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Castelcerino
Verona • Veneto • Italia • dorsale alta del Soave classico, quota e suoli vulcanici • Soave Classico DOC

Castelcerino occupa una delle dorsali più alte del territorio di Soave, in posizione dominante fra la valle del Tramigna e la Val d’Alpone. È una frazione del comune di Soave e, allo stesso tempo, una delle 33 Unità Geografiche Aggiuntive riconosciute dal disciplinare. Il nucleo abitato e i vigneti circostanti si trovano in un paesaggio più aperto e boscoso rispetto alle colline immediatamente prossime al borgo di Soave, con quote che in alcuni settori vitati raggiungono circa 400 metri.
Castelcerino è particolarmente interessante perché riunisce, nello spazio di pochi chilometri, due componenti fondamentali della geologia soavese. Verso est, in direzione di Fittà, assumono maggiore importanza i substrati vulcanici e basaltici; procedendo verso ovest aumentano invece i terreni impostati su formazioni calcaree. L’unità geografica non coincide quindi con un solo tipo di suolo e costituisce uno dei luoghi nei quali la complessità geologica del Soave appare con maggiore evidenza.
Fra Tramigna e Val d’Alpone
Castelcerino sorge sul sistema collinare che separa due delle principali vallate orientali veronesi. A ovest si apre la valle del Tramigna, che scende attraverso Cazzano di Tramigna e raggiunge Soave; a est si trova la più ampia Val d’Alpone, lungo la quale si distribuiscono Monteforte d’Alpone, Montecchia di Crosara e Roncà.
La posizione sullo spartiacque permette di osservare contemporaneamente i due sistemi. I vigneti occupano crinali, versanti e piccole conche, mentre boschi, olivi e ciliegi rimangono presenti soprattutto nelle superfici meno adatte alla viticoltura.
Il paesaggio è quindi differente sia dalle pianure alluvionali poste ai piedi delle colline sia dai rilievi più intensamente vitati di Monteforte. La vite conserva una presenza dominante, ma non forma una copertura continua e si alterna a vegetazione arborea e piccoli nuclei rurali.
Una delle quote alte del Soave
La viticoltura di Castelcerino si sviluppa generalmente a quote superiori rispetto alle superfici della pianura e alle prime colline intorno al borgo di Soave. In alcune aziende i vigneti raggiungono circa 400 metri, collocandosi fra le posizioni più elevate della zona storica.
L’altitudine non costituisce però un carattere uniforme dell’UGA. I vigneti si distribuiscono su quote differenti e soprattutto su versanti con inclinazioni ed esposizioni molto diverse. Alcune sommità presentano pendenze relativamente moderate; le coste laterali possono invece diventare molto ripide.
La quota deve quindi essere considerata insieme a orientamento, posizione sul pendio, profondità del terreno e natura del substrato, evitando di trasformarla automaticamente in una spiegazione dello stile dei vini.
Due matrici geologiche
La struttura dei suoli costituisce uno degli elementi più caratteristici di Castelcerino. Il Consorzio del Soave distingue nettamente un settore orientale di origine prevalentemente vulcanica e uno occidentale maggiormente legato a formazioni calcaree.
Verso Fittà affiorano rocce basaltiche prodotte dall’attività vulcanica che interessò i Lessini orientali durante il Paleogene. Colate, tufi e altri prodotti eruttivi si formarono in larga parte in ambiente marino e furono successivamente sollevati ed erosi insieme alle rocce sedimentarie circostanti.
Sul lato occidentale diventano invece più evidenti calcari e materiali derivati dalle antiche sedimentazioni marine. La vicinanza fra queste due matrici rende Castelcerino uno dei punti nei quali si osserva con particolare chiarezza l’incontro fra le componenti vulcaniche e calcaree del territorio soavese.
Il settore vulcanico
Nella parte orientale, verso Fittà, i suoli si sviluppano prevalentemente sull’alterazione di rocce basaltiche. La tessitura indicata dagli studi territoriali è generalmente franco-argillosa, con una componente relativamente più limosa negli strati superficiali e un aumento dell’argilla in profondità.
