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Le Baròncole 2009 Chianti Classico Riserva – Fattoria San Giusto a Rentennano

Le Baròncole 2009 Chianti Classico Riserva – Fattoria San Giusto a Rentennano

Le Baròncole 2009
Chianti Classico Riserva
Fattoria San Giusto a Rentennano
Sangiovese 97% e Canaiolo 3%

La scheda tecnica disponibile sul sito aziendale parla di “maturazione per 18 mesi in botti da 10-7-5-3 hl più fusti di rovere francese da 2,25 hl”.

Caldo, solido, espressivo e invernale.

Color granato intenso vivissimo (come in foto). Al naso risulta espressivo con sentori di prugna, scorza di arancia, terriccio bagnato, tabacco e un piacevole ricordo di foglia di the. Lo si direbbe entrato in una prima fase di evoluzione terziaria.

Come premesso è caldo e strutturato in ingresso, con acidità dinamica ed avvolgente e una struttura tannica ben presente e in via di smussamento. Vino pieno di gusto, coerente e integro nel finale che allunga il dato empirico per cui posso affermare di non aver mai bevuto una bottiglia della Fattoria San Giusto a Rentennano che fosse meno che entusiasmante.

Invernale perché adatto ad accompagnarsi con piatti tradizionali della cucina toscana, ma non solo, che trovano collocazione sulla tavola preferibilmente nei mesi invernali.

Cacciagione, umidi, carne stagionata.

Le Baròncole 2009 Chianti Classico Riserva – Fattoria San Giusto a Rentennano

http://youtu.be/Y4e-rb2CyAo

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Campo dell’Orzo 2016 – Vallone di Cecione

Campo dell’Orzo 2016

Vallone di Cecione

Toscana I.G.T

Sangiovese in purezza da Panzano in Chianti. Lieviti non selezionati, cemento e poi 12 mesi in botte grande.

Sempre dal pranzo di domenica scorsa una bella conferma da una piccola azienda di Panzano in Chianti chiamata Vallone di Cecione. Il cui Campo dell’orzo mi ricorda quell’unica volta che si andò in gruppo a visitare la suddetta azienda Panzanese. È un vino amichevole, ma non carezzevole. Più simile a una vigorosa pacca sul groppone come succede al Sangiovese quando è Sangiovese e buono allo stesso tempo.

Color rubino vivace e trasparente e sentori che definire tipici è un eufemismo. Viola, marasca, tratti ematici e di erbe aromatiche, qualche accenno agrumato e di lavanda. Preciso e intenso.

Il sorso ha nerbo ed energia, acidità e tannini di carattere e non comune coerenza, lunghezza e piacevolezza dell’aroma di bocca.

In Abbinamento a una classica bistecca fiorentina al sangue per un classico, semplice, soddisfacente connubio.

L’amante del Sangiovese non può che restare positivamente impressionato.

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Brunello di Montalcino 2010 – Tenute Silvio Nardi

Brunello di Montalcino 2010 – Tenute Silvio Nardi

Ovviamente Sangiovese

12 mesi in barrique di secondo passaggio
12 mesi in botte grande
Poi affinamento in bottiglia

Una interpretazione rigorosa e vigorosa del Sangiovese di Montalcino, con veste color Granato vivo e già nel bicchiere mostra di essere un vino di buon corpo.

Rosa disidratata e marasca, ribes nero, sentori ematici e di scorza d’arancia e lieve speziatura. In bocca è un vino che sviluppa tensione, l’acidità è poderosa, avvolgente, anno dopo anno questo Brunello acquisisce definizione e ci racconta della valida annata in cui nacque. Tannino maturo, di grande forza ed è lungo il finale centrato sul frutto gentile.

Con ancora grandi prospettive per chi volesse aspettarlo a un punto di equilibrio diverso, ma adesso mostra una forza e una precisione che non passano inosservate.

Ottimo compromesso tra qualità, prezzo, soddisfazione.

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Chianti Classico Riserva 2013 – Le Masse di Lamole

Chianti Classico Riserva 2013 – Le Masse di Lamole

Le Masse di Lamole è una piccola azienda con una posizione di assoluto privilegio in una delle zone più vocate parlando di Sangiovese e Chianti Classico. Vini tradizionali, legati al territorio e a un fare antico, rivendicato e tramandato orgogliosamente.

