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Nebbiolo d’Alba 2010 – Flavio Roddolo/Cascina Bricco Appiani

Nebbiolo d’Alba 2010 – Flavio Roddolo/Cascina Bricco Appiani


La visione di una bottiglia stappata del Signor Flavio Roddolo mi ha innescato la voglia di scendere in cantina a recuperare una delle sue ultime bottiglie rimaste.

Un Nebbiolo d’Alba 2010, tipologia che a cose normali qualcuno potrebbe stappare con qualche apprensione sulla tenuta. Ma qui si tratta di un Nebbiolo di Flavio Roddolo e non si teme. Il racconto dello stesso vino stappato il 29 aprile 2020


https://www.enonauta.it/2020/04/29/nebbiolo-dalba-2010-flavio-roddolo/


si chiudeva con queste parole: “Un vino di valore assoluto per cui non si può che immaginare un radioso futuro. Dentro un’altra bottiglia però…”

Quel futuro era ieri e ci ripaga di questi sei anni d’attesa. Nel 2020 lo ricordavo ancora severo, quasi arcigno: più nervo che distensione, più verticalità che ampiezza. Oggi è entrato in una fase di evoluzione positiva: il tono è generalmente meno assertivo, la forza non è più tutta in avanti ma più distribuita lungo il sorso, e la materia appare più composta.

Il colore è granato, decisamente luminoso, integro, con un bel ventaglio di profumi che ampliano il ricordo della severità originaria — fatta principalmente di erbe aromatiche e genziana — con reminiscenze di kumquat e carruba, tè nero e ribes.

Anche al palato, pur restando un vino di tempra e dallo scheletro robusto, trova distensione e aggiunge alla sua incredibile intensità di gusto una dimensione nuova fatta di ampiezza e definizione, con un passo complessivamente più misurato e meno frontale.

Se ce l’avete a casa stappatelo. Senza aspettare l’occasione giusta perché l’occasione giusta è adesso.

Enonauta/Degustazione di Vino #498 - review - Nebbiolo d'Alba 2010 - Flavio Roddolo/Cascina Bricco Appiani | Nebbiolo Da Ronin

Nebbiolo d’Alba 2010 – Flavio Roddolo / Cascina Bricco Appiani

Catching sight of an opened bottle from Mr. Flavio Roddolo sparked the urge to head down to the cellar and rescue one of the last bottles I still had.

A 2010 Nebbiolo d’Alba is the sort of wine that, under normal circumstances, one might open with a hint of concern about how it’s holding up. But this is a Nebbiolo by Flavio Roddolo, so there’s no fear. My note on the same wine, opened on April 29, 2020


https://www.enonauta.it/2020/04/29/nebbiolo-dalba-2010-flavio-roddolo/


ended with these words: “A wine of absolute value, for which one can only imagine a radiant future. Inside another bottle, though…”

That future was yesterday—and it rewards these six years of waiting. In 2020 I still remembered it as stern, almost austere: more nerve than ease, more vertical drive than breadth. Today it has entered a positive phase of evolution: the tone is generally less assertive, the force is no longer all thrust forward but more evenly distributed across the palate, and the whole feels more composed.

The color is garnet—bright, intact—with a fine range of aromas that broaden the memory of its original severity—built mainly on aromatic herbs and gentian—adding hints of kumquat and carob, black tea and currant.

On the palate too, while remaining a wine of stamina with a solid, robust frame, it has found a new ease. Alongside its incredible intensity of flavor it now brings a fresh dimension of breadth and definition, with an overall gait that is more measured and less head-on.

If you have it at home, open it. Don’t wait for the right occasion—because the right occasion is now.

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Vosne-Romanèe 2019 – Guyaux

Continuando a esplorare quel segmento ricco di sorprese, e secondo alcuni anche di molte delusioni, della fascia entry level dei Borgogna, mi imbatto in questo Vosne-Romanèè (comprato a circa 40 euro in rete). Denominazione che genera grandi attese e che, ça va sans dire, atterra solitamente sulle nostre tavole a ben altri costi. Meno ambizioso delle bottiglie dei più celebri vigneron, questo 2019 del négociant JC Guyaux ci dà una interpretazione di un’annata rischiosa come quella del caldo 2019, giocando con la ricchezza del frutto senza troppo perdere in eleganza.

