Barolo (Cuneo – Piemonte)

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Barolo

CUNEO • PIEMONTE • Italia • borgo raccolto su sperone e anfiteatro collinare nel cuore della Langa del Nebbiolo • Barolo DOCG

Poster L’Enonauta dedicato a Barolo, paese simbolo del grande Nebbiolo di Langa
Barolo, piccolo paese-simbolo nel cuore della Langa del Nebbiolo. Poster: L’Enonauta

In breve

Parole chiave: Nebbiolo, Langhe, marne, sabbie, arenarie, MGA, Tanaro, Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba.

Vitigno: Nebbiolo in purezza.

Denominazione: Barolo DOCG, nelle tipologie Barolo e Barolo Riserva, con possibilità di indicare una delle Menzioni Geografiche Aggiuntive previste dal disciplinare.

Quadro territoriale: il Barolo nasce nelle Langhe cuneesi, in un sistema di colline sedimentarie sviluppato a sud del Tanaro. La denominazione interessa undici comuni e riunisce versanti, altitudini e formazioni geologiche differenti, accomunati dalla coltivazione esclusiva del Nebbiolo.

Il territorio

La zona del Barolo si trova nel cuore delle Langhe, pochi chilometri a sud di Alba. Il paesaggio è costituito da dorsali collinari, valloni e pendii coltivati, con una forte continuità del vigneto nelle esposizioni più favorevoli.

Il disciplinare comprende per intero i comuni di Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba e, in parte, i territori di Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi.

I vigneti occupano esclusivamente terreni collinari con esposizioni considerate idonee alla coltivazione del Nebbiolo. Fondovalle, aree umide e superfici pianeggianti non rientrano nelle condizioni previste per la denominazione.

Undici comuni

La denominazione attraversa territori amministrativi diversi ma geograficamente contigui. Barolo occupa la parte centrale; La Morra e Verduno si sviluppano verso nord-ovest, in direzione del Tanaro; Castiglione Falletto si trova tra Barolo, La Morra, Monforte e Serralunga.

Serralunga d’Alba e il settore orientale di Monforte occupano le dorsali più orientali della denominazione. Novello si sviluppa a sud-ovest di Barolo, mentre Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Roddi e Cherasco partecipano con porzioni più limitate dei rispettivi territori.

La suddivisione amministrativa non coincide con una suddivisione netta delle condizioni viticole. Formazioni geologiche, esposizioni e altitudini possono attraversare i confini comunali, mentre all’interno dello stesso comune si trovano vigneti con caratteristiche molto differenti.

Origine marina delle colline

Le colline del Barolo derivano in larga parte da sedimenti depositati nell’antico bacino marino terziario piemontese. Tra Miocene e Pliocene si accumularono marne, sabbie, argille e altri materiali che il successivo sollevamento e l’erosione hanno trasformato nell’attuale paesaggio.

La stratificazione non è uniforme. Formazioni di età e composizione differenti affiorano nei vari settori della denominazione e possono cambiare anche lungo una stessa dorsale.

L’erosione ha inoltre modellato pendii e valloni, portando in superficie strati diversi e modificando profondità, tessitura e capacità di drenaggio dei suoli.

Marne di Sant’Agata Fossili

Le Marne di Sant’Agata Fossili costituiscono una delle formazioni più diffuse nell’area del Barolo. Sono composte prevalentemente da sedimenti fini, con forte presenza di limo e argilla e una componente calcarea significativa.

Affiorano in numerose parti della denominazione, tra cui Grinzane Cavour, Verduno, alcune zone di La Morra e i settori più bassi di Castiglione Falletto e Serralunga.

Anche all’interno di questa formazione esistono varianti nella composizione e nella stratificazione, determinate dai differenti ambienti sedimentari nei quali si originò.

Formazione di Lequio e Arenarie di Diano

La Formazione di Lequio, di età serravalliana, presenta un’alternanza di marne argillose e livelli sabbiosi. Nell’area del Barolo compare soprattutto nella parte centro-meridionale di Serralunga d’Alba e sul versante orientale di Monforte d’Alba.

Le Arenarie di Diano sono invece costituite da livelli maggiormente sabbiosi originati da antiche frane sottomarine. Sono presenti soprattutto nei territori di Monforte, Castiglione Falletto, Barolo e Diano d’Alba.

La diversa proporzione tra sabbia, limo, argilla e calcare modifica struttura, drenaggio e comportamento idrico dei terreni, senza determinare automaticamente uno specifico profilo sensoriale del vino.

Le altre formazioni

Il settore settentrionale e occidentale della denominazione presenta ulteriori variazioni geologiche.

A La Morra compaiono i Conglomerati di La Morra, caratterizzati da livelli ricchi di ciottoli e ghiaie. Tra La Morra e Verduno affiorano inoltre la Formazione della Vena del Gesso e la Formazione di Cassano Spinola, con alternanze di marne, gessi e sabbie.

Una piccola porzione del territorio di Cherasco presenta invece marne plioceniche, con una distribuzione più equilibrata tra sabbia, limo e argilla.

La geologia del Barolo è quindi un mosaico di formazioni sedimentarie e non può essere ridotta alla semplice opposizione tra un presunto settore “marnoso” e uno “arenaceo”.

Clima

Le Langhe presentano un clima temperato freddo subcontinentale, influenzato dalla protezione dell’arco alpino e dalle correnti più miti e umide che risalgono dal Mar Ligure.