La morfologia varia considerevolmente. Le superfici sommitali possono presentare inclinazioni contenute, mentre i versanti raggiungono localmente pendenze molto elevate. Dove l’erosione è più intensa lo spessore del suolo diminuisce e il materiale roccioso può avvicinarsi alla superficie.
Questi terreni appartengono allo stesso grande sistema vulcanico che caratterizza Fittà e numerose colline della Val d’Alpone, ma profondità ed evoluzione pedologica cambiano secondo posizione e pendenza.
Il settore calcareo
Procedendo verso ovest aumenta il peso dei substrati calcarei. Il Consorzio descrive qui pendenze generalmente comprese fra circa il 10 e il 30% e suoli moderatamente profondi, con tessitura prevalentemente franco-argillosa.
La presenza di carbonati è elevata e la reazione del terreno tende verso valori moderatamente alcalini. Anche in questo settore la continuità del substrato non significa uniformità dei suoli: erosione, accumulo colluviale e sistemazioni agricole modificano profondità e struttura lungo lo stesso versante.
Il passaggio fra componente calcarea e vulcanica non coincide con una linea perfettamente regolare. Le formazioni geologiche si incontrano e si sovrappongono all’interno di una struttura modellata da faglie, erosione e successivi movimenti dei materiali sui pendii.
Un luogo di passaggio geologico
Castelcerino permette quindi di osservare su una scala relativamente ridotta una delle caratteristiche fondamentali dell’intero Soave: la vicinanza fra antichi sedimenti marini e prodotti del vulcanismo dei Lessini.
La contrapposizione fra “Soave vulcanico” e “Soave calcareo” è utile soltanto come prima approssimazione. Nei vigneti reali entrano in gioco profondità, argilla, limo, scheletro, accumuli di versante e posizione topografica, producendo una geografia molto più articolata.
L’UGA non deve quindi essere letta come un blocco pedologico omogeneo, ma come un territorio nel quale le due grandi matrici della denominazione entrano direttamente in contatto.
Piogge e clima
Castelcerino e la vicina Fittà rientrano fra i settori più piovosi della zona del Soave. Le rilevazioni territoriali indicano precipitazioni medie annue superiori ai 1000 millimetri, quantità maggiore rispetto a numerose zone più basse della denominazione.
Le temperature medie rimangono relativamente miti e le escursioni termiche giornaliere non risultano necessariamente fra le più elevate del comprensorio. Questo dato è utile per correggere l’equazione, frequente ma troppo automatica, fra maggiore quota e fortissima escursione termica.
L’esposizione dei singoli vigneti modifica ulteriormente le condizioni. Coste rivolte verso sud e sud-ovest ricevono una quantità di luce differente da quelle orientate verso le valli, mentre boschi e incisioni contribuiscono a creare situazioni locali specifiche.
Garganega
La Garganega costituisce il principale vitigno di Castelcerino e dell’intero Soave. È una varietà vigorosa e tardiva, tradizionalmente allevata soprattutto a pergola veronese e capace di maturare nelle diverse condizioni delle colline orientali veronesi.
Il disciplinare del Soave richiede almeno il 70% di Garganega. Trebbiano di Soave e Chardonnay possono concorrere complessivamente fino al 30%, mentre entro questa quota è consentita una presenza limitata di altre varietà bianche non aromatiche autorizzate.
A Castelcerino molti vigneti sono fortemente caratterizzati dalla Garganega e non mancano interpretazioni monovarietali, ma questa scelta appartiene al singolo produttore e non costituisce un obbligo specifico dell’UGA.
Trebbiano di Soave
Il Trebbiano di Soave appartiene alla storia viticola delle colline ed è ancora presente in alcuni vecchi impianti. La sua diffusione è oggi molto inferiore rispetto alla Garganega, ma il recupero di vecchie selezioni ha riportato attenzione su una varietà che per lungo tempo faceva parte degli uvaggi tradizionali.
