillosi, calcarei, tradizionalmente definiti tufacei, e le loro combinazioni.

Questa varietà non consente di attribuire all’intero Ovadese un unico tipo di suolo, né di dedurne automaticamente uno specifico carattere del vino.

Clima

Il clima conserva caratteri continentali, ma la vicinanza dell’Appennino e della Liguria distingue l’Ovadese dai settori più settentrionali del Monferrato.

Le precipitazioni aumentano generalmente procedendo verso i rilievi meridionali, dove le masse d’aria provenienti dal Mar Ligure incontrano l’Appennino.

Vallate e valichi favoriscono inoltre la circolazione dell’aria tra i due versanti della catena. Quota, orientamento e distanza dai rilievi producono però condizioni differenti all’interno dei ventidue comuni della denominazione.

Il Dolcetto

Il Dolcetto costituisce il vitigno storicamente più legato alla viticoltura dell’Ovadese.

La varietà germoglia precocemente e raggiunge la maturazione relativamente presto. Presenta generalmente acidità moderata e una componente tannica ben riconoscibile, caratteristica che rende impropria l’associazione tra il nome Dolcetto e un vino necessariamente morbido o dolce.

Ciliegia, susina, mora, piccoli frutti, violetta e mandorla possono ricorrere nel suo profilo aromatico. Concentrazione, maturità del frutto e sviluppo nel tempo cambiano secondo provenienza, annata e vinificazione.

Una lunga presenza nell’Ovadese

La presenza del Dolcetto nell’Ovadese è documentata da secoli. Atti notarili medievali testimoniano la coltivazione locale di uve associate alla successiva tradizione del vitigno.

Tra Settecento e Ottocento il rapporto tra Dolcetto e territorio appare ormai chiaramente consolidato, tanto che la varietà venne indicata anche con espressioni come Uva di Ovada e Uva Ovadensis.

Giorgio Gallesio, nella Pomona Italiana, dedicò particolare attenzione ai Dolcetti prodotti a Ovada e nei suoi dintorni, registrandone la reputazione acquisita all’inizio dell’Ottocento.

I ventidue comuni

La zona di produzione della Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG comprende integralmente ventidue comuni della provincia di Alessandria: Ovada, Belforte Monferrato, Bosio, Capriata d’Orba, Carpeneto, Casaleggio Boiro, Cassinelle, Castelletto d’Orba, Cremolino, Lerma, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Mornese, Morsasco, Parodi Ligure, Prasco, Rocca Grimalda, San Cristoforo, Silvano d’Orba, Tagliolo Monferrato e Trisobbio.

L’ampiezza dell’areale comprende basse colline, dorsali più elevate e settori direttamente prossimi all’Appennino.

Il nome Ovada identifica quindi l’epicentro storico della denominazione, non una zona limitata alle colline immediatamente circostanti la città.

La Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG

La denominazione ufficiale è Dolcetto di Ovada Superiore o, in alternativa, Ovada. Il riconoscimento della DOCG risale al 2008.

Il disciplinare vigente prevede Dolcetto al 100%. I vigneti devono trovarsi esclusivamente in posizione collinare, con esclusione dei fondovalle, dei terreni umidi, pianeggianti o insufficientemente soleggiati.

L’altitudine massima consentita è di 600 metri. Per i nuovi impianti e i reimpianti è prevista una densità minima di quattromila ceppi per ettaro.

La resa massima è fissata a sette tonnellate di uva per ettaro, ridotte a sei per i vini accompagnati dalla menzione vigna.

Affinamento e Riserva

L’Ovada DOCG deve essere sottoposto ad almeno 12 mesi di invecchiamento, calcolati dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve.

Per il vino accompagnato dalla menzione vigna il periodo minimo sale a 20 mesi.

La menzione Riserva può essere utilizzata per i vini sottoposti ad almeno 24 mesi di invecchiamento.

Il disciplinare non impone un periodo obbligatorio in legno: contenitore e modalità di affinamento rimangono quindi parte delle scelte del singolo produttore.

La menzione «vigna»

La denominazione può essere accompagnata dalla menzione vigna seguita da un toponimo o nome tradizionale, nel rispetto delle condizioni previste dal disciplinare.

Nell’elenco regionale figurano, tra gli altri, Bricco Riccardo a Morsasco, Cascina dell’Arciprete, Fistonia e Vecchia a Bosio, Gamondino a Morsasco, Martina a Trisobbio e Rocco a Carpeneto.

Si tratta di vigneti catastalmente identificati e non di una classificazione gerarchica delle diverse zone dell’Ovadese.

DOC e DOCG

Il Dolcetto di Ovada DOC fu riconosciuto nel 1972 e rappresentò la prima denominazione piemontese specificamente dedicata al Dolcetto.

Nel 2008 la tipologia Superiore ottenne il riconoscimento autonomo della DOCG con il nome Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada.

DOC e DOCG costituiscono quindi due denominazioni distinte: la nascita dell’Ovada DOCG non ha semplicemente trasformato tutta la precedente Dolcetto di Ovada DOC in una denominazione superiore.

Ovada e Genova

La posizione lungo le vie che attraversano l’Appennino ha mantenuto l’Ovadese in stretto rapporto con la Liguria per gran parte della sua storia.

Ovada fu a lungo inserita nell’area politica ed economica della Repubblica di Genova. L’influenza ligure rimane evidente nel centro storico, caratterizzato da vie strette, edifici sviluppati in altezza e facciate dipinte.

I rapporti attraverso l’Appennino riguardavano persone, merci e prodotti agricoli e collegavano le colline piemontesi al porto e ai mercati genovesi.

Borghi e castelli

Intorno a Ovada numerosi centri conservano castelli, torri e nuclei medievali posti sulle sommità delle colline.

Cremolino, Tagliolo Monferrato, Rocca Grimalda, Morsasco, Trisobbio, Montaldeo e Carpeneto fanno parte di una trama insediativa nella quale i centri abitati occupano frequentemente crinali e posizioni dominanti sulle vallate.

Cascine, piccoli appezzamenti, boschi e vigne collegano questi borghi in un paesaggio agricolo meno uniformemente vitato rispetto ad altre aree piemontesi.

Il paesaggio viticolo

Nell’Ovadese il vigneto convive con una presenza boschiva consistente, che aumenta procedendo verso sud e verso le quote più elevate.

Castagno, roverella, carpino e altre essenze occupano frequentemente i versanti meno favorevoli alla coltivazione, mentre le vigne si concentrano sulle esposizioni maggiormente soleggiate.

La combinazione tra agricoltura, bosco e rilievi appenninici distingue visivamente l’Ovadese dai paesaggi viticoli più continui del Monferrato centrale e delle Langhe.

Ovada nel bicchiere

Nei vini da Dolcetto dell’Ovadese possono ricorrere ciliegia, susina, mora, piccoli frutti scuri, viola, erbe e una caratteristica sfumatura mandorlata.

Il tannino può assumere un ruolo strutturale evidente, mentre acidità, concentrazione e grado di maturità cambiano secondo vigneto, vendemmia e modalità di vinificazione.

L’Ovada DOCG prevede inoltre tempi di affinamento più lunghi rispetto a quelli normalmente associati al consumo giovane del Dolcetto, comprese le versioni Vigna e Riserva.

Marne, argille, arenarie e conglomerati, altitudine e vicinanza all’Appennino descrivono condizioni ambientali differenti, ma non corrispondono automaticamente a categorie sensoriali come struttura, freschezza o longevità.

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