Degustazioni

Nebbioland al Magazzino

Gli amici del Magazzino in Viale Antonelli 19 a Pistoia continuano nella loro opera di divulgazione sul vino, mescolandola all’intrattenimento e alla buona compagnia. Riccardo Viganò ci racconta la  serata del 21 gennaio dedicata al Nebbiolo, se non  il principe dei vitigni italiani, perlomeno il Generale.

Cosa succede quando togliamo l’etichetta e lasciamo che sia solo il calice a parlare? Ieri sera al Magazzino in Viale Antonelli a Pistoia, abbiamo esplorato l’anima del Nebbiolo sotto la guida della nostra super Anastasia.

L’obiettivo della serata non era la competizione, ma la libertà sensoriale. Parlando con i produttori o leggendo i libri di settore si racconta sempre del suolo e di come questo imprima un carattere indelebile ai vini. Ma poi, all’atto di berli, si tratta di narrazione, suggestione o realtà? Servendo i 7 vini rigorosamente alla cieca, abbiamo voluto verificare proprio questo: ricercare le differenze geografiche e pedoclimatiche reali, eliminando il condizionamento psicologico del blasone.

Per orientarsi, ogni partecipante ha ricevuto una mappa delle varie zone e la lista dei vini in ordine sparso. Dopo un briefing iniziale per introdurre denominazioni meno note come Boca e Carema, siamo partiti con la degustazione.

I Protagonisti

Le etichette che hanno composto il puzzle della serata:

  • Carema DOC 2022 – Produttori di Carema
  • Langhe Nebbiolo DOC 2023 – Bosco
  • Boca DOC “Vigna Cristina” 2015 – Podere ai Valloni
  • Ghemme DOCG – Quarna
  • Gattinara DOCG 2022 – Vegis
  • Barolo DOCG (La Morra) 2021 – Borgogno Rivata (Cru Boiolo 50%)
  • Fara DOC 2012 – Castaldi

La bellezza della diversità

A fine serata, alla fatidica domanda sul vino preferito, non c’è stata alcuna unanimità. Se per il rapporto qualità-prezzo il Gattinara di Vegis 2022 e il Carema dei Produttori 2022 sono stati indicati come i migliori della batteria, per il resto i voti si sono frammentati in modo sorprendente. È emerso chiaramente come le diverse sensibilità a tavola portino a preferenze opposte: c’è chi cerca la verticalità e chi ama note più suadenti ed esili, come la fresca frutta agrumata del Langhe di Bosco 2023.

Il grande nome non ha dominato necessariamente la tavola. Il Barolo di Borgogno Rivata 2021, figlio del Cru Boiolo a La Morra, si è rivelato ancora “un bimbo”: un vino con tutte le componenti per farsi grande, ma dove tannino e acidità stanno ancora litigando in bocca in attesa di trovare l’armonia del tempo. Un esempio perfetto di come non sempre il “titolo” debba essere il protagonista assoluto.

Grande curiosità ha destato il Ghemme di Quarna: ha spiazzato molti al naso per una pulizia non esemplare, ma ha recuperato con una pienezza di sorso incredibile. È stato il più nominato, nel bene e nel male, ma alla fine nei calici non ne è rimasta una goccia… a riprova del detto “chi disprezza, compra”.

Conclusioni

Riconoscere le differenze tra il tannino dell’Alto Piemonte e la struttura di un Barolo senza poter leggere il nome in etichetta è un esercizio di umiltà. La serata al Magazzino ha dimostrato che il Nebbiolo cambia volto a seconda che affondi le radici nel porfido vulcanico, nelle marne di Sant’Agata o tra le rocce granitiche delle Alpi.

Grazie ad Anastasia e a tutti i partecipanti per aver condiviso questo viaggio dove a vincere è stata la soggettività del gusto e l’incredibile ricchezza del Piemonte.

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Degustazioni

Trefiano 2010 Carmignano Riserva – Tenuta di Capezzana

Trefiano 2010 Carmignano Riserva – Tenuta di Capezzana

È andata così: ero in una ben nota bottega/norcineria del mio paesello per comprare delle derrate alimentari per una cena quando, volgendo lo sguardo verso i due scaffali dedicati al vino, scorgo una boccia di Trefiano 2010 rimasta sola tra bottiglie recenti e mi sembra di sentire una richiesta di aiuto: non finire i propri giorni in piedi su uno scaffale, diventando nel frattempo imbevibile. Non potevo ignorare quell’appello e dunque l’ho acquistato.

Sangiovese 80% con l’aggiunta di Canaiolo e Cabernet Sauvignon in parti uguali. 18 mesi in tonneaux e un anno di bottiglia per questo Carmignano Riserva della Tenuta di Capezzana, azienda la cui storia moderna inizia nel 1920, ma le cui radici vanno molto più indietro.

La prima sensazione è che sarebbe stato meglio incontrarci prima e che questo Trefiano debba aver lottato molto, in piedi e alla luce, e gliene va dato merito anche perché alla prova dell’assaggio tiene botta con sicurezza. Appare solo un po’ opaco, ma una volta decantato riassume un aspetto degno del suo nome.

Vino non più giovane, con ricordi di scorza di arancia, del corbezzolo in confettura, umami e thè nero, il cuoio e il sottobosco. Ormai libero da vincoli il vino è avvolgente e sapido, del tannino restano solo sottilissime tracce. Si dispiega in larghezza e profondità, coerente con quanto evocato al naso richiama la frutta matura e nel bel finale aperto fa sovvenire ricordi balsamici.

