Monte Foscarino & Monte Tenda (Verona – Veneto)

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Monte Foscarino & Monte Tenda

Verona • Veneto • Italia • rilievi del Soave classico tra matrice vulcanica e accenti calcarei • Soave Classico DOC

Poster illustrato di Monte Foscarino e Monte Tenda nel Soave classico: colline, dorsali e vigne su suoli differenti
Due rilievi per leggere meglio il Soave classico. Poster: L’Enonauta

Monte Foscarino e Tenda appartengono entrambi al sistema collinare del Soave Classico, ma rappresentano due ambienti nettamente distinti. Il primo si sviluppa su tre rilievi di origine vulcanica fra Soave e Monteforte d’Alpone; il secondo occupa le colline immediatamente legate al borgo e al castello di Soave, su substrati prevalentemente calcarei. Dal 2019 Foscarino e Tenda sono due separate Unità Geografiche Aggiuntive della denominazione.

La loro vicinanza permette di osservare con particolare chiarezza uno dei caratteri fondamentali del territorio soavese. Nel giro di pochi chilometri cambiano origine geologica, forma delle colline, profondità dei terreni e struttura del paesaggio, mentre la Garganega rimane il principale elemento di continuità. Più che due interpretazioni stilistiche prestabilite, Foscarino e Tenda sono dunque due geografie differenti all’interno della stessa zona storica.

Due UGA nel cuore del Classico

Foscarino e Tenda si trovano nella parte centrale del Soave Classico, ma occupano posizioni differenti. Il Foscarino si innalza a nord-est del borgo, verso il territorio di Monteforte d’Alpone; Tenda comprende invece il sistema di colline che avvolge direttamente Soave e sul quale sorge anche il castello medievale.

Il confine fra le due UGA appartiene alla cartografia del disciplinare e non coincide necessariamente con una cesura immediatamente percepibile nel paesaggio. Strade, vigneti e dorsali proseguono da un settore all’altro, mentre sotto la superficie cambiano progressivamente le formazioni geologiche.

Questa prossimità è particolarmente significativa perché mette direttamente a contatto due delle grandi matrici del Soave: i prodotti dell’antico vulcanismo dei Lessini e le formazioni calcaree di origine marina.

Monte Foscarino

Il Foscarino è una delle colline più conosciute del Soave Classico. L’UGA interessa territori appartenenti ai comuni di Soave e Monteforte d’Alpone e comprende in realtà un piccolo sistema di tre rilievi: Foscarinetto, che raggiunge circa 282 metri, Boccara, intorno ai 292 metri, e il Monte Foscarino propriamente detto, che arriva a circa 295 metri.

Non si tratta quindi di un unico cono isolato. Le tre elevazioni costruiscono una successione collinare separata da piccole selle e incisioni, con versanti rivolti in più direzioni e pendenze localmente molto accentuate.

La vite occupa gran parte delle superfici aperte, mentre boschetti e vegetazione spontanea rimangono sulle parti meno coltivabili e lungo alcune incisioni. Anche il possibile significato del nome Foscarino è stato collegato alla vegetazione fitta: una delle interpretazioni lo riconduce al latino fuscus, “scuro”; un’altra alla presenza di boschi dai quali venivano ricavati pali destinati alla vite e agli orti.

Tre rilievi vulcanici

La geologia costituisce il tratto più evidente del Foscarino. I tre rilievi sono legati all’attività vulcanica che interessò i Lessini orientali durante il Paleogene, quando eruzioni in larga parte sottomarine produssero colate basaltiche, brecce, tufi e altri materiali eruttivi.

Il successivo sollevamento e l’erosione hanno portato questi materiali in superficie e modellato le colline attuali. Nei vigneti la roccia basaltica può comparire già entro il primo metro di profondità, spesso sotto forma di frammenti derivati dall’alterazione del substrato.

Foscarino costituisce quindi uno dei settori in cui la componente vulcanica del Soave Classico si presenta con maggiore continuità. Questo dato geologico non deve però essere trasformato automaticamente in una descrizione organolettica: esposizione, profondità del terreno, gestione del vigneto e andamento dell’annata rimangono elementi indipendenti che variano da parcella a parcella.

I suoli del Foscarino

I terreni sono generalmente moderatamente profondi e sviluppati direttamente sui materiali vulcanici. La tessitura varia soprattutto fra argilloso-limosa e franco-limosa, mentre la reazione si colloca generalmente fra valori debolmente acidi e neutri.

