Bottiglie, Degustazioni

Montepulciano d’Abruzzo 2020 – Amorotti

Montepulciano d’Abruzzo 2020 – Amorotti

Prima di stappare questa bottiglia, ciò che sapevo dell’azienda Amorotti si limitava alla sua provenienza: Loreto Aprutino in provincia di Pescara. Uno dei luoghi più significativi dell’Abruzzo del vino, capace di esprimere interpretazioni importanti e longeve del Montepulciano, e da tempo associato ad alcune delle esperienze più autorevoli della regione.
È un Montepulciano saldo, senza esagerazioni: 14 gradi alcolici, affinamento in botti grandi, colore impenetrabile.
Al naso non è esplosivo, ma continuo, con richiami di cassis, foglia di alloro, spezie scure ed echi balsamici.
In bocca conferma l’impressione iniziale. A spiccare è l’equilibrio fra tannino, acidità e materia, da cui emerge una sapidità indubbiamente cospicua che ci riporta generosamente in fase retrolfattiva il frutto nero e le spezie.
È un vino soddisfacente in senso generale, dotato di apprezzabile serietà, ma anche con pochi guizzi. Come se — pensiero personale e del tutto opinabile — nel tentativo di domare certe naturali e indomabili bizzarrie del Montepulciano, lo si fosse confinato in un vestito un po’ stretto.

Enonauta/Degustazione di Vino #506 - review - Montepulciano d’Abruzzo 2020 – Amorotti | Montepulciano saldo, senza esagerazioni
Montepulciano d’Abruzzo 2021 – Amorotti

Montepulciano d’Abruzzo 2020 – Amorotti


Before opening this bottle, what I knew about Amorotti was limited to its origin: Loreto Aprutino, in the province of Pescara. One of the most significant places in Abruzzo wine, capable of producing important and long-lived interpretations of Montepulciano, and long associated with some of the region’s most authoritative wine experiences.
It is a firm Montepulciano, without excess: 14% alcohol, aged in large oak casks, with an impenetrable colour.
On the nose it is not explosive, but steady, with notes of cassis, bay leaf, dark spices and balsamic echoes.
On the palate it confirms the initial impression. What stands out is the balance between tannin, acidity and substance, from which a clearly substantial savouriness emerges. On the finish, black fruit and spices return generously.
Overall, it is a satisfying wine, marked by an appreciable seriousness, but also by few real flashes of surprise. As if — this is a wholly personal and debatable thought — in the attempt to tame certain natural and untameable quirks of Montepulciano, the wine had been confined in a slightly too-tight suit.

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Bottiglie, Degustazioni

Roero Anime 2022 – Alberto Oggero


Il Roero “Anime” di Alberto Oggero è un bell’esempio di ciò che il Roero può offrire di originalmente buono declinando il Nebbiolo senza inseguire il modello langarolo, ma restituendone una fisionomia territoriale autonoma e riconoscibile.
Nasce da una vecchia vigna, quasi centenaria, a Santo Stefano Roero, su suoli sabbiosi e argillosi. La vinificazione segue un’impostazione tradizionale, con fermentazione spontanea e affinamento in tonneau.
Il colore è chiaro, più orientato al rosso che al granato. Il naso è estroverso e intenso: richiama inizialmente la prugna e la carruba, poi una speziatura misurata e un tratto vegetale-resinoso che fa pensare al cipresso nelle giornate estive.
Al sorso è largo e sostanzioso, più giocato sulla sapidità che sull’austerità tattile. Mostra equilibrio, facilità di beva e una bella compostezza espressiva. Il tannino è educato, la chiusura pulita, senza sbavature.

Enonauta/Degustazione di Vino #505 - review - Roero Anime 2022 - Alberto Oggero | esempio di ciò che il Roero può offrire di originalmente buono
Roero Anime 2022 – Alberto Oggero

Roero “Anime” 2022 – Alberto Oggero


Alberto Oggero’s Roero “Anime” is a fine example of what Roero can offer when it interprets Nebbiolo without trying to imitate the Langhe, instead giving the grape a clearly territorial and independent expression.
It comes from an old, almost century-old vineyard in Santo Stefano Roero, planted on sandy and clayey soils. The winemaking follows a traditional approach, with spontaneous fermentation and ageing in tonneaux.
The colour is pale, leaning more toward red than garnet. The nose is expressive and intense: plum and carob come first, followed by restrained spice and a slightly resinous, vegetal note that recalls cypress trees in summer.
On the palate it is broad and substantial, driven more by savouriness than by tactile austerity. It shows balance, drinkability and a composed expressive profile. The tannins are well-mannered, the finish clean, with no rough edges.

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Degustazioni, Eventi

La Barolata

Barolo 2018: stappare, assaggiare, poi parlare

Resoconto della Barolata di mercoledì 22 aprile al Magazzino.

Dell’annata 2018, per i Barolo, si è parlato e sentito parlare più volte. Quasi mai in termini convintamente positivi; più spesso con cautela, senza sbilanciarsi troppo, quasi temendo il confronto con chi l’aveva battezzata presto come annata fragile, diluita, sostanzialmente negativa.

