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Verduno
CUNEO • PIEMONTE • Italia • borgo alto di Langa fra il Tanaro e il margine nord del Barolo • Barolo DOCG • Verduno Pelaverga DOC

In breve
Parole chiave: Nebbiolo, Pelaverga Piccolo, Barolo, Langhe, Tanaro, Marne di Sant’Agata Fossili, gesso, MGA, Monvigliero.
Vitigni: Nebbiolo per il Barolo DOCG; Pelaverga Piccolo per il Verduno Pelaverga DOC.
Denominazioni: Barolo DOCG e Verduno Pelaverga DOC o Verduno DOC, oltre alle altre denominazioni delle Langhe ammesse nel territorio comunale.
Quadro territoriale: Verduno occupa il margine settentrionale della zona del Barolo, su una dorsale che domina il Tanaro e guarda verso Roero e pianura. Nebbiolo e Pelaverga Piccolo convivono nello stesso territorio, dando origine a due vini profondamente diversi e a una delle identità viticole più particolari delle Langhe.
Il territorio
Verduno si trova pochi chilometri a nord di La Morra, sulla parte terminale della dorsale che separa le colline del Barolo dalla valle del Tanaro. Il territorio comunale raggiunge una quota massima di circa 381 metri e scende fino alle aree più basse prossime al fiume.
Dal borgo le colline si aprono verso la pianura di Pollenzo e Santa Vittoria d’Alba, mentre a sud proseguono verso La Morra e Roddi. Vigneti, boschi e altre colture seguono una morfologia meno compatta rispetto ai settori centrali della Langa del Barolo.
Solo una parte del territorio comunale rientra nella zona di produzione del Barolo DOCG. Il confine storico della denominazione attraversa Verduno e segue poi le colline in direzione di Roddi e La Morra.
Il Tanaro e il margine settentrionale delle Langhe
La posizione di Verduno è strettamente legata al Tanaro. Il fiume scorre a nord e a est del territorio e separa le colline delle Langhe dal sistema del Roero.
La dorsale verdunese costituisce uno degli ultimi rilievi continui della zona del Barolo prima della discesa verso la valle. Le esposizioni cambiano rapidamente tra i versanti rivolti verso il Tanaro e quelli orientati in direzione di La Morra e Roddi.
Pendenza, quota e orientamento determinano differenze nell’insolazione e nella circolazione dell’aria anche all’interno di un territorio comunale di dimensioni relativamente contenute.
Geologia
Verduno appartiene al sistema sedimentario delle Langhe, formatosi attraverso l’accumulo di sedimenti marini durante il Terziario e successivamente modellato dal sollevamento e dall’erosione.
Le Marne di Sant’Agata Fossili sono una delle formazioni maggiormente diffuse nel territorio. Sono costituite soprattutto da sedimenti fini, limo e argilla, con una significativa componente calcarea.
Sul versante occidentale compaiono anche la Formazione della Vena del Gesso, caratterizzata dall’alternanza di marne argillose e strati gessosi, e la Formazione di Cassano Spinola, presente tra Verduno e La Morra con facies sia sabbiose sia maggiormente marnose.
La varietà delle formazioni rende poco attendibile una descrizione di Verduno fondata su un unico tipo di terreno. Anche nello spazio di poche vigne possono cambiare contenuto di sabbia, limo, argilla, calcare e gesso.
Clima ed esposizioni
Il clima è temperato subcontinentale, con estati calde, inverni freddi e precipitazioni concentrate soprattutto nelle stagioni intermedie.
La posizione aperta verso la valle del Tanaro favorisce la circolazione dell’aria, mentre l’orientamento dei versanti modifica sensibilmente la quantità di luce ricevuta durante la stagione vegetativa.
Nebbiolo e Pelaverga Piccolo possiedono cicli vegetativi e comportamenti differenti, ma entrambi hanno trovato sulle colline di Verduno una continuità di coltivazione consolidata.
Il Nebbiolo e il Barolo
Il Barolo DOCG deve essere prodotto esclusivamente da Nebbiolo. Verduno rappresenta il settore più settentrionale della denominazione insieme alle porzioni confinanti di La Morra e Roddi.
Il Nebbiolo germoglia relativamente presto e matura tardivamente. Acidità e tannino costituiscono elementi strutturali ricorrenti, mentre profilo aromatico, consistenza e sviluppo dipendono dal vigneto, dall’annata e dalle tecniche di vinificazione.
L’associazione tradizionale tra i Barolo di Verduno e categorie come finezza o eleganza non rappresenta una conseguenza automatica della provenienza. Le differenze tra le singole MGA e le interpretazioni dei produttori rimangono sostanziali.
Le MGA del Barolo
La mappa ufficiale del Barolo individua nel territorio di Verduno undici Menzioni Geografiche Aggiuntive: Boscatto, Breri, Campasso, Massara, Monvigliero, Neirane, Pisapola, Riva Rocca, Rocche dell’Olmo, Rodasca e San Lorenzo di Verduno.
Le menzioni occupano versanti differenti e hanno dimensioni diverse. Alcune si trovano immediatamente intorno al borgo, altre scendono verso il Tanaro o si avvicinano ai confini con La Morra e Roddi.
Le MGA identificano provenienze delimitate e non costituiscono una classificazione qualitativa. Il disciplinare del Barolo non attribuisce loro un ordine gerarchico né caratteristiche organolettiche obbligatorie.