Le forti pendenze modificano però profondità e struttura del suolo. Sulle parti maggiormente erose il basalto può avvicinarsi alla superficie; nelle piccole conche e nelle zone inferiori dei pendii si accumulano invece materiali più fini e lo spessore aumenta.

La definizione “suolo vulcanico” indica quindi l’origine prevalente del substrato, non una completa uniformità pedologica dell’UGA.

Pendenze e orientamento

Il Foscarino è caratterizzato da versanti fortemente inclinati. La disposizione dei tre rilievi produce esposizioni differenti e fa sì che vigneti relativamente vicini possano ricevere quantità diverse di luce durante la giornata.

La coltivazione segue la forma naturale delle colline e in diversi settori il lavoro manuale mantiene un ruolo rilevante. Pergole, filari a parete, strade interpoderali e piccole sistemazioni dei versanti si inseriscono in una morfologia che lascia margini ridotti alla completa regolarizzazione degli appezzamenti.

Gli studi climatici del Consorzio collocano precipitazioni, temperature ed escursioni termiche del Foscarino vicino ai valori medi dell’intera denominazione. Il rilievo non rappresenta quindi necessariamente un’estremità climatica del Soave, nonostante la forte riconoscibilità geologica.

I toponimi del Foscarino

La cartografia dell’UGA conserva una geografia più minuta rispetto al solo nome Foscarino. Fra i toponimi registrati compaiono Cerceni, Cercini, Battocchi, Catti, Furbi, Siviero, Carniga, Carcera, Campagnola, Mari, Preare, Carbonare e Foscarino.

Alcuni di questi nomi individuano gruppi di vigneti, contrade o porzioni di versante utilizzate da lungo tempo nella vita agricola locale. L’UGA li riunisce sotto una sola indicazione ufficiale, ma non ne cancella le differenze.

La geografia effettiva del Foscarino rimane quindi più dettagliata di quella leggibile sulla maggior parte delle etichette.

Tenda

L’UGA Tenda occupa le colline immediatamente legate al borgo di Soave. Il castello medievale, costruito sul rilievo che domina il paese, costituisce il suo riferimento paesaggistico più evidente e rende questa zona immediatamente riconoscibile dalla pianura.

La denominazione Tenda adottata nella zonazione riunisce due aree precedentemente considerate separatamente, Rocca e Monte Tondo. Le analisi pedologiche e climatiche hanno mostrato elementi sufficientemente omogenei da suggerirne l’unificazione in una sola UGA.

Questo non significa però che tutto il territorio possieda la stessa morfologia. Le colline più prossime alla Rocca presentano pendenze e profondità differenti rispetto alle superfici di Monte Tondo, e numerosi microtoponimi continuano a distinguere singoli settori.

Una UGA prevalentemente calcarea

Tenda si distingue nettamente dal Foscarino per la natura del substrato. Qui la componente vulcanica perde centralità e prevalgono materiali calcarei, con una presenza significativa di scheletro derivato dalla frammentazione delle rocce sedimentarie.

Nei settori più inclinati i suoli possono essere relativamente poco profondi, mentre nelle aree con pendenze più moderate, come intorno a Monte Tondo, tendono ad aumentare di spessore. La tessitura è generalmente franco-argillosa.

La differenza rispetto al Foscarino è quindi reale e ben documentata: a brevissima distanza dalle colline basaltiche si incontra un sistema viticolo impostato prevalentemente su matrici calcaree.

Rocca e Monte Tondo

La precedente distinzione fra Rocca e Monte Tondo rimane utile per osservare l’articolazione interna dell’UGA.

Il settore della Rocca si sviluppa intorno al rilievo sul quale sorge il castello e comprende versanti con discrete pendenze e suoli generalmente meno profondi. Il carattere calcareo è particolarmente evidente nella quantità di pietrame presente nei terreni e nelle sistemazioni agricole.

Monte Tondo presenta invece forme generalmente più morbide e terreni più profondi. Le due aree appartengono oggi alla stessa UGA perché condividono numerosi elementi pedologici e climatici, senza per questo essere identiche nella morfologia.

Il Monte Tenda e il castello

Il rilievo sul quale sorge il Castello di Soave costituisce uno degli elementi paesaggistici più riconoscibili dell’intera denominazione. Le mura scendono dalla sommità del colle fino a racchiudere il borgo e stabiliscono una relazione immediata fra fortificazione, pendio e vigneti.

Il castello nella configurazione attuale deriva da più fasi medievali e soprattutto dagli interventi scaligeri. La posizione elevata permetteva il controllo della pianura e delle vie di comunicazione fra Verona e Vicenza.