Appena versato nel bicchiere, il colore è quello che ti aspetti: un rubino brillante, vivo, per niente cupo. Al naso non esplode, è discreto. Inizia con una ventata di frutta più nera che rossa, poi si prende il suo tempo e lascia affiorare un tocco di spezie, quasi un pepe delicato, una sensazione di sottobosco pulito, di terra bagnata. Il legno si fa leggermente sentire, portando con sé una carezza di vaniglia, ma non copre nulla. L’assaggio conferma le sensazioni esterne. Il vino ha materia, una bella trama setosa, per niente pesante. Una vera spina dorsale acida tiene su tutto il frutto e lo rende scattante. I tannini ci sono, con una lieve astringenza, a suggerirci un possibile proficuo prolungamento dell’affinamento. Il finale è lungo, pulito, con un bel ricordo sapido che invita a mescere di nuovo.

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Marsannay “Au Champ Salomon” 2017 – Charles Audoin

Marsannay “Au Champ Salomon” 2017 – Charles Audoin

Ci sono vini che sussurrano, e altri che parlano con voce piena, consapevole, senza bisogno di urlare. Il Marsannay Au Champ Salomon 2017 di Charles Audoin è uno di questi: un pinot nero che si fa ambasciatore discreto della Borgogna di confine.

Nel calice, il 2017 si presenta con un rubino brillante, di eleganza visiva già promettente. Il naso è un invito alla lentezza: frutti rossi croccanti (ciliegia, ribes, un’ombra di lampone) si intrecciano a note terrose, sottobosco, un accenno di rosa appassita e spezia dolce. C’è anche una vena ferrosa, quasi ematica, che per un attimo riporta la gioia di questo vino verso vibrazioni di serietà.
Il palato è nel segno dell’equilibrio. L’attacco è sottile ma deciso, la trama tannica fine e setosa, il sorso succoso, teso, scolpito da una freschezza che scivola via con precisione e armonia. Chiude con una persistenza che non è roboante, ma che torna, dopo secondi, come un’eco gentile.

Ricordo di averlo pagato intorno ai 35 euro e qui il paragone con molti pinot nero italiani diventa inevitabile e impietoso per le nostre bottiglie, a sventare la mitologia per cui i vini francesi sono semplicemente più costosi. Au Champ Salomon è la dimostrazione di quanto si possa ottenere da un lavoro serio, rispettoso, silenzioso, come il passo del contadino all’alba tra i filari. E in un mercato spesso vittima di caricature o di sovrapprezzi incomprensibili (e il pinot nero forse più di altri), questa bottiglia è anche un gesto d’onestà e amore, non solo per il vino ma anche per chi lo beve.

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Anisos 2021 - Eugenio Rosi
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Anisos 2021 – Eugenio Rosi

Anisos 2021 – Eugenio Rosi
Vigneti delle Dolomiti IGT

Eugenio Rosi, lo dico da tempo, è un vignaiolo che alla prova degli assaggi risulta protagonista di una crescita qualitativa costante, sicuramente tra i migliori o comunque nel ristretto novero di quelli che raramente tradiscono le aspettative maturate. Eppure Anisos, tra i suoi vini, era forse quello a cui avevo dedicato meno attenzione. Nel tempo di una bottiglia Anisos, in questa versione 2021, è passato dall’essere un vino di cui conservavo un qualche ricordo all’essere uno dei miei bianchi preferiti.
Ma com’è fatto questo Anisos? Con Nosiola 50%, Pinot Bianco 30%, Chardonnay 20%, macerazione sulle bucce senza filtrazione e 12 mesi in tonneau. Da Volano in Vallagarina.
Non lo definirei un orange wine perché il colore non è affatto “orange”. È bensì un bel giallo pesca brillante. Vastamente fragrante con ricordi di artemisia calpestata, nespola, orzo e altri sentori meno pronunciati di acacia, anice (forse il nome ha influito sul riconoscimento…) e frutta secca.
E poi? Poi lo sorseggi e ti trovi davanti un vino tutto di giustezza, sapido e persistente, senza sbavature di nessun tipo, avvolgente senza essere rotondo ed alcolico, anzi.
Ciò che colpisce è la materia viva e fedele alla propria identità che la macerazione, evidentemente ben realizzata, ha lasciato integra.

