Firenze, lunedì 3 novembre 2025 – Certosa
mareMMMa 2025: la Maremma del vino tra cliché e rinnovamento
Dal luogo comune dei “vinoni” estrattivi a una nuova misura di espressività, riconoscibilità e bevibilità: la Maremma (da Gavorrano a Castel del Piano, fino a Magliano e alla costa di Orbetello) mostra segnali chiari di cambio di passo.
Maremma: quadro d’insieme – mareMMMa 2025
La Maremma del Vino con 4 M ci racconta il suo presente alla Certosa di Firenze. La Maremma è molto grande a dire il vero ed è difficile coglierne un tratto unificante che identifichi i suoi vini. Da Gavorrano a Castel del Piano, sfiorando la Val d’Orcia e poi a sud verso il territorio del Morellino di Scansano al confine con la Tuscia fino a Magliano, Orbetello sulla costa e poi di nuovo verso nord. Un bel giro. Davvero difficile trovare qualcosa che unifichi la produzione enoica se non quel nome, Maremma, che è un certo lasciapassare comunicativo legato ai soggiorni per turisti stranieri con le suggestioni di tipico toscano e pittoresco vivente.
Nota sul nome
“mareMMMa” gioca con quattro M: la M iniziale di Maremma + le tre M centrali che richiamano i tre Consorzi coinvolti (Maremma Toscana DOC, Morellino di Scansano DOCG, Montecucco DOC/DOCG). La tripla M in mezzo segnala la regia condivisa; la M iniziale completa il gioco grafico/sonoro.
Gli assaggi – mareMMMa 2025
Negli anni si è consolidata una percezione che vede la Maremma come una fucina di “vinoni”, estrattivi, legnosi, dove a fare da padrone è la mano dell’enologo e a guidare sono le scelte di marketing legate ai “grandi investimenti” e non è per caso che si è consolidata questa percezione. Questa categoria è vastamente rappresentata. Talvolta in modo davvero didascalico ed esagerato. Ma in questa Maremmma dalle 4 M si scorgono anche segnali nuovi, o forse sarebbe meglio dire di rinnovamento con un ritorno all’antico. O forse semplicemente a un vino declinato seguendo nuove indicazioni di gusto, nuovi paradigmi di giudizio che tengono in considerazione istanze di gusto più orientate all’espressività, alla riconoscibilità, alla bevibilità, alla salubrità (il termine è usato in senso paradossale dal momento che sempre di un fermentato alcolico si parla) così come di richieste di maggiore sostenibilità ambientale. E in questo lunedì 3 novembre abbiamo incontrato un buon numero di aziende con proposte di ottima qualità e che risultano rimarchevoli se valutate dal punto di vista appena esposto.Perché Montecucco convince nel 2025
- Altitudini & ventilazione: tra Amiata e Maremma, escursioni termiche che preservano fragranza e nervo acido.
- Misura dei legni: uso più sobrio rispetto al passato; frutto e territorio passano davanti alla “cantina”.
- Tannini scolpiti, beva verticale: struttura sì, ma senza peso — freschezza, salinità, energia.
Appunti critici
Qualità media buona, con punte molto convincenti. Resta una quota non trascurabile di legni invadenti (tostature marcate, vaniglia in primo piano) che appiattiscono i profili. Il messaggio migliore arriva dai vini che scelgono sottrazione, riconoscibilità e ritmo di beva.
Grandi elogi al Montecucco base. In generale, troppo legno.
Martino Baldi
Informazioni evento
mareMMMa – La Natura del Vino · Certosa di Firenze · lunedì 3 novembre 2025
Sito del Consorzio: consorziovinimaremma.it
Scheda evento 2025: link
Tra queste certamente Roccapesta col suo Morellino di Scansano 2023 che mette in ombra anche i suoi “superiori”.
Poggio Trevvalle di Campagnatico con un buon Vermentino 2024 (Croce di Poggioferro) e un tris di rossi che si fanno ricordare.
La denominazione tra le presenti che a mio avviso fa più centri è Montecucco.
Amiata di Castel del Piano porta in degustazione tre vini che spiccano per personalità ed espressività.
Sempre a Castel del Piano c’è Peteglia che conferma la tendenza del territorio a esprimere Sangiovese molto balsamico e definito.
Da Cinigiano vengono invece Le Pianore, Campi Nuovi e Prato al Pozzo che meriterebbero un discorso più approfondito per quanto di originale e ben realizzato hanno proposto in questa occasione
Da Seggiano Le Maciarine che porta un Montecucco 2023 (base) che lascia il segno.







mareMMMa 2025 – Monday, 3 November | Florence
Maremma del Vino, with its four Ms, tells its present at the Certosa of Florence. Maremma is in truth very large, and it’s hard to pin down a single unifying trait that identifies its wines. From Gavorrano to Castel del Piano, skirting the Val d’Orcia and then south into the Morellino di Scansano area on the Tuscia border, down to Magliano, Orbetello on the coast, and back up north again. Quite a circuit.
It’s really difficult to find anything that unifies wine production here beyond the name itself—“Maremma”—a kind of communicative pass tied to foreign tourism, with all the suggestions of what’s considered typically Tuscan, a living picturesque.
Over the years, a perception has taken hold of Maremma as a hotbed of “big wines”: highly extracted, oak-laden, where the winemaker’s hand rules and choices are led by marketing tied to “big investments.” And it’s no accident that this perception settled in. This category is widely represented—sometimes in frankly textbook, even exaggerated form.
But in this four-M “mareMMMa” you can also glimpse new signals—or better, a renewal that feels like a return to the old. Or perhaps simply wines shaped by new taste cues and judging paradigms: greater expressiveness, recognizability, drinkability, and “healthfulness” (the term is used paradoxically, since we’re talking about an alcoholic ferment) along with demands for greater environmental sustainability.
And on this Monday, 3 November, we met a good number of estates with high-quality offerings that stand out when viewed through that lens.
Among them, certainly Roccapesta with its Morellino di Scansano 2023, which outshines even its “Superiore” labels.
Poggio Trevvalle of Campagnatico with a fine Vermentino 2024 (Croce di Poggioferro) and a trio of memorable reds.
The denomination that, among those present, hits the mark most often in my view is Montecucco.
Amiata of Castel del Piano poured three wines that stand out for personality and expressiveness.
Also in Castel del Piano, Peteglia confirms the area’s tendency to produce very balsamic, well-defined Sangiovese.
From Cinigiano came Le Pianore, Campi Nuovi and Prato al Pozzo, which would warrant a deeper discussion given how original and well realized their proposals were on this occasion.
From Seggiano, Le Maciarine brought a Montecucco 2023 (entry label) that makes its mark.

L’Enonauta è un navigatore.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.