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Piastraia 2010 Bolgheri D.O.C. – Michele Satta

Piastraia 2010 Bolgheri D.O.C. – Michele Satta

Per questo Bolgheri Doc Michele Satta unisce il succo d’un quartetto di vitigni. Cabernet Sauvignon, Merlot, Sangiovese e Syrah in parti uguali.

20 giorni di troncoconico a vitigni separati e poi 18/24 mesi di barriques per un quinto nuove.

Il vino che ne risulta è un campione di misurata potenza dalla veste di un bel rubino profondo, compatto, vivido.

Al naso è esuberante, complesso, ricco ed evoluto. Piccoli accenni floreali di viola, ma a dominare è il frutto a piena maturazione. Cassis, ribes nero, prugna essiccata, sentori di spezie dolci, di scorza d’arancia e cedro, note di tabacco. Il frutto ritorna nitidamente al palato e il sorso ha spessore e volume, freschezza viva e soffice e tannini smussati che animano il lungo finale dove torna anche la materia fruttata.

Un vino, questo Piastraia 2010, che si esprime adesso a un livello di gusto alto, puntando sull’equilibrio dei molti elementi di cui è composto, senza mai dare l’impressione di volerne tradire didascalicamente la presenza.

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Aluigi Chianti Classico Ris. 2012 – Le Cinciole

Aluigi Chianti Classico Ris. 2012 – Le Cinciole

Panzano in Chianti
100% Sangiovese
Biologico/biodinamico
Cemento, elevazione in legno, ancora cemento.

Rosso rubino fitto.

Inizialmente sembra involuto, incastrato dentro sentori legnosi, ma col tempo si distende in un piacevole, seppur compìto, e tipico bouquet composto da molto mirtillo, note terragne e di incenso su ricordi di giaggiolo e scorza d’arancia.
Al palato risulta di medio corpo per un sorso animato da freschezza e succo gentili e struttura tannica nobile e sottile. Buon finale dove in fase retrolfattiva tornano le note di frutto scuro e di spezie.
Un vino che merita un pensiero alla volta dopo.

Si accompagnò con successo alla Lombatina di Manzo alla griglia.

Aluigi 2012 - Chianti Classico Riserva

Aluigi 2012 – Chianti Classico Riserva

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Rosso delle Miniere 2010 Montescudaio Rosso – Fattoria di Sorbaiano

Sangiovese, Malvasia e Cabernet Franc per questo Montescudaio Rosso della Fattoria di Sorbaiano, azienda per i cui vini l’Enonauta ammette di avere un debole. Vinificazione in acciaio e a seguire malolattica e affinamento in barrique per un periodo tra i 12 e i 18 mesi.
L’accostamento Sangiovese/Malvasia Nera si conferma, qui come nell’areale del Chianti Classico, come uno dei più convincenti e tiene testa agli omologhi corregionali più quotati.
Si presenta di un bel rubino fitto. Il naso è maturo, intenso di frutti rossi maturi, scorza di arancio, una sottile nuance ematica, liquirizia.
L’attacco è di sostanza. Ha volume morbido e caldo in cui s’innestano una acidità grintosa e un tannino integrato e smussato.
Coda gustativa di frutto maturo e coerentemente di scorze d’agrume che tornano insieme a una punta amaricante di china.
Vino di calibrata forza ed espressività che promette di dare il meglio ancora tra qualche anno.

Trovò nelle Tagliatelle all’uovo al Ragù di Lepre un piatto ideale a farne risaltare le caratteristiche.

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Solare Toscana Igt 2004 – Capannelle

Tutto inizia con un miracolo al novantesimo col tappo. Che sembra sbriciolarsi, un po’ si sbriciola, si spezza, ma alla fine si fa estrarre senza sbriciolarsi dentro la bottiglia.
80 sangiovese e 20 malvasia nera del chianti. Affinamento per 18 mesi in barrique (in parte nuove).
L’annata 2004 è considerata dall’azienda, per questo vino, il benchmark qualitativo per le annate successive e secondo me hanno ragione.

E inoltre il binomio Sangiovese/Malvasia Nera si conferma in questa etichetta, come in altre prodotte in Toscana, uno dei migliori al fine di ottenere riserve eleganti e longeve.

Il colore è quello di un vino che non ha ceduto al tempo e che la fortuna ha voluto consegnarci integro a 14 anni dalla vendemmia e dopo 10 dall’imbottigliamento. Rosso rubino intenso, scuro. In controluce sembra di scorgere ancora dei toni purpurei, ma come ben sappiamo la percezione deve affrontare perigli di varia natura e siamo pronti a prendere in considerazione l’ipotesi che non sia vero anche se in effetti sembrano proprio sfumature purpuree quelle che si scorgono nel bevante.

Ampio e pulito fin da subito il ventaglio odoroso.
Note mentolate e ematico/ferrose su un fondo di frutti scuri, corbezzolo maturo, scorza d’arancia, cacao e spezie dolci. A tratti reminiscenze di quella invenzione da salotto anni 60/70 chiamata After Eight.
Al sorso risulta essere un vino di straordinario impatto e vitalità.
Una sontuosa spalla acida per una freschezza smisurata a cui un tannino levigato, un misurato, ma sensibile, calore e un corpo integro, fanno da contrappunto per un sorso dinamico, equilibrato e flessuoso. Nel lunghissimo finale balsamico tornano coerentemente le scorze, il cacao, il frutto maturo.
Molto lontano ancora da una fase discendente che, dopo questo assaggio, sembra impossibile a immaginarsi. Lo definirei pronto. Ma non maturo.
Una bottiglia che non verrà dimenticata facilmente.

Aperto nel dicembre 2018

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