Barbaresco Asili 2016 – Michele Chiarlo
Il primo vino del 2026
Chi stappa bene il primo dell’anno…
È una superstizione quasi rituale: un gesto propiziatorio, come per facilitare l’avverarsi di ulteriori esperienze enoiche di qualità.
La “formula dei dieci anni” spesso funziona, ma non è un assioma. Ci sono vini — parlo, ovviamente, di vini omologhi per ambizione e struttura — che dopo un decennio sono ancora contratti, altri già distesi, altri semplicemente in fase calante. In questo caso, invece, il tempo giusto permette di bere un Barbaresco che combina la forza della struttura con una gentilezza di frutto quasi custodita, come protetta da uno scrigno.
Due parole sul cru Asili. È tra quelli più conosciuti e che comunicano con immediatezza qualità e finezza del Barbaresco: una menzione disposta a 360° attorno all’omonimo bricco, con uno spettro ampio di esposizioni. La parcella di Michele Chiarlo (circa un ettaro) guarda a sud-ovest.
In cantina: fermentazione in tini di rovere da 55 hl con bagnatura soffice del cappello “a doccia”, poi 18 mesi in botti grandi di rovere. Classicamente.
Nel calice è splendente, traslucido, rubino chiaro. Quella trasparenza non è solo cromatica: è un indizio di stile, un’anticipazione di linearità e classicità. E infatti il vino mantiene la promessa.
Il naso è ampio e nitido, con una dotazione di richiami francamente vasta. Sorprende — per precisione più che per stranezza — la forza del ricordo dell’anguria e del mandarino. Poi si apre su foglia di tè, carruba, eucalipto, e su un fondo etereo.
Il sorso è definito e dinamico: l’acidità viva dà slancio e accelera il gusto; i tannini, di grana fine, disegnano il profilo senza irrigidirlo. Il centro bocca si riempie di frutto gentile e di agrumi squisiti che dal mandarino iniziale virano verso il chinotto, con una progressione che non cerca muscoli, ma coerenza. Il finale è arioso, lungo, composto.


Barbaresco Asili 2016 – Michele Chiarlo
The first wine of 2026
He who opens the year’s first bottle well…
It’s an almost ritual superstition: a small, propitiatory gesture, as if to help bring about more great wine moments to come.
The “ten-year rule” often works, but it’s no axiom. Some wines — meaning wines of the same breed, with comparable ambition and structure — are still clenched after a decade; others already relaxed; others simply on the way down. Here, instead, time hits the mark: it lets you drink a Barbaresco that combines structural strength with a gentleness of fruit that feels almost guarded, as if kept in a casket.
A few words on Asili. It’s one of the best-known crus, and one that immediately conveys Barbaresco’s quality and finesse: an official geographical mention laid out in a full 360° around the namesake hill, with a wide range of exposures. Michele Chiarlo’s parcel (about one hectare) faces south-west.
In the cellar: fermentation in 55-hectolitre oak vats with a gentle “shower” cap-wetting system, followed by 18 months in large oak casks. Classic, in the best sense.
In the glass it’s bright and translucent, pale ruby. That transparency isn’t only visual: it’s a stylistic clue, a preview of linearity and classic poise. And the wine keeps its promise.
The nose is broad and clear, with an honestly vast aromatic range. What surprises — more for its precision than its oddity — is the vivid memory of watermelon and mandarin. Then it opens onto tea leaf, carob, eucalyptus, and an ethereal undertone.
The palate is defined and dynamic: lively acidity gives lift and accelerates the flavour; fine-grained tannins draw the outline without stiffening it. The mid-palate fills with gentle fruit and exquisite citrus that shifts from the opening mandarin towards chinotto (bitter orange), in a progression that doesn’t chase muscle but coherence. The finish is airy, long, composed.

L’Enonauta è un navigatore.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.