La viticoltura occupa oggi buona parte delle colline intorno alle mura, facendo della Tenda una delle UGA in cui la continuità fra nucleo storico e paesaggio agricolo è più evidente.

Le marogne di Tenda

Uno dei caratteri distintivi della Tenda è la diffusione dei muri a secco. Il Consorzio la indica come l’UGA del Soave nella quale queste strutture raggiungono la maggiore presenza.

I muri sostengono terrazzi e piccole superfici coltivabili sui versanti e utilizzano direttamente la pietra calcarea disponibile in loco. Permettono allo stesso tempo di contenere il terreno e favorire il drenaggio dell’acqua attraverso le fessure fra i blocchi.

Le sistemazioni recentemente recuperate in alcune località mostrano quanto la costruzione del paesaggio viticolo dipenda dal lavoro umano oltre che dalla morfologia naturale. Dove il pendio rendeva difficile la coltivazione, i muri hanno modificato la superficie senza cancellarne completamente la forma.

Biodiversità e vegetazione

Tenda conserva una presenza particolarmente evidente di vegetazione non viticola. Pini, cipressi e altre essenze arboree si alternano alle vigne e il Consorzio identifica questa UGA come una delle aree con maggiore biodiversità specifica all’interno della denominazione.

La vicinanza immediata al borgo e al castello, i boschi, gli oliveti e le sistemazioni a muro secco contribuiscono a costruire un paesaggio diverso da quello delle colline quasi interamente vitate di altri settori del Classico.

Questa biodiversità non deve essere interpretata come una qualità astratta del vino, ma come una caratteristica concreta dell’uso del suolo e della struttura paesaggistica dell’UGA.

Una delle aree più calde ed esposte

Dal punto di vista climatico Tenda appartiene ai settori più caldi ed esposti della denominazione. Le quote sono relativamente contenute rispetto alle UGA più elevate e molti versanti ricevono un’insolazione prolungata.

Nei periodi più asciutti la disponibilità idrica può diventare un elemento critico, soprattutto sui suoli meno profondi e sui versanti maggiormente esposti. La documentazione della zonazione segnala per questo l’importanza dell’irrigazione di soccorso dove necessaria e consentita.

Anche all’interno della Tenda rimangono comunque differenze fra sommità, pendii e zone di accumulo; la definizione di area calda indica una tendenza territoriale generale, non una condizione identica per ogni vigneto.

I toponimi della Tenda

L’UGA comprende una fitta serie di nomi storici. La cartografia ufficiale registra fra gli altri Calantiga, Mondello, Rocca, Antane, Capitello della Tenda, Pianure, San Giorgio, Cengelle, Bassano, Viatelle, Ponsara, Pigno, Porcara, Vaccara, Fusello, La Ferra, Santa Croce, Cengetti, Sengetto e San Lorenzo.

Questa successione rende evidente quanto il nome Tenda rappresenti una sintesi moderna di una geografia rurale molto più frammentata. Alcuni toponimi coincidono o entrano in relazione con altre UGA del Soave, rendendo necessaria la cartografia ufficiale per stabilire l’esatta provenienza delle singole parcelle.

La Garganega

Garganega costituisce il principale vitigno sia del Foscarino sia della Tenda. La Soave DOC richiede almeno il 70% della varietà, mentre Trebbiano di Soave e Chardonnay possono concorrere secondo i limiti stabiliti dal disciplinare.

Il ciclo relativamente tardivo e la vigoria della pianta hanno favorito la lunga diffusione della pergola veronese, ancora oggi ben presente sulle colline. Accanto ad essa sono diffusi impianti a Guyot e altre forme di allevamento a parete.

La stessa varietà attraversa dunque due ambienti geologicamente differenti. È proprio questa continuità ampelografica a rendere particolarmente interessante il confronto fra Foscarino e Tenda: cambia il territorio, non il principale materiale vegetale attraverso il quale viene interpretato.

Trebbiano di Soave

Il Trebbiano di Soave mantiene una presenza minoritaria ma storicamente significativa in entrambi i settori. Nei vigneti più vecchi può comparire accanto alla Garganega e ricorda una fase precedente alla forte specializzazione varietale degli impianti contemporanei.

Il disciplinare ne permette l’utilizzo insieme allo Chardonnay entro la quota complementare prevista per il Soave. Alcune aziende ne conservano percentuali significative o vecchie selezioni, mentre altre lavorano esclusivamente con Garganega.