Soprattutto una certa critica internazionale, a mio avviso, su quell’annata non disse il vero. O, almeno, non tutto il vero.

E poi le annate e le parole non si bevono. Si bevono i vini. La pratica, l’empiria, il cavatappi e il bicchiere prima di tutto. Stappare, assaggiare, e poi parlare.

Proprio perché la 2018 fu davvero un’annata climaticamente problematica nelle Langhe, la critica negativa non nasceva dal nulla. Ma il passaggio automatico da “annata piovosa e complicata” a “Barolo acquosi e privi di tenuta” mi è sempre sembrato quantomeno azzardato; e soprattutto prematuro, ripensando al momento in cui quel giudizio è stato formulato.

La degustazione orizzontale di mercoledì 22 ha permesso di tracciare un distinguo tra il dato climatico, che resta, e la resa concreta dei vini, che va verificata nel bicchiere. Il campione assaggiato, nella sua totalità, non solo ha conservato identità ed energia, ma ha anche suscitato pensieri prospettici su quanto di buono potrebbe ancora riservare nel futuro. Anche lontano.

I vini in degustazione

Barolo Gianetto 2018 — Guido Porro

Serralunga d’Alba · sito aziendale · Serralunga d’Alba su L’Enonauta

Una dimensione inedita per il classicista Guido Porro con questo Gianetto, MGA del comune di Serralunga d’Alba con esposizione sud-est. Riempie la bocca di frutto nonostante uno scheletro poderoso, ed è fragrante, luminoso, filologico nel suo profilo olfattivo: piccoli frutti rossi, un mazzetto di erbe essiccate, chinotto.

Nessuno dei presenti ha dubitato della sua longevità potenziale. Uno dei più apprezzati della serata, grazie a questa rara congiunzione di durezze e delicatezze.

Barolo Castellero 2018 — Giacomo Fenocchio

MGA Castellero, comune di Barolo; azienda a Monforte d’Alba · sito aziendale · Enotour Langhe su L’Enonauta

Barolo classico, figlio di un cru con presenza di sabbia, risulta principalmente balsamico e fruttato, caldo e mediamente corposo, con buona componente acida e tannini indulgenti. Probabilmente il più pronto. Anzi, pronto.

Non il più profondo della serie, ma il più disponibile, e proprio per questo capace di raccontare un volto più immediato e sorridente della 2018.

Barolo 2018 — Massolino

Serralunga d’Alba · scheda aziendale · Serralunga d’Alba su L’Enonauta · Barolo Massolino 2013 su L’Enonauta

Unico Barolo prodotto da Massolino nell’annata 2018, beneficia dell’apporto delle uve aziendali da cui, in altre annate, sarebbero nati i vari cru: Vigna Rionda, Parafada, Margheria e Parussi. Se nei passati assaggi era sempre risultato buono, ma un po’ contratto, oggi mostra invece di essere in un punto di evoluzione in cui appare piuttosto disinvolto e direi anche risolto.

Colore chiarissimo; fragranze di lampone, mandarino, eucalipto, spezia fine, ma si potrebbe continuare. Delicato e al contempo penetrante, pervasivo. Sorso teso, preciso, con acidità innervata e tannini di qualità.

Barolo Mosconi 2018 — E. Pira & Figli / Chiara Boschis

MGA Mosconi, Monforte d’Alba · scheda aziendale · Nebbiolo su L’Enonauta

Lascia interdetti gli amanti del Barolo classico e tradizionale, tra i quali mi annovero, ma piazza un allungo dove complessità e finezza vanno a braccetto. Unico Barolo modernista tra sei classici, a mio avviso fa buona figura.

Più frutto scuro che agrumi, più spezie che radici ed erbe aromatiche, viaggia sicuro fino al finale, dove fa breccia il ricordo del tè nero. Eseguito, per certo, da mano sapiente.

Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2018 — Rivetto

Serralunga d’Alba · scheda aziendale · Serralunga d’Alba su L’Enonauta

Scherzando, l’ho voluto definire un vino metafisico, per quanto di potenziale lascia intendere dietro il velo della sua misurata eleganza. L’equilibrio è la sua qualità principale: per qualcuno ricorda il Pinot Noir, con tutte le cose al loro posto. Sentori di rosa e frutti rossi, scorza d’arancia e bitter. Vino precisissimo.

Barolo Roncaglie 2018 — Eraldo Viberti

MGA Roncaglie, La Morra · scheda aziendale · La Morra su L’Enonauta · Nebbiolo su L’Enonauta

Il più generoso e materico del lotto. Barolo classico nei riferimenti, con un profilo principalmente fruttato, poi liquirizia, bosco, cenni ferrosi e una nota ematica che aggiunge profondità. Il sorso è caldo, pieno, già molto espressivo, con una maturità più evidente rispetto agli altri vini della batteria.

È probabilmente quello che oggi si concede con maggiore immediatezza: meno giocato sulla tensione prospettica, più sulla presenza e sulla pienezza del momento. Anche in questo caso, però, nessuna idea di annata fragile o diluita; semmai una 2018 interpretata sul versante della consistenza e della generosità.

