Bottiglie, Degustazioni

Barolo Castellero 2012 – Giacomo Fenocchio

Barolo Castellero 2012

Giacomo Fenocchio

Monforte d’Alba

La cantina è a Monforte. Il cru Castellero è nel comune di Barolo. Fenocchio è uno degli emblemi della classicità e della tradizione. Giornata indimenticabile quella in cui comprai questa e altre bottiglie dal Signor Fenocchio che fu prodigo nel farci assaggiare i suoi vini così come nella compagnia e nel discorrere.

Lunga macerazione, sei mesi in acciaio e poi 30 mesi in botti da 25 hl. Tra i più tradizionali tra i tradizionali alla prova dell’assaggio. Vini che hanno bisogno di pazienza quelli di Giacomo Fenocchio. Questo tra gli altri suoi pari età della cantina sembra comunque il più pronto, quello che ha sviluppato al momento un equilibrio più manifesto.

Tra il rubino scarico e il granato, naso classico di viola, amarene, ribes, radice aromatica, balsamico, per il momento nessun terziario, vino ancora in fase evolutiva ascendente. Il sorso è rigoroso, ma non così austero come ad esempio il Villero 2012 del quale non ha la chiusura tannica asciugante. Il tannino è più levigato, la freschezza è più avvolgente, distribuita, il centrobocca gratificante e porta in dote una persistenza notevole con finale appassionante su amarena e balsamico. A dispetto dell’annata, che ha una brutta nomea, un vino ottimissimo.

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Chianti Classico Riserva 2016 – Buondonno (un Sangiovese coi Controcazzi)

Un Sangiovese coi Controcazzi

Chianti Classico Riserva 2016
Buondonno
Castellina in Chianti

Sangiovese dalle vigne più vecchie, fatto solo nelle annate migliori. Lunga macerazione in cemento poi maturazione in legno di piccole e medie dimensioni.

Se mi chiedessero di riassumere in breve l’essenza di questo vino non avrei esitazioni. Lo definirei un Chianti Classico, un Sangiovese coi Controcazzi pur consapevole che la parola Controcazzi non è prevista nel lessico ufficiale di nessuna associazione di assaggiatori. Però finirò per dilungarmi in onore di questa bottiglia che per qualità intrinseca e livello di soddisfazione in relazione alle aspettative non è seconda a nessun’altra.

Questo Chianti Classico Riserva di Buondonno ha tutte le caratteristiche che un appassionato di Sangiovese si aspetta di trovare in un Sangiovese. Il Colore Rosso rubino pieno, i profumi nitidi, filologici, intensi di viola e marasca, lavanda e scorza d’arancia.

Il sorso che è un raro esempio di tempra e finezza congiunte. Freschezza smagliante, copiosa, a ondate, corroborante, tannino di misura, pepato, un sorso che si distende in un lunghissimo finale pieno di gusto.

Last but not least è una riserva chiantigiana che sa di uva e non di cantina, lo specifico perché molto spesso capita il contrario. Come dimenticare all’ultima Chianti Classico Collection prima del lockdown, quando mi decisi per una mezz’ora di assaggi che avevo giurato di non fare più e ne uscii con le papille gustative asfaltate. Non ho niente contro nessuna tipologia di vino, c’è un bevitore per ogni bicchiere. Ma qui siamo su un altro pianeta.

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Pinot Grigio Olivers 2018 – Pierpaolo Pecorari

Pinot Grigio Olivers 2018

Pierpaolo Pecorari

Venezia Giulia Igt

Ho conosciuto i vini dell’azienda Pecorari in una delle ultime giornate di libertà del 2020 al Wine and Siena e raccontati dalla voce del Signor Pecorari. Come fu Lockdown approfittai subito del loro shop online.

Per questo Pinot Grigio Olivers Fermentazione in legno, sosta sulle fecce di nove mesi e poi bottiglia per altri sette mesi.

È un vino brillante, estroverso, preciso con profumi che ricordano il gelsomino, l’albicocca, le spezie dolci e il miele millefiori. Consistente e ricco al palato, dove spicca per la buona intensità gustativa, la freschezza avvolgente, il grande equilibrio e per i lunghi ricordi speziati/fruttati del finale.