Anisos 2021 - Eugenio Rosi  Enonauta/Degustazione di Vino #474 - review - Vernatsch 2022 - Bergmannhof | Una Schiava che fa ottima pubblicità al vitigno
Anisos 2021 – Eugenio Rosi

Anisos 2021 – Eugenio Rosi

Vigneti delle Dolomiti IGT

I’ve been saying it for a while: Eugenio Rosi is a winemaker who, tasting after tasting, continues to show a steady and remarkable qualitative growth—certainly among the best, or at least among that small circle of producers who rarely disappoint expectations.
And yet, Anisos was perhaps the wine of his that I had paid the least attention to. Over the course of a single bottle, this 2021 version went from being a vaguely remembered wine to one of my favorite whites.

So, how is Anisos made? It’s a blend of 50% Nosiola, 30% Pinot Bianco, and 20% Chardonnay, fermented with skin contact, unfiltered, and aged for 12 months in tonneaux.

I wouldn’t call it an orange wine, as its color is far from “orange.” It’s rather a beautiful, bright peach yellow. Broadly fragrant, recalling crushed artemisia, medlar, barley, and subtler notes of acacia, anise (perhaps the name influenced the recognition…), and dried fruit.

And then? Then you sip it and find yourself facing a wine of perfect balance—savory and persistent, free from any excess, enveloping without being round or heavy, quite the opposite.
What stands out is the living, authentic matter of the wine, preserved intact by a maceration that was evidently carried out with great skill.

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Vernatsch 2022 – Bergmannhof

Vernatsch 2022 – Bergmannhof 

Bergmannhof – Azienda in Appiano sulla Strada del Vino (Bolzano) – ci propone questa Schiava (Vernatsch) che ci ricorda tutti i motivi per cui si può amare questo tradizionale vitigno Tirolese. Il bel colore rosso brillante e traslucido, profumi di frutti freschi  – fragoline di bosco in primo piano – e spezie dolci, di fiori di malva, con un piacevole ricordo di agrumi misti. La tonica snellezza del sorso, la precisione e l’equilibrio, la moderata alcolicità, un senso di generale efficienza, un finale appena amaricante con una punta di dolcezza dovuta forse all’annata calda. 

Macerazione e susseguente affinamento in botte di quercia.

Vernatsch 2022 – Bergmannhof

Bergmannhof, based in Appiano sulla Strada del Vino (Bolzano), offers a Vernatsch (Schiava) that reminds us why this traditional Tyrolean grape can be so lovable.

Its bright, translucent ruby-red hue anticipates a lively bouquet of fresh forest strawberries, sweet spices, mallow blossom and a pleasant touch of mixed citrus zest.

On the palate it shows a slender, tonic frame, precise and well-balanced, with moderate alcohol and an overall sense of composure and efficiency. The finish is slightly bitter-edged, enlivened by a faint sweet hint, perhaps a reflection of the warm 2022 vintage.

The wine is made with skin-contact fermentation followed by aging, both, in oak casks.

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Chianti Montespertoli Riserva 2019 – Fattorie Parri

Chianti Montespertoli Riserva 2019 – Tenuta Corfecciano Urbana – Fattorie Parri

Nella vivace scena vitivinicola di Montespertoli si distinguono diversi produttori che meritano attenzione per la qualità delle loro proposte e per la volontà di raccontare e valorizzare il territorio. Tra questi, un posto di rilievo spetta senz’altro a Fattorie Parri. Famiglia dedita alla viticoltura da cinque generazioni, da quando mi occupo di vino il loro nome è sempre riecheggiato nei discorsi su Montespertoli, capace com’è di portare nel presente una tradizione ben consolidata.

Il Chianti Montespertoli Riserva 2019 nasce da Sangiovese sottoposto a lunga macerazione, seguito da un invecchiamento in botti da 30 hl e successivo affinamento in bottiglia.