Sangiovese con saldo di Merlot

Acciaio e botti grandi di rovere per questa riserva identitaria e leggiadra dal colore rubino intenso, con profumi ancora centrati sul floreale e sulla marasca, scorze d’agrume, lavanda e con note appena accennate di tabacco e cacao.

Al palato si conferma Sangiovese di Lamole, fresco, brillante, profondo, solo appena arrotondato dal Merlot, in una fase di grande equilibrio che ne amplifica la piacevolezza e la bevibilità. Il giusto apporto alcolico, i tannini ricamati e il finale tutto agrume e balsamicità ne fanno davvero una bella bottiglia.

Per mia opinione al vertice della curva evolutiva.

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Percarlo 2005 – San Giusto a Rentennano

Percarlo 2005 – San Giusto a Rentennano

Igt Toscana

100 per cento Sangiovese di Gaiole in Chianti selezionato dai migliori otto ettari di proprietà aziendale fermentazione in cemento e poi maturazione in fusti da 225 litri per 22 mesi.

L’appassionato di vini spesso finisce per avere più vini che occasioni. Il distanziamento sociale potrebbe diminuirne ulteriormente il numero, ma paradossalmente il pericolo, le difficoltà, l’incertezza ci ricordano che l’occasione alla fine la fanno la bottiglia e il suo bevitore nell’unico momento che ci è veramente concesso che è quello presente.

Colore vivissimo, tra il rubino e il granato.
Non c’è stata flessione.
Fine, filologico ed espressivo al naso con sentori di rosa disidratata, marasca matura, arancia sanguinella in primo piano e sullo sfondo note di cuoio fresco e mirto.

Equilibrio e piacevolezza complessiva rara, per finezza e intensità. Freschezza ampia, fluente ed elegante, quasi vellutata, buona struttura e tannini nobili e rigorosi che profilano il sorso. Lunga coda balsamica e fruttata.

A casa mia con uno Spezzatino in bianco con patate, per una cena di famiglia. Nell’epoca del distanziamento sociale, ma senza arrendersi.

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Trebbiano 2016 – Tenuta di Capezzana

Trebbiano 2016 – Tenuta di Capezzana

In questi giorni di reclusione decido di stappare questo Trebbiano 2016 della Tenuta di Capezzana della famiglia Contini Bonacossi. Il produttore di qualità più vicino a casa mia, tanto che potrei e vorrei andare in cantina in bicicletta e nei giorni migliori addirittura a piedi. 23 km che in tempo di quarantena sembrano uno scherzo e che percorrerei volentieri come voto per far terminare questo delirio.

Ricordo sempre con piacere che la prima bottiglia che acquistai e stappai consapevolmente, molti anni fa, passando dal consumo casuale alla scelta mirata, fu proprio una bottiglia di Barco Reale della Tenuta di Capezzana.

Trebbiano con fermentazione in acciaio e legno di varia dimensione ed elevazione in barrique e tonneaux.

Giallo dorato brillante con bouquet ricco e di buona intensità. Ricordi floreali di tarassaco e passiflora, di susina gialla, sentori di vaniglia e spezie dolci.

Sorso strutturato e stratificato con buona acidità a bilanciare le sensazioni. Lunga la persistenza aromatica con echi di mandorla, frutto giallo maturo e vaniglia.

Non si nasconde il tentativo, peraltro riuscito, di declinare il Trebbiano Toscano in una versione più internazionale e strutturata.

In abbinamento con vari piatti quotidiani brillò particolarmente col classico crostino con burro e pasta di acciughe.

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Chianti Classico Riserva 2015 – L’Erta di Radda

Chianti Classico Riserva 2015 – L’Erta di Radda

Siamo nel parte settentrionale del territorio di Radda in Chianti
100% Sangiovese da un unico vigneto.
15 giorni di fermentazione senza lieviti selezionati e al termine 20 giorni sulle bucce.
Seguono 24 mesi in botti da 20 hl

Se non sbaglio è la prima riserva fatta da Diego Finocchi che al primo colpo fa subito un clamoroso centro.