Enonauta/Degustazione di Vino #496 - review - Trefiano 2010 Carmignano Riserva – Tenuta di Capezzana | Un vino con una grande storia
Enonauta/Degustazione di Vino #496 - review - Trefiano 2010 Carmignano Riserva – Tenuta di Capezzana | Un vino con una grande storia

Trefiano 2010 Carmignano Riserva – Tenuta di Capezzana


Here’s how it went: I was in a well-known local deli/butcher’s shop in my small town, picking up supplies for a dinner, when I glanced at the two wine shelves and spotted a lone bottle of Trefiano 2010 sitting among much younger wines. It felt like a quiet plea for help—an appeal not to spend its remaining days upright, under the lights, until it turned undrinkable. I couldn’t ignore it, so I bought it.
The blend is 80% Sangiovese, completed by Canaiolo and Cabernet Sauvignon in equal parts. Ageing: 18 months in tonneaux and a further year in bottle for this Carmignano Riserva from Tenuta di Capezzana—an estate whose modern history begins in 1920, though its roots go much further back.
My first thought was that we would have been better off meeting earlier: this Trefiano must have fought a long battle, standing upright and exposed to light. Credit where it’s due—when tasted, it holds up with reassuring confidence. In the glass it looks a little dull at first, but after decanting it regains a more fitting appearance.
It’s no longer a young wine, carrying notes of orange peel, strawberry tree jam, umami and black tea, followed by leather and forest floor. Freed from constraints, it’s enveloping and savoury; the tannins are reduced to the thinnest traces. It unfolds with breadth and depth, consistent with what the nose suggests: ripe fruit, and a clean, open finish that brings back a balsamic echo.

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Degustazioni, Eventi

e quando ti ricapita di bere i vini di Gigondas a Pistoia? – il racconto della serata

Resoconto della serata “e quando ti ricapita di bere i vini di Gigondas a Pistoia”

mercoledì 14 gennaio al Magazzino Vino e Vino di Pistoia

a cura di Simone Molinaroli de L’Enonauta che ha stappato, versato e raccontato.

Serata riuscita: 14 persone, tutte sul pezzo, buona cultura e buon umore.


Batteria mediamente di buona qualità: vini estroversi e di corpo, ma con poche derive su surmaturazione e alcol eccessivo. Identità dell’AOC chiara: frutto scuro, garrigue/spezie, struttura, e – nei migliori – misura e definizione.


Gli 8 vini (ordine di servizio)

1) Domaine Brunely – Gigondas 2023
Impatto immediato, vino che entra “di spalla”: materia e presenza.
Grenache con quota importante di Mourvèdre, quindi è normale che punti più su volume e presa che su trasparenza.

2) Famille Perrin – La Gille 2023
Il vino “strano” in senso buono: sottile, chiaro, quasi metafisico rispetto agli altri.
La linea tende a cercare finezza e scorrevolezza (suoli più leggeri/sabbiosi dichiarati per la cuvée).

3) Domaine Brusset – Le Grand Montmirail 2023
Sostanza, ma senza essere torbido: già qui si vede più definizione che semplice muscolo.
Spunto: blend spesso con piccola quota di Cinsault e uso misurato del legno (demi-muids), quindi più “impianto” che trucco.

4) Domaine Les Pallières (Fam. Brunier) – Terrasse du Diable 2022
Un fuoriclasse: tutto al posto giusto (energia, dettaglio, ritmo).
Grenache molto dominante con aggiunte minime (talvolta anche bianche in traccia): può spiegare quel mix di ampiezza + tenuta verticale.

5) Maison Arnoux & Fils – Le Vieux Clocher 2022
Florido e generoso, ma forse quel quid di Mourvèdre in meno lo rende più dinamico e meno impegnativo.

6) Domaine Santa Duc – Aux Lieux-Dits 2021
Il mio preferito, e non solo il mio: finezza, alcol misurato, definizione.
“Sottrattivo” nel senso giusto: non toglie sostanza, toglie rumore. Cuvée da più lieux-dits e scelte di affinamento spesso orientate a precisione (botti grandi / anfore in alcune annate).

7) Romain Duvernay – Prestige Arabesque 2021
Unico vero punto interrogativo: monumentale alcolicità percepita, che prende spazio e sposta l’asse dal territorio al “peso”.

8) E. Guigal – Gigondas 2021
Finale “da adulto”: saldo, preciso, magari non il più profumato, ma molto saporito.
Stile spesso da macerazioni/affinamenti lunghi in legni grandi → meno immediatezza aromatica, più tenuta e definizione.

Se devo riassumere la serata in una riga: Gigondas è potenza con un confine, e quando quel confine è rispettato (Pallières, Santa Duc, e in parte Perrin/Guigal) il vino non è “solo grosso”: è identitario.

Il tutto è successo grazie agli amici di Happy Wine e al Magazzino Vino e Vino in via Antonelli 19 di Pistoia. Dove tutte le settimane troverete degustazioni tematiche e buona compagnia e dove l’Enonauta vi consiglia caldamente di andare.

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Degustazioni

Barbaresco Asili 2016 – Michele Chiarlo | il primo vino dell’anno

Barbaresco Asili 2016 – Michele Chiarlo
Il primo vino del 2026

Chi stappa bene il primo dell’anno…
È una superstizione quasi rituale: un gesto propiziatorio, come per facilitare l’avverarsi di ulteriori esperienze enoiche di qualità.

La “formula dei dieci anni” spesso funziona, ma non è un assioma. Ci sono vini — parlo, ovviamente, di vini omologhi per ambizione e struttura — che dopo un decennio sono ancora contratti, altri già distesi, altri semplicemente in fase calante. In questo caso, invece, il tempo giusto permette di bere un Barbaresco che combina la forza della struttura con una gentilezza di frutto quasi custodita, come protetta da uno scrigno.

Due parole sul cru Asili. È tra quelli più conosciuti e che comunicano con immediatezza qualità e finezza del Barbaresco: una menzione disposta a 360° attorno all’omonimo bricco, con uno spettro ampio di esposizioni. La parcella di Michele Chiarlo (circa un ettaro) guarda a sud-ovest.

In cantina: fermentazione in tini di rovere da 55 hl con bagnatura soffice del cappello “a doccia”, poi 18 mesi in botti grandi di rovere. Classicamente.

