Degustazioni, Eventi

Modigliana, Stella dell’Appennino

Modigliana, Stella dell’Appennino

Cronaca di una giornata appenninica

5 ottobre 2026

Il 5 ottobre ho partecipato per la prima volta a Modigliana, Stella dell’Appennino, nella seconda giornata della decima edizione della rassegna organizzata dall’associazione omonima. Siamo nella Romagna appenninica, in un territorio che fino al 1923 appartenne alla Romagna toscana e che nelle sue valli custodisce una delle vocazioni più nitide per la coltivazione del Sangiovese dove anche del Trebbiano si possono trovare interpretazioni molto convincenti e dove pure il Sauvignon Blanc ha trovato terreni e condizioni climatiche che lo hanno fatto acclimatare felicemente. 

Nel panorama italiano non mancano progetti virtuosi nati per promuovere un territorio attraverso il vino. Con storie, dimensioni e strumenti differenti, penso a Terraelectae nel Chianti Rufina, ai Viticoltori di Montespertoli, all’Associazione Produttori del Nizza, ai Vignaioli della Valle di Mezzane, a Mamojà e ai Produttori della Ribolla di Oslavia per fare alcuni esempi.

Fra esperienze anche molto diverse, quella di Modigliana mi è parsa una delle più coerenti nel porre al centro l’unicità del luogo e il rapporto fra questo e il carattere dei vini. Non si limita a riunire alcuni produttori sotto un nome geografico: riconduce il proprio lavoro a un sistema preciso di valli, suoli, altitudini, pendenze e boschi, invitando poi a cercarne le tracce nell’assaggio.

Al Mercato Coperto si respiravano entusiasmo, passione e una giusta percentuale di autoconsapevolezza: quella di chi sa di essere parte di un processo collettivo che ha migliorato i vini e accresciuto il riconoscimento del territorio, senza averne ancora esaurito le possibilità.

Per la prima volta nella mia vita posso affermare di essermi fermato a tutti i banchi d’assaggio e di avere provato tutti i vini presentati. Gli esiti sono stati, come è naturale, diversi. Il quadro complessivo ha però mostrato una grande attenzione alla qualità e la volontà dei vignaioli modiglianesi di ricavare dai propri vigneti l’espressione più compiuta possibile, misurando attraverso interpretazioni differenti l’intero potenziale del Sangiovese locale.

Chi fosse interessato ad approfondire farebbe però bene a non fermarsi ai rossi: le belle espressioni di Sauvignon Blanc e Trebbiano costituiscono una parte tutt’altro che marginale di quanto il territorio oggi riesce a offrire.

Il tutto avviene in una dimensione raccolta, quasi familiare: una comunità determinata a farsi testimone di sé e a rivendicare, con buone ragioni, la propria singolarità.

Anche il pranzo preparato per i presenti è stato una piacevole sorpresa. A curarlo, lo staff di Casa Gasperoni, guidato da Giuseppe Gasperoni: lo chef che nel 2020 riportò la stella Michelin all’Osteria del Povero Diavolo di Torriana, conservandola per quattro anni consecutivi, prima di aprire il proprio ristorante a Montebello di Poggio Torriana, in Valmarecchia.

Tra i vini assaggiati, molti hanno dato consistenza all’idea di una vocazione autentica e hanno trovato riscontro nei caratteri comunemente attribuiti ai vini di Modigliana. Non come primo di una graduatoria, che qui avrebbe poco senso, ma come sintesi particolarmente nitida, vorrei indicare il:

Romagna Sangiovese Modigliana Violàno 2024 — Il Teatro

È un vino che sembra riunire nel bicchiere i tratti distintivi che ci si potrebbe attendere da un Sangiovese appenninico di Modigliana. Fragranze che riportano al ribes rosso, alla lavanda, alle erbe aromatiche e agli agrumi. Freschezza e tensione, intensità di gusto e profondità che si manifestano in un quadro generale di levità e nitore.

Modigliana, Stella dell’Appennino

A Chronicle of a Day in the Apennines

5 October 2026

I attended Modigliana, Stella dell’Appennino for the first time on the occasion of its tenth edition. The event takes place in the Romagna Apennines, in an area that formed part of Tuscan Romagna until 1923. Its valleys reveal a particularly clear affinity for Sangiovese, but also for Trebbiano and Sauvignon Blanc, which has adapted remarkably well to the local soils and climate.

Among the many worthwhile projects that promote a place through its winegrowing identity—and I am thinking, albeit with different histories and approaches, of Rufina, Montespertoli, Nizza Monferrato, Mezzane in Valpolicella, Mamoiada and Oslavia, to name only a few—Modigliana strikes me as the one most clearly centred on the uniqueness of its terroir and on the unmistakable imprint it leaves on the wines.

This is more than a shared promotional identity. It is an attempt to give precise form to a system of valleys, soils, altitudes, exposures and woodlands, and to make that system legible in the glass.

Throughout the event, there was a palpable sense of enthusiasm and passion, along with just the right degree of self-awareness: that of people who know they are playing a part in a virtuous process of growth, improvement and increasing recognition for their territory.

For the first time in my life, I can say that I stopped at every producer’s table and tasted every wine. The results naturally varied, but the overall picture revealed a serious commitment to quality and a shared determination among Modigliana’s winegrowers to express themselves at the highest level, demonstrate the full potential of their territory and, of course, showcase the character of its Sangiovese.

My tasting also suggests that anyone wishing to explore Modigliana in greater depth should not overlook its fine expressions of Sauvignon Blanc and Trebbiano. Everything unfolded on an intimate, almost familial scale: a community determined to speak for itself and to pursue its entirely justified ambition to be distinctive.

The lunch offered by the organisers was another welcome surprise. It was prepared by the team from Casa Gasperoni in Terra del Sole, led by Giuseppe Gasperoni, the chef whose work at Povero Diavolo in Torriana earned the restaurant a Michelin star in 2020—an accolade it retained for four consecutive years. His cooking accompanied the tastings with restraint and coherence, without drawing attention away from the wines.

Many of the wines tasted provided convincing evidence of an authentic vocation, confirming that the characteristics generally associated with Modigliana wines are firmly grounded in reality.

Without intending to draw up a ranking, and without wishing to overlook any producer, I would nevertheless single out:

Romagna Sangiovese Modigliana Violàno 2024 — Il Teatro

A wine that seems to preserve in the glass every hallmark one might expect from an Apennine Sangiovese grown in Modigliana: freshness, tension, breadth of flavour and depth, all with a restrained level of alcohol.

L’Enonauta

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