Il risultato è un vino misurato, mai didascalico né pesante. Di un rubino vivo e luminoso, regala profumi di ciliegia e ribes fresco, accompagnati da un intreccio di lavanda e menta, ricordi di viole e un leggero cenno ematico. Nonostante i sei anni e il passaggio in botte, mantiene un carattere schietto e diretto, che parla di gioventù e disinvoltura.

In bocca è lineare e freschissimo, di media concentrazione, con una beva invitante e un gusto incisivo sostenuto da tannini nobili. Un vino semplice – e qui la semplicità è una virtù – nitidamente delineato e proposto a un prezzo che sa di altri tempi.

Enonauta/Degustazione di Vino #473 - review - Chianti Montespertoli Riserva 2019 - Fattorie Parri | viticoltura da cinque generazioni
Enonauta/Degustazione di Vino #473 - review - Chianti Montespertoli Riserva 2019 - Fattorie Parri | viticoltura da cinque generazioni

Chianti Montespertoli Riserva 2019 “Tenuta Corfecciano Urbana” – Fattorie Parri

In the lively wine scene of Montespertoli, several producers stand out for the quality of their wines and their commitment to telling and enhancing the story of the territory. Among them, Fattorie Parri certainly deserves mention. A family devoted to viticulture for five generations, their name has always resonated in conversations about Montespertoli, embodying the ability to carry a well-rooted tradition into the present.

The Chianti Montespertoli Riserva 2019 is made from Sangiovese with a long maceration, followed by aging in 30-hl oak casks and further refinement in bottle.

The result is a measured wine: neither didactic nor heavy. Bright ruby in color, it offers fragrances of fresh cherries and redcurrants, intertwined with lavender and mint, violet notes and a subtle sanguine hint. Despite six years of age and time spent in wood, it retains a frank and straightforward character, speaking of youth and ease.

On the palate it is linear and vibrant, with medium concentration, an inviting drinkability, and incisive flavor supported by noble tannins. A simple wine—in the best sense of the word—clearly defined and offered at a price reminiscent of times gone by.

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Ageno 2020 – La Stoppa | Una Supermalvasia con Handicap

Ageno 2020 – La Stoppa
Una Supermalvasia con Handicap

Un vino che non avrebbe bisogno di presentazioni, essendo probabilmente il simbolo stesso del movimento del vino naturale italiano. Si tratta di Malvasia di Candia con fermentazione spontanea, quattro mesi di macerazione sulle bucce in acciaio e successivo affinamento in legno.

Perché definirla una Supermalvasia con Handicap?
Perché è un vino espressivo e profumato, ricco, complesso e saporito, che però mostra un impatto tattile non trascurabile (eufemismo) dovuto a una volatile graffiante/raschiante in gola. Un carattere che può intimorire e perfino dissuadere.

Lo valuto ovviamente nel suo ambito di riferimento – quello del vino naturale – che si può considerare più o meno interessante e condivisibile nei suoi presupposti, ma che nel momento dell’assaggio non può essere ignorato. In condizioni normali, infatti, verrebbe considerato un vino difettato.

Nulla a che vedere, comunque, con certi assaggi del passato che mi avevano lasciato perplesso (altro eufemismo). Ageno 2020 appare molto più centrato. Il colore è ambrato, opalescente. L’aspetto olfattivo merita davvero il termine “caleidoscopico”: menta, albicocca disidratata, passiflora, resine, spezie.

In bocca è strutturato, intenso, con persistenza insistita e un finale variopinto, così caleidoscopico quanto il bouquet.

Si dice che abbia bisogno di tempo, ma questo vale per tutti i vini. Io gli ho concesso tre giorni e la cornice dei Monti Sibillini. Ha funzionato? Sì. Peccato solo per quel raschiore in gola.

Ageno 2020 – La Stoppa

Enonauta/Degustazione di Vino #472 - review - Ageno 2020 – La Stoppa | Una Supermalvasia con Handicap
Enonauta/Degustazione di Vino #472 - review - Ageno 2020 – La Stoppa | Una Supermalvasia con Handicap

Ageno 2020 – La Stoppa
A Super-Malvasia with a Handicap

A wine that hardly needs any introduction, as it is arguably the symbolic reference point for the entire Italian natural wine movement. Made from Malvasia di Candia, it undergoes spontaneous fermentation, four months of skin maceration in steel, and a final passage in wood.