Rosso rubino scuro. Naso pulito e fine dove predominano i sentori fruttati, marasca e arancia rossa su tutto, ma non mancano note floreali di rosa e speziate. Di erbe aromatiche e anice.Il sorso è rotondo e avvolgente. Eppure non ha fardelli (come talvolta capita a certe riserve chiantigiane che si smarriscono cercando di parlare lingue incomprensibili) e resta un chianti classico, che racconta del territorio, lo fa sentire, dalla freschezza vigorosa, dal tannino finissimo, freschezza quasi elettrica, un lungo assolo di danza, perché questo vino ricorda il danzatore, possente e agile al tempo stesso. Nel finale prolungato ed appagante riecheggiano il frutto e l’agrume.

Dire il migliore è sempre inutile, ma tra le cinque migliori riserve chiantigiane nel mio personale archivio mentale sento di poterlo dire. 2015, ma anche in senso assoluto per fedeltà al vitigno, territorialità e schiettezza.Complimenti a Diego Finocchi per questo Vino.

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Chianti Rùfina Riserva Vigneto Quona 2015 – I Veroni

Chianti Rùfina Riserva 2015 “Vigneto Quona”

I Veroni

Pranzo domenicale con amici presso lo storico Ristorante Zocchi di Pratolino e ci facciamo stappare questo Chianti Rùfina Riseva 2015 “Vigneto Quona” de I Veroni.

Sangiovese in purezza

Con maturazione in legno (500 litri) per 18 mesi e a seguire 12 mesi in bottiglia

Un sangiovese di razza e di grande carattere.

Fine ed incisivo al naso con sentori di viola, mora e fragolina di bosco, arancia rossa, terriccio con foglie umide, un timido accenno di legno stagionato.

Porta in dote un 15% di alcool, molto volume ed esordisce come una bomba. L’alcol sviluppa in aromaticità e il succo in profondità e risulta vivace, fresco, setato, imprendibile e sopratutto capace di grande persistenza. Tannino maturo e di grana fitta.

Tra le migliori interpretazioni del Sangiovese bevute nell’ultimo anno.

Con le pappardelle al capriolo prima e con l’ossobuco in umido poi un sodalizio vincente.

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Le Trame 2011 – Podere Le Boncie

Le Trame 2011

Toscana Igt

Podere Le Boncie

Castelnuovo Berardenga

Sangiovese, colorino, mammolo, foglia tonda
Fermentazione in tino aperto
Conduzione biodinamica. Viti ad alberello

Il colore è rubino scuro, il vino è denso.

Naso timido che offre note di ciliegia toscana chiamata anche Bella di Pistoia, consistente speziatura e rimandi terragni, ferrosi.

L’attacco è caldo, la componente alcolica non si nasconde, in bocca c’è molto frutto, frutto fresco che si riverbera a lungo, a tratti sembra di scorgere della dolcezza per quanto concentrato. Materia e alcool rischiano di soffocare questo vino, ma c’è freschezza che in allungo riesce ad uscire e il tannino è un ricamo, quasi tono su tono.

Ne conservavo un ricordo un po’ diverso, meno massiccio, ma meglio così, non si finisce mai di sperimentare la mutevolezza della materia viva.

Un vino toscano a base sangiovese ampiamente atipico, la rinuncia alla denominazione qualcosa doveva significare.

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Bucerchiale 2010 – Selvapiana

Chianti Rufina Riserva

Vigneto Bucerchiale

2010

Selvapiana

Sangiovese con maturazione in barriques delle quali il 10% nuove.

Stappare una bottiglia di Bucerchiale per me è come tornare da un viaggio e trovare la giacca da camera e la calma che ti consente di ripensare al nuovo appena vissuto sulla scorta delle antiche sicurezze.

Colore granato scuro, molto consistente.

All’apertura è molto chiuso, quasi ermetico. Il tempo e la pazienza del bevitore gli permettono di rivelare la sua natura.

Sentori ematici, di arancia rossa, marasca e prugna in confettura, spezie, sottobosco autunnale, ma soprattutto una lunga scia balsamica che è il tratto distintivo di questa bottiglia.

Carattere ed espressività.

Ha buona struttura e polpa densa dentro cui si muovono acidità viva e una struttura tannica importante ben amalgamata. Dà l’impressione di essere fine e rude al tempo stesso. Di poter sviluppare sapore all’infinito.

Il finale è un lungo assolo balsamico.

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