Barolo Monvigliero 2018 — Fratelli Alessandria

Verduno · scheda aziendale · Nebbiolo su L’Enonauta

Quintessenza del Barolo di Verduno, ma anche del Barolo in senso lato. Potente, tanto radicalmente asciutto nella forma quanto profondamente saporito e vigoroso. Rosa, gelso, incenso, lampone, alloro.

Vino essenziale, idea di vino che esce dalla grotta delle ombre platonica.

Conclusioni

Si rinnova il piacere della condivisione delle buone bottiglie con il pubblico competente ed esigente del Magazzino Vino e Vino – Happy Wine.

Dell’annata 2018 per il Barolo, dopo questa serata, cosa possiamo affermare?

Ammesso che non sia stata la più grande delle annate, oggi, a un checkpoint gustativo di mezza corsa, il campione esaminato racconta altro rispetto alla caricatura di una vendemmia fragile o acquosa. Racconta tensione, ricchezza gustativa, tenuta, identità territoriale ed estrema fedeltà alla tipologia.

Non una 2018 da celebrare in blocco, dunque, ma nemmeno da archiviare con formule sbrigative. I vini assaggiati hanno mostrato energia, precisione e prospettiva: qualità che appartengono ai Barolo veri, e che il tempo, almeno per ora, non sembra aver indebolito.

Barolo 2018: open, taste, then speak

Report from the Barolata held on Wednesday, 22 April, at Magazzino.

The 2018 vintage for Barolo has been discussed many times. Rarely in openly positive terms; more often with caution, with a certain hesitation, almost as if there were some fear of contradicting those who had labelled it early on as a fragile, diluted, essentially negative vintage.

In my view, a certain strand of international criticism did not tell the truth about that vintage. Or at least, not the whole truth.

And in any case, vintages and words are not what we drink. We drink wines. Practice, empiricism, corkscrew and glass must come first. Open, taste, and only then speak.

Precisely because 2018 really was a climatically problematic vintage in the Langhe, the negative criticism did not come out of nowhere. But the automatic leap from “rainy and complicated vintage” to “watery Barolos with no ageing potential” has always seemed to me at least questionable; and above all premature, considering when that judgement was made.

The horizontal tasting held on Wednesday 22 made it possible to draw a distinction between the climatic data, which remain, and the actual performance of the wines, which must be verified in the glass. The sample tasted, in its entirety, not only retained identity and energy, but also raised forward-looking thoughts about how much good it may still have to offer in the future. Even a distant one.

Wines tasted

Barolo Gianetto 2018 — Guido Porro

Serralunga d’Alba · winery website · Serralunga d’Alba on L’Enonauta

An almost unexpected dimension for a classicist such as Guido Porro. This Gianetto, from the MGA of the same name in the commune of Serralunga d’Alba, with south-east exposure, fills the mouth with fruit despite its powerful frame. It is fragrant, luminous, almost philological in its aromatic profile: small red berries, a small bunch of dried herbs, chinotto.

None of those present had any doubt about its ageing potential. One of the most appreciated wines of the evening, thanks to this rare conjunction of firmness and delicacy.

Barolo Castellero 2018 — Giacomo Fenocchio

MGA Castellero, commune of Barolo; winery based in Monforte d’Alba · winery website · Enotour Langhe on L’Enonauta

A classic Barolo, born from a cru with a sandy component, mainly balsamic and fruit-driven, warm and medium-bodied, with good acidity and indulgent tannins. Probably the most ready of the group. In fact, ready.

Not the deepest wine in the line-up, but the most immediately open, and for that very reason capable of showing a more accessible and smiling side of the 2018 vintage.

Barolo 2018 — Massolino

Serralunga d’Alba · winery sheet · Serralunga d’Alba on L’Enonauta · Barolo Massolino 2013 on L’Enonauta

The only Barolo produced by Massolino in the 2018 vintage, it benefits from the contribution of estate grapes that, in other years, would have gone into the various crus: Vigna Rionda, Parafada, Margheria and Parussi. In previous tastings it had always seemed good, but somewhat compressed; today, instead, it appears to have reached a stage of evolution in which it is rather relaxed, and I would even say resolved.

Very pale in colour; aromas of raspberry, mandarin, eucalyptus, fine spice — and one could go on. Delicate and, at the same time, penetrating, pervasive. A taut, precise palate, with well-wired acidity and high-quality tannins.

Barolo Mosconi 2018 — E. Pira & Figli / Chiara Boschis

MGA Mosconi, Monforte d’Alba · winery sheet · Nebbiolo on L’Enonauta

It may leave lovers of classic and traditional Barolo — among whom I count myself — somewhat unsettled, but it makes a long stride where complexity and finesse go hand in hand. The only modernist Barolo among six classical wines, in my view it acquits itself very well.

More dark fruit than citrus, more spices than roots and aromatic herbs, it moves confidently through to the finish, where a memory of black tea breaks through. Clearly executed by a skilled hand.

Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2018 — Rivetto

Serralunga d’Alba · winery sheet · Serralunga d’Alba on L’Enonauta

Half-jokingly, I called it a metaphysical wine, because of the potential it seems to suggest behind the veil of its measured elegance. Balance is its main quality: for some, it recalled Pinot Noir, with everything in its proper place. Notes of rose and red fruit, orange peel and bitter. An extremely precise wine.

