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Carema Riserva 2011 – la straordinaria forza dell’essenziale

Carema Riserva 2011 – Cantina Produttori “Nebbiolo di Carema”

100% Nebbiolo coltivato nella zona di Carema.

3 anni di affinamento di cui almeno uno in botte grande.

Una riserva in sottrazione che fa dell’essenzialità il suo punto di forza e che sembra la conferma in ambito enoico della bontà della celebre frase Less is More coniata dall’architetto tedesco Mies van der Rohe.

È scabro, ossuto, spigoloso, affilato come una selce e straordinariamente resistente all’ossigeno. Ha sapore intenso e durevole, uno slancio raro e profumi nitidi il cui nitore è direttamente proporzionale al tempo passato dall’apertura. Diventano col tempo quasi profumi esatti.

Granato vivo il colore.

Al naso rosa, ribes rosso e radice di liquirizia su tutto.

In bocca prevalgono le note fresco/sapide, ma ci sono anche una struttura tannica percettibile e ben cesellata e intensità e profondità di gusto non comuni che finiscono per caratterizzare in positivo questo Carema Riserva 2011.
Nel finale prolungato trovano il tempo di riemergere note di erbe officinali e di agrume.

Cosa non trascurabile il rapporto qualità-prezzo e felicità-prezzo tra i più sbilanciati a favore del consumatore.

Appena stappato, annusato e subito dopo il primo sorso finisce direttamente tra le migliori sturature del 2019.

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Barbaresco Rizzi 2015

Barbaresco Rizzi 2015

Treiso

Uve dal Vigneto Rizzi

Ovviamente Nebbiolo

15 mesi in botte, 8 in cemento e poi la bottiglia.

Rubino splendente. Bouquet filologico caratterizzato da profumi intensi e nitidi. C’è florealità, lampone, genziana, speziatura gentile ed erbe officinali.

Vino di grande finezza olfattiva, al quale l’annata conferisce anche una certa prestanza. Ha buona struttura tannica e spessore. Ha fresca piacevolezza di beva, intensità e persistenza. Un vino che comunica amichevole compiutezza.

Meno austero rispetto ad altre annate, fors’anche più equilibrato, a predominare in bocca e in fase retrolfattiva sono i sentori di frutto a bacca rossa. Sicuramente giovane, ma godibilissimo.

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Chianti Classico 2014 di Podere Castellinuzza

Chianti Classico 2014 di Podere Castellinuzza

Sangiovese e in minima parte Canaiolo.

Affinamento per 18 mesi in cemento e poi vetro.
Cercando un abbinamento volante col più tradizionale e semplice piatto della cucina Toscana, intesa come quella raccontata dal Petroni, ovvero le Salsicce coi fagioli in umido magistralmente cucinate dal suocero, non si poteva trascurare questo Chianti Classico 2014 di Podere Castellinuzza.
Perché Lamole è la Tradizione.
Perché questo vino, con cui fu amore a primo sorso durante una visita alla cantina della famiglia Coccia, figlio di un annata molto disprezzata restituisce invece appieno i caratteri di questo splendido luogo chiamato Lamole.
Ha un tono di colore appena più intenso di un rosato e profuma di giaggiolo, marasca, Lavanda e scorza d’arancio.
È semplice e buono al gusto, ma affatto banale. Poco corpo, ma molto sapore, fresco e setoso, agile, leggero, un tannino carezzevole. Due umani con un po’ di sete finiscono la bottiglia in 15 minuti senza affaticarsi e il pranzo finisce in allegria.

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Bramaterra 2013 – Odilio Antoniotti

Bramaterra Doc 2013
AZ. Agr. Odilio Antoniotti

Nebbiolo, Croatina, Vespolina e Uva Rara

Vasche di cemento e poi affinamento per 30 mesi in botte grande

La Famiglia Antoniotti è impegnata da generazioni nella produzione di vino, ed è un impegno efficace e importante a giudicare dai risultati.
Ho avuto più volte occasione di assaggiare i loro vini fino a decidere di andare a trovare Odilio e Mattia, uomini straordinariamente gentili ed entusiasti, in azienda per capire meglio la natura del loro lavoro e ringraziarli per la felicità che dispensano.

Il Bramaterra degli Antoniotti è Vino del Cuore da quando un oste ispirato me lo consigliò (il 2010) in una piovosissima serata torinese.
Questo 2013 se valutato secondo i parametri classici di equilibrio, armonia, persistenza, etc è un vino senza lati deboli.
Rosso rubino con lievi sfumature granata. Al naso si presenta con generosità e franchezza. Fragolina di bosco, lampone e ciliegie appena mature, rosa e viola, tra le pieghe degli aromi si intuisce del sottobosco, della spezia dolce, note appena accennate che potremmo rubricare alla voce cuoio/tabacco, ma sono solo un’accenno.