Nel calice è splendente, traslucido, rubino chiaro. Quella trasparenza non è solo cromatica: è un indizio di stile, un’anticipazione di linearità e classicità. E infatti il vino mantiene la promessa.

Il naso è ampio e nitido, con una dotazione di richiami francamente vasta. Sorprende — per precisione più che per stranezza — la forza del ricordo dell’anguria e del mandarino. Poi si apre su foglia di tè, carruba, eucalipto, e su un fondo etereo.

Il sorso è definito e dinamico: l’acidità viva dà slancio e accelera il gusto; i tannini, di grana fine, disegnano il profilo senza irrigidirlo. Il centro bocca si riempie di frutto gentile e di agrumi squisiti che dal mandarino iniziale virano verso il chinotto, con una progressione che non cerca muscoli, ma coerenza. Il finale è arioso, lungo, composto.

Barbaresco Asili 2016 Michele Chiarlo – note di degustazione
Barbaresco Asili 2016 Michele Chiarlo – note di degustazione

Barbaresco Asili 2016 – Michele Chiarlo
The first wine of 2026

He who opens the year’s first bottle well…
It’s an almost ritual superstition: a small, propitiatory gesture, as if to help bring about more great wine moments to come.

The “ten-year rule” often works, but it’s no axiom. Some wines — meaning wines of the same breed, with comparable ambition and structure — are still clenched after a decade; others already relaxed; others simply on the way down. Here, instead, time hits the mark: it lets you drink a Barbaresco that combines structural strength with a gentleness of fruit that feels almost guarded, as if kept in a casket.

A few words on Asili. It’s one of the best-known crus, and one that immediately conveys Barbaresco’s quality and finesse: an official geographical mention laid out in a full 360° around the namesake hill, with a wide range of exposures. Michele Chiarlo’s parcel (about one hectare) faces south-west.

In the cellar: fermentation in 55-hectolitre oak vats with a gentle “shower” cap-wetting system, followed by 18 months in large oak casks. Classic, in the best sense.

In the glass it’s bright and translucent, pale ruby. That transparency isn’t only visual: it’s a stylistic clue, a preview of linearity and classic poise. And the wine keeps its promise.

The nose is broad and clear, with an honestly vast aromatic range. What surprises — more for its precision than its oddity — is the vivid memory of watermelon and mandarin. Then it opens onto tea leaf, carob, eucalyptus, and an ethereal undertone.

The palate is defined and dynamic: lively acidity gives lift and accelerates the flavour; fine-grained tannins draw the outline without stiffening it. The mid-palate fills with gentle fruit and exquisite citrus that shifts from the opening mandarin towards chinotto (bitter orange), in a progression that doesn’t chase muscle but coherence. The finish is airy, long, composed.

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Degustazioni

Gli ultimi vini del 2025: Barbaresco Morassino 2021 e Lessona Crose 2021

Gli ultimi vini del 2025: Barbaresco Morassino 2021 e Lessona Crose 2021 | L’Enonauta

Gli ultimi vini del 2025

Barbaresco Morassino 2021 – Cascina Morassino
Lessona Crose 2021 – Colombera & Garella

Prima di dirigerci, ciascuno, verso veglioni, cene in casa e feste danzanti, con alcuni amici enoappassionati ci siamo ritrovati al Magazzino 19 di Pistoia per stappare un paio di bottiglie beneauguranti. Una coppia che mi conferma che tutti i vitigni hanno il loro perché, ma che alcuni hanno più di un perché. Uno di questi è il Nebbiolo, che qui assaggiamo in due declinazioni lontane eppure fedeli, entrambe di qualità ineccepibile.

Un inizio sfortunato: Bramaterra e TCA

Abbiamo provato ad aprire con il Bramaterra di Colombera & Garella che, ahinoi, sapeva di tappo: un’altra vittima del TCA e della nostra fissazione per il sughero. Messo da parte.

Barbaresco Morassino 2021 – Cascina Morassino

Cambiamo allora scaffale e ci dirigiamo verso il Barbaresco Morassino 2021 di Cascina Morassino. Un Barbaresco cicciuto, dal colore più scuro della media, di immediata piacevolezza apprezzata unanimemente.

  • Naso: lampone e arancia navel; sullo sfondo spezie ed erbe aromatiche.
  • Bocca: sorso pieno, appagante, molto lungo e definito.
  • Stile: Nebbiolo luminoso e muscolare, con margine per crescere in complessità.
  • Affinamento: acciaio e botte da 25 hl.

A mio avviso avrà tutto il tempo per sviluppare una complessità più marcata: oggi convince per la sua immediatezza e per la nettezza del frutto, senza rinunciare a struttura e allungo.

Lessona Crose 2021 – Colombera & Garella

Il Lessona Crose 2021 di Colombera & Garella impiega una ventina di minuti per aprirsi nel bicchiere e, alla sua iniziale ritrosia severa, aggiunge un bel ventaglio di profumi filologici.

  • Naso: melograno, rosa, chiodo di garofano; cenni di sottobosco e una nota balsamica.
  • Bocca: dritta e slanciata; asciutta nella forma ma intensa di sapore.
  • Struttura: scheletro robusto, acidità vigorosa e tannini energici mai acerbi. Botte grande e dopo Cemento.

Chiusura

Ottimo brindisi pomeridiano per salutarsi e dirigersi verso i rispettivi impegni serali, già belli carichi.

Enonauta/Degustazione di Vino #485/486 - review - Gli ultimi vini del 2025: Barbaresco Morassino 2021 & Lessona Crose 2021
Enonauta/Degustazione di Vino #485/486 - review - Gli ultimi vini del 2025: Barbaresco Morassino 2021 & Lessona Crose 2021
Enonauta/Degustazione di Vino #485/486 - review - Gli ultimi vini del 2025: Barbaresco Morassino 2021 & Lessona Crose 2021

The Last Wines of 2025

Barbaresco Morassino 2021 – Cascina Morassino
Lessona Crose 2021 – Colombera & Garella

Before heading off—each to our own New Year’s parties, home dinners, and dancing nights—a few wine-loving friends and I met at Magazzino 19 in Pistoia to open a couple of good-luck bottles. A pair that once again reminds me that every grape has its reason to be, but some have more than one. One of them is Nebbiolo, tasted here in two expressions that are far apart yet equally true to the variety—and both impeccably made.