Barolo Roncaglie 2018 — Eraldo Viberti

MGA Roncaglie, La Morra · winery sheet · La Morra on L’Enonauta · Nebbiolo on L’Enonauta

The most generous and material wine of the line-up. Classical Barolo in its references, with a mainly fruit-driven profile, then liquorice, woodland, ferrous hints and a blood-like note that adds depth. The palate is warm, full, already highly expressive, with a more evident maturity than the other wines in the flight.

It is probably the wine that gives itself most readily today: less centred on future tension, more on presence and fullness in the moment. Here too, however, there is no sense of a fragile or diluted vintage; rather, this is a 2018 interpreted on the side of consistency and generosity.

Barolo Monvigliero 2018 — Fratelli Alessandria

Verduno · winery sheet · Nebbiolo on L’Enonauta

The quintessence of Barolo from Verduno, but also of Barolo in a broader sense. Powerful, as radically dry in form as it is deeply savoury and vigorous. Rose, mulberry, incense, raspberry, bay leaf.

An essential wine: an idea of wine emerging from the Platonic cave of shadows.

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Bianchi Macerati, Degustazioni

Vermentino Orange 2024 – Incontri

Vermentino Orange 2024 – Incontri


Da Suvereto, in Val di Cornia, nella Maremma livornese, arriva questo Vermentino atipico, ottenuto con macerazione e affinato per 24 mesi in cemento vetrificato.
L’azienda Incontri si può considerare, credo, pionieristica nel proprio territorio per quanto riguarda sia la scelta del biodinamico/biologico sia il ricorso alla macerazione su un vitigno come il Vermentino, del quale abbondano invece interpretazioni più tecniche, orientate soprattutto allo sviluppo dei profumi e a un profilo più acido e scattante. Ricordo che, quando assaggiai per la prima volta il Vermentino di Incontri, in Toscana non erano molti a dedicarsi alla macerazione dei vitigni bianchi.
Qui, invece, siamo di fronte a un Vermentino materico, dal colore tendente all’ambrato, ma privo di residui e opacità. È un vino mutevole, che sfugge a una descrizione legata al solo primo momento dello stappo. Se all’inizio richiama il mastice, il fiore d’elicriso e un accenno speziato, con l’arieggiamento tende a restituire in misura crescente reminiscenze di purea di pesca ed erbe aromatiche. Ha fatto bene a restare aperto, e persino già versato nel bicchiere.
Il sorso è tipicamente orange: ruvido, spesso, sapido. Il basso tenore alcolico lo rende un compagno di tavola disinvolto, come ha dimostrato bene accanto a un pollo arrosto con fagioli. Non è un vino trascendentale, ma nel contesto degli orange è un’esecuzione piacevole e centrata, personale senza forzature.

Vermentino Orange 2024 – Incontri


From Suvereto, in the Val di Cornia area of the Livorno Maremma, comes this atypical Vermentino, made with skin maceration and aged for 24 months in vitrified concrete.
I believe Incontri can be regarded as something of a pioneer in its home area, both for its organic approach and for choosing maceration with a grape such as Vermentino, which is more often interpreted in a technical style focused on aromatic definition and a sharper, more acid-driven profile. I remember that when I first tasted Incontri’s Vermentino, not many producers in Tuscany were working with macerated white grapes.
Here, by contrast, we have a textural Vermentino, amber-leaning in color yet free of cloudiness or sediment. It is a changeable wine, one that resists being described only through the first impression after opening. At first it recalls mastic, helichrysum blossom, and a faint spicy note; with air, it increasingly releases suggestions of peach purée and aromatic herbs. It benefited from being left open, even poured into the glass in advance.
The palate is typically orange in style: rugged, thick-textured, and savory. Its low alcohol makes it an easygoing table companion, as it proved alongside roast chicken with beans. It is not a transcendent wine, but within the orange category it is a pleasing and well-judged example, individual without feeling forced.

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Degustazioni

Montesodi 2021 Chianti Rufina Riserva – Marchesi Frescobaldi

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Montesodi 2021 Chianti Rufina Riserva – Frescobaldi

Chianti Rufina Riserva DOCG • Sangiovese • Castello Nipozzano / Frescobaldi • Rùfina, Toscana

Da qualunque angolazione lo si guardi, Montesodi 2021 è un vino di impressionante evidenza. Ci si potrebbe limitare alla reazione più immediata e dire semplicemente: “è buonissimo”, senza esagerare. Lo si potrebbe valutare da un punto di vista tecnico e sottolinearne l’assenza di punti deboli. Oppure, e forse è il modo più onesto, lo si potrebbe riportare al suo contesto di origine e parlarne come di una grande interpretazione del Sangiovese della Rùfina.

Ci sarà sempre qualcuno (gli enosnob) pronto a storcere il naso davanti a un vino firmato da una grande cantina, ma questo Montesodi 2021 di Frescobaldi si afferma nel bicchiere come uno dei più nitidi esempi di ciò che quel territorio può esprimere. In questo senso si può definire emblematico, forse persino paradigmatico. Con buona pace degli enosnob.