All’assaggio esordisce fresco e con una piacevole vena salina, l’acidità è setosa, piacevole e ben distribuita. Il frutto rosso coerentemente torna quasi in essenza e in bocca il vino è dinamico, agile, mai ingombrante e ha nella piacevolezza della beva, nella schiettezza delle sue caratteristiche e nell’equilibrio, non certo un equilibrio statico, bensì un equilibrio di elementi dinamici, vivi, pulsanti, grandi punti di forza. Piacevole il tannino levigato e ottime la stoffa e la persistenza.

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Chianti Classico Riserva 2011 – Il Barlettaio

Chianti Classico Riserva 2011 – Il Barlettaio

Radda in Chianti
90% Sangiovese e 10% Merlot
18 mesi in Barrique
10 mesi in bottiglia

Rubino profondo, sulle prime al naso è oscuro, con aromi di muschio, cioccolato, sottobosco, cassis. A chi è paziente regala una interessante azione in contropiede del Sangiovese che dopo un’ora circa torna a farsi sentire con note di scorza d’arancio ed ematiche, di fiori secchi e Lavanda.

Andamento similare per la fase gustativa. Inizialmente caldo e felpato, forse un po’ ingombrante, si toglie dall’impaccio sfoderando una buona progressione grazie a una discreta freschezza e a un tannino robusto. Apprezzabile il finale dove si re-incontrano l’agrume e il cacao.

Da appassionato del Sangiovese di Radda in Chianti e da estimatore dei vini di Francesco Bertozzi aggiungo solo che preferisco al Riserva la versione base dove i caratteri legati al territorio sono più evidenti.

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Blazic – Jakot 2015

Jakot 2015

Blazic

Slovenja ZGP Goriška Brda

Jakot 2015
Blazic
Slovenja ZGP Goriška Brda

Con in vini ci s’incontra talvolta per caso. Questa è una di quelle volte.

Interno supermercato con annessa rivendita di vini separata. Entro per comprare due cose velocemente, ma come ogni volta indulgo ed entro nel Reparto Vini.

Non ho bisogno di niente, ma mi convinco che mi necessita un bianco.

Mi guardo un po’ attorno, scorro le etichette quasi tutte conosciute o direttamente, per sentito dire o per l’internet. Fino a che vedo una bottiglia in posizione anomala, distaccata dalle altre, come se fosse stata dimenticata o spostata. E non ne ho mai sentito parlare. Viene da uno dei territori a me più cari e scoprirò poi dopo che è vicino di casa di uno dei miei produttori preferiti.
La prendo.

È il Jakot 2015 di Blazic

si tratta di un Friulano o Tocai o Sauvignonasse.

Due giorni di macerazione, poi acciaio.

Bel giallo paglierino intenso. Buon ventaglio di profumi. Narciso, albicocca, vaghe reminiscenze di spezie come lo zenzero e un grande soffiio di erbe aromatiche.

Sorso denso con freschezza ruvida. Centrobocca succoso, fruttato, spesso.

E buon finale dove si confermano le note erbacee.

Fece buona figura a tavola col Filetto di Rombo all’Acquapazza, che si intravede in una delle foto, con le uova al formaggio e con la spalla toscana.

Bella scoperta.

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Barbaresco Autinbej 2015 di Ca’ del Baio

Barbaresco Autinbej 2015

Ca’ del Baio

Treiso
Due anni in botti grandi
Vino di stampo tradizionale

Seppure la luce artificiale di ieri sera non gli rendesse assolutamente giustizia il Barbaresco Autinbej 2015 di Ca del Baio si è accompagnato mirabilmente con le fettine di fegato spadellate nel burro con sfoglia di parmigiano.
Eccellente Barbaresco base che non sfigura al cospetto degli altri, più pregiati, cru aziendali.

Trasparente e vivo color rubino.
Profumi nitidi, filologici e intensi di Rosa, Lampone in essenza, genziana, erbe officinali, Cuoio.
In bocca è teso e caldo. Acidità e tannini senza compromessi. Di corpo asciutto, dotato di una vigoria ragguardevole e di grande finezza. Colpisce l’intensità dell’aroma di bocca che in totale corrispondenza con le sensazioni olfattive ripresenta piccoli frutti rossi ed erbe officinali.
Grande piacevolezza di beva e credo, per quanto possa valere dal momento che tutto dipende anche dalle capacità e dalla sete di chi beve, sia la bottiglia durata meno nel 2019.

Giovane, ma già godibilissimo, e con buone prospettive per gli anni a venire.

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Costa di Giulia 2015 – Michele Satta

Costa di Giulia 2015

Bolgheri Bianco

Michele Satta

Ebbi la ventura di assaggiare questo Costa di Giulia 2015 appena imbottigliato perché giunsi casualmente in azienda un pomeriggio in cui si stavano ultimando le operazioni di imbottigliamento. Ne ho seguito con piacere dunque, in questi pochi anni, l’evoluzione del gusto e credo di poter affermare che Costa di Giulia di Michele Satta è un vino che sviluppa personalità col tempo, che si conferma negli anni e che questa 2015 ha comunque una energia fuori del comune.