Conferma empirica del “voglio fare vini classici ed eleganti” dettomi dal signor Pecorari quel giorno a Siena.

A tavola fece grande figura prima col filetto di Rombo in vasocottura, ma anche con la lasagnetta con pesto, patate e fagiolini. Meglio col rombo.

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Barolo Ornato 2011 – Palladino

Barolo Ornato 2011 – Palladino

Serralunga d’Alba

Tra i cru proposti dalla Cantina Palladino. Mi ricorda di un bel pomeriggio di maggio passato a Serralunga d’Alba, il luogo dove sono transitato più volte nella mia storia di bevitore di vini e da cui venivano alcuni dei miei vini preferiti.
Lo definirei amaranto. Molto luminoso seppur fitto il colore. Mi preoccupa un po’ all’apertura per una decisa ritrosia. Stappato al ristorante in più persone e bevuto in breve tempo avrebbe fatto poca figura, ma a casa ha avuto il giusto tempo per manifestarsi.
È ancora un vino giovane. Con sentori fruttati maturi, di radice aromatica, vagamente agrumati e speziati e un leggero ricordo floreale. Robusto e caldo (forse leggermente troppo), con tannino possente e acidità molto viva. Ne risulta un sorso molto fisico, a tratti un corpo a corpo, eppure non manca di intensità gustativa, di persistenza, di un bel finale coerente centrato su agrume e radice.
Al momento lo consiglierei insieme a piatti di carne strutturati.
Io ormai l’ho stappato, ma sicuramente meglio nel 2025.

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Ronco Bernizza Chardonnay 2019 – Venica

Ronco Bernizza Chardonnay 2019

Venica

Collio Doc

Non bevevo uno Chardonnay dalla sera del mio ultimo compleanno, nell’interzona temporale tra i due lockdown. Come allora è uno Chardonnay fatto entro confine e come allora è uno Chardonnay che lascia buoni ricordi. Anche se stavolta non era il mio compleanno e siamo in zona rossa.

Viene dal Collio.

Breve macerazione poi fermentazione e affinamento sulle fecce in legno di diverse dimensioni e acciaio (70%).

È uno Chardonnay denso, più fruttato che floreale, con acidità vischiosa, sorso ricco, profumi che ricordano la Mela Opal, il mango, il narciso e il miele di tiglio, color giallo intenso, che probabilmente ribevuto tra un anno darà ampia soddisfazione.

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Merlot 2016 – Edi Keber

Merlot 2016 – Edi Keber

Collio Doc

Mentre finisco questa unica bottiglia del Merlot di Edi Keber, ultimo reperto della visita in cantina nel novembre 2019, apprendo che è un progetto che verrà abbandonato per seguire i vitigni autoctoni del Collio. Nonostante la grande passione che nutro per i vitigni autoctoni del Collio, mi dolgo della cosa e del non aver comprato altre bottiglie di questo ottimo Merlot. Perché è ottimo essenzialmente. Espressivo, di carattere, intenso ed elegante al contempo.

Rosso scuro giovanile, profumi di mora e cassis, ricordi balsamici e di erbe aromatiche, al pari di altri omologhi del territorio trova il suo epicentro gustativo nella tensione tra morbidezze, la vellutata stoffa e una acidità dotata di un certo sprint. Ampio, gustoso, dal buon finale centrato sul frutto scuro.

 

 

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Cialla Bianco 2016 – Ronchi di Cialla

Cialla Bianco 2016
Ronchi di Cialla
Colli Orientali del Friuli DOC

Ribolla Gialla 60%, Verduzzo 30%, Picolit 10%

Fermenta e affina in barrique per 11 mesi e poi continua l’affinamento in bottiglia per altri due anni.

Quando lo stappo è preceduto da molteplici voci e pareri entusiastici talvolta si finisce nella delusione del confronto tra ciò che si beve e il racconto che ne è stato fatto. Non è il caso del Cialla Bianco 2016 il cui assaggio è invece limpida conferma della sua fama e lascia un ricordo pieno di soddisfazione.