Sangiovese, 30 giorni di macerazione, 18 mesi in botti da 30 hl di rovere austriaco e francese e circa 12 mesi in bottiglia.

È anche la conferma di una sensazione sedimentata alla fine di una lunga giornata di assaggi nel febbraio 2025 ad Anteprima Altra Toscana 2025, dove risultò entusiasmante.

Nel bicchiere è traslucido, chiaro. Il naso è ricco, con ricordi di marasca, agrumi freschi, fiore di malva, note balsamiche e mentolate, e terra smossa. Al sorso colpiscono ritmo, tensione e saldezza, uniti a una precisione di tratto, a una definizione della forma e a una piacevolezza che si può dire formidabile.

È un vino che parte rigoroso, si apre in una progressione lunghissima e finisce arioso, fruttato. Una manifestazione di eccellenza che non ha bisogno di pose. C’è molta naturalezza. Storico vino della Tenuta Castello di Nipozzano, è oggi anche il contributo dell’azienda all’ambizioso progetto Terraelectae del Consorzio Chianti Rufina, che prova a raccogliere il meglio del territorio attraverso selezioni di Sangiovese da vigneto.

Montesodi 2021 Chianti Rufina Riserva – Frescobaldi

However you choose to approach it, Montesodi 2021 is a wine of remarkable clarity and authority. You could stop at the most immediate reaction and simply say, “this is outstanding,” without overstating the case. You could assess it on technical grounds and point to the complete absence of weak spots. Or, perhaps more honestly, you could place it back in its context and speak of it as a great expression of Rufina Sangiovese.

There will always be a few wine snobs inclined to dismiss it simply because it comes from a major estate, but this 2021 Montesodi from Frescobaldi establishes itself in the glass as one of the clearest examples of what Rufina can achieve. In that sense, it feels emblematic, perhaps even paradigmatic.

Sangiovese, with 30 days of maceration, 18 months in 30-hectolitre Austrian and French oak casks, followed by around 12 months in bottle.

It also confirms an impression that had already taken shape at the end of a long tasting day: I had previously tasted it at Anteprima Altra Toscana 2025, where it was one of the wines that impressed me most.


https://www.enonauta.it/2025/02/23/anteprima-altra-toscana/

In the glass it is translucent and light in colour. The nose is generous, offering sour cherry, fresh citrus, mallow blossom, balsamic and menthol notes, and hints of freshly turned earth. On the palate, what stands out is its rhythm, tension and firmness, all carried by precision, shape and an ease of drinking that, at the risk of sounding excessive, can only be described as formidable.

It begins in a rigorous, tightly drawn manner, then opens into an exceptionally long progression, finishing airy and fruit-lifted. It is an expression of excellence that wears its stature naturally. A historic wine from the Nipozzano estate, it now also stands as Frescobaldi’s contribution to the ambitious Chianti Rufina Terrae Electae project, which aims to bring together the very best of the territory.

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Degustazioni

Morellino di Scansano 2023 – Roccapesta

Morellino di Scansano 2023 – Roccapesta

Roccapesta si trova in località Macereto, nel comune di Scansano, dunque nel cuore storico della denominazione Morellino di Scansano.

Una cosa che davvero mi piace è riprovare, a distanza di tempo, i vini che mi avevano lasciato una buona impressione in una di quelle occasioni in cui si assaggiano molte bottiglie diverse e si prendono appunti sempre più rapidi e stringati.

Questo Morellino lo avevo assaggiato alla manifestazione mareMMMa 2025: la Maremma del vino tra cliché e rinnovamento, alla Certosa di Firenze, nel novembre 2025. Era finito nella lista dei buoni, e oggi, dopo averlo ritrovato sugli scaffali dell’Enoteca da David di Pistoia, lo stappo con piacere: le sensazioni trovano conferma.

Sangiovese in purezza, anche se alcune fonti riportano una piccola quota di Ciliegiolo. Macerazione lunga, fermentazione in acciaio e 12 mesi in botti da 600 e 5000 litri.

La sua brillantezza scura e la sua immediatezza al naso invogliano. A dominare il quadro olfattivo sono i ricordi di frutto scuro, amarena e cassis. Completano il profilo note più discrete di erbe aromatiche, una fine speziatura e una tenue idea di arancia tarocco.

In bocca mostra un certo volume, ma anche una tessitura che mi viene da definire rugosa, capace di dare al sorso personalità. C’è la freschezza del Sangiovese, tannini gentili e un senso di frutto maturo al punto giusto, che lascia soddisfatti.

Approfondimenti


Morellino di Scansano 2023 – Roccapesta

Roccapesta is based in Località Macereto, in the municipality of Scansano, placing the estate in the historic heart of the Morellino di Scansano appellation.

One thing I really enjoy is revisiting, after some time, wines that had already made a good impression on me during those tastings where you sample a great many bottles and your notes become shorter and shorter as you go.

I first tasted this Morellino at mareMMMa 2025: the wines of Maremma between cliché and renewal, held at the Certosa in Florence in November 2025. It ended up on my shortlist of the good ones, and today, opening it after coming across it on the shelves of Enoteca da David in Pistoia, those impressions are confirmed.