La pergola e le pendenze

La pergola veronese costituisce ancora una componente importante del paesaggio. Sul Foscarino deve adattarsi a versanti spesso molto inclinati; nella Tenda incontra anche terrazzi sostenuti dai muri a secco e superfici più dolci nella zona di Monte Tondo.

La meccanizzazione cambia di conseguenza secondo il singolo vigneto. Nei pendii più difficili molte operazioni continuano a essere eseguite manualmente, mentre nelle aree meno inclinate è possibile utilizzare mezzi più leggeri o meccanizzare una parte dei lavori.

Forme di allevamento e sistemazioni agrarie sono quindi strettamente legate alla morfologia e non possono essere descritte in modo uniforme per le due UGA.

Due UGA, non due cru omogenei

L’introduzione delle 33 UGA del Soave nel disciplinare nel 2019 ha reso possibile utilizzare Foscarino e Tenda come indicazioni geografiche aggiuntive. Il sistema deriva da oltre quindici anni di studi dedicati a suoli, clima, storia e toponomastica.

Le UGA non costituiscono però una classificazione gerarchica comparabile a una graduatoria di cru. Definiscono l’origine delle uve a una scala più precisa rispetto alla denominazione generale.

All’interno di Foscarino rimangono tre rilievi differenti; all’interno di Tenda convivono Rocca, Monte Tondo e numerosi altri toponimi. L’indicazione geografica restringe quindi il campo, ma non annulla la variabilità delle singole parcelle.

Vulcanico e calcareo

Il confronto fra Foscarino e Tenda rende particolarmente evidente quanto sia riduttivo descrivere l’intero Soave come territorio vulcanico. Il Foscarino costituisce effettivamente uno dei nuclei basaltici più riconoscibili del Classico; Tenda, quasi adiacente, presenta invece una forte impronta calcarea.

Anche l’opposizione fra “vulcanico” e “calcareo” deve però essere utilizzata con cautela. Questi termini indicano soprattutto l’origine dei substrati. Non stabiliscono da soli profondità del terreno, disponibilità idrica, esposizione, vigoria della pianta o risultato sensoriale del vino.

La geologia diventa quindi una delle coordinate con cui leggere il territorio, non una traduzione automatica dal suolo al bicchiere.

Foscarino e Monteforte

Una particolarità del Foscarino è il suo sviluppo fra i comuni di Soave e Monteforte d’Alpone. L’UGA attraversa dunque il confine amministrativo pur rimanendo interamente all’interno della zona storica del Soave Classico.

Questa posizione la mette in relazione diretta con le colline basaltiche che continuano verso Monte Grande, Brognoligo, Coste e le altre unità geografiche di Monteforte.

La continuità vulcanica verso est non implica però uniformità: ogni UGA è stata delimitata proprio perché morfologia, suoli e storia locale permettono di distinguere sistemi territoriali differenti.

Tenda e il borgo di Soave

Tenda possiede invece una relazione molto più diretta con il centro storico. Il castello, le mura e le vigne fanno parte dello stesso sistema collinare e permettono di osservare in uno spazio ristretto il passaggio fra architettura medievale e campagna.

Scendendo dalla Rocca verso il borgo, i vigneti si avvicinano alle mura e alle strade del centro abitato; procedendo sulle dorsali in direzione opposta aumentano invece le superfici agricole e la vegetazione spontanea.

È una configurazione diversa da quella del Foscarino, dove il paesaggio appare maggiormente rurale e il sistema dei tre rilievi assume il ruolo dominante.

Due modi di leggere il Soave Classico

Monte Foscarino e Tenda mostrano quanto rapidamente possa cambiare la geografia nel cuore stesso del Soave Classico. Nel Foscarino tre antichi rilievi vulcanici raggiungono quasi 300 metri e portano in superficie basalti alterati; intorno alla Tenda prevalgono rocce calcaree, muri a secco, suoli franco-argillosi e quote generalmente inferiori.

Il paesaggio cambia insieme al substrato. Il Foscarino è costruito intorno a coni, dorsali e versanti vitati; Tenda lega vigneto, castello, boschi, cipressi e terrazze in pietra alla struttura stessa del borgo di Soave.

La Garganega attraversa entrambe le unità e consente di osservare queste differenze senza doverle trasformare in formule organolettiche precostituite. È il confronto fra luoghi vicini, più che l’attribuzione di uno stile obbligato a ciascuno, a rendere Foscarino e Tenda particolarmente significativi nella geografia del Soave.

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