An Unlucky Start: Bramaterra and TCA

We tried to start with Colombera & Garella’s Bramaterra, but unfortunately it was corked: another victim of TCA and our obsession with natural cork. We set it aside.

Barbaresco Morassino 2021 – Cascina Morassino

So we switched shelves and went for Cascina Morassino’s Barbaresco Morassino 2021. A generous, chunky Barbaresco—darker in colour than the average—whose immediate appeal everyone agreed on.

  • Nose: raspberry and navel orange; spices and aromatic herbs in the background.
  • Palate: satisfying, full, very long and clearly defined.
  • Style: a bright, muscular take on Nebbiolo in Barbaresco form, with room to grow in complexity.
  • Ageing: stainless steel and a 25 hl cask.

In my view it has plenty of time to develop a more pronounced complexity. Today it wins on clarity of fruit, structure, and length.

Lessona Crose 2021 – Colombera & Garella

Colombera & Garella’s Lessona Crose 2021 takes about twenty minutes to unfold in the glass, adding to its initially stern reserve a wide range of textbook aromas.

  • Nose: pomegranate, rose, clove; hints of woodland floor and a balsamic note.
  • Palate: straight and streamlined—dry in shape, yet intense in flavour.
  • Structure: a sturdy frame, vigorous acidity, and firm tannins that never come across as green.

Closing Toast

A great afternoon toast before saying goodbye and heading into the evening commitments—already nicely wound up.

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Degustazioni

I MIGLIORI VINI BEVUTI NEL 2025 – a cura de L’Enonauta

I migliori vini bevuti nel 2025 – a cura de L’Enonauta – Best Wines 2025

A cura della redazione de L’Enonauta.

Da intendersi anche come ottimi consigli per Enoregali di Natale e cene di Capodanno. E a tal proposito si spazia dai 15 ai 300 euro. Dal regalo agile al tentativo di estorsione ce n’è per tutti i gusti. Stavolta ci esimiamo dalla lista di quelli che ci hanno deluso. Per quella ci risentiamo nel 2026.

[Simone Molinaroli, Martino Baldi e Ivan Fiorini.]

La lista

  • Fiano Don Chisciotte 2019 – Pierluigi Zampaglione
    In epoche di amori effimeri, Zampaglione sa ricompensare la fedeltà al Don Chisciotte rinnovando ogni volta la meraviglia.
  • Es 2021 – Gianfranco Fino
    Un duro colpo a tutti i denigratori del vino pugliese e del Primitivo nello specifico. Saldezza, ricchezza di stimoli e suggestioni, sostanza e misura. Ci fosse qualcuno che, non apprezzandolo, ce ne volesse passare un cartone, potremmo ricambiare con un cartone di Ageno.
  • Trebbiano d’Abruzzo 2016 – Valentini
    Che dire di fronte al miglior bianco d’Italia in un’annata splendente? Complimenti, e fortunato chi lo berrà ancora.
  • Pauillac, Bordeaux 2015 – Château Pontet-Canet
    Primo test per il nuovo Coravin ed è stato un gran bel battesimo, soprattutto pensando che, se tutto andrà come dovrebbe, se ne potrà bere ancora mezza bottiglia integra. Vino da applaudissement.
  • Champagne Cuvée n°745 – Jacquesson
    Continuando la saga del 7, la storica Maison sforna un altro champagne extra-brut che non teme confronti con vini ancor più blasonati. Ottimo per brindare, per accompagnare il pasto e anche solo per il piacere di bere bene.
  • Anisos 2021 – Eugenio Rosi
    Blend di nosiola e pinot bianco macerati che conserva la natura varietale dei vitigni e li porta a un punto di espressività e profondità molto avanzato. Se proprio dovessimo scegliere il preferito dell’anno 2025, questo sarebbe un serio candidato.
  • Brunello di Montalcino Ugolaia 2016 – Lisini
    Annata, mano e stile congiunte per un’esecuzione non solo perfetta, ma piena di vitalità.
  • Barolo Ravera 2012 – Flavio Roddolo
    Un’altra annata da incorniciare nella memoria gusto-olfattiva personale e nella storia collettiva di Monforte. Se non avete ancora bevuto questo barolo, vi consigliamo assolutamente di rimediare, ma fatelo in fretta.
  • Pinot Noir Estate, Willamette Valley 2021 – Johan Vineyards
    Ecco finalmente il tanto decantato pinot nero dell’Oregon, e ora si capisce perché. Alla cieca è difficile distinguerlo da un buon Bourgogne village. Anche il prezzo, grossomodo, si equivale.
  • Amarone Monte Lodoletta 2011 – Romano Dal Forno
    Esiste dunque l’amarone secco, o quasi: praticamente secco. Ed è un connubio di potenza e precisione decisamente raro. Non sapremmo dire se il prezzo da pagare sia congruo, ma certo ha lasciato otto persone a riflettere. Per più giorni.
  • CaMerlot 2019 – Podere Trinci
    Dopo il magnifico Carmina Arvalia che si smarca dalla stereotipizzazione dei Bolgheri, ecco lo stupefacente merlot che non assomiglia al solito merlot: il piccolo Podere Trinci continua a interpretare il territorio di Castagneto Carducci come nessuno altro. Applausi a scena aperta.
  • Vin Santo Chianti Montespertoli doc 2016 – Fattorie Parri
    Per gli amanti dello stile più dolce, un vin santo veramente ottimo, sottratto alle logiche della supervalutazione. Emblema dei motivi per cui amare Montespertoli.
  • Bianco Integer 2022 – Marco De Bartoli
    Ancora una scommessa vinta dall’azienda Marco De Bartoli con questo grillo integerrimo e integrale, ma non integralista, che vi renderà felici e dissetati senza svuotarvi il portafogli.
  • Marsannay Au Champ Salomon 2017 – Charles Audoin
    Quando vi dicono che in Francia è impossibile bere bene sotto i 40 euro mentre in Italia… voi continuate a sorridere come niente fosse.
  • Verduno Pelaverga 2022 – Comm. G.B. Burlotto
    Da sempre subiamo il fascino di questo vino, prodotto da meno di 20 aziende nel solo comune di Verduno. Il Comm. Burlotto, e chi per lui oggi, rappresentano a nostro avviso la summa di questa intrigante avventura ampelografica. Vino dal rapporto qualità-prezzo assolutamente vincente.
  • Dogliani superiore Pianezzo, Vigne Sori San Martino 2021 – Boschis Francesco
    A nostro parere, un dolcetto che esprime pienamente e con forza tutte le potenzialità del vitigno. Per questo motivo gli daremmo il massimo del punteggio, in una valutazione ipotetica.
  • Taurasi Historia Naturalis 2009 – Mastroberardino
    Anche in questo caso si tratta di apprezzare la testimonianza nitida e ispirata di quanto di bello e piacevole può esprimere un aglianico/taurasi col tempo. Un vino che si affranca dai limiti impostigli dalla sua struttura e che, non avendo perso né smalto né tantomeno vigoria di frutto, diventa un abbraccio e un godimento senza limiti.
Best Wines 2025 - La lista dei migliori vini bevuti nel 2025: bottiglie felici e qualche fuoriserie. Range 15–300 euro, perfetta per enoregali e Capodanno.

