Bottiglie, Degustazioni

Gaiole in Chianti State of Mind

Chianti Classico Riserva 2015 – Capannelle

Ama Chianti Classico 2018 – Castello di Ama

Prendo in prestito il titolo di una delle più famose tra le canzoni di Billy Joel, New York State of Mind, per raccontare una serata in compagnia di due belle espressioni di Sangiovese provenienti dalla stessa area geografica. Gaiole in Chianti.

“Some folks like to get away
Take a holiday from the neighborhood
Hop a flight to Miami Beach or to Hollywood
But I’m takin’ a Greyhound on the Hudson River line
I’m in a New York state of mind”

Così recita l’inizio della canzone. E così come si decide di risalire il fiume Hudson col Greyhound per riaffermare la propria identità, parafrasando il testo io posso affermare che, mentre alcuni prendono l’aereo dell’esotismo enoico, io e i miei compagni di bevuta, da toscani amanti del nostro vino, prendiamo la corriera del Sangiovese che ci porta in una zona di conforto assoluto, di certezze incrollabili, di sapori unici legati a una tradizione antica.

Ama Chianti Classico 2018

Sangiovese con saldo di Merlot con affinamento in barrique (non nuove)

Fresco. Intenso. Immediato.

Tra il rubino e il purpureo con intensi sentori floreali di viola, mora e frutti scuri, piccoli cenni speziati e terragni. Attacco caldo e voluminoso, succoso. Emergono in allungo una buona vena fresco/sapida, un tannino delicato e nel finale al frutto scuro si aggiunge un piacevole retrogusto di erbe aromatiche.

Chianti Classico Riserva 2015 – Capannelle

Sangiovese in purezza. Acciaio e poi grandi tini di rovere per 10 mesi.

È sanguigno, vigoroso, diretto. Rubino pieno con profumi di marasca e spezie, arancia sanguinella, sentori ematici. Tra i Chianti Classico Riserva che bevuto negli ultimi anni appare come tra i più rigorosi, fedeli e meglio riusciti.

Il sorso è pieno, ma come premesso è vigoroso, fresco, equilibrato, nitido in fase retrolfattiva dove si rievocano l’agrume e la marasca, con un tannino preciso e maturo. Buono da subito.

Non sbagliava quello che disse che a Gaiole nelle annate che altrove danno vini molto potenti vengono vini mediamente più eleganti. In riferimento al Riserva 2015 di Capannelle.

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Solare 2000 – Capannelle (toscana igt)

Solare 2000

Capannelle

(toscana igt)

Nutrendo una considerevole passione per questa etichetta dell’azienda Capannelle di Gaiole ho provato e sto ancora provando, per quanto possibile in relazione alla disponibilità e alla reperibilità, ad andare a ritroso per comprendere la natura di questo vino. Non ero mai arrivato all’annata 2000, ma dopo questa esperienza vorrei provare ad “avanzare” ulteriormente indietro nel tempo con questo vino dove questa volta come le altre trovo spiccata propensione all’invecchiamento per cui questa bottiglia risulta pronta, ma assolutamente non matura, non avendo ripiegato sul terziario né all’olfatto, né al gusto ed offrendo all’occhio lo spettacolo di un colore incredibilmente integro.

Siamo a Gaiole in Chianti
Sangiovese e Malvasia
18 mesi di barrique

Il colore e rubino scuro, impenetrabile con qualche appena percettibile riflesso granato. Compassato all’apertura rivela coi minuti un bouquet complesso e fine dove trovano spazio fiori secchi, cassis e corbezzolo, lavanda, arancia rossa, sentori di tabacco, pepe dolce e lievi accenni di affumicato come unico ricordo della barrique in cui questo vino fu elevato.

Al palato è vivo, ha ottima e vigorosa freschezza, il frutto ancora pieno di sapore, il tannino è una carezza, equilibrio, persistenza, nessuna flessione, gli anni ne hanno fatto un vino che parla evidentemente di territorio.

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Chianti Classico Riserva 2012 – Capannelle

Chianti Classico Riserva 2012 – Capannelle

Capannelle è a Gaiole in Chianti.