Nei vigneti più antichi è possibile incontrare una composizione varietale meno specializzata rispetto agli impianti contemporanei. La presenza del Trebbiano di Soave ricorda quindi una fase nella quale la viticoltura del territorio non era ancora organizzata quasi esclusivamente intorno alla Garganega.
La pergola
La pergola veronese rimane una forma di allevamento importante anche sulle colline di Castelcerino. La struttura permette di gestire lo sviluppo vigoroso della Garganega e mantiene i grappoli al di sotto della copertura vegetale.
Accanto alle pergole tradizionali e alle loro versioni più contenute sono presenti vigneti a Guyot e altre forme a parete. La scelta dipende dall’età dell’impianto, dalla pendenza, dalla possibilità di meccanizzazione e dall’impostazione aziendale.
Sui versanti maggiormente inclinati il lavoro manuale conserva comunque un ruolo significativo, indipendentemente dal sistema di allevamento.
Castelcerino come UGA
Castelcerino è la prima delle 33 Unità Geografiche Aggiuntive elencate nella cartografia del Soave. Le UGA sono entrate nel disciplinare nel 2019 dopo un lungo lavoro di zonazione dedicato a geologia, suoli, clima, storia e toponomastica.
La menzione permette di restringere la provenienza rispetto alla semplice indicazione Soave. Non rappresenta però una classificazione gerarchica dei vigneti e non attribuisce automaticamente ai vini un determinato profilo organolettico.
Castelcerino è inoltre l’unità geografica che comprende la maggiore superficie vitata all’interno del territorio del Soave Classico. La sua estensione spiega in parte la forte varietà interna di quote, esposizioni e substrati.
Una geografia più minuta
La denominazione UGA riunisce numerosi toponimi utilizzati storicamente per identificare contrade, poderi e piccole superfici agricole. Fra quelli riportati nella cartografia territoriale compaiono Dami, Zotti, Moggie, Calprea, Alberti, Scalette, Cerroni, Sponde, Crearoli, Tamellini, Spiagola, Lavandaro, Pressi, Piana, Caucciolo e Monteggioli.
Questi nomi mostrano come Castelcerino non sia un singolo vigneto ingrandito alla scala di una UGA. La geografia agricola tradizionale continua a essere più dettagliata della geografia del disciplinare e distingue singole coste, contrade e proprietà.
Le indicazioni aziendali di vigna o di località possono quindi restringere ulteriormente l’origine, quando rispettano le condizioni previste dalla normativa.
Castelcerino e Fittà
A est Castelcerino confina con Fittà, altra UGA del comune di Soave. Le due località occupano una fascia elevata del sistema collinare e condividono in diversi settori la presenza della matrice vulcanica.
Fittà è maggiormente orientata verso la Val d’Alpone, mentre Castelcerino occupa lo spartiacque e si estende anche verso i terreni calcarei occidentali. Il passaggio fra le due unità non coincide quindi necessariamente con una brusca trasformazione del paesaggio.
La distinzione normativa consente di conservare due nomi storici e geografici separati all’interno di una zona che presenta al tempo stesso forti continuità morfologiche e geologiche.
Verso Sengialta
Scendendo verso Soave si incontra il settore di Sengialta, altra UGA caratterizzata da importanti pendenze e da una forte presenza di rocce vulcaniche.
In quest’area passa la cosiddetta faglia di Castelvero, uno degli elementi strutturali che contribuiscono a mettere in contatto le componenti calcaree e vulcaniche del territorio. Il percorso fra Soave, Sengialta e Castelcerino permette così di osservare direttamente la complessità geologica che distingue le colline occidentali da quelle rivolte verso la Val d’Alpone.
Fra Classico e sistema dei Colli Scaligeri
Il cuore storico di Castelcerino appartiene al sistema collinare del Soave Classico, delimitato originariamente nel 1931 intorno ai comuni di Soave e Monteforte d’Alpone.
La geografia dell’UGA e quella delle menzioni più ampie della denominazione non devono però essere trattate come sinonimi. Classico, Colli Scaligeri e UGA rispondono a scale territoriali differenti e la cartografia ufficiale rimane il riferimento per stabilire l’esatta appartenenza dei singoli vigneti.
