Ghemme d.o.c.g. 2009 – Il Chiosso

Ghemme d.o.c.g. 2009 – Il Chiosso

90 % nebbiolo con saldo di Vespolina e Bonarda per un massimo del 10%. 36 mesi di Botte grande.
13% Alc.
Vivo rubino con riflessi granata. Consistente.
Al naso spinge. Con i Fiori, molti fiori, un intero cesto di fiori secchi. E poi ribes, rabarbaro, reminiscenza di pellame. Profilo olfattivo intenso e ricco.
Ha buon corpo, misurata alcolicità e una freschezza vivace solcata da una vena sapida che rende intenso e persistente il sorso. Finale coerente, lungo, dove tornano il frutto e la radice aromatica. Il tannino è rustico e dona a questo Ghemme la forza di una brezza improvvisa di maggio.
Vino fine e rispettoso della tipologia e della sua provenienza.
Ha trovato degna compagnia in tavola, confermando empiricamente ciò che la teoria avrebbe suggerito, in un Gorgonzola di media stagionatura come anche nei Radiatori con Fonduta di Formaggi (buoni).

Aperto nel gennaio 2019

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Solare Toscana Igt 2004 – Capannelle

Tutto inizia con un miracolo al novantesimo col tappo. Che sembra sbriciolarsi, un po’ si sbriciola, si spezza, ma alla fine si fa estrarre senza sbriciolarsi dentro la bottiglia.
80 sangiovese e 20 malvasia nera del chianti. Affinamento per 18 mesi in barrique (in parte nuove).
L’annata 2004 è considerata dall’azienda, per questo vino, il benchmark qualitativo per le annate successive e secondo me hanno ragione.

E inoltre il binomio Sangiovese/Malvasia Nera si conferma in questa etichetta, come in altre prodotte in Toscana, uno dei migliori al fine di ottenere riserve eleganti e longeve.

Il colore è quello di un vino che non ha ceduto al tempo e che la fortuna ha voluto consegnarci integro a 14 anni dalla vendemmia e dopo 10 dall’imbottigliamento. Rosso rubino intenso, scuro. In controluce sembra di scorgere ancora dei toni purpurei, ma come ben sappiamo la percezione deve affrontare perigli di varia natura e siamo pronti a prendere in considerazione l’ipotesi che non sia vero anche se in effetti sembrano proprio sfumature purpuree quelle che si scorgono nel bevante.

Ampio e pulito fin da subito il ventaglio odoroso.
Note mentolate e ematico/ferrose su un fondo di frutti scuri, corbezzolo maturo, scorza d’arancia, cacao e spezie dolci. A tratti reminiscenze di quella invenzione da salotto anni 60/70 chiamata After Eight.
Al sorso risulta essere un vino di straordinario impatto e vitalità.
Una sontuosa spalla acida per una freschezza smisurata a cui un tannino levigato, un misurato, ma sensibile, calore e un corpo integro, fanno da contrappunto per un sorso dinamico, equilibrato e flessuoso. Nel lunghissimo finale balsamico tornano coerentemente le scorze, il cacao, il frutto maturo.
Molto lontano ancora da una fase discendente che, dopo questo assaggio, sembra impossibile a immaginarsi. Lo definirei pronto. Ma non maturo.
Una bottiglia che non verrà dimenticata facilmente.

Aperto nel dicembre 2018

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Kalterersee Keil 2015 – Manincor

 “Sarebbe bello incontrare più spesso vini di questa fatta”. Questo è ciò che ho pensato alla fine della bottiglia che, non so se è rilevante ai fini della narrazione, è durata circa venti minuti in un tavolo di tre persone. Sarà stata la sete, sarà stata la piacevolezza, la serbevolezza del vino, il liquido scomparve come risucchiato dalla falla in fondo alla bottiglia. E i commensali tutti, pochi a dire il vero, ma buoni, rilasciarono dichiarazioni di apprezzamento entusiastico per la finezza indiscutibile della Schiava di Manincor.
Io vorrei incontrare più spesso bottiglie di immediata piacevolezza e convincente carattere, animate da inarginabile beva e accessibili economicamente, senza costringersi a inutili sforzi di immaginazione per giustificare spese ingiustificabili, sapori irricevibili, aspettative illegittime.
Kalterersee Keil 2015 (Schiava) è prodotto da Manincor. Azienda del Sud Tirolo, situata sul versante settentrionale del Lago di Caldaro, che segue i dettami dell’agricoltura biodinamica senza rinunciare a proporre vini corretti e di indiscussa eleganza.
Il colore è lucente, rubino vivido, e lascia intendere un vino vibrante, vivo. E quel vino vibrante e vivo poi si palesa esattamente come tale.
Sorprende il nitore dei profumi. Ciliegia e ribes in testa. Profuma di frutta fresca, rosa e bacche rosse, un ricordo speziato e di erbe aromatiche.
È un vino scattante, dotato di vigoria nervosa, asciutto, mai fiacco. Anzi. Un vino incalzante, espressivo, animato da una acidità setosa accompagnata da un tannino gentile e saporito.
Torna il frutto nel finale insieme a una nota sapida, e come di china, che rende persistenti i sentori nel retrobocca.
Un vino che si fa bere, versatile nell’accompagnare il cibo a tavola.
Credo s’intenda che l’apprezzamento per questo Kiel 2015 è stato entusiastico.
Stappato nel dicembre 2017
© Simone Molinaroli
per L’Enonauta

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