Best Wines of 2025 (L’Enonauta)

Curated by the L’Enonauta editorial team.

Think of this as a solid set of recommendations for Christmas wine gifts and New Year’s Eve dinners too. Prices range from about €15 to €300: from the easy present to the borderline extortion attempt—there’s something for everyone. This time we’re skipping the list of disappointments. For that, see you in 2026.

Simone Molinaroli, Martino Baldi and Ivan Fiorini.

The list

  • Fiano Don Chisciotte 2019 – Pierluigi Zampaglione
    In an age of fleeting loves, Zampaglione rewards loyalty to Don Chisciotte by renewing the sense of wonder every single time.
  • Es 2021 – Gianfranco Fino
    A hard blow to all the detractors of Puglian wine—and Primitivo in particular. Solidity, a wealth of stimuli and suggestions, substance and restraint. If someone who doesn’t appreciate it wanted to “dump” a case on us, we’d gladly trade back a case of Ageno.
  • Trebbiano d’Abruzzo 2016 – Valentini
    What can you say in front of Italy’s best white in a radiant vintage? Congratulations—and lucky whoever will drink it again.
  • Pauillac, Bordeaux 2015 – Château Pontet-Canet
    First test for the new Coravin, and it was one hell of a baptism—especially knowing that, if all goes as it should, we’ll be able to drink another intact half-bottle. A wine worthy of applause.
  • Champagne Cuvée n°745 – Jacquesson
    Keeping the “7” saga going, the historic Maison releases another extra-brut Champagne that fears no comparison—even with more famous names. Great for a toast, great at the table, and great simply for the pleasure of drinking well.
  • Anisos 2021 – Eugenio Rosi
    A blend of macerated Nosiola and Pinot Bianco that preserves the varietal character and pushes it to a remarkably advanced level of expressiveness and depth. If we had to choose a favorite of 2025, this would be a very serious candidate.
  • Brunello di Montalcino Ugolaia 2016 – Lisini
    Vintage, hand and style converging into an execution that isn’t just perfect—it’s alive.
  • Barolo Ravera 2012 – Flavio Roddolo
    Another vintage to frame—both in personal sensory memory and in the collective history of Monforte. If you haven’t drunk this Barolo yet, we strongly suggest you fix that. And do it soon.
  • Pinot Noir Estate, Willamette Valley 2021 – Johan Vineyards
    So here it is at last: the much-talked-about Oregon Pinot Noir—and now it’s clear why. Blind, it’s hard to tell it apart from a good Bourgogne village. Even the price, more or less, matches.
  • Amarone Monte Lodoletta 2011 – Romano Dal Forno
    So a dry Amarone does exist—or almost: practically dry. A marriage of power and precision that’s decidedly rare. We can’t say whether the price is truly fair, but it did leave eight people thinking. For days.
  • CaMerlot 2019 – Podere Trinci
    After the magnificent Carmina Arvalia—so far from the Bolgheri stereotype—here comes the astonishing Merlot that doesn’t taste like the usual Merlot. Tiny Podere Trinci keeps interpreting Castagneto Carducci like nobody else. Standing ovation.
  • Vin Santo Chianti Montespertoli DOC 2016 – Fattorie Parri
    For lovers of a sweeter style: a truly excellent Vin Santo, spared the usual overvaluation. An emblem of all the reasons to love Montespertoli.
  • Bianco Integer 2022 – Marco De Bartoli
    Another winning bet from Marco De Bartoli: a Grillo that’s upright and “whole”—integral but not fundamentalist—ready to make you happy and refreshed without emptying your wallet.
  • Marsannay Au Champ Salomon 2017 – Charles Audoin
    When they tell you that in France it’s impossible to drink well under €40 while in Italy… just keep smiling as if nothing happened.
  • Verduno Pelaverga 2022 – Comm. G.B. Burlotto
    We’ve always been under this wine’s spell—made by fewer than 20 producers, and only in the commune of Verduno. Burlotto (and those who carry the torch today) represents, in our view, the summa of this intriguing ampelographic adventure. A truly winning quality-to-price ratio.
  • Dogliani Superiore Pianezzo, Vigne Sori San Martino 2021 – Boschis Francesco
    In our opinion, a Dolcetto that fully—and forcefully—expresses all the grape’s potential. For that reason, in a hypothetical rating, we’d give it top marks.
  • Taurasi Historia Naturalis 2009 – Mastroberardino
    Here too, what you’re tasting is a clear and inspired testament to how beautiful and pleasurable an Aglianico/Taurasi can become with time. A wine that breaks free from the limits imposed by its structure and—without losing sheen or the vigor of its fruit—turns into an embrace, and a boundless pleasure.
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Nerojbleo 2022 – Gulfi

Nerojbleo 2022 – Gulfi

Vino d’ingresso della nota azienda di Chiaramonte che può ben rappresentare la Sicilia nel mondo del vino di qualità. 