Why call it a Super-Malvasia with a Handicap?
Because it is expressive and fragrant, rich, complex and flavorful, yet with a not insignificant (to say the least) tactile impact: a scratching, rasping sensation in the throat caused by volatile acidity. A feature that may intimidate and even discourage some drinkers.

I naturally evaluate this wine within its own frame of reference – natural wine – which one may find more or less compelling in its premises, but which, when it comes to tasting, cannot be overlooked. Under normal circumstances, this would be considered a faulty wine.

That said, it has little in common with some past tastings that left me puzzled (again, understatement). Ageno 2020 is a far more focused wine. Its color is amber, slightly cloudy. On the nose, the word kaleidoscopic can be used without fear of exaggeration: mint, dried apricot, passionflower, various resins, spices.

On the palate, it is structured and intense, with lingering persistence and a colorful finale, as kaleidoscopic as the bouquet itself.

It is often said that this wine needs time, but then again, all wines do. I gave it three days and the scenery of the Sibillini Mountains. Did it work? Yes—though that rasping sensation in the throat remains a pity.

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Palai 2023 – Pojer & Sandri

Palai 2023 – Pojer & Sandri

Trattasi di Muller Thurgau da vigneti in Faedo tra i 500 e i 700 metri slm.

Vino dal colore chiarissimo, diafano, fragrante con reminiscenze di susina gialla giovane, limone spremuto, bosso e molto, molto vegetale, molto prato di montagna…

Sorso dritto, acidità scintillante, ben secco, di volume ed alcool moderati che facilitano la beva. Fa buona figura, seppur non essendo un vino molto articolato, e anche a tavola riscuote buon successo insieme al Cous Cous con gamberi e verdure.

Enonauta/Degustazione di Vino #470 - review - Palai 2023 – Pojer & Sandri | Muller Thurgau pieno di energia
Enonauta/Degustazione di Vino #470 - review - Palai 2023 – Pojer & Sandri | Muller Thurgau pieno di energia

Palai 2023 – Pojer & Sandri

From the steep vineyards of Faedo, planted high between 500 and 700 meters, comes this Müller-Thurgau that feels like a breath of mountain air.

In the glass it’s almost transparent, a fleeting shimmer rather than a color. The nose is all freshness: young yellow plum, a squeeze of lemon, a hint of boxwood, and above all that wild, grassy scent you catch when walking through a mountain meadow in early summer.

The sip is straight and sharp, with a sparkling acidity that keeps everything vivid and alive. Bone-dry, moderate in weight and alcohol, it slips down easily and invites another glass. Not a wine built for endless layers of complexity, but one that shines in its honesty and verve. And at the table, it wins: couscous with shrimp and vegetables makes for a joyful, effortless match.

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Barbera Langhe 2022 – Altare

Barbera Langhe 2022 – Nicholas Altare

“Ma che bella (e buona) Barberina…” potrebbe pensare chi stappasse questa bottiglia di Nicholas Altare da Dogliani. Per la sua disposizione a un consumo disinvolto, mezzo bicchiere in più invece che in neno, e certamente in accezione positiva, in un contesto storico denso di interpretazioni certamente più voluminose, per non dire ridondanti, del popolare vitigno e come si direbbe per sottolineare la sua figura snella, tonica e ben fatta. Conferma della vocazione del vignaiolo Nicholas Altare per la creazione di vini salubri, equilibrati e bevibili.

La zona di produzione è Dogliani. Fermentazione in acciaio, 4 mesi in legno e altri 4 in cemento.

Brillante e fitto il colore, molto fragrante con ricordi floreali come di fiore di Malva o Malvone e di prugne mature ancora toste, qualche cenno di spezie ed erbe aromatiche. 

In bocca è piacevole e preciso. Spiccata l’acidità ben distribuita, l’alcool è misurato e convincente sapidità con lungo riverbero di frutti scuri.