Vermentino e Sauvignon
Lunga Fermentazione e affinamento sulle proprie fecce in acciaio.

Giallo paglierino intenso. Brillante e profumato. Esprime sulle prime note fruttate, di pesca bianca che si alternano a egualmente evidenti sentori vegetali, erbe aromatiche come il timo e l’erba appena tagliata, floreali, di miele e vaniglia.
In bocca acidità soffice, dolce e duratura, ben equilibrata dal corpo e dalla succosità del sorso che risulta vellutato. Lo si potrebbe definire un vino suadente e finanche opulento che pur tuttavia non è stancante, come un oratore che oltre alla perizia abbia argomenti interessanti di cui si vorrebbe dibattere, per amore del discorso, all’infinito.
Il finale è estremamente lungo con ritorno di frutta matura e miele di cardo. Allunga in progressione, senza scatti brucianti o velleitari.

Non stanca sul momento e negli anni dimostrando una disposizione alla maturazione già testata con altre annate.
Motivo per cui si ritorna sempre a Castagneto, tra le colline e i cipressi cari al Carducci, da che cura il ricevimento e le degustazioni, a comprare il Costa di Giulia e gli altri vini che Michele Satta produce con esito qualitativo costante e sempre a prezzi terrestri.

Giovano a questo vino, a mio avviso, un paio di anni in bottiglia almeno e una temperatura di servizio un paio di gradi più alta di quanto solitamente si usa per i vini bianchi.

Ottimo in abbinamento col polpettone di fagiolini, ma azzarderei perfetto con lo spaghetto con patate lesse, olio evo e basilico fresco.

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Eichorn 2016 – Manincor

Eichorn 2016 – Manincor

Alto Adige Terlano DOC

Da uve Pinot Bianco coltivate seguendo i princìpi dell’agricoltura biodinamica.
Breve macerazione, fermentazione spontanea, quattro mesi di affinamento in rovere a contatto coi lieviti.

Brillante giallo chiarissimo. Mostra nel bicchiere una certa densità.
Profilo olfattivo composito e pulito. L’impatto di un prato primaverile in pieno sole. Frutta e fiori bianchi. Pera Abate, glicine, afflato calcareo/petroso, erbe aromatiche, nepitella, crema di limoni.

In bocca domina la vena fresca/sapida che s’innerva nella materia fruttata così che il sorso finisce per essere energico e al contempo equilibrato, avvolgente e persistente
Ha accompagnato valorosamente, e dimostrando una poliedrica attitudine alla tavola imbandita, un menù di cinque portate di pesce in un famoso ristorante della costa toscana.

Buon rapporto qualità prezzo.

 

Per chi scrive è una conferma della maestria indiscutibile dell’azienda Manincor nel produrre vini espressivi, di carattere e di grande qualità.

 

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Syrah 2011 (un po’ anche il 2010) di Michele Satta | o anche del piacere del ritornare

Syrah 2011 – Michele Satta

Toscana IGT
Castagneto Carducci
Syrah in purezza
Raccolta a completa maturazione
Fermentazione spontanea in tino con follature manuali
Affinamento per 18 mesi in barrique per un terzo nuove

Ho avuto la fortuna di poter visitare l’azienda di Michele Satta molte volte e dunque a casa mia giacciono, in attesa di essere stappate, svariate bottiglie di diverse annate. Può capitare, come in questo caso, che due bottiglie dello stesso vino, ma di due annate diverse, vengano aperte in un tempo abbastanza breve da poter fare un raffronto a memoria senza consultare ipotetici appunti di degustazione.

Per la gioia del palato questo Syrah di Michele Satta conferma tutte le buone sensazioni ricevute dal 2010, ma rivelando una personalità ben diversa. E abbiamo così la confortante conferma di trovarci davanti a vini non banali e non seriali che ci raccontano la mano che li fece e la stagione che contribuì a formare il loro carattere.

Ha il colore dell’amarena matura, fitto, praticamente impenetrabile. Al naso porge un bel ventaglio di sentori che spaziano dal frutto nero maturo alla foglia di mirto, dalla spezia dolce al tabacco, a tratti fanno capolino le scorzette d’arancio ricoperte e una leggerissima note boisee. Lo si potrebbe definire complesso e fine.

Rispetto al suo predecessore del 2010 che, dotato di più corpo e concentrazione, sviluppava in senso orizzontale – a delta, per un’esperienza gustativa più muscolare, qui siamo al cospetto di un vino più snello, a tratti sapido, dal gusto più definito, caratterizzato da succo più fresco e, a mio parere del momento, più equilibrato e godibile. Tannino ben inserito e buon finale dove spiccano le note aromatiche.

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