Nero d’Avola coltivato sui Monti Iblei con lunga sosta sulle bucce, 12 mesi tra barrique e tonneau e altri 12 mesi in bottiglia.

Vino di colore scuro.  Il naso è di buona intensità con fragranze di frutto maturo, cassis e amarena principalmente, spezie ed essenze orientali, ma anche l’estratto di pomodoro/umami, che ritroviamo anche al palato, e un ché di carnoso/sanguigno.

Di buon corpo senza strafare, gratificante e tonico. Saldo, quasi morbido, con tutti gli elementi di struttura che agiscono all’unisono ben fusi nella materia. La dominante resta il frutto, ricco e maturo.

Non un vino da aspettare, molto centrato sulla maturità, per quanto io sia testimone “gustativo” di grandi performance sulla distanza da parte dei vini di Gulfi.

Nerojbleo 2022 Gulfi

Nerojbleo 2022 – Gulfi

An entry-level wine from the well-known estate in Chiaramonte Gulfi, and one that can effectively represent Sicily in the world of quality wine. Nero d’Avola grown in the Iblei Mountains, with extended skin contact; it spends 12 months ageing between barriques and tonneaux, followed by another 12 months in bottle.

In the glass it is deeply coloured. The bouquet shows good intensity, centred on ripe fruit—cassis and, above all, sour cherry—along with spices and a hint of oriental essences. In the background there is an umami-like note of tomato extract, which also reappears on the palate, together with a slightly meaty/bloody nuance.

It has good body without overdoing it: satisfying and lively, firm, almost supple, with all structural elements acting in unison and well integrated into the wine’s substance. The dominant note remains the fruit, rich and ripe.

Not a wine to hold back for later: it’s best enjoyed in its current phase, even though Gulfi’s wines have repeatedly proven they can perform superbly over time.

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Mastroberardino Taurasi Historia Naturalis 2009
Degustazioni

Taurasi Historia Naturalis 2009 – Mastroberardino

Proposto due anni e mezzo fa in una degustazione tematica, questo il link, risultò sul momento, se non il migliore, il mio preferito. Dopo questi ulteriori trenta mesi di bottiglia, il Taurasi Historia Naturalis 2009 di Mastroberardino si conferma in tutto quanto di buono avevo già scritto, ma oggi lo fa con un passo diverso, più ampio, quasi sontuoso.

Enonauta/Degustazione di Vino #483 - review - Taurasi Historia Naturalis 2009 - Mastroberardino | Sontuoso Taurasi d'annata

Una Scatola di Taurasi (dal 1997 al 2012)

Ritrovo il colore rubino scuro, profondo e al naso ritrovo il registro balsamico che avevo apprezzato al tempo – eucalipto, canfora, cenni di erbe officinali – come ritrovo le spezie,  ma adesso esce più generoso il frutto. Maturo al punto giusto.

In bocca il vino è sapido e pur mantenendo intatta la sua natura il sorso si è allargato, più morbido e avvolgente. La fruttuosità è più evidente rispetto al passato, riempie il centro bocca senza perdere eleganza, mentre il finale resta lunghissimo, balsamico e agrumato, ma meno severo, più carezzevole.

Nel complesso, un vino che conferma il suo status e mostra una traiettoria evolutiva chiarissima. Da ora in poi, si parla ovviamente sulla scorta di un’esperienza limitata a due bottiglie, credo che per almeno 5 anni ci sarà margine per una evoluzione positiva verso un’ulteriore fusione generale.

Taurasi Historia Naturalis 2009 – Mastroberardino

Presented two and a half years ago in a thematic tasting (here’s the link), it immediately proved to be, if not the best, then my favorite.

After this additional thirty months in bottle, Mastroberardino’s Taurasi Historia Naturalis 2009 confirms everything I’ve already written about, but today it does so with a different, broader, almost sumptuous edge.

I rediscover the deep, dark ruby color, and on the nose I rediscover the balsamic note I’d appreciated back then—eucalyptus, camphor, hints of medicinal herbs—as well as the spices, but now the fruit is more generous. Perfectly ripe.

On the palate, the wine is savory, and while maintaining its character intact, the palate has broadened, softer, and more enveloping. The fruitiness is more evident than in the past, filling the mid-palate without losing elegance, while the finish remains very long, balsamic and citrusy, but less severe, more caressing.

Overall, a wine that confirms its status and shows a very clear evolutionary trajectory. From now on, obviously based on an experience limited to two bottles, I believe that for at least five years there will be room for positive evolution towards further overall fusion.

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Degustazioni, Eventi

Stappa Montespertoli 2025: Enogea traccia i confini, i vignaioli ci mettono l’anima

Tornare a Montespertoli per noi di Enonauta è sempre un piacere particolare, quasi un ritorno a casa. C’è un’energia diversa qui, palpabile, che si respira non appena si scendono le colline che guardano verso la Val di Pesa e la Val d’Elsa. È l’energia di una giovane generazione di viticoltori che, riunita in un’Associazione nata solo nel 2022, sta portando avanti un’evoluzione del territorio incredibilmente seria, profonda e per nulla di facciata.

L’occasione per questo nuovo viaggio è stata cruciale: la presentazione ufficiale della prima mappa dei vigneti di Enogea, avvenuta lunedì primo dicembre presso il MuTer – Museo del Territorio. Non si tratta solo di cartografia, ma di una fotografia nitida che mancava per mettere a fuoco la complessità di questo comune.