Nell’area del Barolo il clima cambia secondo altitudine, orientamento delle dorsali, esposizione dei versanti e rapporto con le vallate circostanti.

Le tre principali dorsali collinari determinano condizioni microclimatiche differenti, mentre la valle del Tanaro, le Alpi e l’Appennino ligure intervengono nella circolazione dell’aria e nella distribuzione delle precipitazioni.

Il Nebbiolo

Il Barolo DOCG deve essere prodotto esclusivamente da uve Nebbiolo.

Il vitigno germoglia relativamente presto e raggiunge la maturazione tardivamente. La durata del ciclo vegetativo rende particolarmente rilevanti esposizione, altitudine e condizioni meteorologiche delle ultime settimane prima della vendemmia.

Il Nebbiolo presenta generalmente acidità elevata e una consistente struttura tannica. Il colore può risultare meno intenso rispetto a quello di altre varietà a bacca nera, mentre profumi e struttura cambiano in modo significativo con maturazione, vinificazione e affinamento.

Le Menzioni Geografiche Aggiuntive

Il disciplinare riconosce 181 Menzioni Geografiche Aggiuntive, comunemente indicate con la sigla MGA. I loro confini sono definiti cartograficamente all’interno della zona di produzione.

Tra le MGA figurano nomi storicamente conosciuti come Cannubi, Brunate, Cerequio, Rocche dell’Annunziata, Bussia, Ginestra, Vigna Rionda, Lazzarito, Francia, Monprivato, Villero e Rocche di Castiglione, insieme a numerose altre provenienze di dimensioni e caratteristiche differenti.

Alcune menzioni coincidono con aree molto circoscritte; altre, come Bussia, coprono superfici più ampie e comprendono versanti e sottozone differenti.

Le MGA indicano esclusivamente la provenienza geografica. Il disciplinare non stabilisce una gerarchia qualitativa tra le singole menzioni e non attribuisce loro profili sensoriali prestabiliti.

La menzione «vigna»

Una MGA può essere accompagnata dalla menzione vigna seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, quando sono rispettate le condizioni stabilite dal disciplinare.

Le uve devono provenire dal vigneto indicato e vinificazione e conservazione devono avvenire separatamente dagli altri vini.

La menzione della singola vigna rappresenta quindi un livello di provenienza più circoscritto rispetto alla MGA nella quale il vigneto stesso è compreso.

La Barolo DOCG

Il Barolo ottenne il riconoscimento della DOC nel 1966 e quello della DOCG nel 1980.

Il disciplinare prevede le tipologie Barolo e Barolo Riserva, entrambe ottenute esclusivamente da Nebbiolo e utilizzabili anche con una delle MGA riconosciute.

Il Barolo deve essere sottoposto a un periodo minimo di invecchiamento di 38 mesi, dei quali almeno 18 in legno, calcolati dal 1° novembre dell’anno della vendemmia.

Per il Barolo Riserva il periodo minimo sale a 62 mesi, dei quali almeno 18 in legno.

L’immissione al consumo è consentita dal 1° gennaio del quarto anno successivo alla vendemmia per il Barolo e dal 1° gennaio del sesto anno per la Riserva.

Una lunga storia del Nebbiolo

La presenza del Nebbiolo nelle Langhe è documentata da secoli e precede largamente la nascita della denominazione. Il territorio intorno a Barolo, La Morra, Castiglione Falletto, Monforte e Serralunga era già intensamente vitato prima della definizione moderna del vino.

Nel corso dell’Ottocento il Barolo acquisì progressivamente una propria identità commerciale e produttiva. Le proprietà dei Falletti di Barolo, le tenute di Camillo Benso di Cavour a Grinzane e l’evoluzione delle tecniche di cantina contribuirono all’affermazione di un vino secco, destinato anche a lunghi affinamenti.

Tra Otto e Novecento il nome Barolo si consolidò come indicazione geografica del vino, fino alla delimitazione ufficiale della zona di produzione e alla successiva nascita della DOC e della DOCG.

Il paesaggio viticolo

La coltivazione della vite ha profondamente modificato il paesaggio delle colline del Barolo. I vigneti seguono le dorsali e i versanti, alternandosi a boschi, noccioleti, seminativi e nuclei abitati.

La distribuzione delle vigne non è casuale: esposizione, pendenza e altitudine hanno condizionato per secoli la scelta delle superfici destinate al Nebbiolo.

Nel 2014 una parte significativa di questo paesaggio è stata inserita, insieme ad altre aree vitivinicole di Langhe, Roero e Monferrato, nel sito UNESCO dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte.

Barolo nel bicchiere

Nei Barolo possono ricorrere profumi di rosa, viola, ciliegia, piccoli frutti rossi, spezie ed erbe. Con l’evoluzione possono emergere note balsamiche, terrose, di tabacco, frutta secca e altre componenti terziarie.

Acidità e tannino costituiscono elementi strutturali importanti del Nebbiolo e contribuiscono alla capacità di evoluzione del vino.

Il profilo finale dipende però dal vigneto, dalla maturazione dell’uva, dall’annata, dalle modalità di macerazione e dai tempi e recipienti utilizzati per l’affinamento.

Marne, sabbie, arenarie, gessi e conglomerati descrivono le condizioni geologiche dei diversi vigneti, ma non corrispondono automaticamente a categorie come eleganza, potenza, austerità o finezza. Anche le singole MGA comprendono interpretazioni diverse, legate al lavoro dei produttori oltre che alla provenienza.

I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi

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