Questa sovrapposizione di livelli permette di passare dalla denominazione generale a un territorio molto più circoscritto senza trasformare Castelcerino in una categoria separata di vino.
Il nome
Il toponimo è documentato nel 1263 nella forma Castrum Ecerini. Il riferimento a un “Icerino” o “Ecerino” ha prodotto nel tempo differenti interpretazioni, comprese associazioni con la famiglia da Romano, ma l’identificazione precisa rimane incerta.
Per un periodo compare anche la forma Castalberto, documentata nella tradizione storica locale. Il paese possedeva in passato una propria autonomia amministrativa e la documentazione tardomedievale e moderna registra vigne, campi e proprietà distribuiti sulle colline circostanti.
Già nel XIII secolo risultano presenti due insediamenti conventuali, mentre nei secoli successivi il luogo fu coinvolto nelle vicende militari che interessarono il territorio veronese.
La chiesa e l’abitato
L’attuale nucleo rurale si raccoglie intorno alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena. La parrocchia ha origini più antiche dell’edificio attuale, realizzato nell’Ottocento dopo precedenti fasi costruttive.
L’abitato rimane di dimensioni contenute e si distribuisce lungo la dorsale, circondato direttamente dai vigneti. A differenza del borgo murato di Soave, Castelcerino conserva quindi il carattere di una piccola comunità agricola integrata nel paesaggio collinare.
Vigneti, olivi, ciliegi e bosco
La specializzazione viticola non ha eliminato completamente le altre componenti agricole e naturali. Olivi e ciliegi compaiono ancora fra le vigne, mentre le parti meno accessibili o meno favorevoli alla coltivazione mantengono una copertura forestale significativa.
Questa alternanza assume particolare evidenza alle quote maggiori, dove i vigneti occupano aperture all’interno di un paesaggio più boscoso rispetto alle colline basse del Soave.
La presenza del bosco non rappresenta soltanto uno sfondo visivo: segna i limiti agricoli delle parcelle, accompagna le incisioni e contribuisce alla frammentazione delle superfici coltivate.
Un’UGA di confine
Castelcerino permette di osservare diversi confini nello stesso luogo. È posto fra Tramigna e Alpone, fra colline storiche del Classico e settori più esterni della denominazione, fra rocce vulcaniche e calcaree e fra vigneto specializzato e paesaggio rurale ancora intervallato da boschi e altre colture.
Questa posizione rende poco convincente una descrizione costruita soltanto sulla quota o sul carattere vulcanico. Entrambi sono elementi reali, ma riguardano soltanto una parte del quadro.
Il tratto più utile per leggere Castelcerino è piuttosto la sua eterogeneità interna: versanti basaltici verso Fittà, terreni calcarei verso occidente, precipitazioni relativamente abbondanti, vigneti posti a quote differenti e una fitta rete di contrade e microtoponimi.
Castelcerino dentro il Soave
Nel sistema delle 33 UGA, Castelcerino mostra con particolare chiarezza la ragione per cui il Soave ha introdotto indicazioni geografiche più circoscritte. La denominazione generale comprende pianure alluvionali, colline vulcaniche e rilievi calcarei; anche restringendo l’osservazione a una singola UGA, tuttavia, la geologia rimane articolata.
La Garganega costituisce il filo comune fra queste differenze. Non è il suolo da solo, né la quota da sola, a definire il luogo: il vigneto si inserisce in una combinazione di substrato, morfologia, clima, esposizione e pratiche agricole che cambia da una costa all’altra.
Castelcerino offre così una delle letture più complete del paesaggio soavese: non perché ne rappresenti una sintesi stilistica prestabilita, ma perché nello stesso sistema collinare rende visibili molte delle componenti geografiche che caratterizzano l’intera denominazione.
I temi affrontati qui trovano naturale prosecuzione anche negli incontri e nei percorsi dal vivo. → Didattica e Servizi