Barbaresco (Cuneo – Piemonte)

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Barbaresco

CUNEO • PIEMONTE • Italia • borgo collinare sul crinale sopra il Tanaro nel cuore orientale delle Langhe del Nebbiolo • Barbaresco DOCG

Poster L’Enonauta dedicato a Barbaresco, borgo del Nebbiolo nelle Langhe
Barbaresco, paese di crinale e vigne storiche nella Langa del Nebbiolo. Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave: Nebbiolo, Langhe, Tanaro, marne, sabbie, colline, MGA, Barbaresco, Neive, Treiso.

Vitigno: Nebbiolo in purezza.

Denominazione: Barbaresco DOCG, nelle tipologie Barbaresco e Barbaresco Riserva, con possibilità di indicare una delle Menzioni Geografiche Aggiuntive previste dal disciplinare.

Quadro territoriale: il Barbaresco nasce sulle colline delle Langhe poste a est e a sud del Tanaro, nei territori di Barbaresco, Neive, Treiso e in una parte di San Rocco Seno d’Elvio, nel comune di Alba. Il Nebbiolo è l’unico vitigno ammesso dalla denominazione.

Il territorio

La zona del Barbaresco occupa una porzione relativamente compatta delle Langhe cuneesi, sulla destra orografica del Tanaro. Comprende gli interi comuni di Barbaresco, Neive e Treiso e la parte di San Rocco Seno d’Elvio che apparteneva storicamente al comune di Barbaresco prima dell’aggregazione ad Alba.

Il paesaggio è costituito da dorsali collinari separate da valloni e corsi d’acqua minori. I vigneti occupano soprattutto versanti ben esposti, mentre i fondovalle umidi e pianeggianti sono esclusi dalla denominazione.

Il disciplinare ammette vigneti fino a 550 metri di altitudine. La maggior parte delle superfici vitate si trova tuttavia a quote inferiori, distribuita su pendii con esposizioni, inclinazioni e condizioni microclimatiche differenti.

Il Tanaro e le colline

Il Tanaro delimita il settore occidentale della zona e costituisce uno degli elementi geografici principali del territorio. Barbaresco si affaccia direttamente sulla valle del fiume, mentre Neive e Treiso occupano sistemi collinari più articolati verso est e sud.

I versanti cambiano orientamento rapidamente. Dorsali rivolte a sud, sud-ovest o sud-est si alternano a esposizioni più fresche e a valloni nei quali insolazione e circolazione dell’aria assumono caratteristiche differenti.

Queste variazioni si ripetono anche all’interno dello stesso comune e contribuiscono alla frammentazione geografica che caratterizza la denominazione.

Geologia e suoli

Le colline del Barbaresco appartengono al bacino sedimentario terziario piemontese, formatosi attraverso l’accumulo di sedimenti marini prima del sollevamento che ha originato l’attuale paesaggio delle Langhe.

Marne calcareo-argillose, sabbie e livelli arenacei compaiono in proporzioni differenti nelle diverse parti della denominazione. Il disciplinare individua nei terreni argillosi e calcarei, e nelle loro combinazioni, le condizioni caratteristiche della viticoltura del Barbaresco.

Erosione e modellamento delle colline hanno portato in superficie strati sedimentari differenti. Profondità del terreno, percentuale di sabbia e argilla, contenuto calcareo e posizione sul versante possono quindi cambiare anche nello spazio di poche centinaia di metri.

Queste differenze descrivono le condizioni fisiche dei singoli vigneti e non corrispondono automaticamente a profili aromatici o gustativi prestabiliti.

Clima

Il clima è continentale temperato, con estati calde, inverni freddi e precipitazioni concentrate soprattutto in primavera e autunno.

La presenza delle Alpi, dell’Appennino ligure e della valle del Tanaro interviene sulla circolazione delle masse d’aria, mentre esposizione e altitudine modificano le condizioni dei singoli versanti.

Nebbia e umidità autunnale appartengono storicamente al clima delle Langhe, ma la maturazione del Nebbiolo dipende in misura decisiva dall’esposizione dei vigneti e dall’andamento della singola annata.

Il Nebbiolo

Il Barbaresco DOCG deve essere prodotto esclusivamente da Nebbiolo. Nessun altro vitigno è ammesso nella composizione del vino.

Il Nebbiolo germoglia relativamente presto e raggiunge la maturazione tardivamente. La lunga stagione vegetativa rende particolarmente rilevanti esposizione, disponibilità di luce e andamento climatico delle settimane che precedono la vendemmia.

La varietà possiede generalmente una consistente dotazione tannica e una buona acidità. Colore, profumi, struttura e sviluppo nel tempo cambiano però secondo provenienza, vendemmia e tecniche di vinificazione e affinamento.

Barbaresco

Il comune che dà il nome alla denominazione occupa le colline immediatamente affacciate sul Tanaro. Il borgo sorge sulla sommità di un rilievo dominato dalla torre medievale, circondato da vigneti che scendono verso il fiume e verso le vallate interne.

Nel territorio comunale si trovano Menzioni Geografiche Aggiuntive come Asili, Martinenga, Montestefano, Montefico, Muncagota, Ovello, Pajè, Pora, Rabajà, Rio Sordo e altre aree delimitate dal disciplinare.