Bel colore giallo intenso, cui le foto purtroppo non rendono giustizia, un corredo olfattivo fine e definito con ricordi di fiori bianchi, di susina goccia d’oro e di giuggiola, miele di trifoglio e reminiscenze speziate.

Asciutto nelle forme, secco, ma intenso e profondo al gusto. Di grande persistenza. Un vino tutto di giustezza che sussurra argomenti ineccepibili.

Da ribere più avanti.

Vale ampiamente il suo prezzo.

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Valpolicella Ca’ Fiui 2019 – Corte Sant’Alda

Valpolicella Ca’ Fiui 2019 – Corte Sant’Alda

Ancora in Valpolicella, ancora con un semplice Valpolicella Doc dopo quello di Valentina Cubi, altri meno rimarchevoli, e altri che verranno per una piccola ricognizione dei vini del suddetto territorio.

Corvina 40%, Corvinone 40%, Rondinella 15%, Molinara 5%

Fermentazione in tini da 40 hl, 15/20 giorni sulle bucce, 6/10 mesi in tini troncoconici di rovere.

Biodinamica

Quali sono i pregi di questo vino?
Il bel colore luminoso, giovane, rubino con riflessi violacei.
Il bouquet vivace che reca spiccati rimandi floreali, di melograno e ribes e piacevoli note speziate. Esempio virtuoso di ciò che nelle discussioni tra enoentusiasti sulla liceità o meno della presenza della volatile viene identificato come uso sapiente e misurato d’essa.
Il sorso ricco in cui alla freschezza smagliante si accostano elementi di struttura e complessità. Appena felpato (così disse un compagno di degustazione), giustamente tannico, buona persistenza.
Anche in questo caso ottimi stimoli per approfondire.

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Chianti Classico Riserva 2013 Vigneto Il Poggio – Monsanto

Chianti Classico Riserva 2013 Vigneto Il Poggio

Monsanto

Etichetta iconica, riserva nata all’inizio degli anni 60, passata attraverso i decenni e innumerevoli mode.

Stappo col pensiero rivolto a una delle ultime belle giornate enoiche passata a Terre di Toscana esattamente un anno fa. Al banco d’assaggio di Monsanto fu un vero piacere.

Sangiovese con saldo di canaiolo e colorino. Dal vigneto omonimo sito in Barberino Val d’Elsa. Due anni in tonneau e un anno in bottiglia.

Rubino scuro, vivo, non è un vino che dà confidenza immediata. Si apre lentamente, consiglio a chi lo volesse stappare di farlo la mattina per la sera, con sentori di marasca matura, spezie, e più defilate note di lavanda, agrumate e di erbe aromatiche.

Al palato comunica potenza, vigore, ma alla fine sembra imbrigliato, non ancora risolto, in cerca di definizione. L’acidità è non comune, il tannino è tetragono, c’è concentrazione, struttura, persistenza. Un sorso che fa pensare a un vino che vorresti ribere tra dieci anni.

Ci salutiamo dunque sperando di incontrarci di nuovo un giorno.

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Valpolicella Classico 2019 Iperico – Valentina Cubi

Valpolicella Classico 2019 Iperico – Valentina Cubi

Per rimanere nell’ambito delle esperienze enoiche quotidiane di buon prezzo, per quanto sappia che per molti i 10 euro circa che è costato questo vino non lo posizionino tra i vini quotidiani, merita due righe anche questo Valpolicella Classico Iperico di Valentina Cubi.

Corvina 65%, Rondinella 25% e Molinara 10%

Vinificazione e affinamento in acciaio.

Per cosa si fa ricordare questo Valpolicella?

Per la serbevolezza, per la piacevole, concreta e definita semplicità, per la fine speziatura, molto frutto e bella freschezza, senza scivolare via. Anzi. Ha una sua dignitosa presenza.

Incrocio per la prima volta i vini di questa cantina e trovo stimoli per approfondire.

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