It is Sangiovese-based, though some sources mention a small percentage of Ciliegiolo. Long maceration, fermentation in stainless steel, and 12 months in 600- and 5,000-litre casks.

Its deep, dark brightness and its immediacy on the nose are inviting. The aromatic profile is led by dark fruit, sour cherry and cassis, followed by subtler notes of aromatic herbs, fine spice, and a faint hint of blood orange.

On the palate it shows a certain breadth, yet with a slightly rugged texture that gives the wine personality. There is the freshness you expect from Sangiovese, gentle tannins, and a sense of fully ripe fruit, right at the point where it leaves you satisfied.

Enonauta/Degustazione di Vino #501 - review - Morellino di Scansano Roccapesta 2023 - Venica | Morellino Piacevole e misurato
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Sauvignon Ronco del Cerò 2024 - Venica
Degustazioni

Sauvignon Ronco del Cerò 2024 – Venica

Ronco del Cerò 2024 Sauvignon – Venica

Fatto con la uve del primo storico vigneto dell’azienda di Dolegna, con macerazione a freddo con sistema di ricircolo dell’anidride carbonica, E-SO2, sosta sulle fecce per 6 mesi, 10% in botte e il resto in acciaio.

Senza voler fare inutili paragoni, ma solo per tracciare un paradigma ipotetico di stile condiviso, è un Sauvignon che ricorda la Loira. 

Se ne può determinare la densità dal modo che il vino ha di scendere nel bicchiere e se ne possono apprezzare la brillantezza, l’intensità e la qualità delle sue fragranze nello stesso momento. Reminiscenze di fiore di passiflora, di pesca bianca e cedro, rievoca l’artemisia e suggestioni di vegetale autunnale (forra umida), non c’è “niente di pungente” per intendersi.

In bocca sviluppa molto volume e moltissimo gusto, stratificato e persistente con acidità irradiata.

Bevuto freddo è buono, ma dopo mezz’ora fuori dalla glacette è meglio. Molto giovane, anche berlo l’anno prossimo probabilmente ne avrebbe migliorato ulteriormente la performance.

Al Ristorante da Mizio a Pistoia, benissimo con menù di pesce.

Ronco del Cerò 2024 Sauvignon – Venica

Made from the grapes of the estate’s very first historic vineyard in Dolegna, with cold maceration using a carbon-dioxide recirculation system, E-SO2, six months on the lees, 10% aged in barrel and the rest in stainless steel.

Without indulging in pointless comparisons—only to sketch an indicative, shared stylistic paradigm—this is a Sauvignon that calls the Loire to mind.

Its density can be read in the way it runs down the glass, while its brightness, intensity, and the quality of its aromas register all at once. Notes of passionflower blossom, white peach and citron; it also suggests wormwood and an autumnal vegetal character (a damp ravine). There’s nothing “pungent,” so to speak.

On the palate it delivers generous volume and a great deal of flavor—layered and persistent—carried by a radiant acidity.

Served very cold it’s good, but after half an hour out of the ice bucket it’s better. Very young: drinking it next year would likely improve its performance even further.

At Ristorante da Mizio in Pistoia, it was excellent with a seafood menu.

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Schioppettino di Prepotto 2021 - Vigna Petrussa
Degustazioni

Schioppettino di Prepotto 2021 – Vigna Petrussa

Prepotto è la casa dello Schioppettino: il luogo dov’è nato e poi rinato quando, a rischio di estinzione definitiva, la volontà di salvare questo antico patrimonio ampelografico locale ha prevalso su mode passeggere e decisioni amministrative che lo avevano escluso dalle varietà coltivabili in regione. Prima che una scelta comunitaria lo riportasse tra i vitigni autorizzati, e prima che la famiglia Nonino istituisse il Premio Nonino Risit d’Aur (dedicato alla valorizzazione della civiltà contadina), lo Schioppettino era già un’identità: un rosso speziato, nervoso, poco incline a farsi addomesticare. Il premio, di fatto, accese un riflettore su chi, a Cialla di Prepotto, aveva avuto l’ostinazione di piantarlo comunque.

Nel 1976 il primo Risit d’Aur venne assegnato proprio ai Ronchi di Cialla “per aver dato razionale impulso” alla coltivazione dello Schioppettino nel suo habitat più vocato; e nel 1978 Veronelli lo raccontò senza mezzi termini, definendo “rivoluzionari” il premio e l’impianto, perché quel vitigno era stato “fuori-legge”. Da lì in avanti la storia cambia passo: la diffusione riparte negli anni Settanta, lo Schioppettino entra nella DOC Colli Orientali del Friuli (1989) e poi nella sottozona Cialla (1995), tornando ufficialmente a casa.

Di questo Schioppettino di Vigna Petrussa serbavo il ricordo di un assaggio convincente a una manifestazione di settore e trovo adesso conferma in questa bottiglia.