Montespertoli: la sottozona più vitata del Chianti e il lavoro dell’Associazione



A svelare il lavoro è stato Alessandro Masnaghetti, il “cartografo del vino” per eccellenza , che ha delineato un quadro dove Montespertoli emerge non solo come la sottozona più densamente vitata del Chianti DOCG, ma come un gigante che, con i suoi 2215 ettari, supera per superficie vitata complessiva i comuni del Chianti Classico. Un lavoro certosino che, incrociando il Catasto Ferdinandeo Leopoldino con la geologia locale, ha portato all’individuazione di ben 18 diverse Unità Geografiche. Come ha sottolineato il presidente dell’Associazione Giulio Tinacci, questo è un tassello fondamentale per passare dalla semplice produzione alla consapevolezza dell’identità territoriale.

Dalla teoria al bicchiere: la degustazione Stappa Montespertoli 2025


Ma dopo la teoria, la pratica. E a Montespertoli la pratica è sempre conviviale, schietta, autentica. La degustazione che ha seguito la presentazione, accompagnata da un piccolo ma eccellente buffet di prodotti a km 0, ha confermato tutte le ragioni del nostro amore per questa enclave toscana in cui i vini hanno smesso di inseguire modelli esterni per abbracciare una “sincerità” disarmante. Non sono vini banali, tutt’altro. Sono vini freschi, di grande beva, dove si nota un uso diffuso e sapiente delle uve bianche anche nella vinificazione dei rossi – pratica antica che qui non perde di attualità – e una grande libertà mentale nell’uscire dai disciplinari quando questi stanno troppo stretti alla creatività.

Non solo vino, però. Il pranzo è stato l’occasione per scoprire anche il secondo cuore pulsante del territorio: l’olio extravergine di oliva, con un progetto di brandizzazione collettiva innovativo e identitario. L’idea è forte: unire diverse realtà sotto un’unica veste grafica. Non si tratta di un unico olio: ogni azienda produce i propri “cru” di extravergine, mantenendo le proprie caratteristiche uniche, ma tutti escono con la stessa etichetta “Diciannove”, differenziata soltanto dal nome del produttore in calce. È un modo intelligente per fare sistema garantendo e segnalando al contempo standard altissimi.

Tornando ai calici, girando tra i banchi d’assaggio delle 13 aziende associate, il taccuino si è riempito velocemente di appunti felici.

Produttori e vini in assaggio

Interessantissimo il lavoro della Fattoria di Bonsalto che con il loro Primomarzo rilancia con coraggio l’uva autoctona Boggione, regalandoci un sorso che sa di storia ma con una pulizia moderna. Da Tenuta Barbadoro abbiamo assaggiato il futuro: dopo anni di esperimenti, è infatti arrivato in degustazione – direttamente dalla vasca – uno Chardonnay ancora senza nome; manca l’etichetta, ma c’è già tutto il resto: materia, tensione e la promessa di un bianco di personalità. Impossibile non godere con i calici de La Lupinella e di Montalbino, che portano in assaggio bottiglie decisamente “divertenti” nell’accezione più nobile del termine: gastronomici, versatili, perfetti compagni di un pasto intero ma capaci di prolungarsi fino alla merenda pomeridiana tra pane e salame. Beva pericolosa, nel senso migliore possibile, ovvero inarrestabile. Trova spazio anche il metodo classico con la Fattoria La Leccia, che con il suo Rubedo dimostra come il Sangiovese sappia farsi bollicina certamente di carattere ma anche di finezze aromatiche. E per chiudere in dolcezza, l’opulento occhio di pernice della Fattoria La Gigliola non ci ha fatto rimpiangere troppo il sempre lodevole vin santo delle Fattorie Parri, stavolta assenti ai banchi di assaggio, che riteniamo un po’ l’emblema dei vini dolci del territorio.


Montespertoli si conferma dunque un laboratorio a cielo aperto dove geologia complessa e mano umana stanno trovando una sintesi felice. La mappa di Masnaghetti ha tracciato i confini e il profilo fisico del Comune, le etichette del consorzio e il progetto “Diciannove” quelli della cooperazione, ma sono sempre i vignaioli a riempire il tutto di contenuti emozionanti con la loro calorosa predisposizione all’accoglienza e alla familiarità, che impronta fin nei bicchieri il carattere dei loro stessi prodotti.

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Degustazioni, Eventi

Raccontare il Mercato Fivi attraverso i suoi vini

Il Mercato dei Vini Fivi e il vigneto italiano

Venerdì 28 novembre – Magazzino 19 – Pistoia. A cura di enonauta.it e happywine.it

Se è vero che il vigneto italiano è tra i più vari al mondo per numero di varietà autoctone, rare, riscoperte, antiche, semiabbandonate, quasi estinte, allora il Mercato dei Vini Fivi è, tra le manifestazioni dedicate al vino italiano, la testimonianza più nitida e concreta di questa ricchezza.

Tra le proposte dei banchi, accanto alle varietà più famose e affermate, abbondano quelle meno note, con un pubblico per lo più locale e una lunga storia di abbinamenti felici con la cucina popolare, ma che raramente arrivano fuori regione. È proprio lì, in quelle etichette che non abbiamo mai incrociato, che il vigneto italiano svela la sua parte meno raccontata. Qualche approfondimento qui.

Una serata alla cieca per raccontare il Mercato Fivi 2026

Al Mercato Fivi 2026 io e Riccardo Viganò ci siamo dati un proposito semplice: non bere per affezione o per abitudine, e fermarci solo dove non ci eravamo mai seduti prima. Ne siamo tornati con un bel numero di vini mai incontrati, quelli con cui abbiamo deciso di costruire una serata che ci è sembrata il modo più fedele di raccontare l’essenza del Mercato dei Vini Fivi: più che l’ennesimo resoconto sulle bevute, sull’afflusso di pubblico e sull’inevitabile prezzo esoso dei panini dei food truck.