Enonauta/Degustazione di Vino #470 - review - Barbera Langhe 2022 - Nicholas Altare | Barberina snella, tonica e ben fatta

Barbera d’Alba 2022 – Nicholas Altare

“What a lovely (and tasty) little Barbera…” one might think when opening this bottle from Nicholas Altare in Dogliani. Thanks to its easy-going, unpretentious character—half a glass more rather than less, and always in a positive sense—it stands out in a historical context rich with fuller, sometimes even redundant, interpretations of this popular grape. Here instead, one finds a wine that is slender, toned, and well-proportioned. A confirmation of Nicholas Altare’s vocation for producing wines that are wholesome, balanced, and effortlessly drinkable.

The production area is Dogliani. Fermentation in stainless steel, followed by 4 months in wood and another 4 months in concrete.

The color is bright and dense, with a very fragrant nose recalling floral notes reminiscent of mallow blossoms and malvone, alongside ripe yet firm plums, with subtle hints of spice and aromatic herbs.
On the palate, it is precise and pleasing. Marked acidity is well-distributed, alcohol is measured, and there is a convincing sapid edge with a long echo of dark fruits.

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Barbera Langhe Nicholas Altare

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Fiano Don Chisciotte 2021 – Pierluigi Zampaglione

Fiano Don Chisciotte 2021 – Pierluigi Zampaglione

Scoperto qualche anno fa a un’edizione invernale di Viniveri e da allora mai abbandonato il Fiano Don Chisciotte di Pierluigi Zampaglione è un vino per cui si può perdere la testa, come per una donna che ha numeri fuori dal comune, tanta è la personalità che esprime. Il rispetto assoluto di queste uve, coltivate eroicamente e amorosamente a 800 metri di altitudine nell’alta Irpinia, si sublima attraverso la fermentazione spontanea in acciaio, la macerazione di dieci giorni sulle bucce e il successivo affinamento, sempre in acciaio, in un vino capace di sorprendere a ogni sorso.


Anche questo 2021 ci appare sconfinato in larghezza e lunghezza a partire dall’ampio naso che spazia dall’arancio, alla pesca nettarina fino a un ricchissimo potpourri di erbe officinali che va dalla camomilla alla liquirizia, dalla salvia al timo.

Altrettanto sorprendente in bocca, dove l’esplosione di frutta, fiori, erbe, mineralità nel bicchiere sembra mutare continuamente nel tempo di vita della bottiglia aperta (diciamolo: poco!). L’importante componente volatile è ben integrata nell’opulenza del sorso, che rende giustizia alla ricchezza del bouquet, e nella dolcezza, che si spinge fino al miele di castagno e che acquista predominanza con l’ossigenazione e l’aumento della temperatura nel calice, compensata da una fine sapidità che resiste lunghissima a fine sorso.

Non si può trattenersi dal dire che chi volesse spendere per questo vino la parola “meraviglioso” lo farebbe certo, più che come artificio enfatico, intendendola in senso letterale.

Enonauta/Degustazione di Vino #469 - review - Fiano Don Chisciotte 2021 - Pierluigi Zampaglione | Un Fiano senza confini

Fiano Don Chisciotte 2021 – Pierluigi Zampaglione

Discovered a few years ago at a winter edition of Viniveri and never abandoned since, Pierluigi Zampaglione’s Fiano Don Chisciotte is a wine one can easily lose their head over—like with a woman of truly uncommon charm—for such is the personality it expresses. The utmost respect for these grapes, grown heroically and lovingly at 800 meters above sea level in the high Irpinia, is elevated through spontaneous fermentation in steel, a ten-day maceration on the skins, and subsequent aging, again in steel, resulting in a wine capable of surprising at every sip.

This 2021 too strikes us as boundless in breadth and length, starting from a wide-ranging nose that spans from orange to nectarine peach to a rich potpourri of medicinal herbs, from chamomile to licorice, sage to thyme. Equally astonishing on the palate, where the explosion of fruit, flowers, herbs, and minerality in the glass seems to shift and evolve over the short life of an opened bottle. The important volatile component is well integrated into the opulence of the sip, doing justice to the richness of the bouquet, and into a sweetness that reaches as far as chestnut honey, gaining predominance with oxygenation and as the glass warms—balanced by a fine sapidity that lingers endlessly at the close. One cannot help but say that anyone who chose to use the word “wonderful” for this wine would certainly be doing so not as a rhetorical flourish, but in its most literal sense.

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