Questi nomi identificano provenienze geografiche precise. Non rappresentano classificazioni qualitative e non prescrivono uno specifico stile del vino.

Neive

Neive occupa il settore nord-orientale della denominazione. Il suo territorio è ampio e comprende colline rivolte sia verso il Tanaro sia verso le valli che si aprono in direzione di Mango e Castagnole delle Lanze.

Tra le MGA comprese nel comune figurano Albesani, Basarin, Bordini, Bricco di Neive, Canova, Cottà, Currà, Fausoni, Gallina, Marcorino, Serraboella, Serracapelli e Starderi.

Anche all’interno del territorio di Neive cambiano orientamento dei versanti, quota e composizione dei terreni, producendo condizioni viticole differenti.

Treiso

Treiso occupa la parte meridionale e sud-orientale della zona del Barbaresco. Le colline salgono progressivamente rispetto alla valle del Tanaro e sono incise da profondi valloni che separano le diverse dorsali.

Tra le MGA del territorio figurano Bernardot, Bricco di Treiso, Castellizzano, Ferrere, Garassino, Marcarini, Montersino, Nervo, Pajorè, Rizzi, San Stunet e Valeirano.

Le quote mediamente più elevate di alcuni settori e la varietà delle esposizioni distinguono internamente il comune senza determinare un unico profilo stilistico dei vini.

San Rocco Seno d’Elvio

Una parte di San Rocco Seno d’Elvio, oggi frazione del comune di Alba, appartiene alla zona del Barbaresco DOCG. Il territorio era storicamente compreso nel comune di Barbaresco prima della modifica amministrativa del 1957.

Le sue colline costituiscono il settore più occidentale della denominazione e si trovano tra Alba, Treiso e la valle del Tanaro.

La presenza di San Rocco Seno d’Elvio rende quindi la geografia del Barbaresco amministrativamente articolata su quattro territori comunali, anche se soltanto Barbaresco, Neive e Treiso vi rientrano per intero.

Le Menzioni Geografiche Aggiuntive

Il disciplinare riconosce 66 Menzioni Geografiche Aggiuntive, comunemente indicate con la sigla MGA. Ciascuna corrisponde a un’area delimitata cartograficamente all’interno della zona di produzione.

La MGA può comparire in etichetta accanto alla denominazione Barbaresco. Alla menzione geografica può inoltre essere aggiunta la parola vigna seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, quando sono rispettate le condizioni previste dal disciplinare.

Le MGA formalizzano nomi geografici consolidati e consentono di specificare la provenienza delle uve. Non costituiscono una classificazione gerarchica: il disciplinare non stabilisce cru di primo o secondo livello e non assegna valori qualitativi differenti alle singole menzioni.

La Barbaresco DOCG

Il Barbaresco ottenne il riconoscimento della DOC nel 1966 e quello della DOCG nel 1980.

Il vino deve essere prodotto esclusivamente da Nebbiolo. Il disciplinare prevede le tipologie Barbaresco e Barbaresco Riserva, entrambe utilizzabili anche con una delle MGA riconosciute.

Il Barbaresco deve essere sottoposto a un periodo minimo di invecchiamento di 26 mesi, dei quali almeno 9 in legno, calcolati dal 1° novembre dell’anno della vendemmia.

Per il Barbaresco Riserva il periodo minimo sale a 50 mesi, dei quali almeno 9 in legno.

L’immissione al consumo è consentita dal 1° gennaio del terzo anno successivo alla vendemmia per il Barbaresco e dal 1° gennaio del quinto anno per la Riserva.

Una storia condivisa con le Langhe

La coltivazione del Nebbiolo nelle Langhe precede di secoli la nascita delle moderne denominazioni. Per lungo tempo i vini prodotti intorno a Barbaresco furono commercializzati all’interno della più ampia produzione vinicola albese e langarola.

Alla fine dell’Ottocento prese forma una più precisa identificazione del vino con il territorio di Barbaresco. La nascita della Cantina Sociale di Barbaresco nel 1894, promossa da Domizio Cavazza, rappresentò uno dei passaggi fondamentali nella definizione moderna della denominazione.

Nel corso del Novecento il nome Barbaresco si consolidò fino alla delimitazione ufficiale della zona di produzione, al riconoscimento della DOC e successivamente della DOCG.

Barbaresco nel bicchiere

Nei Barbaresco possono ricorrere rosa, viola, piccoli frutti rossi, ciliegia, spezie ed erbe, mentre l’evoluzione può introdurre note balsamiche, terrose e più complesse.

Tannino e acidità appartengono alla struttura del Nebbiolo e sostengono la possibilità di evoluzione del vino. Intensità, maturità del frutto e consistenza cambiano però secondo vigneto, annata, epoca di raccolta, macerazione e affinamento.

Anche le singole MGA non corrispondono a profili sensoriali obbligati. Le differenze di geologia, quota ed esposizione descrivono condizioni di coltivazione specifiche, ma non consentono di assegnare automaticamente a ciascun luogo caratteristiche come eleganza, austerità, potenza o finezza.

I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi

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