Sul tavolo, rigorosamente alla cieca, c’erano otto vini. Più un nono, un Sangiovese del Casale di Certaldo aperto prima di cominciare, mentre si preparavano la sala e i bicchieri. Niente etichette, solo numeri, colori nel bicchiere, profumi e qualche supposizione detta a mezza voce.

La prima coppia di bianchi divide subito i presenti. Da una parte il Derthona di Canevaro, Timorasso non macerato, tecnico, classico nello stile: un promemoria liquido del fatto che questo vitigno non è soltanto “macerazione estrema”. Dall’altra l’Anisos di Eugenio Rosi, macerato di grande eleganza e sapidità, che lavora più sui piani della profondità e della tessitura che su quelli della “pulizia” scolastica. La scelta di accostarli non era casuale: era un modo per mettere in scena, fin dall’inizio, due strade possibili dell’interpretazione contemporanea di un bianco italiano.

La seconda coppia, Groppello di Revò e Le Rêve di Betemps, crea un disorientamento ancora più netto. Qui manca quasi del tutto un repertorio condiviso a cui appoggiarsi: non ci sono ricordi di annate precedenti, non ci sono tipologie “sicure” in cui incasellare i calici. Si brancola un po’ nel buio, ed è forse il punto più interessante della serata. Invito tutti a fidarsi delle proprie sensazioni, a non cercare per forza una categoria rassicurante… e poi sbaglio io per primo, scambiando il Groppello per un Dolcetto. È anche in questi inciampi che si misura quanto poco, a volte, conosciamo davvero il vigneto che diciamo di conoscere.

Con la terza coppia, Nebbiolo e Grignolino, rientriamo in un territorio più familiare. L’Albugnano “Parlapà” e il Grignolino d’Asti di Cascina Rey ci riportano alla sicurezza di ciò che riconosciamo: profilo elegante, rigore, freschezza ben disegnata. Il Grignolino aggiunge quel pizzico di severità tannica che mette d’accordo quasi tutti sul fatto che, sì, qui siamo tornati “a casa”, in una grammatica che il palato si ricorda bene.

Chiudono la fila il Cabernet Franc di Ivaldo Orzan e l’Ovada di Cantina Bisceto, che ci portano dentro il grande mare del vino popolare, nel senso più nobile del termine. Sono vini che parlano la lingua del quotidiano: quella della tavola apparecchiata, dei bicchieri che si riempiono senza troppi complimenti, della bevibilità che non rinuncia a dire qualcosa ma non pretende di farlo con voce impostata. Dopo i cortocircuiti, i dubbi, le ipotesi azzardate delle coppie precedenti, è come atterrare in un’osteria amica.

Di ognuno di questi vini restano, in appendice, appunti più ordinati: non per fare una graduatoria, ma per fissare qualche dettaglio in più su questi otto (più uno) possibili ambasciatori del Mercato Fivi.

Appendice – Otto vini per raccontare il Mercato Fivi 2026 (senza podio)

Non si tratta di una classifica ma di un taccuino di assaggi: brevi appunti per dire perché questi vini, quella sera, ci sono sembrati giusti per raccontare il Mercato Fivi.
Sono otto, ma avrebbero potuto essere molti altri: la scelta non è stata quella di un vincitore, ma di qualche buon ambasciatore possibile di ciò che si può incontrare al Mercato dei Vini Fivi e di come questo si racconta nel bicchiere.

Fuori dalla cieca, ma non dalla fotografia del territorio, resta anche un Sangiovese dell’Azienda il Casale di Certaldo (FI), aperto per accompagnare i preparativi della serata: vino e azienda emblematici di cosa significhi rappresentare il proprio territorio.

Derthona “Cà degli Olmi” 2021 – Canevaro
Timorasso non macerato, in stile molto classico, per ricordare che il Timorasso non è solo “macerazione estrema”. Apprezzato da tutti i presenti.

Anisos 2022 – Eugenio Rosi
Unica vecchia conoscenza che ho portato in degustazione per farla assaggiare agli amici e condividere il mio entusiasmo. Pinot Bianco e Nosiola con macerazione: eleganza ed espressività spinte al massimo grado.

Groppello di Revò Selezione 2023 – Az. Agr. El Zeremia
Groppello, vitigno della Val di Non che il produttore propone con convinzione insieme al Maor. Io, personalmente, l’ho scambiato per un Dolcetto: vino di carattere.

Ovada 2022 – Cantina Bisceto
Giovane cantina di Carpeneto (AL) che propone un’interpretazione vigorosa e identitaria del classico vitigno quotidiano del Piemonte.

Grignolino d’Asti 2023 – Cascina Rey
Mentre assaggiavo i vini di Cascina Rey per la prima volta ho pensato: “e perché non li ho mai assaggiati prima?”. Grignolino e Barbera di sicuro passo, in versione base e superiore.

Albugnano 2021 “Parlapà” – Mario Mosso
In questo caso il vitigno è forse il più rinomato tra quelli del vigneto italiano, ma la denominazione è tra le meno note: circa 40 ettari alla fine della provincia di Asti in direzione Torino. Rapporto qualità-prezzo molto interessante.

Cabernet Franc 2023 – Ivaldo Orzan
Da Capriva del Friuli, per rivendicare la sua identità friulana: un vino verticale, profumato e autentico, che parla la lingua della terra sassosa da cui proviene.

Le Rêve 2023 – Betemps
Fumin e Gameret in parti uguali, affinato in barrique: il risultato è un rosso fresco, schietto, montano, che mette in campo anche un po’ di “ciccia”.

Una nota sui prezzi (con un sorriso amaro) – Mercato fivi 2026

E, per dovere di cronaca (e un filo di ironia), se proprio un vincitore lo vogliamo indicare è il capitolo “prezzi”: lui sì che continua a crescere con costanza, tra ingressi, panini e bottiglie. Per fortuna, almeno nel bicchiere, la qualità sembra ancora tenere il passo.

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