Vigna Petrussa ci restituisce dello Schioppettino di Prepotto, nell’annata 2021,  un’interpretazione molto raffinata e godibile a cui l’affinamento, 24 mesi in barrique e 6 mesi in bottiglia, ha probabilmente mitigato l’animo rustico. Colore scuro, fitto. Al naso i tratti dominanti sono quelli tipici di pepe e mora accompagnati da sentori di humus e lievi ricordi balsamici. Forza ed espressività congiunte.

Sorso ampio e profondo dove a spiccare è l’equilibrio generale in un quadro di corposa fruttuosità. La misura e la definizione, un senso di generale consonanza rendono l’esperienza di beva gratificante e qualificano il vino come una declinazione dello Schioppettino molto amichevole.

Nota fonti: per i passaggi storici su divieti, reintroduzione, Risit d’Aur e citazione di Veronelli ho fatto riferimento al dossier “Schioppettino – Storia e tradizione” (Ronchi di Cialla).

Enonauta/Degustazione di Vino #499 - review - Schioppettino di Prepotto 2021 - Vigna Petrussa | interpretazione molto raffinata e godibile
Enonauta/Degustazione di Vino #499 - review - Schioppettino di Prepotto 2021 - Vigna Petrussa | interpretazione molto raffinata e godibile

Schioppettino di Prepotto 2021 – Vigna Petrussa

Prepotto is the home of Schioppettino: the place where it was born—and later reborn when, on the verge of disappearing for good, the determination to safeguard this ancient local ampelographic heritage prevailed over passing fashions and the administrative decisions that had excluded it from the list of authorised grape varieties in the region. This was before a community-led choice brought it back among permitted cultivars, and before the Nonino family established the Premio Nonino Risit d’Aur (dedicated to the valorisation of rural culture), turning a powerful spotlight on those who, in Cialla di Prepotto, had stubbornly kept planting it anyway. Schioppettino was already an identity: a spicy, nervy red, not easily tamed.

In 1976 the first Risit d’Aur was awarded to Ronchi di Cialla “for having given rational impetus” to the cultivation of Schioppettino in its most suitable habitat; and in 1978 Veronelli wrote about it without mincing words, calling both the award and the planting “revolutionary,” because the grape had been “outlawed.” From there on, the story shifts gear: distribution resumes in the 1970s, Schioppettino enters the Colli Orientali del Friuli DOC (1989) and later the Cialla subzone (1995), officially returning home.

I had kept the memory of a convincing tasting of Vigna Petrussa’s Schioppettino at an industry event, and I now find confirmation in this bottle. In the 2021 vintage, Vigna Petrussa offers a very refined and enjoyable interpretation—one that the ageing, 24 months in barrique and 6 months in bottle, has likely made more polished, softening the grape’s rustic edge. Deep, dark, dense colour. On the nose, the dominant traits are the classic notes of pepper and blackberry, joined by hints of humus and faint balsamic echoes: power and expressiveness in tandem.

On the palate it is broad and deep, with overall balance standing out within a framework of full-bodied fruit. Poise and definition—an underlying sense of harmony—make for a gratifying experience and mark this wine as a notably “friendly” expression of Schioppettino.

Sources note: for the historical passages on the ban, re-authorisation, the Risit d’Aur award, and the Veronelli reference, I relied on the dossier “Schioppettino – Storia e tradizione” (Ronchi di Cialla).

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Bottiglie, Degustazioni

Nebbiolo d’Alba 2010 – Flavio Roddolo/Cascina Bricco Appiani

Nebbiolo d’Alba 2010 – Flavio Roddolo/Cascina Bricco Appiani


La visione di una bottiglia stappata del Signor Flavio Roddolo mi ha innescato la voglia di scendere in cantina a recuperare una delle sue ultime bottiglie rimaste.

Un Nebbiolo d’Alba 2010, tipologia che a cose normali qualcuno potrebbe stappare con qualche apprensione sulla tenuta. Ma qui si tratta di un Nebbiolo di Flavio Roddolo e non si teme. Il racconto dello stesso vino stappato il 29 aprile 2020


https://www.enonauta.it/2020/04/29/nebbiolo-dalba-2010-flavio-roddolo/


si chiudeva con queste parole: “Un vino di valore assoluto per cui non si può che immaginare un radioso futuro. Dentro un’altra bottiglia però…”

Quel futuro era ieri e ci ripaga di questi sei anni d’attesa. Nel 2020 lo ricordavo ancora severo, quasi arcigno: più nervo che distensione, più verticalità che ampiezza. Oggi è entrato in una fase di evoluzione positiva: il tono è generalmente meno assertivo, la forza non è più tutta in avanti ma più distribuita lungo il sorso, e la materia appare più composta.

Il colore è granato, decisamente luminoso, integro, con un bel ventaglio di profumi che ampliano il ricordo della severità originaria — fatta principalmente di erbe aromatiche e genziana — con reminiscenze di kumquat e carruba, tè nero e ribes.

Anche al palato, pur restando un vino di tempra e dallo scheletro robusto, trova distensione e aggiunge alla sua incredibile intensità di gusto una dimensione nuova fatta di ampiezza e definizione, con un passo complessivamente più misurato e meno frontale.

Se ce l’avete a casa stappatelo. Senza aspettare l’occasione giusta perché l’occasione giusta è adesso.