Monvigliero
Monvigliero occupa un ampio versante a nord e nord-est dell’abitato di Verduno, affacciato verso la valle del Tanaro. È una delle MGA più conosciute del comune.
I vigneti si distribuiscono indicativamente tra poco più di 200 e circa 300 metri di altitudine, con esposizioni che si sviluppano soprattutto tra sud-est e sud-ovest.
Nel sottosuolo sono diffuse facies delle Marne di Sant’Agata Fossili, con terreni ricchi di limo, argilla e componente calcarea. La menzione comprende tuttavia parcelle, pendenze ed esposizioni differenti e non corrisponde a un profilo sensoriale unico.
Il Pelaverga Piccolo
Accanto al Nebbiolo, Verduno conserva un legame particolare con il Pelaverga Piccolo, varietà a bacca nera coltivata su superfici molto limitate delle Langhe.
Per lungo tempo il Pelaverga coltivato a Verduno fu considerato identico a quello presente nel Saluzzese. Studi ampelografici sviluppati a partire dagli anni Ottanta hanno invece evidenziato differenze sufficienti a riconoscere il Pelaverga Piccolo come varietà distinta.
Il vitigno raggiunge la maturazione tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Nei vini sono frequenti frutto rosso, note floreali e una componente speziata nella quale può emergere nettamente il pepe.
Una varietà recuperata
Nel secondo dopoguerra il Pelaverga Piccolo rischiò una progressiva marginalizzazione, mentre il Nebbiolo e le altre varietà maggiormente richieste dal mercato acquistavano spazio.
A partire dagli anni Settanta alcuni viticoltori di Verduno tornarono a dedicare attenzione alla varietà e alla sua vinificazione autonoma. Il lavoro di recupero precedette il riconoscimento ufficiale della denominazione.
Una tradizione locale attribuisce al Beato Sebastiano Valfrè, nato a Verduno nel 1629 e legato alla corte sabauda, l’introduzione delle prime barbatelle provenienti dal Saluzzese. La moderna distinzione ampelografica tra Pelaverga Piccolo e le altre popolazioni di Pelaverga rende questa ricostruzione soprattutto una testimonianza della memoria storica locale.
Verduno Pelaverga DOC
La denominazione Verduno Pelaverga DOC, utilizzabile anche nella forma Verduno DOC, è stata riconosciuta nel 1995.
La zona di produzione comprende l’intero territorio amministrativo di Verduno e porzioni dei comuni di La Morra e Roddi.
Il vino deve essere ottenuto da Pelaverga Piccolo per almeno l’85%. Fino al 15% può provenire da altri vitigni a bacca nera non aromatici autorizzati alla coltivazione in Piemonte.
L’immissione al consumo è consentita dal 1° marzo dell’anno successivo alla vendemmia. Il disciplinare ammette inoltre la menzione vigna accompagnata dal relativo toponimo o nome tradizionale.
Due identità nello stesso territorio
Nebbiolo e Pelaverga Piccolo condividono le colline di Verduno senza produrre vini assimilabili tra loro.
Il Barolo nasce da una varietà tardiva, tannica e destinata per disciplinare a un lungo periodo di affinamento. Il Verduno Pelaverga appartiene invece a una tradizione di vino rosso più immediata, nella quale profumo e speziatura varietale assumono un ruolo particolarmente riconoscibile.
La compresenza delle due denominazioni mostra una viticoltura che non si è risolta nella sola specializzazione nebbiolista, conservando una varietà strettamente legata alla storia locale.
Il castello e la storia del vino
Il Castello di Verduno appartiene alla storia ottocentesca della viticoltura langarola. Durante il periodo sabaudo le sue cantine furono coinvolte nelle esperienze di produzione dei vini ottenuti dalle uve Nebbiolo.
Nel corso dell’Ottocento la viticoltura locale attraversò anche una fase di rinnovamento agronomico. Fonti comunali ricordano vigneti sperimentali allevati a Guyot nella seconda metà del secolo, testimonianza della progressiva trasformazione dei sistemi di coltivazione.
Barolo e Pelaverga appartengono quindi a due linee diverse ma contemporaneamente presenti nella storia vinicola del paese.
Il paesaggio viticolo
Il vigneto circonda il borgo e segue i diversi versanti della dorsale, alternandosi a boschi, prati e altre colture soprattutto procedendo verso il Tanaro.
La parte meridionale si collega direttamente al sistema viticolo di La Morra, mentre verso nord le colline scendono progressivamente verso la pianura fluviale.
Le undici MGA del Barolo e la zona del Verduno Pelaverga si sovrappongono solo in parte e descrivono due geografie normative differenti all’interno dello stesso comune.
Verduno nel bicchiere
I Barolo di Verduno possono presentare rosa, viola, ciliegia, piccoli frutti rossi, erbe e spezie, con tannino e acidità propri della struttura del Nebbiolo.
Il Verduno Pelaverga mostra generalmente un colore meno intenso e un profilo nel quale frutto rosso, fiori e speziatura possono assumere particolare evidenza; pepe bianco e pepe verde figurano anche nella descrizione storica della denominazione.
Le differenze tra i due vini derivano innanzitutto dalle varietà utilizzate. All’interno di ciascuna denominazione, vigneto, annata e vinificazione producono ulteriori variazioni e impediscono di ricondurre Verduno a un solo modello stilistico.
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