Si trovano indicazioni contrastanti sull’uvaggio. Il sito aziendale dice sangiovese 100 percento, in altri luoghi si fa accenno ai classici vitigni complementari del territorio. Nel dubbio mi affido al gusto e dichiaro che secondo me c’è il Canaiolo. Secondo me.
Fermentazione in acciaio e affinamento in botte da 16 hl per 18 mesi.
40 quintali per ettaro la resa.

Rubino scuro, cupo.

Rispetto ad altre bottiglie di alte altre annate questo 2012 in questa bottiglia è meno brillante. Ha meno slancio.

Naso sornione. Timidamente floreale, molto frutto scuro e molto maturo, accenni di spezie e col passare del tempo sentori boschivi e qualche sottile fragranza d’erba aromatica.

Acidità vischiosa non particolarmente viva, a dominare il sorso è ancora il frutto maturo. Il tannino è morbido, buon finale con retrogusto speziato.

Ciò che resta è un certo senso di incompiutezza.

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…Dark ruby.

Compared to other bottles of other vintages this 2012 in this bottle is less brilliant. It has less momentum. Sly nose. Timidly floral, very dark and very ripe fruit, hints of spices and over time woody scents and some subtle fragrance of aromatic grass. Viscous acidity not particularly lively, the ripe fruit still dominates the sip. The tannins are soft, with a good finish and a spicy aftertaste.

What remains is a certain sense of incompleteness.

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Rubis foncé. Comparé à d’autres bouteilles d’autres millésimes, cette année 2012 est moins brillante. Il a moins d’élan. Nez sournois. Fruit timidement floral, très sombre et très mûr, notes d’épices et de boisés au fil du temps et un parfum subtil d’herbe aromatique. Acidité visqueuse pas particulièrement vive, le fruit mûr domine toujours la gorgée. Les tanins sont doux, avec une bonne finition et un arrière-goût épicé.

Ce qui reste est un certain sentiment d’inachèvement.

 

 

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Solare Toscana Igt 2004 – Capannelle

Tutto inizia con un miracolo al novantesimo col tappo. Che sembra sbriciolarsi, un po’ si sbriciola, si spezza, ma alla fine si fa estrarre senza sbriciolarsi dentro la bottiglia.
80 sangiovese e 20 malvasia nera del chianti. Affinamento per 18 mesi in barrique (in parte nuove).
L’annata 2004 è considerata dall’azienda, per questo vino, il benchmark qualitativo per le annate successive e secondo me hanno ragione.

E inoltre il binomio Sangiovese/Malvasia Nera si conferma in questa etichetta, come in altre prodotte in Toscana, uno dei migliori al fine di ottenere riserve eleganti e longeve.

Il colore è quello di un vino che non ha ceduto al tempo e che la fortuna ha voluto consegnarci integro a 14 anni dalla vendemmia e dopo 10 dall’imbottigliamento. Rosso rubino intenso, scuro. In controluce sembra di scorgere ancora dei toni purpurei, ma come ben sappiamo la percezione deve affrontare perigli di varia natura e siamo pronti a prendere in considerazione l’ipotesi che non sia vero anche se in effetti sembrano proprio sfumature purpuree quelle che si scorgono nel bevante.

Ampio e pulito fin da subito il ventaglio odoroso.
Note mentolate e ematico/ferrose su un fondo di frutti scuri, corbezzolo maturo, scorza d’arancia, cacao e spezie dolci. A tratti reminiscenze di quella invenzione da salotto anni 60/70 chiamata After Eight.
Al sorso risulta essere un vino di straordinario impatto e vitalità.
Una sontuosa spalla acida per una freschezza smisurata a cui un tannino levigato, un misurato, ma sensibile, calore e un corpo integro, fanno da contrappunto per un sorso dinamico, equilibrato e flessuoso. Nel lunghissimo finale balsamico tornano coerentemente le scorze, il cacao, il frutto maturo.
Molto lontano ancora da una fase discendente che, dopo questo assaggio, sembra impossibile a immaginarsi. Lo definirei pronto. Ma non maturo.
Una bottiglia che non verrà dimenticata facilmente.

Aperto nel dicembre 2018

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