Enonauta/Degustazione di Vino #498 - review - Nebbiolo d'Alba 2010 - Flavio Roddolo/Cascina Bricco Appiani | Nebbiolo Da Ronin

Nebbiolo d’Alba 2010 – Flavio Roddolo / Cascina Bricco Appiani

Catching sight of an opened bottle from Mr. Flavio Roddolo sparked the urge to head down to the cellar and rescue one of the last bottles I still had.

A 2010 Nebbiolo d’Alba is the sort of wine that, under normal circumstances, one might open with a hint of concern about how it’s holding up. But this is a Nebbiolo by Flavio Roddolo, so there’s no fear. My note on the same wine, opened on April 29, 2020


https://www.enonauta.it/2020/04/29/nebbiolo-dalba-2010-flavio-roddolo/


ended with these words: “A wine of absolute value, for which one can only imagine a radiant future. Inside another bottle, though…”

That future was yesterday—and it rewards these six years of waiting. In 2020 I still remembered it as stern, almost austere: more nerve than ease, more vertical drive than breadth. Today it has entered a positive phase of evolution: the tone is generally less assertive, the force is no longer all thrust forward but more evenly distributed across the palate, and the whole feels more composed.

The color is garnet—bright, intact—with a fine range of aromas that broaden the memory of its original severity—built mainly on aromatic herbs and gentian—adding hints of kumquat and carob, black tea and currant.

On the palate too, while remaining a wine of stamina with a solid, robust frame, it has found a new ease. Alongside its incredible intensity of flavor it now brings a fresh dimension of breadth and definition, with an overall gait that is more measured and less head-on.

If you have it at home, open it. Don’t wait for the right occasion—because the right occasion is now.

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Degustazioni

Soave Classico Roccolo del Durlo 2019 – Le Battistelle (Magnum)


Tra le bevute di gennaio 2026 sarebbe un delitto non ricordare il Soave 2019 Roccolo del Durlo de Le Battistelle: vino ottimo, in magnum, riportatami direttamente dall’azienda di Brognoligo (Monteforte d’Alpone), sul confine orientale della zona del Soave. 14 ettari complessivi e conduzione familiare.
I vigneti da cui nasce l’uva sono su suoli vulcanici e ripidi, con parcelle anche ultracentenarie.

Criomacerazione, vinificazione in acciaio e — sempre in acciaio — maturazione per 8 mesi sulle fecce fini con bâtonnage costanti: una scelta ricorrente tra i produttori più ambiziosi quando si vuole dare profondità senza appoggiarsi al legno.

Un Soave di grande caratura, giallo oro lucente, con un repertorio di fragranze che spazia dalla pesca bianca alla scorza di cedro, passando per tenui sentori di zenzero, giglio giallo e cera d’api, il tutto con un nitore esemplare. Servito da frigo, ma senza tenere il freddo: lasciato salire nel calice, si distende e se ne possono apprezzare a pieno le sue caratteristiche “fisiche”.

In bocca è opulento e stratificato, gustoso e dinamico. Se in principio è la sua presa a colpire, sorso dopo sorso la sua acidità pungente scioglie ogni nodo ed è la capillare diffusione di gusto a restare impressa.

Un vino eccellente bevuto in allegria e a tutto pasto con grande successo.

Come già scrissi del 2021, la vocazione del territorio non è un’opinione, né tantomeno un discorso.

Enonauta/Degustazione di Vino #497 - review - Soave Classico Roccolo del Durlo 2019 – Le Battistelle | Un Soave di grande caratura
Enonauta/Degustazione di Vino #497 - review - Soave Classico Roccolo del Durlo 2019 – Le Battistelle | Un Soave di grande caratura

Soave Classico Roccolo del Durlo 2019 – Le Battistelle se (Magnum)

Between the bottles opened in January 2026, it would be a crime not to remember the 2019 Roccolo del Durlo Soave from Le Battistelle: an outstanding wine, in magnum, brought back to me directly from the estate in Brognoligo (Monteforte d’Alpone), on the eastern edge of the Soave zone. A family-run domaine of 14 hectares in total. The vineyards that supply the fruit lie on steep volcanic soils, with some parcels that are over a century old.
Cryo-maceration, stainless-steel fermentation and—still in stainless steel—eight months’ ageing on fine lees with regular bâtonnage: a choice often made by the most ambitious producers when they want depth without leaning on oak.
A Soave of real stature, bright golden-yellow in the glass, with a fragrant spectrum ranging from white peach to candied citron peel, alongside delicate hints of ginger, yellow lily and beeswax, all delivered with exemplary clarity. Served straight from the fridge but not kept cold: as it warms in the glass, it relaxes and its “physical” structure—its texture, density and breadth—can be fully appreciated.
On the palate it is opulent and layered, flavoursome and dynamic. If the first impact is its grip, sip after sip its lively acidity unties every knot, and what lingers is a seamless, pervasive spread of flavour.
An excellent wine, enjoyed in good company and throughout a meal, with unanimous success. As I already wrote about the 2021, the vocation of this territory is not an opinion—let alone mere talk.

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